martedì 17 maggio 2016

Lo Spirito Santo, luce che illumina e si cela


Andando a Pescara mi sono fermato a Celano, tornando a Coculle.
Ma perché sono andato a Pescara?
Per festeggiare la Pentecoste con la parrocchia oblata di sant’Andrea e, per l’occasione, per raccontare dei 200 anni degli Oblati. Le due feste si sposano bene. A Gerusalemme, quando scese lo Spirito Santo, erano presente persone di una quindicina di nazioni – tante ne nominano gli Atti degli Apostoli – che si intesero tra di loro formando un unico popolo di Dio. Gli Oblati, in questi 200 anni, hanno fatto e continuano a fare un po’ lo stesso miracolo, rendendosi presenti tra un numero ben più grande di popoli e di lingue, di tutti i continenti, con lo stesso intento: formare il popolo di Dio.
Ho fatto vedere le mie foto dei molti popoli e paesi evangelizzati dagli Oblati, ma soprattutto ho parlato dello Spirito Santo che tiene viva la Chiesa e la sua missione. Se ne parla così poco.


Del Padre abbiamo tantissime cose da dire, perché Gesù ci ha parlato continuamente di lui, fino a insegnarci a pregare dicendo proprio “Padre”.
Di Gesù ne sono pieni i vangeli e non finiremmo mai di parlarne.
Ma dello Spirito Santo?
Anche il Credo ha tante cose da farci professare attorno al Padre e al Figlio, ma dello Spirito Santo crediamo proprio poche cose…

È che lo Spirito Santo non lo si vede in faccia. Si indovina la sua presenza dai frutti.
Mette sulla nostra bocca la parola “Padre”, ci fa pregare e quindi ci fa rivolgere verso il Padre, ci dirige verso di lui. Ci fa dire che Gesù è il Signore, e così ci dirige verso Gesù e ci spinge a seguirlo. Lo Spirito ci manda da Due, mette in luce loro, mentre egli rimane dietro, nascosto.
È come la luce del sole che tutto illumina: ci fa guardare la creazione che ci circonda; raramente ci voltiamo a guardare il sole che tutto illumina. Così è lo Spirito che, come luce, fa brillare le parole di Gesù, le rende vive, ce le fa vivere, ma egli sta in silenzio.
È come il cuore, che rimane nascosto, ma dà tono ed energia a tutto l’organismo; è come l’anima che tutto vivifica; è come il motore che guida e dirige la storia; è l’amore che porta ad agire, ad amare: è Dio!


lunedì 16 maggio 2016

Cocullo, un capolavoro d'arte sperduto sul monte Lupare



Sull’autostrada Roma-Pescara, all’uscita dalla lunga galleria che passa sotto i monti che fanno da spartiacque tra la Marsica e la valle del Sagittario, appare, arroccato su uno sperone del monte Lupare (tutto dire!), un paesetto incantato, solitario in mezzo alle montagne. Anche questo mi ha sempre attratto, anche se non avevo mai avuto l’opportunità di visitarlo. Questa volta, tornando da Pescara, mi sono fermato quanto basta (cioè troppo poco). C’è addirittura un casello dell’autostrada tutto per lui. In altri tempi chissà com’era raggiungibile…


All’ingresso del paese una bella fontana medievale con tre arcate gotiche. Ci accoglie sorridente una giovane mamma con il bambino: “Benvenuti a Cocullo!”. "Quanti siete in paese?", le domando. "100 persone…".
Mi racconta della sacra dei serpari che ogni anno, il primo maggio popola il paese di visitatori. Un rito ancestrale degli antichi Marsi, in onore della dea Angizia, che insegnava l’arte dei controveleni, poi convertito in rito cristiano grazie a san Domenico di Cocullo, monaco, che liberò la regione da una invasione di vipere. Il primo maggio, dunque, il santo passa per il paese e durante la processione viene addobbato con decine e decine di serpi vive che i “serpari” raccolgono con cura nei giorni precedenti…




Cammino per il paese e scopro un gioiello d’arte e storia. Nella chiesa della Madonna delle grazie affreschi trecenteschi che da soli farebbero il tesoro di un museo. Ma soprattutto le case con i portali scolpiti, la torre antica, i passaggi tra una viuzza e l’altra, le porte del paese, gli scorci delle montagne che s’aprono ad ogni curva. Un gioiello deposto sulla montagna, fuori dal mondo, dove la pietà cristiana ha lasciato capolavori d’arte e dove si può godere del gusto raffinato di un popolo sperduto sul monte Lupare…


domenica 15 maggio 2016

A Celano dal beato Tommaso



Tante volte ho attraversato l’affascinante rude Marsica per andare a Pescara. Celano, al limite della conca del Fucino, mi ha sempre attirato, nel attirato il desiderio di vedere la patria di Tommaso da Celano, il primo biografo di san Francesco.
Questa volta mi sono finalmente fermato a visitare il paese. Su questo altopiano, in mezzo alle montagne, la primavera non è ancora arrivata. Fa freddo. Non certo come quando vi arrivò san Francesco, nell’inverno tra il 1215-1216, quando vi compì un miracolo, come narra proprio il beato Tommaso da Celano, che forse lo aveva accompagnato personalmente nella sua terra.


Non c’era ancora il possente castello dei Piccolomini che domina la città. Da lontano sembra una costruzione fredda, cerebrale, ma visitandolo mostra un volto più signorile e pur sempre severo.
Nella chiesa di san Francesco, sotto una tavola che ritrae il beato di Celano con in mano la biografia da lui scritta – anche se ne ha scritte due! oltre al libro dei miracoli –, sono conservati, in un piccolo reliquiario, i suoi pochi resti.
Rileggo il Prologo della Vita Prima: “Per ordine del glorioso signor papa Gregorio, mi sono accinto a narrare diligentemente gli atti e la vita del beatissimo padre nostro Francesco. Ho cercato di farlo con ordine e devozione, scegliendo sempre come maestra e guida la verità. (…) mi sono limitato a trascrivere con fedeltà almeno quelle cose che io stesso ho raccolto dalla sua viva voce o appreso dal racconto di testimoni provati e sinceri…”.
Grazie beato Tommaso per averci lasciato l’opera più bella su san Francesco! La tua bella Celano è da te resa ancora più bella.


Lo Spirito Santo, suggeritore nascosto


“… lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”.

Come faremmo a comprendere e vivere l’insegnamento di Gesù se non ci fosse lui, lo Spirito Santo, suggeritore nascosto, forza intima? Il Vangelo sarebbe lettera morta, uno dei tanti libri di letteratura antica, magari pieno di saggezza, ma non capace di sprigionare la vita e di infuocare una vita.
Lo Spirito di Verità che Gesù ci manda a Pentecoste parla nell’intimo, dove ha preso dimora, facendo sentire la sua “voce”. O meglio, egli presta la sua voce alla parola di Gesù. è Gesù il Maestro, e lui è il ripetitore sapiente che spiega quanto egli voleva dire. Ogni volta che accostiamo il Vangelo lo illumina di nuove luci e vi fa brillare nuovi sensi e scava in profondità. È lui il pedagogo che di volta in volta suggerisce, tra le tante parole che Gesù ha detto, quella più adatta a quella circostanza: «egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».
Non ricordi, sempre dire, che questo è il momento di perdonare, come ti ha insegnato il Maestro, ora di servire, ora di donare, ora di pregare, ora di amare? Non ricordi che ti ha detto di non temere perché lui ha vinto il mondo? Non ricordi che ti ha promesso la sua pace? Non ricordi che vali più di un passero e di un fiore di campo, che pure sono amati infinitamente da Dio? Ricorda e fa credere e dà la forza per vivere.
È proprio il consolatore: ci riporta a Gesù, ci fa gustare il rapporto con lui e assaporare le sue parole. È l’Anima della sua anima, il tuo stesso Spirito. È l’Anima delle nostre anime, il nostro stesso Spirito.

Quanto poco ti conosciamo,
Spirito di Luce,
quanto poco ti siamo grati,
Spirito di consolazione.
Segreto e nascosto,
eppure presente e operante,
rimani con noi per sempre,
secondo la promessa.
Ricordaci le parole del Maestro,
insegnaci a viverle
perché rimangano spirito e vita.
«Se mi amate – ci ha detto –,
osserverete i miei comandamenti».
Insegnaci allora l’amore,
così che, mossi dall’amore,
compiamo il volere dell’Amato.
Portaci in dono il nostro Signore
e con lui portaci il Padre
e prendano in noi dimora per sempre
assieme a te, il loro Amore,
il nostro Amore.


venerdì 13 maggio 2016

I Macchiaioli e il Bramante


I Macchiaioli toscani a Roma. Una delle stazioni più belle della pittura italiana di fine Ottocento si incontra con uno dei luoghi più belli di Roma, il chiostro del Bramante.

In casi come questi non sai se fermarti ad ammirare l’opera del Bramante o quella di Fattori, Sernesi, Boldrini, Lega... È più bello in quadro o la cornice?



La mostra mi ha immerso nella natura toscana, tersa, purissima.
Come si fa a non lasciarsi incantare dal bello?


giovedì 12 maggio 2016

I semi di grano ammassati marciscono





«Convocati i frati e invocato lo Spirito Santo, Domenico disse che era sua ferma decisione di disperderli per diverse regioni sebbene fossero assai pochi (...) sapendo che i semi di grano dispersi fruttificano, mentre se sono ammassati marciscono» (P. Ferrando, Legenda sancti Dominici, n. 31).

Il principio che i semi di grano dispersi fruttificano, mentre se sono ammassati marciscono, non è valido soltanto per la missione, ma per tutto quanto possediamo. È l’invito a uscire fuori di sé e a donare…

José Damián l’ha fatto… Condividendo con me questo pensiero di sa Domenico…

mercoledì 11 maggio 2016

Maggio, mese dei fiori



A commento del blog su “Il Ben di Maggio”, mi è giunto il seguente messaggio:
“Io ricordo bene il mese di maggio con la nonna Leonella. La cucina economica, che d’inverno serviva per cucinare e scaldare la cucina, a maggio con il coperchio chiuso diventava un altarino. Vi metteva un quadro della Madonna con ai lati due vasi stracolmi di rose e alti fiori di cui era sempre ben fornito il suo giardino. Davanti a questo altarino recitava il rosario e noi nipoti dicevamo qualche ave Maria”.
Erano essenziali i due vari “stracolmi di rose”.
Maggio, mese dei fiori, soprattutto delle rose. Come non farne omaggio a Maria?


Sono stato a visitare il Roseto di Roma. Vi sono presenti tutte le varietà di rose possibili inimmaginabili. Uno spettacolo straordinario.
Lo spettacolo più bello è stato tuttavia vedere i bambini, le famiglie, gli innamorati invadere il Roseto. Erano i fiori più belli.
Penso che anche a Maria piacciano le rose, ma certamente i fiori più belli che lei gradisce siamo noi stessi…