mercoledì 19 settembre 2018

l'unità un'utopia?

L’unità sembra un’utopia.
Ogni volta che ci pare di esservi giunti si allontana nuovamente.

Il mondo unito sembrava vicino, subito dopo la caduta del muro di Berlino; adesso sembra fuggire velocemente verso nuovi steccati nazionali e nuovi muri di nazionalismi egoisti.
L’unità delle Chiese sembrava a un passo, quando Paolo VI e Atenagora si abbracciarono e invocavano l’unico calice, ed è ancora tanto lontana. Potremmo pensare a tante altre mete più
vicine, in famiglia, tra le comunità religiose, tra i movimenti politici… È una chimera, l’unità?

Gesù, che ha fatto l’Eucaristia, non poteva realizzare l’unità? L’ha invece fatta oggetto di una preghiera e l’ha posta in un divenire dinamico, come appare in greco, eis en: “che siano perfetti verso l’uno, che diventino uno”.
L’unità ci sta sempre davanti, è la meta. Non è importante se e quando la raggiungeremo. Forse la
pienezza, la “perfezione” la raggiungeremo soltanto alla fine.
Ciò che conta è mettersi in cammino, senza mai scoraggiarci davanti alle realizzazioni sempre
parziali, alle incrinature nascoste. Ciò che conta è tendere all’unità, perché questa è la tensione che ha sorretto e motivato la vita di Gesù.
È il sogno di Dio, dunque anche il nostro. 

martedì 18 settembre 2018

Archivi di carte e di pietra

Cambio di guardia agli archivi oblati di Marsiglia, tra i più importanti, Courvoisier lascia il posto a Dullier , ma per fortuna i due lavorano insieme.
Oltre  ai documenti delle origini gli archivi, ampliati nei locali,   contengono pagine straordinaria di storia delle missioni in Canada, Africa, Asia...
Oggi ho visto le lettere del beato Giuseppe Gerard alla nipote suore, mai pubblicate.
Gli archivi non sono tombe con ossa aride, ma testimonianza di vita e fonti ispirazione. Basta solo saperli fare parlare.


Poi ci sono quello di pietra, altrettanto eloquenti, come quelli che ha lasciato sant’Eugenio a Marsiglia. Oggi ne ho passati in rassegna due, la Madonna della Guardia e la cattedrale.
Continuano a parlare...

lunedì 17 settembre 2018

In Camargue tra storia e tradizione



Con Maria, ai piedi della croce, c’erano Maria di Magdala, Maria di Cleofa, le tre Marie: così Giovanni. Per Marco c’erano la madre di Giacomo il minore e di Ioses, insieme a Salome, la madre dei figli di Zebedeo. Per Luca c’erano semplicemente le donne, quelle che avevano seguito Gesù dalla Galea e che gli erano sempre rimaste fedeli.
Fatto sta che anche loro, assieme ai discepoli, subirono le persecuzioni. I tre fratelli di Batania, Marta, Lazzaro e Maria (erroneamente detta di Magdala, mentre appunto era di Betania) dovettero fuggire. Con loro si unirono altre due Marie, la madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome (perché l’abbiamo ribattezzata Maria non si sa). Con loro, sulla barca senza vela e senza remi, si unì Sara, il cui nome appare in uno dei Vangeli apocrifi, una egiziana che sembra sia stata una delle mogli di Ponzio Pilato.
Tra storia e leggenda, la barca approdò in Provenza e più esattamente in Camarga. Lazzaro andrò a Marsiglia e divenne il primo vescovo della città, Marta a Tarascona, Maria Maddalena a Saint-Maximin-la Sainte-Baume, Maria Salomè, Maria di Giacomo e Sara la Nera rimasero in Camargue, nel luogo che oggi si chiama Saintes-Maries-de-la-Mer.


Saintes-Maries-de-la-Mer
Il desiderio accarezzato da tanto tempo, di andare a Saintes-Maries-de-la-Mer oggi pomeriggio si è finalmente realizzato.
Da Aix si scende verso il mare, percorrendo la Camargue, una regione selvaggia e coltivata, con acquitrini, lagune con fenicotteri e gli uccelli più vari, campi sterminati di riso, girasoli, vigneti, insieme alla macchia mediterranea, pascoli dove scorrazzano cavalli bianchi e mandrie di bovini neri… un piccolo paradiso terrestre.
Saintes-Maries-de-la-Mer ne è il cuore, un paese di mare, con le case basse e le vie strette, tutto raccolto attorno al santuario delle due Marie e di Sara la Nera, sorto nei primi secoli del cristianesimo e divenuto una roccaforte a difesa dei saraceni, oggi il luogo sacro di pellegrinaggio degli zingari di tutta Europa.
Al di là del folclore, una volta messo piede nella chiesa si è subito avvolti da un clima sacro di preghiera. Le mura sono coperte di ex voto e di segni della più varia devozione. Anche oggi molte persone erano in silenziosa preghiera e tutto invitava alla preghiera. Se non altro ricorda le donne fedeli, che hanno seguito Gesù fino ai piedi della croce, che hanno unto il suo corpo, che per prime l’hanno visto risorto. Pare ancora di sentire l’unguento profumato…


La chiesa di san Luigi e Aigues-Mortes
Sulla via del ritorno non potevo non passare da un’altra cittadina della Camargua, che ricorda un altro santo, san Luigi dei Francesi, Aigues-Mortes. Saintes-Maries-de-la-Mer è un pesetto, questa ha la possenza della grande città medievale, contenuta in una possente cinta muraria, una grande fortezza. San Luigi l’aveva costruita come porto sul Mediterraneo del suo regno e come luogo di partenza delle Crociate.
Due mondi diversi, semplice, romantico, leggendario il primo, altero, guerriero rigorosamente storico il secondo. Due facce di una grande tradizione ancora viva.


domenica 16 settembre 2018

Aix, l'impronta cristiana




Non pensavo di essere ad Aix nella giornata europea della cultura: le sorprese della vita.
Così, tra le altre cose, sono potuto salite sul campanile della cattedrale.
Indubbiamente Aix è una città meravigliosa, ma i suoi monumenti più belli rimangono la cattedrale e la chiesa di san Jean de Malte, due edifici medievali solenni e maestosi. Il battistero della cattedrale risale al V secolo!

La fede cristiana ha lasciato un’impronta indelebile.
Chissà cosa lasciamo noi ai nostri posteri.
Se non i monumenti di fede, almeno la fede.


sabato 15 settembre 2018

Ma voi, chi dite che io sia?



La chiesa della missione degli Oblati ad Aix
«Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffri­re molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere (Mc 8, 27-35).

Ha risposto bene, Pietro. Tu sei veramente il Cristo, l’inviato di Dio a salvarci.
Come compirai questa opera, quale via seguirai? 
Pietro aveva vi­sto come avevi dominato la forza scatenata del mare, come avevi moltiplicato i pani per sfamare le folle. Non aveva dubbi, saresti intervenuto «con braccio forte e mano potente», come si diceva di Dio nell’Antico Testamento. Avresti cacciato gli invasori, liberato dal male e con autorità divina avresti instaurato un’era nuova di giustizia e di pace. Questo si aspettava dal Messia.

Veramente tu sei il Salvatore, traghetterai la nostra umanità ver­so la terra promessa, ma per una via che non ci saremmo mai im­maginati, quella dell’umiliazione, della sofferenza, della morte. Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, ed essere rifiutato, venire ucciso. 
Non il Forte ma il debole, non il Vincente ma il perdente, il legno della croce invece del bastone del comando. 
Il Messia per liberare l’uomo sarà fatto prigioniero, per ridargli dignità dovrà essere umiliato, per ridisegnare sul suo volto l’immagine di Dio sarà sfigurato, per dare la vita dovrà subire la morte.


Come potevamo immaginare che avresti scelto la via della con­divisione della nostra sorte? Entri dentro il nostro patire, il no­stro male, il nostro morire. Fai tua la condizione umana, fino a raggiungerne il fondo. Soltanto così, dal di dentro, dal di sotto, potrai immettervi il germe della rinascita e farci risalire alla pie­nezza della vita.

Pietro non può credere che sia questa la via del Messia. Ti vuole troppo bene per accettare che tu sia condotto a morire. Vuole troppo bene a se stesso per accettare di condividere la tua sor­te, perché ha capito che se tu morirai, morirà anche lui: il suo destino è ormai indissolubilmente legato al tuo.

Forse anche noi sogniamo la vita come una marcia trionfale, come un cammino ricoperto di rose e fiori, disseminata di gioie e successi… Ma come potrà essere diversa dalla tua, se ci hai chiamato a seguirti? E noi vogliamo seguirti sulla via della vita, costi quello che costi, sicuri che ci condurrà al “terzo giorno” della risurrezione.

venerdì 14 settembre 2018

Saltacancelli, frate all'antica / 3



Ospedale di Santa Maria Nuova a Firenze
Anche nella sua natia S. Paolo di Prato la gente ricorda padre Evangelista come un frate umile e povero, riservato, con l’abito dimesso, la mantellina corta, i sandali grossi e vecchi, la corona e il cordone in mano... per preghiera e per trastullo. Solo gli ultimi anni, d’inverno, portava - per imposizione dei superiori - le scarpe e le calze di lana che gli preparava la cognata.
Quando a settembre veniva in vacanza alla casa paterna, scendeva dal treno a Sesto o a Calenzano e si faceva i suoi buoni 6-10 chilometri a piedi, per spirito di penitenza, quasi volesse mortificare in anticipo il riposo della vacanza. “Mi piace viaggiare a piedi per le strade - soleva dire. È un segno di edificazione per il popolo. Fa bene alla gente vedere un cappuccino, sia a chi ci insidia e ci vuol male sia a chi ci ammira”. Era la predica del buon esempio di S. Francesco.
Ma come capita a chi ha davvero la sapienza del cuore, era “all’antica” per , perché convinto del valore della penitenza, della povertà, dell’obbedienza e dell’osservanza della regola vissute in modo radicale. Non imponeva e non esigeva dagli altri quanto si sentiva chiamato a vivere per sé. Sapeva così essere accogliente e comprensivo: doti acquisite nel prolungato contatto con i malati. “Andate a fare un po’ di chiasso” diceva ai novizi quando gli era chiesto di sostituire il maestro, “ma state un po’ lontano dal convento per non farvi sentire dagli altri frati”. Capiva bene che era un po’ troppo chiedere a dei giovani, così come esigevano i regolamenti, di parlare solo la domenica ed il giovedì dopo pranzo. Sembra che incidesse più lui sui giovani novizi, con il suo esempio e la sua benevolenza, che non il maestro incaricato della formazione.
La semplicità dei modi, la mitezza del carattere, la conquistata serenità e la distesa giovialità lo avevano reso un vecchio saggio e amabile.


Chiesa dei Cappuccini a Mantughi
Nel mese di settembre 1960 P. Evangelista fu chiamato a Firenze per svolgere l’ufficio di Confessore alla chiesa di Montughi dove affluivano sempre più numerosi i fedeli. “La scelta fu ottima: il Padre Evangelista fu infaticabile nell’adempimento di questo nuovo, delicatissimo ufficio. Pronto ad ogni chiamata, premuroso verso i fedeli, riservatissimo, pio, lo si è ammirato per ore ed ore, specie nei giorni festivi, sostare sulle panche della chiesa, in prossimità al confessionale, con una resistenza fisica superiore alla sua fibra ormai inoltrata negli anni ed insidiata dal male, Era un confessore molto apprezzato e ricercato; anche non pochi religiosi di Montughi lo avevano scelto per loro confessore. Ad un sacerdote di così specchiate virtù - conclude Fr. Luigi annunciando la sua morte -, tutti desideravano una vita più piena; la vita per conquistare la quale il giovane Tommaso Ciardi sessanta anni or sono, aveva abbandonato il secolo, vestendo il saio francescano” (Luigi da Firenze, o.c.).
Credo che con la sua vita così semplice e profonda, così tipicamente francescana, si sia giustamente attirato la benedizione del suo Padre Francesco: “E chiunque osserverà queste cose, sia ricolmo in cielo della benedizione dell’altissimo Padre, e in terra sia ripieno della benedizione del diletto Figlio suo col santissimo Spirito Paraclito e con tutte le potenze dei cieli e con tutti i santi. E io, frate Francesco, il più piccolo dei frati, vostro servo, come posso confermo a voi dentro e fuori questa santissima benedizione. Amen” (Testamento).

giovedì 13 settembre 2018

Quadro d'Autore



Ogni mattina la mia finestra mi regala
un quadro d’Autore, sempre un capolavoro,
sempre nuovo, mai uguale
a quello del giorno precedente.
Questa mattina un’aurora ricca di colori,
altre volte bigia, monocromatica,
ma sempre un quadro d’Autore
di valore inestimabile,
come lo è il dono della giornata
che si apre davanti:
sia piena di colori o si grigia,
è sempre un dono e una promessa.