sabato 10 dicembre 2022

Parole di speranza


 

Abbiamo l’influenza, il raffreddore, il Covid. Siamo in piena crisi energetica e ambientale. Una guerra terribile sta distruggendo l’Ucraina. Per non parlare delle tante altre guerre di cui parliamo poco perché ci toccano di meno. La libertà in Iran è strangolata...


Incurante di tutto ciò in questa terza domenica di Avvento la Chiesa proclama parole che sembrano quasi una bestemmia:

Rallegrati, esulta, canta con gioia e con giubilo.

Coraggio, non temere!

Giubilo, felicità perenne, gioia e felicità.

Fuggiranno tristezza e pianto.


È Isaia che lancia una manciata di parole straordinariamente positive. Sembra proprio una persona fuori della storia. Eppure anche lui ha visto la corruzione del suo stato, la guerra, la deportazione del suo popolo… Ma non si arrende e continua a sperare e a lasciare messaggi di speranza.


È quello che forse dovremo fare anche noi. Non per ingenuità, ma perché crediamo nell’amore di Dio che ancora viene a visitarci…

 

venerdì 9 dicembre 2022

Siamo nelle mani di Dio

Spesso fantastico sulla posizione delle mani di Dio. A volte tiene le mani aperte davanti a sé: vi ha scritto il nome di ognuno di noi, in maniera da averci sempre davanti agli occhi, sempre presenti nel suo amore: «Ecco, ti ho disegnato sulle palme delle mie mani» (Is 49, 16).

A volte pone la mano destra poggiata sopra sulla mano sinistra, a protezione del nome che vi ha scritto. Ognuno è custodito nell’incavo della mano. Isaia ricorda che Dio ha nascosto il suo popolo sotto l’ombra della sua mano (51, 16), in modo che sia tranquillo, al sicuro, senza temere pericolo alcuno.

Una terza posizione che immagino è quando tiene nella sua mano destra la nostra mano sinistra, come fa un padre col suo bambino, per guidarci con sicurezza: «… mi guida la tua mano e mi afferra la tua destra» (Sal 39, 9-10); «Io sono con te sempre: tu mi hai preso per la mano destra» (Sal 73, 23).

Una volta si diceva: “Siamo nelle mani di Dio”. Si dovrebbe stare bene nelle mani di Dio. Ci penso ogni volta che scendo verso la metro lungo via Albornoz quando i bambini escono da scuola. Resto incantato nel vederli camminare per mano ai genitori: hanno sempre qualcosa da raccontare dopo una giornata nelle aule, parlano fitto fitto… Sono colpito dell’intimità complice che si crea in quel momento magico d’intesa. Chissà cosa prova una mamma, un papà, a tenere per mano il suo bambino mentre questi gli racconta tante cose. Forse non lo ascolta nemmeno perché dirà cose da niente, eppure quel tenerlo per mano è eloquente e dice tutto. Mi viene il desiderio di avere lo stesso rapporto con il mio Dio che mi prende per mano e mi accompagna verso casa. Chissà quante cose di poco interesse gli dico eppure egli è contento di tenermi per mano e io di essere preso per mano da lui.

 

giovedì 8 dicembre 2022

Il primo Natale

Il primo Natale si celebra in Cielo, in seno alla Santissima Trinità. Il Figlio è generato dal Padre da tutta l’eternità, nel soffio amoroso e vitale dello Spirito Santo. È la realtà dell’amore costante che lega il Padre al Figlio e il Figlio al Padre, nello Spirito Santo.

L’inizio del Vangelo di Giovanni mostra il Figlio com’è “in principio” e come è da sempre e per sempre, prima di prendere carne e venire ad abitare in mezzo a noi: “Il Verbo era rivolto verso Dio, il Padre… Egli era, in principio, presso Dio, il Padre” (cf. 1, 1).

Il Verbo è. Semplicemente è, sta alla presenza del Padre, rivolto verso di lui, come attratto e incantato dal suo infinito amore. Uno stare non statico, ma dinamico, fatto di lode, gratitudine, amore. Il Padre gli parla ed eternamente lo genera con la sua parola; il Figlio lo ascolta, accoglie la sua parola, risponde, in dialogo d’amore: è la Parola del Padre, vita della sua vita. Gesù ai discepoli dirà soltanto le cose udite da lui (cf. Gv 8, 26.28), così come lui gliele ha dette (cf. Gv 12, 50; 14, 24).

Una volta sulla terra, il Figlio di Dio continua il rapporto con il Padre che ha in Cielo. Di notte, al mattino presto, in pieno giorno, era solito uscire in luoghi solitari per immergersi nella preghiera. Se vogliamo comprendere il suo “stare rivolto verso il Padre” di tutta l’eternità, dobbiamo guardarlo mentre qua sulla terra sta in preghiera: vive in terra come in cielo.

Come pregava? Cosa diceva? Ogni sua preghiera inizia con la parola: “Padre”: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra…» (Mt 11, 25-26); «alzò gli occhi e disse: “Padre, ti ringrazio…”» (Gv 11, 41; cf. 12, 27); «Alzati gli occhi al cielo, Gesù disse: “Padre…”» (Gv 17, 1.11.21.24.25); «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» (Lc 23, 34); «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23, 46).

Quando Gesù prega chiama Dio per nome: Abbà, Padre. Non è una parola, è la realtà della sua vita, la consapevolezza della sua figliolanza e del rapporto che lo lega al Padre. È la parola che esprime la sua origine, il suo “Natale”: nasce dal seno del Padre, dal suo amore generante.

Gesù è venuto anche noi, come lui, potessimo essere generati dal Padre. Dà a noi il suo stesso Padre, come rivela a Maria Maddalena subito dopo la resurrezione: «Salgo al Padre mio e Padre vostro…» (Gv 20, 17). Gesù ci comunica anche il suo Spirito Dio perché per mezzo suo possiamo gridare “Abbà! Padre!», come ricorda Paolo ai Galati (4, 6) e ai Romani (8, 15). Gesù ci fa figli con lui Figlio e ci orienta come lui verso il Padre, fino a poter essere anche noi “presso il Padre, rivolti verso il Padre”.

È il 24 agosto 2016. Sono sul Monte degli Ulivi con un gruppo di amici. Insieme scendiamo nella grotta nella quale, secondo la tradizione, Gesù avrebbe consegnato ai discepoli la preghiera del Padre nostro. Lo cantiamo e ho l’impressione di vedere Gesù che prende la mia mano destra e dall’altra parte Maria che prende la mia sinistra, e insieme ai miei amici mi orientano verso il Padre. Lo Spirito Santo è lì che ci sospinge mettendo sulle nostre labbra la parola, “Padre”. Posso dire “Padre” con i fratelli e le sorelle che sono accanto a me. Quando in silenzio entriamo nella vicina chiesa del Pater Noster sento che la preghiera rivolta all’unico Padre ha saldato per sempre tra noi i legami di fraternità. Siamo tutti insieme orientati verso il Padre, in cammino verso di lui.

Ogni volta che diciamo “Padre” egli si pone accanto a noi, in mezzo a noi, fratello tra i fratelli, “primogenito fra molti fratelli” (Rm 8, 29), e ci fa guardare insieme il Padre, ci conduce al Padre, ci fa sperimentare la sua misericordia, la sua provvidenza, la sua vicinanza amorevole. Ogni volta che diciamo “Padre” ci inoltriamo nell’intimità con il Padre, nella fiducia in lui, nella consapevolezza di essere da lui amati perché suoi figli, i suoi bambini, siamo da lui generati. È il nostro Natale.

 

mercoledì 7 dicembre 2022

Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente


 

“Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente”.

Con queste parole Maria spiega il mistero che la avvolge. Immacolata: perché? Perché l’Onnipotente ha fatto in lei grandi cose. È tutta opera di Dio, che ha voluto crearsi un capolavoro, una degna dimora per il Figlio suo.

Anche noi siamo destinata a diventare dimora di Dio. Come ha lavorato lei non lavorerà anche noi? E anche noi potremo dire: “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente”.

martedì 6 dicembre 2022

Contemplare il Natale con l'arte


Prima domenica del mese, musei gratis. 

I Musei Capitolini mi hanno regalato prima di tutto una visione d’incanto sui fori imperiali, poi degli autentici gioielli che mi preparano al Natale: una serie di tavole con scene evangeliche di scuola toscana del XIV-XV secolo. 

Da sole bastano per farci entrare nel grande mistero




lunedì 5 dicembre 2022

Il respiro dell'anima

 

Nel primo mese dalla pubblicazione, il libro sulla preghiera è già alla terza ristampa. Mi giunge anche qualche timida eco, come questa:

In questi giorni sto meditando sul tuo libro sulla preghiera e dal cuore nasce un profondo GRAZIE! È bellissimo ma la parola è strausata. Conquista l'anima, con gli scritti di Chiara e altri ma un grazie anche a te che li incastoni nel punto esatto a loro dovuto per cui è un tutt'uno con quello che scrivi e che vivi altrimenti non sarebbe possibile una tale sintonia. 

Interpreti le varie situazioni che vive l’essere umano, cogliendone i limiti ma sublimandoli nell'amore a Gesù in cui tutto scompare e annega per trovarsi nel Tutto, in Dio solo.

Grazie ancora perché attraverso questo libro aiuti tanti a rendere vicina e possibile l’unione con Dio…

domenica 4 dicembre 2022

Riposa per bene, Leandro

Accanto alla porta del locale una scritta: “Si fanno panini di tutti i tipi”. “Facciamo uno scherzo”, si dicono tra amici. Entrano e ordinano: “Un panino con coccodrillo”. Il commesso va in cucina poi torna: “Non possiamo farlo”. “Lo sapevamo che non avreste avuto il coccodrillo”. “No, il coccodrillo ce l’abbiamo. Abbiamo finito i panini”.

Quante volte p. Leandro ci ha raccontato questa barzelletta! E ogni volta rideva e ci faceva ridere.

Non è certo il modo migliore per ricordare la sua partenza per il cielo dopo la lunga malattia. Credo comunque che sarebbe contento se gli chiedessi di raccontarmi ancora una volta la barzelletta del panino con coccodrillo.

Abbiamo vissuto tanti anni insieme al Centro dei Religiosi a Castelgandolfo e Albano. Una presenza sempre positiva la sua, radiosa, fattiva, creativa. Era nato per far casa con tutti.

Quando è diventato parroco della basilica del Cuore Immacolato ai Parioli mi ha invitato tante volte a fare festa con lui, con la sua comunità, con le persone della parrocchia. Creava sempre gioia. Più passavano gli anni più cresceva in lui il bambino evangelico.

Su WhatsApp ho ancora registrato numerosi suoi messaggi. Mi piace rileggerne qualcuno.

A marzo 2000 gli mando gli auguri. Come al solito sbaglio, ma lui mi risponde: “Con Gesù in mezzo è sempre festa. Il mio onomastico veramente sarebbe il 13 novembre, ma mi hai dato tanta gioia”.

9 aprile 2020: “Io sono disponibile a dare la vita per te”.

12 aprile 2020: “Gesù in mezzo a noi è il nostro tesoro”.

22 gennaio 2021: “Sei immenso”.

3 aprile 2021: “Partecipo con te l’immensa gioia della resurrezione. Un grande abbraccio”.

11 giugno 2021: “Festa del Cuore Immacolato di Maria. Abbiamo la stessa mamma con lo stesso cuore che batte per noi. Unitissimo, un abbraccio”.

29 luglio 2021: “Dal mio letto sono in unità con te… Uniti nell’amore a Gesù abbandonato”.

15 giugno 2022: “Ti seguo da vicino”.

L’ultimo messaggio è del 17 giugno 2022, in risposta al mio dove gli annuncio qualche giorno di vacanza: “Riposati per bene”.

Ora tocca a te, Leandro, riposare per bene!