domenica 5 luglio 2015

Con Eletto Folonari sul lago di Bracciano




Un paese tutto sale e scendi, per strade rapidi, che finisce per approdare sul lago di Bracciano. Sulla cima i ruderi del castello fondato da Innocenzo III del 1200, ampliato dagli Orsini e distrutto dai Borgia. Quanta storia e quante storie in un borgo come questo, Trevignano, che ha ancora il sapore dei Romani, degli Etruschi e che ha visto insediamenti umani antichi di migliaia di anni. Da lassù la vista distesa e distensiva del lago.

Più in basso la chiesa dell’Assunta, ricca di affreschi, silenziosa, invitante alla preghiera. Sul sagrato un piccolo monumento ricorda Eletto Focolari, il focolarino morto nel lago per salvare un ragazzo. Sopra la foto che lo ritrae sorridente, le sue parole: “Ho scelto Dio per sempre e solo Lui, nessunissima altra cosa”.
Non pensavo che il suo ricordo fosse proprio qui. Mi accompagna nella mia passeggiata lungo la sponda del lago.


sabato 4 luglio 2015

La Parola di vita di Luglio letta da Redi




“Abbiate coraggio, io ho vinto il mondo” (Gv 16, 33).
Si concludono con queste parole i discorsi di addio che Gesù ha rivolto ai discepoli nella sua ultima cena, prima di essere consegnato nelle mani di coloro che lo avrebbero messo a morte. È stato un dialogo serrato, nel quale ha rivelato la realtà più profonda del suo rapporto con il Padre e della missione che egli gli ha affidato.
Gesù sta per lasciare la terra e tornare al Padre, mentre i discepoli rimarranno nel mondo per continuare la sua opera. Anch’essi, come lui, saranno odiati, perseguitati, perfino messi a morte (cf. 15, 18.20; 16, 2). La loro sarà una missione difficile come lo è stata la sua. Egli sa bene le difficoltà e le prove che i suoi amici dovranno affrontare: «Nel mondo avete tribolazioni», ha appena detto (16, 33).
Gesù si rivolge agli apostoli riuniti attorno a sé per quell’ultima cena, ma ha davanti tutte le generazioni di discepoli che lo avrebbero seguito lungo i secoli, anche noi.
È proprio vero. Pur tra le gioie disseminate sul nostro cammino, non mancano le “tribolazioni”: l’incertezza sul futuro, la precarietà del lavoro, le povertà e le malattie, le sofferenze a seguito delle calamità naturali e delle guerre, la violenza diffusa in casa e tra le nazioni. Vi sono poi le tribolazioni legate all’essere cristiani: la lotta quotidiana per rimanere coerenti al Vangelo, il senso di impotenza davanti a una società che sembra indifferente al messaggio di Dio, la derisione, il disprezzo se non l’aperta persecuzione da chi non comprende o si oppone alla Chiesa.
Gesù conosce le tribolazioni avendole vissute in prima persona ma dice:

“Abbiate coraggio, io ho vinto il mondo”
Questa affermazione, così decisa e convinta, sembra una contraddizione. Come può Gesù affermare di aver vinto il mondo quando pochi momenti dopo aver pronunciato queste parole sarà fatto prigioniero, flagellato, condannato, ucciso nella maniera più crudele e vergognosa? Più che aver vinto sembra essere stato tradito, rifiutato, ridotto a nulla, e quindi sconfitto, clamorosamente.
In cosa consiste la sua vittoria? Certamente nella resurrezione: la morte non può tenerlo in suo possesso. La sua vittoria è talmente potente da rendere partecipi di essa anche noi: si rende presente tra di noi e ci porta con sé nella vita piena, nella nuova creazione.
Ma prima ancora la sua vittoria è stata l’atto stesso dell’amore più grande con il quale ha dato la vita per noi. Qui, nella sconfitta, egli trionfa pienamente. Penetrando in ogni angolo della morte, ci ha liberato da tutto quanto ci opprime e ha trasformato ogni nostro negativo, ogni nostro buio e dolore, in un incontro con lui, Dio, Amore, pienezza.
Paolo, ogni volta che pensava alla vittoria di Gesù sembrava impazzire di gioia. Se egli, così affermava, ha affrontato ogni avversità, fino a quella suprema della morte e ha vinto, anche noi, con lui e in lui possiamo vincere ogni difficoltà, anzi, grazie al suo amore, siamo «più che vincitori»: «Io sono infatti persuaso che né morte né vita […], né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore» (Rm 8, 37-39; cf. 1 Cor 15, 57).
Si comprende allora l’invito di Gesù a non avere più paura di niente:

“Abbiate coraggio, io ho vinto il mondo”
Questa parola di Gesù, che terremo viva durante tutto il mese, potrà infonderci fiducia e speranza. Per quanto dure e difficili possano essere le circostanze nelle quali ci troviamo, abbiamo la certezza che esse sono già state fatte proprie e superate da Gesù.
Anche se noi non abbiamo la sua forza interiore, abbiamo lui stesso che vive e lotta con noi. «Se tu hai vinto il mondo – potremo dirgli quando ci sentiamo sopraffare dalle difficoltà, dalle prove, dalle tentazioni – saprai vincere anche questa mia ‘tribolazione’. A me, alla mia famiglia, ai miei colleghi di lavoro quanto sta avvenendo sembra un ostacolo insormontabile, abbiamo l’impressione di non farcela, ma con te fra noi troveremo il coraggio e la forza per affrontare questa avversità, fino ad essere “più che vincitori”».
Non si tratta di avere una visione trionfalista della vita cristiana, come se tutto fosse facile e già risolto. Gesù è vittorioso proprio nel momento in cui vive il dramma della sofferenza, dell’ingiustizia, dell’abbandono e della morte. La sua è la vittoria di chi affronta il dolore per amore, di chi crede nella vita dopo la morte.
Forse anche noi, a volte, come Gesù e come i martiri, dovremo attendere il Cielo per vedere la piena vittoria sul male. Spesso si ha timore a parlare del Paradiso, quasi che il suo pensiero fosse una droga per non affrontare con coraggio le difficoltà, un’anestesia per attutire le sofferenze, un alibi per non lottare contro le ingiustizie. La speranza del Cielo e la fede nella risurrezione sono invece un impulso potente ad affrontare ogni avversità, a sostenere gli altri nelle prove, a credere che la parola finale è quella dell’amore che vince l’odio, della vita che sconfigge la morte.
Dunque, ogni volta che ci imbattiamo in qualsiasi difficoltà, personale, di quanti ci sono vicino, o di quelli di cui veniamo a conoscenza nelle diverse parti del mondo, rinnoviamo la fiducia in Gesù, presente in noi e tra noi, che ha vinto il mondo, che ci rende partecipi della sua stessa vittoria, che ci spalanca il Paradiso dove è andato a prepararci un posto. In questo modo troveremo il coraggio per affrontare ogni prova. Tutto potremo superare, in colui che ci dà forza.




venerdì 3 luglio 2015

Congresso oblato: una sola famiglia / 6

Il Congresso a Roma
Tra i moltissimi messaggi che giungono al termine di questo Congresso, che si è concluso questa sera:

Il congresso sul carisma oblato si sarebbe dovuto tenere nel 2009. Si sarebbe svolto a Ottawa in Canada. Ma lo Spirito Santo soffiò via tutto... Questa settimana ho capito perché. Lo Spirito Santo ha avuto in serbo una grande sorpresa per noi. Dovevamo attendere i tempi di Dio! Il congresso 2009 sarebbe stato un chiuso e soffocante esercizio intellettuale per alcuni partecipanti privilegiati; altri avrebbero dovuto leggere gli Atti.
Grazie, Fabio, a te e ai tuoi collaboratori, per essere stati strumenti che hanno permesso a Dio e a Sant'Eugenio di soffiare nuovo entusiasmo e immensa speranza. Grazie per aver avuto il coraggio di averci portato nel mondo cibernetico del 21° secolo, permettendo al carisma di toccare tante persone in questi giorni. Sento che le parole di S. Eugenio, pronunciate quando intraprese l'avventura delle missioni estere, che echeggiano di nuovo mentre lui sta guardando come usiamo i media: "Ecco un vasto campo che si sta aprendo al nostro zelo".


Il Congresso in Manila
Gli Oblati del Sahara seguono in streaming
Penso che il modo migliore per riassumere la mia reazione a questo incontro è di confrontarlo con un evento del 1995, la canonizzazione del fondatore di Roma, quando abbiamo avuto la celebrazione in San Paolo fuori le mura. Ricordo che guardando i circa 800 Oblati riuniti per celebrare la messa, rimasi profondamente colpito dal fatto che ognuno di questi uomini era mio fratello, e che io era loro fratello. Fu un'esperienza molto forte, che mi fece comprendere la bellezza della nostra congregazione internazionale; un’esperienza che mi rimasta dentro per sempre.
 In questo Congresso ho fatto la stessa esperienza. Spero vivamente che non debba attendere altri 39 anni prima di provare di nuovo qualcosa di simile. Considerando la tecnologia disponibile oggi e di cosa può fare per una congregazione mondiale come la nostra, sarebbe rimanere sordi ai segni dei tempi, se non prendessimo ormai più spesso iniziative di questo tipo, forse anche soltanto a livello regionale sul carisma.


giovedì 2 luglio 2015

Congresso Oblato - gli Oblati si vogliono bene / 5



Questo congresso è stata una esperienza unica, che mi ha aperto gli occhi. Come pre-novizio, ho conosciuto soltanto gli Oblati di San Antonio, in Texas e di Buffalo, NY. Questa esperienza ha veramente approfondito la mia comprensione del carisma degli Oblati. Il video streaming mostra la profonda gioia e l'amore che Oblati hanno gli uni gli altri in tutto il mondo! Questa esperienza è una vera benedizione per la mia formazione. Con grande apprezzamento, Alejandro Alvarado.

È uno dei tanti messaggi che continuano ad arrivare durante il Congresso.


Molte volte a casa sua in Belgio, ho sentito p. Luigi Sebreghts dire nella sua lingua fiamminga “Bij ons”, “a casa”. Quando diceva a casa si riferiva al Congo e al mio villaggio.
P. Luigi è morto in Belgio il 7 gennaio 2012. Ha fondato la parrocchia di Lozo nel 1966. Questo missionario oblato ha lasciato nel mio villaggio il ricordo di un uomo dal cuore buono, sempre vicino ai poveri. Mi ha dato la Prima Comunione all'età di 9 anni, e fu lui che mi ha ispirato il desiderio di diventare sacerdote.
Altri due Oblati, quando avevo 15 anni, mi hanno fatto nascere il desiderio di diventare Oblato. L'anno della beatificazione di Eugenio de Mazenod, nel 1975, nel seminario minore di Laba, ho capito che il sacerdote congolese Benoît Kabongo e il fratello belga Roger Durant, miei insegnanti, erano miei fratelli, al di là del colore della loro pelle.
So che molti altri giovani e meno giovani, in Congo, Angola e in altri contesti della nostra missione, riconoscono il cuore buono di molti Oblati, il cuore buono di Gesù Cristo.

È una delle tante esperienze emerse durante la giornata di oggi. Per conoscere la ricchezza di questi giorni di Congresso basterà dare uno sguardo al sito francese degli Oblati, dove vi sono anche tante belle foto:


mercoledì 1 luglio 2015

Congresso oblato: La realtà più bella del sogno / 4


“Conto sulla tua preghiera per questo evento che mi sorpassa”. Così ho scritto ad un amico subito prima dell’inizio del Congresso.
Risposta: Un evento che ti sorpassa? = trascende! Che possa essere proprio un’esperienza di grazia”.
Proprio così. Il Congresso si sta rivelando sempre più un evento che ci trascende, un’esperienza di grazia.
È da più di due anni che lo sogno e lo sto preparando, ma la realtà supera di gran lungo il sogno, sia nella modalità che nei contenuti.
Anche oggi temi e dialoghi rimbalzano da una parte all’altra del mondo che entra in una stanza… o è la stanza che si dilata sul mondo?

Tra le tante esperienze quella di Bonga:

Sant’Eugenio non è mai stato una figura importante nella mia vita. Non sapevo molto di lui e la maggior parte di ciò che sapevo era piuttosto negativo. Poi ad Aix mi si è aperta una prospettiva completamente diversa. Sono arrivato a scoprirlo, a ritrovarmi in molti aspetti della sua vita. È cresciuto l’amore per lui e il desiderio di crescere di conoscerlo sempre di più fino ad avere un rapporto autentico con lui.
L’ho scoperto come un giovane vivace ed impetuoso, con desideri appassionati, un cuore generoso, un’immensa capacità di amare, un cuore senza limiti. Ho incontrato un giovane alla ricerca di senso, il cui incontro con Cristo Crocifisso l’ha portato alla guarigione e a dare un significato alla sua vita. In breve, in Sant'Eugenio ho incontrato una persona viva.
Il suo amore appassionato per Gesù Cristo e la Chiesa ispira adesso il cammino di approfondimento del mio rapporto personale con Cristo. Il modo in cui ha abbracciato la Croce, mi dà il coraggio di portare con fedeltà la mia. La sua sete di santità e di fare tutto per la gloria di Dio e la salvezza delle anime ha dato un nuovo scopo nella mia vita.


martedì 30 giugno 2015

Il Congresso con il vento in poppa / 3



Il miracolo è avvenuto: tutto il mondo connesso e in dialogo!
La prima giornata del Congresso sul Carisma oblato in contesto ci ha dilatato su tutti i continenti.
A Roma abbiamo vissuto la mattinata a livello “locale”: nella sala della casa generalizia eravamo presenti dall’Irlanda, Inghilterra, Francia, Spagna, Italia, oltre all’internazionalità (36 Paesi) che caratterizza la nostra comunità. 50 persone, per iniziare a condividere idee, progetti ed esperienze. 
Particolarmente luminosa la relazione su come i nostri numerosi beati servi di Dio e venerabili sono espressione vivente della ricchezza del carisma: ognuno ne mette in evidenza aspetti particolari, arricchendoli con il loro vissuto. La presentazione della comunità di Aix, che ha la grazia di tenere viva l’esperienza delle origini, è stato un altro momento forte, che ha mostrato anche il valore dei luoghi di fondazione.
Ma il bello è arrivato nel pomeriggio quando tutti gli otto punti, nei vari continenti, si sono collegati: una conversazione da Roma, una dal Sud Africa, una dagli Stati Uniti, seguite dal dialogo che è rimbalzato da un lato all’altro del mondo in maniera ordinata e arricchente, dove è emersa la grande varietà di sensibilità culturali. Volti noti e volti nuovi che si conoscono e si riconoscono. 
A questi si aggiungono quanti hanno seguito in streaming.
Una festa. Il mondo in casa. Un dono dal cielo.
Domani l'avventura continua.


lunedì 29 giugno 2015

Il carisma del Fondatore diventa carisma dell’Istituto / 2


A Città del Messico, per il Congresso sul carisma oblato in contesto, affluiranno persone dal Brasile, Uruguay, Cuba, Guatemala… A Kinshasa andranno dal Senegal, Cameroun, Angola, Mozambico… Tutti in movimento…

Per l'occasione la città di Roma ha organizzato i fuochi d'artificio a Castel Sant'Angelo, in sincronia con la musica!

Il Congresso, dalle 14 alle 17, potrà essere seguito live via streaming all’indirizzo
Per avere la password si può chiedere a

All’inizio spiegherò il passaggio dal carisma del fondatore al carisma dell’istituto

Con la morte del fondatore si adempie la parabola evangelica del chicco di grano che deve cadere in terra e morire per portare frutto: è la fine di un’esperienza e nello stesso tempo l’inizio di una nuova fecondità. Sembra di sentir riecheggiare le parole di Gesù: «È bene che io me ne vada, altrimenti non potrà venire a voi lo Spirito» (cf. Gv 16, 7); «Farete cose più grandi di me» (cf. Gv 14, 12). Sembra quasi che perché il carisma possa sprigionare tutta la sua creatività sia necessario il dono estremo della vita da parte del fondatore. Soltanto l’intera storia dell’istituto, con le nuove molteplici opere, l’esperienza dei suoi santi, le inculturazioni in ambienti e situazioni sempre nuove, renderà ragione della densità, ricchezza e potenzialità racchiuse nel carisma iniziale.
Quel dono infatti, una volta trasmesso, domanda di essere “vissuto”, “custodito”, “approfondito” e “sviluppato”. Ognuno di questi verbi meriterebbe un approfondimento. “Vivere”, perché il carisma, prima di essere oggetto di studio, è una realtà viva e dinamica, come lo è lo Spirito che lo dona alla Chiesa, e quindi va attuato, occorre lasciarsi guidare da esso. “Custodire”, perché non ne siamo i padroni: è un dono oggettivo che abbiamo ricevuto, e che dovremo a nostra volta trasmette. “Approfondire”, perché ha sempre cose nuove da dire, soprattutto nei differenti contesti culturali e storici in cui esso si incarna. In tal modo lo Spirito che ha illuminato e animato il fondatore si diffonde adesso su tutta la famiglia da lui nata: il “carisma del fondatore” diventa il “carisma dell’istituto”, quasi rifrazione collettiva del carisma del fondatore, sviluppato dalla vita, dall’esperienza, dagli apporti personali di quanti lo Spirito continua a chiamare: il seme diventa albero.
A mano a mano che l’albero cresce, le nuove generazioni non dovranno mai dimenticare le radici. Anche questo è messaggio evangelico. Subito dopo la sua morte e risurrezione Gesù dà infatti un importante appuntamento ai suoi discepoli: li incontrerà di nuovo in Galilea (cf. Mt 28, 10). Perché da Gerusalemme devono scendere in Galilea per incontrare il Signore risorto? Perché là tutto era incominciato e da là essi debbono ripartire, imparare di nuovo a seguirlo, anche se ora in modo nuovo: Gesù dopo la risurrezione non è più come prima, non lo si può più seguire lungo le strade della Galilea, ha superato le barriere del tempo e dello spazio rendendosi presente nel cuore dei discepoli, ovunque essi siano. Egli vive ormai nella dimensione dello Spirito, ed è ad ognuno più intimo che mai.
Anche sant’Eugenio ci dà il suo “appuntamento in Galilea” – ad Aix!, alle origini carismatiche, perché quella sua prima irrepetibile esperienza, da cui tutto ebbe inizio, rimane paradigmatica per i secoli, per ogni generazione. Sempre dovremo tornare alla piccola-grande storia degli inizi in cui tutto è racchiuso, come in un seme fecondo.

Pur nelle mutazioni storiche e culturali, la vita dell’istituto esprime e attualizza l’esperienza che lo Spirito ha dato di compiere al fondatore: vi è una sostanziale continuità tra carisma del fondatore e carisma dell’istituto.