venerdì 14 febbraio 2025

Ma l'ho poi detta quella cosa?

Un lettore attento mi ha chiesto: “Cinquant’anni per dire la stessa cosa in 1179 modi. Ma qual è la cosa che hai detto in 1179 modi?”. 

Avrei dovuto essere più preciso e scrivere: Cinquant’anni per cercare di dire la stessa cosa… Perché chissà se poi sono riuscito a dirla, pur essendomici provato 1179 volte.

La cosa che avrei voluto dire e che vorrei comunque dire, è semplice (che poi non è neanche mia): “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito…”.

Questo sì che sarebbe il grande annuncio! Per me e per tutti.

giovedì 13 febbraio 2025

50 anni per dire la stessa cosa in 1179 modi

 

L’anno santo 1975 aveva come tema “Rinnovamento e riconciliazione”. All’inizio dell’anno aprii il numero della rivista “Missioni OMI” con un articolo che introduceva al tema: “La riconciliazione con Dio e con gli uomini”. Rievocavo – pare adesso – governi di interesse personale e nazionalisti… governi dittatoriali, guerre che sconvolgono il Medio Oriente e il Sud Est asiatico, colpi di stato in Africa, ingiustizie perpetrate in alcuni Paesi dell’America Latina...”. Parlavo poi del bene nascosto, sul quale fare leva…

Era il primo articolo che pubblicavo (da ragazzo, qualche poesia…). Sono dunque 50 anni che ho iniziato a pubblicare.

Per celebrare questo anniversario oggi mi sono stampato (2 copie) un fascicolo che raccoglie la mia bibliografia di questi 50 anni: Bibliografia 1975-2024. Cinquant’anni per dire la stessa cosa in 1179 modi…

I titoli che ho annotato sono 1179, ma in fondo ho davvero scritto sempre le stesse cose...

Comunque mi faccio gli auguri: Ad multos annos.

mercoledì 12 febbraio 2025

La nostra sola regola è l’amore

Ho tenuto due lezioni sulla Regola all'Università Popolare Mariana. 

Oggi mi imbatto in quanto diceva san Filippo Neri riguardo alla sua opera, l’Oratorio: «La nostra sola regola è l’amore». Non l’ho citato nella mie due lezioni, ma è solo una bella variazione su un tema comune a tutti i fondatori.

Mi giungono intanto dei messaggi dopo l'ascolto e la visione dei video:

- Vorrei ringraziare di cuore tutto il team UPM per la prima lezione sugli statuti. Deve essere stata una grande e intensa collaborazione! Mi ha profondamente toccato e colpito, ha cambiato completamente il mio rapporto con gli statuti, ha collocato i “nostri statuti” nel grande insieme della Chiesa di Gesù Cristo, nella storia del cristianesimo.  Soprattutto l'espressione che padre Fabio ha usato quando ha detto: “Gli Statuti sono un'introduzione al Vangelo”.  (Svizzera)

- Grazie davvero per la bellissima lezione per l'UPM. Sentendola, ci si rinnamora degli statuti e delle regole... Viverle è un miracolo di fedeltà e creatività, tradizione e apertura al nuovo, vangelo di Gesù ed esperienza incarnata del Carisma nella vita del fondatore... Solo lo Spirito poteva inventarle e, viene da dire, solo tu potevi spiegarcelo così bene. (Manila)

- Molto bello e vitale quello che hai detto. Mi piace molto e mi sembra prezioso pensare alla Regola come un passaggio che introduce al Vangelo, il fondamento a cui tornare e ritornare costantemente. (Loppiano)

- Grazie del tuo intervento sulla Regola. Semplice, ma che "prende", rispetto ad altri in cui si fa fatica. Interessante che quando don Bosco spedì i primi giovanissimi missionari continuava a ripetere loro: "Don Bosco verrà con voi". Pieni di gioia non si capacitavano della cosa finché spiegò che lui andava veramente con loro nella Regola e volle addirittura immortalare l'intuizione in un segno iconico: è la prima fotografia voluta da don Bosco nel1875. Don Bosco è nell’atto di consegnare un libro a don Cagliero, capo della spedizione: sono le Costituzioni. La posa è voluta espressamente da don Bosco stesso. Egli desiderava dare rilievo a questo gesto che per lui aveva un profondo significato. È interessante leggere quanto a questo riguardo scrive don Rua: «Quando il Venerabile don Bosco inviò i primi suoi figliuoli in America, volle che la fotografia lo rappresentasse in mezzo a loro nell’atto di consegnare a don Giovanni Cagliero, capo della spedizione, il libro delle nostre Costituzioni». (Verona)


martedì 11 febbraio 2025

Diventare come lei...

Il Servizio comunicazioni della Chiesa Cattolica di Lussemburgo ha pubblicato il seguente articolo:

Parlando dell’incontro di sabato 8 febbraio, la prima parola che viene in mente è “luce”. Luce del sole nella sala, una giornata eccezionale, mentre fuori l'inverno e il suo grigiore non finiscono mai; luce degli occhi dei partecipanti, tra cui monsignor Fernand Franck, arcivescovo emerito di Lussemburgo; luce dei testi di Chiara Lubich (1920-2008) che hanno fatto da cornice alla condivisione. Presentate da Padre Fabio Ciardi, Oblato di Maria Immacolata (OMI), le poche frasi della Serva di Dio, Fondatore dei Focolari, sono perfette per accompagnare le nostre meditazioni in occasione del Giubileo dei 400 anni di devozione a Maria, Consolatrice degli afflitti.

«Penetrare nella più alta contemplazione e rimanere uomo accanto a uomo, perdersi nella folla, per informarla del divino, segnare sulla folla ricami di luce». Certo che la vita claustrale è meravigliosa, ma non è adatta a tutti. Padre Fabio sviluppa il pensiero di Chiara Lubich, con la quale ha collaborato per diversi anni: «Maria è nella più alta contemplazione ma è rimasta in mezzo a tutti. Si mescolò alla folla. Era presente al Cenacolo, tra gli altri».

Maria porta Gesù alla cugina Elisabetta. Davanti ai Magi, prende Gesù sulle sue ginocchia e diventa il Trono della Sapienza. A Cana mostra la sua vicinanza alla gente. Presta attenzione a tutto e si accorge che manca il vino. «La contemplazione di Maria non si perde tra le nuvole -continua padre Fabio. È una persona creativa e attenta agli altri». E noi? Per conformarsi a Maria, occorre diventare come lei. «Questo va ben oltre la devozione! Dobbiamo vivere come lei, nella contemplazione, ma sempre attivi. (…) Cantare le litanie e cercate di imitarle in ciò che dicono sulla bontà di Maria».

Dopo un momento di meditazione, si susseguono quattro testimonianze, quattro esperienze molto semplici di vita quotidiana che toccano ciascuno dei partecipanti. Poi il vescovo Franck viene invitato a rivolgere qualche parola. Racconta come, un giorno in cui si celebrava la festa della Madonna Consolatrice degli Afflitti, il suo orecchio ha trasformato l'ultima preghiera. Il testo dice "lasciateci rimanere con Maria sotto la Croce", ma il vescovo Franck ha sentito: "lasciateci in Maria sotto la Croce". «È un programma per ogni giorno, spiega. Portiamo tutto a Gesù, che accoglie ciò che gli diciamo come se fosse Maria a dirglielo».

A fine mattinata, tante domande sono occasione per Padre Fabio di affinare il suo intervento e poi concludere così il suo commento: “Possiamo accogliere Gesù in tutte le sue presenze, e forse scoprire e coltivare soprattutto la presenza di Gesù in mezzo a noi».

lunedì 10 febbraio 2025

Quel che resta...

Questa sera Roma mi aspettava con un tramonto a tutto sole. Lo stesso che mi aspettava venerdì sera quando sono arrivato a Lussemburgo.

Un viaggio un po’ lungo perché l’attesa del cambio di aereo a Monaco è stato di parecchie ore. Ma quando all’aeroporto c’è qualcuno che ti aspetta il viaggio è proprio a lieto fine. E ad aspettarmi c’erano marito e moglie che non conoscevo ma che mi conoscevano. Due libanesi ormai da tanti anni a Lussemburgo. Quando entro in macchina e vedo dietro i seggiolini per i bambini capisco subito che, benché siano andati in pensione da poco, sono al lavoro come nonni, anche se fanno tante altre cose…

Approfittiamo degli ultimi raggi di sole per una passeggiata in centro: o adesso o mai più! Che bella città! La città bassa lungo il fiume e la città alta sui contrafforti rocciosi, tutto circondato dalla decorazione tutta mossa delle mura. La cattedrale è un incanto. Sul fondo l’immagine della Madonna della consolazione degli afflitti: sono venuto per lei, per preparare i 400 anni del pellegrinaggio che si rinnova fedelmente ogni anno.

Il giorno dopo – è sabato! – parlo di Maria in una sala luminosissima. Ci sono più di cinquanta persone. Parlo in francese con traduzione in lussemburghese (nella mia ignoranza non sapevo che ci fosse anche questa lingua, ma che Granducato sarebbe senza una sua lingua?).

Il vecchio arcivescovo è in prima fila. “Posso fermarmi soltanto un momento”… e poi rimane fino alla fine. La cosa più bella: la condivisione di esperienze, le domande, il dialogo… Cos’è questa gioia che tutti ci avvolge? Che sia il segno della presenza di Gesù tra noi? La gioia continua a pranzo nel focolare femminile, dove ho anche cenato la sera prima. Ritrovo vecchie conoscenze con le quali abbiamo vissuto la nostra buona battaglia…

Il pomeriggio via a Lovanio e passo al focolare maschile. La mattina presto accompagno dal fornaio: una delle cose che cerco di non omettere mai quando vado per la prima volta in una città è mettere piede in un panificio, il negozio più bello e profumato, sempre diverso e sempre in grado di farmi gustare qualcosa di nuovo.


Ma eccomi finalmente all’università! Papa Francesco è venuto da poco per celebrare i 600 anni dalla sua fondazione. In una grande aula, questa volta ci sono più di centro persone. In maniera molto simpatica mi presentano il Belgio con la sua storia e le sue caratteristiche. Seguono alcune esperienze semplici e profonde. Io come al solito dico le solite cose e questa volta traducono in fiammingo! Il pranzo a sacco, in piccoli gruppi, si rivela un momento di festa e di scambio profondo; non lasceremmo mai il grande salone...

Nel pomeriggio sento recitare, sempre in fiammingo, un mio pezzo teatrale. E come in Lussemburgo un dialogo serrato con tante domande… Anche qui la gioia ha qualcosa di speciale. Sono persone un po’ riservate, eppure tradiscono una gioia profonda, come se si fosse risvegliato qualcosa di vivo dentro. Mi giunge un solo messaggio, ma significativo:

“Penso che hai costruito alle fondamenta della nostra vita, rinvigorendole, in modo che la vita diventi più solida per avere Gesù in mezzo che risuscita. È un’avventura grande, affascinante che possiamo scoprire ogni giorno”.

Terminiamo all’imbrunire, c’è ancora un momento per due passi veloci in questa antica città. Sono belle le strade, le piazze, le case di mattino rossi, con lo stile tipico di questi Paesi Bassi. La cattedrale e il municipio sono monumenti imponenti. Resto incantato dal beghinaggio, una autentica cittadina all’interno della città, circondata da mura, attraversata dai canali… Un intrico di stradine, cortili e giardini, con le casette tradizionali. Chissà com’era la vita sette secoli fa in questo mondo tutto al femminile, abitato dalle beghine, donne nubili o vedevo, laiche, tutte dedite alla vita spirituale…






Ma forse ciò che più mi è rimasto visitando la cattedrale è stata la maestà della statua di Maria Sede della Sapienza. Avevo parlato di lei proprio il giorno prima e me la trovo davanti, così. Non ho potuto non fermarmi in preghiera davanti a lei…

A notte sono a Bruxelles. Visito subito, dal di fuori, l’immensa basilica del Sacro Cuore. È già chiusa e non posso entrare, ma mi dicono che dentro non è granché. È comunque semplicemente maestosa, la quinta chiesa del mondo per grandezza, in posizione strategica, con tutta la città davanti. Quando all’inizio del 1900 Leopoldo II la costruì ne affidò la cura pastorale agli Oblati, forse perché avevano già la chiesa del Sacro Cuore a Montmartre a Parigi.


Questa mattina, prima di riprendere l’aereo, breve visita alla città, col nevischio e il vento freddo, cominciando dalle istituzioni della Comunità Europea, fino alla galleria, il municipio...


Tutto veloce, un assaggio appena, perché sono




veduto qua per ben altro. Eppure… anche l’occhio ha avuto la sua parte e non si può non godere delle cose belle.

Tutto veloce, ma quel che resta sono i rapporti, ed questo è il bello!



domenica 9 febbraio 2025

Lo stupore per la pesca

Non è facile scrivere dopo due giorni così intensi di incontri a Lussemburgo e a Lovanio. Mi sembra sia andata bene…

Mi sento un po’ come Pietro nel Vangelo di questa domenica: «”Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore”. Lo stupore infatti lo aveva invaso, per la pesca che aveva fatto. Gesù disse a Simone: “Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini”».

Per adesso possono bastare due foto dei partecipanti. In prima fila tre fratellini...

Domani ne riparliamo…



sabato 8 febbraio 2025

Sede della Sapienza e Madre di casa / 2

Eccomi finalmente a Lussemburgo, per la prima volta! Ieri sera sono stato al santuario della Madonna della consolazione e oggi il mio intervento. La prima metà l'ho già pubblicato ieri. Ecco la seconda parte:

Chiara Lubich, ha compreso che per essere conformi al “modello”, a Maria, occorre diventare Maria, essere un’altra Maria. E questo va ben oltre la devozione a Maria. Anche qui una sua esperienza, vissuta l’anno precedente al testo che abbiamo letto.

Siamo nel dicembre 1957. Lei stessa ha raccontato più volte quell’episodio. Lo ascoltiamo in una conversazione colloquiale tenuta con i giovani del Movimento dei Focolari, il 2 gennaio 1976:

Stavo alla Villa Maria Assunta [a Grottaferrata - Roma] ed ero ammalata. Di fronte al mio corridoio ci stava una cappellina con Gesù. Sono entrata per pregare il Santissimo, e lì mi è sorta spontanea una domanda da fare a Gesù, ma che io avvertivo non veniva da me, era troppo originale questa domanda, probabilmente me l’aveva messa dentro lui stesso perché gliela facessi e per darmi una risposta.
Allora io gli chiedo: «Ma Gesù - stavo tanto male mi ricordo, e dico -, ma come mai tu hai voluto rimanere su tutti i punti della terra con la dolcissima Eucaristia, sei venuto qui pure da me, e tu che sei onnipotente non hai trovato un modo per far rimanere sulla terra anche Maria, la tua madre, che ci aiuterebbe nel cammino della vita?» E sono uscita subito di chiesa senza aspettare la risposta.
Ho incontrato la Vale, una focolarina, che fa unità subito. Le dico: «Senti, Vale, sono entrata in chiesa e ho detto a Gesù così...». Come ho detto: «Senti, Vale...» s’è stabilito Gesù in mezzo e m’è venuta la risposta, perché la risposta viene da Gesù in mezzo. M’è venuta la risposta: «È perché voglio rivederla in te», e in te significa in te e in tutti, in tutta l’Opera di Maria.
Allora era lui che mi aveva fatto fare questa domanda per dirmi: «Voglio che voi siate tante piccole Maria nel mondo per l’umanità. Quindi apri le braccia e accogli tutti come fosse Maria, canta le litanie e cerca di rispecchiarti in esse. Canta le litanie e cerca di farti come le litanie», che dicono la bellezza di Maria. Da quella volta è nato il senso che noi dobbiamo essere delle piccole Maria.

Ed ecco lo scritto, frutto di quella esperienza, che pubblica poco dopo, il 5 gennaio 1958, sempre sulla rivista “Città Nuova”.

Sono entrata in chiesa un giorno e con il cuore pieno di confidenza gli chiesi: «Perché volesti rimanere sulla terra, su tutti i punti della terra, nella dolcissima Eucaristia, e non hai trovato, Tu che sei Dio, una forma per portarvi e lasciarvi anche Maria, la Mamma di tutti noi che viaggiamo?».
Nel silenzio sembrava rispondesse: Non l’ho portata perché la voglio rivedere in te. Anche se non siete immacolati, il mio amore vi verginizzerà e tu, voi, aprirete braccia e cuori di madri all’umanità, che, come allora, ha sete del suo Dio e della madre di Lui. A voi ora lenire i dolori, le piaghe, asciugare le lacrime. Canta le litanie e cerca di rispecchiarti in quelle.

“Madonna consolatrice degli afflitti”. È il bel titolo che onora questo santuario. È a lei che si sono rivolti da 400 anni generazioni di cristiani. A lei ci rivolgiamo con fiducia anche noi, sapendo che, come una madre consola un figlio, anche noi saremo consolati (cf. Is 66, 13).

Lei conosce bene ogni nostra pena e sa comprenderci, perché è stata accanto al figlio suo che pativa in croce, ed ha conseguito nella maniera più eccelsa la beatitudine promessa nel Vangelo a coloro che piangono (cf. Mt 5, 5). Poiché Dio l’ha consolata con la risurrezione di Gesù, è anch’essa in grado di consolare noi suoi figli, quando ci troviamo in qualsiasi genere di afflizione (cf. 2 Cor 1, 3).

Come ci ricorda la Costituzione del Concilio Vaticano II sulla Chiesa: «La Madre di Gesù (...) brilla ora innanzi al peregrinante popolo di Dio quale segno di sicura speranza e di consolazione» (LG 68).

Ognuno di noi è chiamato a rivivere Maria, ad essere un’altra piccola Maria, con il cuore in cielo e con i piedi sulla terra; tutti rivolti a Dio e tutti attenti alle persone che ci sono attorno. Per essere anche noi una consolazione per quanti incontriamo sul nostro cammino.