Arrivo al
quartiere in una mattina afosa. Pensavo si trovasse a ridosso della città,
invece occorre inoltrarsi alquanto nella periferia. Il bus mi scarica al centro
dell’abitato, dopo averlo penetrato per una strada che mi è parsa un labirinto.
Quando Paolo
VI, nel Natale del 1968, venne qui per incontrarsi con gli operai
dell’Italsider, il quartiere, che avrebbe preso il suo nome, era composto da un
primo lotto di casette bianche bifamiliari rigorosamente allineate, e da un
secondo lotto, quattro grandi palazzi che guardano la piazza quadrata. Da
allora si è rapidamente ingrandito: le persone sono salite a 7.000. Adesso sono
appena spuntate le nuove case popolari, da una parte e dall’altra del
quartiere: due enormi mani che sembra vogliano strangolarlo. Non sono ancora
terminate e già vi abitano 4.000 persone.
Gli ulivi e
i giovani alberi che circondano i palazzi nuovi e puliti dei primi due lotti
danno un tono di signorilità al quartiere. Avrebbero dovuto essere molti di
più. Nell’ultima “Giornata del verde”, organizzata con impegno, erano stati
piantati 2.000 abeti e pini. A Natale hanno lasciato le aiuole per salire negli
appartamenti e addobbarsi da albero di natale.
È in questo
“quinto mondo” che scopro una Chiesa fragile e forte come nei primi tempi del
cristianesimo. Ogni sera, dopo cena, nell’ampio cortile accanto alla chiesa,
vedo arrivare alla spicciolata ragazzi e ragazze, papà e mamme, qualche nonna.
Ognuno porta la sua sedia. Lentamente il cerchio si allarga: sono in venti, poi
in trenta, quaranta, sessanta.
Beppino, un
operaio sulla quarantina, mi presenta la comunità. È un uomo semplice. Mi
racconta della lotta che deve ingaggiare ogni giorno per difendere la fede in
un ambiente ostile, del coraggio di professarsi cristiano in fabbrica, dove lo
deridono perché è onesto e crede nel Vangelo.
Era il luglio
1975, quando scrisse queste righe... Era la prima e unica volta che andavo a Taranto.
Vi torno dopo più di 50 anni. Non c’è più Beppino ad attendermi, mi aspetta in
Paradiso, ma ci sono le sue due figlie carissime…


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