sabato 29 luglio 2017

Vali un tesoro


«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo…». (Mt 13, 44-46)

Gesù non si preoccupa mai di spiegare cos’è il regno dei cieli. Preferisca lasciarlo intuire, manifestandone gli effetti: è capace di cambiare il mondo, come il lievito nascosto nella pasta; è piccolo ed umile come un granello di senape, ma ha un grande futuro…
Gesù ce lo fa vedere di riflesso: è simile a un padrone, a un re, a dieci vergini… Ed ecco i racconti delle parabole che destano meraviglia e lasciano stupiti.

Oggi ancora due storie affascinanti, raccontate con poche parole essenziali, due quadretti tratteggiati con rapide pennellate. Personaggi diversi i protagonisti delle parabole, un povero bracciante e un ricco mercante: tutti possono incontrare Dio, non ha importanza la provenienza sociale. Differenti anche le situazioni, uno lo cerca appassionatamente per una vita intera, l’altro lo scopre per caso. L’esito è il medesimo: la sorpresa, l’incanto, la gioia d’aver trovare, l’appagamento d’ogni desiderio. Identica anche la decisione: vendere e comprare.
“Bravi! Così si fa!”. Mi pare di udire il consenso e il plauso della folla che sta ad ascoltare Gesù. Era proprio quello che egli si attendeva. Ma si aspettava e si aspetta molto di più: la decisione per il Regno.

Con l’avvento di Gesù il regno di Dio che è nei cieli, si fa presente in mezzo a noi. Il cielo scende sulla terra, la realtà di Dio permea la nostra umanità. “Il regno di Dio è in mezzo a voi”. È Gesù stesso!
Egli vale più di tutto e più di tutti. Vale un tesoro! Il cuore è inondato di gioia, proprio come accadde a quel bracciante agricolo.
Ma non basta l’entusiasmo, la gioia della scoperta. La venuta del regno, la sua presenza tra noi, è destinata a cambiare la vita. Gesù l’avevi annunciato chiaramente: “Cambiate vita, il regno dei cieli è vicino”. Decisione, passare ai fatti, senza indugio… Guai a lasciarsi scappare l’occasione!
Se è il tesoro, perché non lasciare tutto per Lui?
La vendita non ci lascia a mani vuoti, è soltanto in funzione del comprare. Non è un perdere ma un guadagnare.

Donaci occhi per vederti
per scoprirti presenta tra noi
per riconoscerti.
Donaci sapienza e intelligenza
per comprendere chi tu sei veramente
unico tesoro, perla preziosa
di inestimabile valore.
Donaci cuore puro
per innamoraci di te,
della tua ineffabile bellezza
che ogni altra bellezza relativizza.
Brilla con la tua luce
che metta in ombra quanto non è te.
Donaci decisione ferma
per tutto lasciare
e a te pienamente aderire
e sempre stare con te
nostro unico bene.


venerdì 28 luglio 2017

Cristo nell’orizzonte trinitario


Le due parole che orientano la settimana di ritiro che sto guidando sono cristocentrismo e cristificazione, fondamentali nella spiritualità di padre Gaetano Liuzzo.

Il cristocentrismo ci porta a guardare a Cristo e alla sua vocazione.
La cristificazione ci porta a seguirlo e a identificarci a lui.
Egli è una cosa sola con il Padre, tutto proteso verso il Padre.
Di conseguenza anche la nostra sequela ci porta dove sfocia la sua: nel seno del Padre.
Eccoci interamente rivolti verso il Padre…



Nessuno può dire: “Gesù è il Signore”, se non sotto l’azione dello Spirito (1 Cor 12, 3). Non vi può essere cristificazione senza l’azione dello Spirito Santo, così come nessuno può chiamare Dio Padre, “Abbà”: «Che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre!» (Gal 4, 7; Rm 8, 16).
Come non si può isolare il Figlio dal Padre, ugualmente non lo si può isolare dallo Spirito.
Gesù vive nell’orizzonte trinitario. Noi come lui: una vita tutta nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.


giovedì 27 luglio 2017

Gesù, ma tu chi sei?



Il luogo è bello, silenzioso, circondato da bosco... adatto per il ritiro.
Siamo già al quarto giorno e continuiamo a chiederci chi è Gesù.
L'abbiamo chiesto anche a lui stesso, che così ci risponde...

Io Sono (Gv 8, 24, 28, 50; 13, 19)
Io sono il pane della vita (Gv 6, 35)
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo (Gv 6, 51)
Io sono la luce del mondo (Gv 8, 12; 9, 5)
Io sono la porta delle pecore (Gv 10, 7)
Io sono il buon pastore (Gv 10, 11, 14)
Io sono la risurrezione e la vita (Gv 11, 25)
Io sono la via, la verità e la vita (Gv 14, 6)
Io sono la vite vera (Gv 15, 1, 5)
Io sono re (Gv 18, 37)
Io sono Gesù, che tu perséguiti! (At 9, 5; 22, 8; 26, 15)
Io sono l’Alfa e l’Omèga, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente! (Ap 1, 8)
Io sono il Primo e l’Ultimo (Ap 1, 17; 22, 13),
Io sono Colui che scruta gli affetti e i pensieri degli uomini (Ap 2, 23)
Io sono l’Alfa e l’Omèga, il Principio e la Fine (Ap 2, 23)
Io sono la radice e la stirpe di Davide, la stella radiosa del mattino (Ap 22, 16) …

mercoledì 26 luglio 2017

Come parlare di te, Gesù?


L’egumeno gli aveva chiesto di parlare ai fratelli nel vespro del sabato: “Parlaci di Lui”.
Apa Pafnunzio si sentì sgomento. Come avrebbe potuto parlare di Lui?
Pensò a Maria di Magdala. Non diede agi apostoli il grande annunzio del Cristo Risorto. Disse loro semplicemente: “Ho visto il Signore”. Aveva comunicato una esperienza, non una notizia. L’aveva udito, quando l’aveva chiamata per nome: “Maria”, l’aveva visto con i suoi occhi, l’aveva toccato con le sue mani, avrebbe voluto trattenerlo…
Pensò a Giovanni, che annunciava colui che aveva udito, che aveva visto con i suoi occhi, che aveva toccato con le sue mani.
Adesso era lui a dover parlare di Gesù.
Come avrebbe fatto a parlare di Lui?
Lo conosceva davvero? Gli sembrava così contrastante il rapporto con il suo Signore. Avrebbe dovuto essere un profeto, Maria di Magdala, l’apostolo Giovanni… Invece era soltanto apa Pafnunzio.

Come parlare di te, Gesù?
Sei il mio segreto.
Mi hai guardato, mi hai amato, mi hai chiamato.
Ti ho seguito.
Sei la mia vita.
Ti ascolto, ti parlo, stiamo in silenzio.
Ti amo, ti tradisco.
Ti sento vicino, si sento lontano.
Ti tengo, mi sfuggi.
Mi tieni, ti sfuggo.
So chi sei e sei mistero.
Come parlare di te, Gesù?


martedì 25 luglio 2017

Gesù, non un’idea, ma una persona


Nel 1946 p. Gaetano Liuzzo scrisse un libro che ebbe grande successo: Missionari di tutti i climi, nel quale raccontava l’epopea missionari degli Oblati. Alla fine del libro si domandava quale fosse “il segreto della conquista oblata”. La risposta era “nello spirito ardente della Famiglia oblata, spirito tutto incentrato su Cristo e su Maria, tutto ingemmato di carità e di zelo nel più ampio universalismo”.
Da allora prese a sintetizzare la spiritualità oblata in quattro parole: cristocentrismo, marianizzazione, carità, zelo apostolico.

Riguardo al cristocentrismo così scriveva allora:
Gesù Cristo, centro e Capo della Chiesa dev’essere per ogni cristiano la calamita divina e trasfigurante. Cristo Sacerdote Eterno, Salvatore e Redentore di tutti, dev’essere l’anima di ogni Sacerdote e Missionario.
Gli Oblati devono imitarlo in ogni cosa, riempirsi di lui, onde diffondere ovunque, quasi senza avvedersene, il profumo delle Sue virtù.
La formazione mira a far dell’Oblato un fedele continuatore non solo della missione di Cristo, ma anche dei Suoi sentimenti, delle Sue aspirazioni, dei Suoi spasimi santi, della Sua stessa anima divina.
E poiché gli amori di Cristo sono Maria, la Chiesa e le anime, l’Oblato sarà, come Lui, tutto di Maria e tutto delle anime.

Ora, dopo 70 anni da quel libro, eccomi a riprendere il primo punto della spiritualità oblata che successivamente p. Liuzzo ha trasmesso ai membri dell’Istituto secolare da lui fondato, le Cooperatrici Oblate Missionarie dell’Immacolata.
Ho così iniziato la guida del ritiro annuale delle COMI, tutto incentrato Gesù, che non è una dottrina, mauna persona. Non è neppure una persona storica del passato, di cui possiamo parlare in maniera oggettiva e distaccata. È una persona viva con la quale siamo chiamati a vivere.
La fede cristiana non è una teoria o una filosofia, ma l’incontro con Gesù, e l’annuncio cristiano non è propaganda, ma la comunicazione di un’esperienza per coinvolgere altri nella medesima esperienza.
Una esperienza concreta, personale, coinvolgente, trasformante, al punto che la vocazione del cristiano è diventare altri Cristo, fino a poter dire con Paolo: «Non sono più io che vivo, Cristo vive in me» (Gal 2, 20). La nostra vera identità è essere Gesù.
Soltanto allora potremo insegnare chi Egli è e la nostra testimonianza sarà credibile, capace di provocare un’esperienza analoga.
Chi è dunque Gesù per ciascuno di noi?
Dorremmo saperlo dire a noi stessi, dirlo tra di noi, dirlo a tutti.
È quello che vorremmo fare durante questo ritiro.



lunedì 24 luglio 2017

Non avere paura


Nella liturgia di oggi abbiamo letto degli Ebrei al Mar Rosso.
Sono presi da spavento nel veder giungere contro di loro l’esercito egiziano.
Mosè rivolge allora la parola: «Non abbiate paura! Siate forti…».
Quante paure dentro di noi: incertezze per il futuro, insicurezza…
Dio lo sa e lungo la Bibbia, dalla Genesi all’Apocalisse, continua a ripetere: “Non temere, non avere paura…”.
Ho scorso brevemente la Bibbia e lo si sente rivolgere a:

Abramo (Gen 15, 1)
Agar (Gen 21, 17)
Isacco (Gen 26, 24)
Rachele (Gen 35, 17)
Giacobbe (Gen 42, 3)
Mosè (Nm 21, 34; Dt 1, 21; 3, 2)
Giosuè (Dt 31, 8; Gs 1, 9; 8, 1; 10, 8)
Gedeone (6, 23)
Ezechia 2 Re 19, 6)
Acaz (Is 7, 4)
Popolo (Is 10, 24; 35, 4; 41, 11-12; 43, 1; 44, 2.8; 54, 4. 14; Ger 23, 4; 30, 10, 46, 27; 51, 46; Lam 3, 57; Sof 3, 16; 2 Cr 20, 15.17; 32, 7; Ag 2, 5; Zc 8, 13.15))
Ezechia (Is 37, 6)
Giosafat (2 Re, 25, 24)
Isaia (Is 40, 9)
Daniele (Dn 10, 12.19)


Giuseppe (Mt 1, 20)
Giàiro (Mc 5, 36; Lc 8, 50)
Zaccaria (Lc 1, 13)
Maria (Lc 1, 30)
Pastori (Lc 2, 10)
Simone (Lc 5, 10)
Discepoli (Mt 10, 28; 14, 27; 17, 7; 20, 10; Mc 6, 50; Lc 12, 7.32; Gv 6, 20)
Donne (Mt 28, 5; Mc 16, 6)
Paolo (At 18, 9; 27, 24)
Giovanni (Ap 1, 17; 2, 10)

Perché non avere paura? Lo ripete in mille modi: “Io con voi”.
Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?
Abbiamo Dio dalla nostra parte, l’onnipotente, il creatore del cielo e della terra. Abbiamo dalla nostra parte Dio Amore. Di che dunque temere?


domenica 23 luglio 2017

L’appassionata testimonianza di Giordani a Cristo


Giorni fa segnalavo sul blog un mio articolo riguardante Igino Giordani apparso sulla rivista “Nuova Umanità”: 
http://fabiociardi.blogspot.it/2017/06/segno-di-contraddizione-giordani.html
Mi giunge il seguente commento:

Ho letto il tuo bellissimo lavoro!
Per forza Giordani non è stato capito ed accolto: è un profeta. Come leggo a pag. 12, un cristiano "tutto assorto nello spazio dell'eterno".
Non ho mai letto il libro di cui parli, “Segno di contraddizione”, e molto di quanto tu citi non lo conosco.
E forse quando potrò leggere questo suo libro non sarò in grado di capire tutto. Però mi pare di capire che Giordani ha avuto da Dio il dono della rivelazione dei piccoli (Matteo 11, 25-30) e forse se ne accorto solo quando ha visto Chiara.
Ha visto quello che desiderava realizzasse il Cristiano.
La Sapienza la cerchiamo la cerchiamo... e lei invece ci aspetta sotto casa, no?!

Di quel libro, oltre alla ricchezza dei contenuti, mi pare che rimanga soprattutto l’appassionata testimonianza resa a Cristo, che è e sarà per i secoli “segno di contraddizione”. «Questo scrittore – scriveva Francesco Aquilanti recensendo il libro sulla rivista Studium – è un cristiano sul serio: gli accomodamenti, le transizioni non sono nel suo temperamento ». La sua fede è pura e ardente, fino a identificarsi con l’amore e con la passione per la stessa espansione della fede, per natura diffusiva come l’amore: «È un fuoco che tanto cresce a quante più anime si apprende: chi se lo chiude in sé, rischia di soffocarlo, per mancanza di quell’ossigeno che è la carità, virtù espansiva, e non egocentrica. Non si è fatto tutto quando si ha la fede per sé; allora comincia il debito di darla agli altri». Quando Giordani parla di Paolo sembra parlare di se stesso: «Quel fuoco non se lo poteva tenere in petto: doveva appiccarlo fuori» (pp. 202-203). Era il fuoco che avvertiva Giuseppe De Luca nella sua recensione al libro di Giordani: «Un fuoco talmente contagioso e verace che a volte non ci si resiste vicino», un fuoco che egli sentiva presente nei giovani del suo tempo nei confronti di Gesù, e che sapeva essere stato acceso da Giordani «per la sua quotidiana, dura, decenne fatica di scrittore cattolico»; un fuoco che potrà continuare ad accendere uomini e donne del nostro tempo.