giovedì 26 marzo 2026

A Taranto, 50 anni dopo...

Arrivo al quartiere in una mattina afosa. Pensavo si trovasse a ridosso della città, invece occorre inoltrarsi alquanto nella periferia. Il bus mi scarica al centro dell’abitato, dopo averlo penetrato per una strada che mi è parsa un labirinto.

Quando Paolo VI, nel Natale del 1968, venne qui per incontrarsi con gli operai dell’Italsider, il quartiere, che avrebbe preso il suo nome, era composto da un primo lotto di casette bianche bifamiliari rigorosamente allineate, e da un secondo lotto, quattro grandi palazzi che guardano la piazza quadrata. Da allora si è rapidamente ingrandito: le persone sono salite a 7.000. Adesso sono appena spuntate le nuove case popolari, da una parte e dall’altra del quartiere: due enormi mani che sembra vogliano strangolarlo. Non sono ancora terminate e già vi abitano 4.000 persone.

Gli ulivi e i giovani alberi che circondano i palazzi nuovi e puliti dei primi due lotti danno un tono di signorilità al quartiere. Avrebbero dovuto essere molti di più. Nell’ultima “Giornata del verde”, organizzata con impegno, erano stati piantati 2.000 abeti e pini. A Natale hanno lasciato le aiuole per salire negli appartamenti e addobbarsi da albero di natale.

È in questo “quinto mondo” che scopro una Chiesa fragile e forte come nei primi tempi del cristianesimo. Ogni sera, dopo cena, nell’ampio cortile accanto alla chiesa, vedo arrivare alla spicciolata ragazzi e ragazze, papà e mamme, qualche nonna. Ognuno porta la sua sedia. Lentamente il cerchio si allarga: sono in venti, poi in trenta, quaranta, sessanta.

Beppino, un operaio sulla quarantina, mi presenta la comunità. È un uomo semplice. Mi racconta della lotta che deve ingaggiare ogni giorno per difendere la fede in un ambiente ostile, del coraggio di professarsi cristiano in fabbrica, dove lo deridono perché è onesto e crede nel Vangelo.

Era il luglio 1975, quando scrisse queste righe... Era la prima e unica volta che andavo a Taranto. Vi torno dopo più di 50 anni. Non c’è più Beppino ad attendermi, mi aspetta in Paradiso, ma ci sono le sue due figlie carissime…

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