giovedì 23 agosto 2018

Tempo di ferie: tempo di memorie



Il 24 agosto 1542 suor Caterina, si sentì chiamare dal Crocifisso che aveva nella cella…
L’episodio è raccontato da Antonio Frati nel suo Caterina de’ Ricci, la santa di Prato:
«Dopo la comunione Caterina se ne stava ritirata nella sua cella intrattenendosi, come al solito, davanti al crocifisso che aveva portato in convento da casa, e che teneva appeso alla parete, sopra l’inginocchiatoio. Ad un tratto il piccolo corpo pendente dalla croce si anima: Gesù stacca le mani dai chiodi allunga le braccia e si protrae verso di lei. Essa subito gli si fa incontro e lo sostiene con le sue mani, ricevendo un affettuoso abbraccio. La scena è veduta anche dalla sottopriora, Maria Maddalena Strozzi, che era, come sappiamo, la custode della Sabra e che poi riferirà tutto minutamente nella sua cronaca. L’abbraccio è veduto anche da altre».


Caterina ricevette anche una richiesta: che le suore ricordassero quell’abbraccio portando il Crocifisso in processione per tre volte pregando per la conversione dei peccatori.
Anche quest’anno, il coro delle Domenicane si è riempito di persone che assieme hanno percorso i corridoi del monastero portando il Crocifisso e pregando.
Tempo di ferie: tempo per fare memoria.
Fare memoria: ossia rivivere quell’abbraccio, oggi.


mercoledì 22 agosto 2018

Tempo di ferie: tra amici e santuari



Il convento di san Domenico di Fiesole di p. Ermanno

Le ferie servono anche per andare a trovare gli amici.
Come padre Ermanno Rossi, domenicano, che con i suoi 96 anni è ancora una colonna del Movimento dei religiosi.







Annigoni: L'ascesa dei Sette Santi Fondatori
a Monte Senario
Le ferie servono anche per andare in pellegrinaggio.
Niente di meglio, oggi, Festa di Maria Regina, di salire a Monte Senario,
luogo di ritiro dei Sette Santi fondatori,
dove hanno dato vita ai Servi di Maria,
un ordine tutto dedito a onorare la Madre di Dio.
Dopo otto secoli rimane luogo di preghiera.


martedì 21 agosto 2018

lunedì 20 agosto 2018

Tempo di ferie: un approdo



Anche durante il tempo di ferie si nasce e si muore.
Ho celebrato il funerale di Marisa.
La porticina del tabernacolo è un’opera d’arte:
il Buon Pastore;
la leggo come metafora della vita di Marisa,
di una vita umana:
un viaggio sulle spalle del Pastore…

Da parte sua Marisa ci ha lasciato una delle sue tante poesie:

Approderò
come uno stanco relitto
alla terra nuova
che ci è stata promessa.
Sei tu, Signore
il nuovo cielo
della mia vita,
vissuto come un sogno
nel Tuo Corpo
accolto con tremore
nella solitudine
nel silenzio
nell’abbandono a Te,
luce, meta,
dolce sostegno
alla mia angoscia
e alle mie speranza.


domenica 19 agosto 2018

Tempo di ferie: la Certosa di Firenze



Quando Niccolò Acciaiuoli, banchiere di Firenze e ambasciatore presso il Regno di Napoli (siamo nella prima metà del 1300), decise di costruire la Certosa di Firenze, vi eresse anche il suo palazzo, sognando che, accanto alla preghiera dei monaci, di fosse anche un centro di studi e di ideali umanistici e culturali.
La vita movimentata non gli consentì di godersi il palazzo e il suo segno culturale non si realizzò mai, anche perché cozzava con la vita eremitica dei Certosini. Quando passo in quella direzione lo fecero i Camaldolesi quando nel 1959 subentrarono ai Certosini, ma la loro parabola si concluse presto.



Ora forse, dalla bellissima tomba edificatagli da Andrea Orcagna nella cripta della Certosa, Niccolò Acciaiuoli si sta rincuorando: forse il suo sogno comincia davvero a realizzarsi. Il grande complesso storico è stato infatti affidato da poco alla giovane Comunità di San Leolino, nata proprio per evangelizzare la cultura con la cultura. E la trasformazione della Certosa in tale direzione già si nota.
Trovo il fondatore della nuova comunità, Carmela Mezzasalma, con grembiule mentre, nel chiostro prepara i fiori per la chiesa. Mi pare l’icona di questo nuovo inizio per la Certosa: un servizio umile e concreto alla bellezza.



È la prima volta che visito questo tesoro d’arte forgiato nei secoli, ricco di inimmaginabili opere d’arte. Tutto è arioso, armonioso, a misura.
Sembra di respirare ancora il silenzio contemplativo degli antichi monaci per i quali “Dedicarsi a Dio non è fuggire dalla vita o dalla realtà. È amare la vita, ma con lo sguardo di Dio”.


sabato 18 agosto 2018

Di te e per te


«Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rima­ne in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangia­rono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno» (Gv 6, 51-58).


Il tuo rapporto con il Padre è modello e chiave d’interpretazione del tuo rapporto con noi: come il Padre conosce te e tu il Padre, tu conosci noi e noi conosciamo te; come il Padre ama te, tu ami noi; come il Padre ti ha mandato nel mondo, tu mandi noi; come tu e il Padre siete uno, vuoi che noi siamo uno.
Oggi, più in particolare, riveli che hai la vita dal Padre: da sem­pre ti ha generato, sei suo Figlio, vieni da lui e vai da lui, vivi di lui e vivi per lui. Lo stesso gioco d’amore tra te e noi. Sei tu che ci generi con la tua morte violenta, significata nella carne data da mangiare e nel sangue dato da bere.

L’Eucaristia, prefigurata nel pane appena moltiplicato per la folla, è il frutto della tua vita completamente donata. In essa è contenuto il tuo primo atto di oblazione, quando, entrando nel mondo, dicesti al Padre che venivi per compiere la sua volontà. Essa contiene ogni altro tuo dono: l’acqua cambiata in vino, la vi­sta ai ciechi, la salute ai malati, le parole di vita… fino all’atto su­premo: il perdono ai crocifissori perché tutti fossimo perdonati, il paradiso al ladrone perché il cielo si aprisse per tutti, l’abban­dono del Padre perché nessuno fosse più abbandonato, la morte perché tutti avessimo la vita.

Ma non si può vivere di te se non si vive per te. Il Dono chiama dono, l’Amore chiama amore, la Vita chiama la vita. Tu per noi, fino a dare la vita; noi per te, fino a dare la vita: «chi mangia di me vivrà per me». Non si radicherebbe in noi la tua vita, non porte­rebbe frutto se non ci fosse una risposta d’amore che l’accoglie e che fa sprigionare una vita di donazione.
Vivere significa “rimanere” in te – chi mangia di te, rimane in te e tu in lui –, “rimanere” nel tuo amore, ossia nell’attuazione delle tue parole, del tuo volere (cf. Gv 15, 10).
Rimanere: un’azione apparentemente statica, a indicare comunione reciproca, stabile, continua, che infonde pace, gioia, sicurezza, pienezza: tu in me, io in te. Chiedi di rimanere, ma in questa domanda di reciproca immanenza, il primato è tuo. Ciò che più vale è che tu sia in me: Dio in me, la Vita in me, il Cielo in me, la tua Parola in me. Que­sta è la vita cristiana: lasciarti vivere in noi, lasciare che tu possa continuare ad agire in noi e pregare, lavorare, amare, in modo che anche noi, a nostra volta, possiamo informare con le tue leggi divine la società nella quale viviamo. Tu trasformi noi in te e noi, fatti eucaristia per il nostro mondo, potremo trasformarlo in cieli nuovi e terra nuova.