sabato 7 gennaio 2023

La preghiera che apre il cielo

Tutti e quattro i Vangeli raccontano il battesimo di Gesù, ma ognuno ha una sua particolare narrazione. Tre gli atti dell’unico evento: i cieli si squarciano, per una comunicazione senza più barriere tra cielo e terra; lo Spirito Santo scende su Gesù; il Padre lo proclama suo figlio amato. Tutta la Trinità è all’opera in questo evento che segna l‘inizio di una storia nuova, della storia di Gesù e della nostra storia.

La liturgia in questo anno A propone la lettura del Vangelo di Matteo. Ma in questo anno che tanti noi dedicano all’approfondimento della preghiera mi piace rileggere Luca che, a differenza degli altri, ritarda di un attimo la grande teofania. Infatti al momento del battesimo non accade niente. Luca ritrae Gesù in preghiera, dopo il battesimo. È allora, quando sta in disparte, come era solito fare, che il cielo si apre e scende lo Spirito e la voce del Padre. Per entrare in dialogo con lo Spirito e il Padre Gesù ha bisogno di stare in silenzio, in preghiera, raccolto. Soltanto allora gli si apre il cielo.

Forse anche noi, perché ci si apra il cielo, abbiamo bisogno di rientrare in noi stessi e fare spazio alla venuta di Dio.

 

venerdì 6 gennaio 2023

Presepe vivente, Vangelo vivo

 

Tutto un paese – Iolo in Toscana – interamente coinvolto per la rievocazione del Presepe. Sulla strada principale, sorvegliata da una guarnigione romana, botteghe e attività artigianali tenute da persone vestite in quelli che potevano essere gli abiti tradizionale della Palestina al tempo di Gesù, quasi riprendesse vita la città di Betlemme. Tutto un paese in festa, con i bambini che scorrazzano divertiti con tuniche e copricapo.

Quando scende la sera tutti si riversano nella piazza antistante la chiesa e insieme con persone giunte da ogni dove, si rivive la nascita di Gesù, la visita dei pastori, l’adorazione dei Magi, mentre coro e strumenti cantano i canti di Natale. Il presepe di san Francesco a Greccio doveva essere simile. Non è un presepe “domestico”, allestito in famiglia, è un presepe di popolo, corale…

Torna alla mente l’inizio della lettera Admirabile signum di Papa Francesco: “Il mirabile segno del presepe, così caro al popolo cristiano, suscita sempre stupore e meraviglia. Rappresentare l’evento della nascita di Gesù equivale ad annunciare il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio con semplicità e gioia. Il presepe, infatti, è come un Vangelo vivo, che trabocca dalle pagine della Sacra Scrittura. Mentre contempliamo la scena del Natale, siamo invitati a metterci spiritualmente in cammino, attratti dall’umiltà di Colui che si è fatto uomo per incontrare ogni uomo. E scopriamo che Egli ci ama a tal punto da unirsi a noi, perché anche noi possiamo unirci a Lui”.






giovedì 5 gennaio 2023

Il quarto dei Magi


Come i tre Moschettieri, i tre Magi erano quattro. A Colonia, in Germania, ci sono le quattro tombe dei quattro Magi. Uno veniva dall'Occidente, era bianco. Uno veniva dall'Oriente, era giallo. Uno veniva dal Sud, era nero. Ognuno portava un dono: oro, incenso e mirra. Perché il giorno dell'Epifania non vediamo giungere il Quarto con il suo dono? Perché non arrivò. Veniva dal Nord e portava con sé un tesoro favoloso, davanti al quale gli altri tre doni sarebbero impalliditi. Lungo il viaggio il Quarto fu attratto da tante cose belle e cominciò a spendere e a spandere. Più si alleggeriva del tesoro più si appesantiva di peccati.

Arrivò finalmente a Gerusalemme, ma erano passati 33 anni. Trovò finalmente Gesù, ma lo stavano inchiodando sulla croce. Non aveva più neppure una monetina. Aveva soltanto tanti tanti peccati, una vita piena di sbagli e fallimenti.

“Cosa mi hai portato in dono?”, gli chiese Gesù.

“Ho soltanto tanti tanti peccati, una vita piena di sbagli e fallimenti”.

“È il dono più bello, quello che aspettavo da tanto tempo”, gli rispose Gesù. “Ora sai perché sono venuto sulla terra”.

 

mercoledì 4 gennaio 2023

Nel silenzio della terra






Nei campi avvolti di nebbia.
La ragnatela imperlata racconta il lavoro paziente di tessitura.
La vita matura in grembo alla terra
nella quiete e nel silenzio.


martedì 3 gennaio 2023

Un'arte che nasce dalla contemplazione e porta alla contemplazione

L’arte che nasce dalla contemplazione porta alla contemplazione. Come quella del beato Angelico.

Ho visitato ancora una volta il museo del convento di san Marco. La sala capitolare e ogni cella contiene un suo affresco. Ogni frate domenicano aveva davanti al letto un episodio del Vangelo, dall’indimenticabile Annunciazione alla ripetuta crocifissione. Alcuni di quegli affreschi sono notissimi e continuano a parlare ancora dopo seicento secoli. Davanti all’affresco dell’annuncio dell’angelo a Maria ho recitato una Ave Maria: è fatto per pregare, come tutti gli altri affreschi, e porta naturalmente alla preghiera.

Le tavole con i dipinti conservate nella grande sala del chiostro sono grandi quadri e miniature che di nuovo ripropongono la vita di Gesù, episodio dopo episodio. Con colori vivaci, introducono in ambienti fuori dal tempo e insieme mostrano scene, paesaggi, persone pienamente incarnate nel loro tempo. Come i misteri che rappresentano.

L’arte parla, racconta e attende risposta, avvio di un colloquio.

Mi affascina, ad esempio, la Maddalena nel suo vestito sempre rosso, pieno di passione, sia quando è rivolta verso Gesù di cui bacia i piedi, sia quando è rivolta verso Maria che sostiene mentre sta per svenire dal dolore…

Peccato che questi siano luoghi di pura fruizione estetica, un semplice museo, e non un luogo di contemplazione. Tali opere d’arte sono nate per la preghiera, la meditazione, la catechesi: a questo dovrebbero continuare a guidarci.




lunedì 2 gennaio 2023

Benedetto XVI e i grandi carismi storici

Ebbe non poche difficoltà a fare accettare al mondo accademico una visione dinamica della Rivelazione, con un Dio che entra nella storia umana e accompagna il suo divenire. Gli studi giovanili su Agostino di Ippona e Bonaventura da Bagnoregio fecero comprendere a Joseph Ratzinger che Cristo non è il culmine, la fine della storia, ma il suo centro e, in una dimensione costantemente profetica, la apre al futuro, alle «sempre nuove irruzioni dello Spirito – come si esprimerà nella maturità – che rendono sempre viva e nuova la struttura della Chiesa». Nasce da qui la considerazione che il futuro papa Benedetto XVI ha riservato alle «ondate di movimenti, che rivalorizzano di continuo la vita della Chiesa nella sua missione universale e nella radicalità del Vangelo». In questa lettura storica (mi riferisco al suo indimenticabile intervento al Convegno sui Movimenti ecclesiali, il 27 maggio 1998) indica sei grandi “ondate” carismatiche, carismi storici che si concretizzano in persone facilmente individuabili, i grandi santi che segnano la storia della Chiesa e mantengono viva la Rivelazione.

La prima è costituita dal monachesimo delle origini che, iniziato da Antonio, ha un suo culmine in Benedetto, figura che, come vedremo, ha inciso talmente su Ratzinger da fargli assumere il suo nome una volta eletto papa. Segue la seconda ondata monastica caratterizzata dal movimento missionario che porta alla Chiesa le popolazioni germaniche e slave dando inizio all’Europa cristiana. Anche qui i volti concreti di Colombano, Bonifacio, Cirillo, Metodio… È poi il tempo di Cluny e di Bernardo di Chiaravalle. Nel Duecento l’esplosione del movimento evangelico con Francesco e Domenico. Nel Cinquecento quello dei Chierici Regolari con Ignazio, fino alla grande ondata carismatica dell’Ottocento con le congregazioni missionarie.

All’interno di queste grandi correnti carismatiche, parti integranti, essenziali, della natura e della vita della Chiesa, si muovono miriadi di sante e santi, ognuno con la propria espressione evangelica e il proprio contributo alla missione della Chiesa. Tra il 2006 e il 2008 papa Benedetto ha dedicato le sue catechesi del mercoledì a ben 118 santi e sante, a partire dagli apostoli fino a Teresa di Lisieux. Ha ripercorso la storia della Chiesa mostrandola costellata dei più diversi carismi.

Il 9 aprile 2008 dedica la sua catechesi a san Benedetto di Norcia, «fondatore del monachesimo occidentale, e anche Patrono del mio pontificato». La predilezione per questo santo risale al tempo della sua giovinezza, quando frequentava un’abbazia benedettina in Baviera, e si è alimentata dallo studio delle fonti. Emblematico il discorso al Collège des Bernardins a Parigi il 12 settembre 2008, un’autentica lezione magistrale sulle origini della teologia occidentale e delle radici della cultura europea legate alla cultura monastica. Ricorda come, nel grande sconvolgimento prodotto dalla migrazione di popoli, i monasteri divennero «i luoghi in cui sopravvivevano i tesori della vecchia cultura e dove, in riferimento ad essi, veniva formata passo passo una nuova cultura». Non era un obiettivo voluto di per sé, ma il frutto di una scelta di vita, del quaerere Deum, cercare Dio. I monaci «nella confusione dei tempi in cui niente sembrava resistere, volevano fare la cosa essenziale: impegnarsi per trovare ciò che vale e permane sempre, trovare la Vita stessa. Erano alla ricerca di Dio. Dalle cose secondarie volevano passare a quelle essenziali, a ciò che, solo, è veramente importante e affidabile». Per conseguire questa meta la via era Parola di Dio «che, nei libri delle Sacre Scritture, era aperta davanti agli uomini». «La ricerca di Dio – continua papa Benedetto – richiede quindi per intrinseca esigenza una cultura della parola… escatologia e grammatica sono interiormente connesse l’una con l’altra. Il desiderio di Dio include l’amore per la parola, il penetrare in tutte le sue dimensioni… Così, proprio a causa della ricerca di Dio, diventano importanti le scienze profane che ci indicano le vie verso la lingua… Benedetto chiama il monastero una scuola del servizio di Dio… Ma questo comporta proprio anche la formazione della ragione, l’erudizione, in base alla quale l’uomo impara a percepire, in mezzo alle parole, la Parola”.

In questa lezione papa Benedetto parla di san Benedetto di Norcia o di sé stesso? Vi è quasi una identificazione. Papa Benedetto ritrova in san Benedetto ciò che ha costantemente guidato e caratterizzato tutta la sua vita: l’anelito alla ricerca di Dio, l’amore per la sua Parola, la cultura e la ragione che si sposano con la fede.



domenica 1 gennaio 2023

Dio è divenuto Madre



1° gennaio: Maria è Madre di Dio e della Chiesa perché Dio è divenuto Madre per amore nostro, come ci ricorda Clemente Alessandrino, Quale ricco potrà salvarsi?, 37: 

"Dio stesso è amore (1Gv 4,8) e per questo amore si è fatto conoscere da noi. Nel suo essere ineffabile è Padre; nel suo amore infinito per noi è divenuto Madre. Nell'amore il Padre si manifesta anche madre".