giovedì 7 ottobre 2021

In cammino con Maria

 


Sono dovuto arrivare a 70 anni per coronare il sogno di partecipare alla festa dell’Assunta a Santa Maria a Vico. Ho visto finalmente “scendere” la statua millenaria della Madonna custodita nella sua splendida cappella, chiusa da una artistica cancellata. Un’operazione complessa, considerato il notevole peso della statua, a cui è deputato un gruppo di uomini esperti: una autentica liturgia seguita con attenzione e apprensione da una folla di fedeli. Al termine, la tensione dei presenti si scioglie in un potente applauso. Nel presbiterio il parroco, p. Nicola, la incorona, quindi viene issata sull’altare preparato per l’occasione.

Dal primo mattino i pellegrinaggi si presentano alla porta del santuario. Sono venuti a piedi recitando il rosario. Terminano con la Salve Regina ed entrano cantando. Nel pomeriggio è la volta del corteo storico, con più di un centinaio di partecipanti rivestiti con i ricchi costumi della corte degli Aragonesi, i cui re hanno costruito il santuario, ormai più di 500 anni fa. Giunto nella piazza antistante la basilica il cavallo del re si inginocchia tre volte davanti alla piccola edicola, come aveva fatto 500 anni fa. Le tradizioni si perpetuano. Il corteo entra quindi in chiesa e sfila davanti alla Madonna seduta in trono, la vera Regina, davanti alla quasi di inchinano re e regine.

Il giorno seguente passano davanti alla chiesa i carri carichi dei prodotti della terra, dono a Maria.

Lei, l’Assunta, è là, nel suo santuario, a ricordare che ha anticipato ciò a cui tutti siamo destinati: entrare in Cielo interi, con il corpo, con il mondo nel quale siamo immersi e di cui siamo parte ed espressione. Tutto ciò che è umano acquista valore perché ha la vocazione al Cielo. Maria Assunta appare la nostra speranza, la speranza della politica, dell’arte, del lavoro, del patire, dei fallimenti e delle gioie. Tutto ha valore perché tutto può risorgere, essere trasfigurato, salire al Cielo come lei, rimanere per l’eternità. A Santa Maria a Vico il giorno dell’Assunta non c’è più distinzione tra “sacro” e “profano”: è la festa della Madonna! Ed ella è contenta nel vedersi circondata da tanti suoi figli.

A lei si innalza adesso un altro omaggio, che si affianca a quelli di tutto il popolo. È un canto, un canto composto da p. Nicola Parretta. Sì, perché il libro che ha appena scritto, In cammino con Maria, l'Assunta, è un canto d’amore a Maria. Un canto con tante brevi strofe che ritraggono la Madre in tutte le sue innumerevoli sfumature, seguendola nel suo cammino come delineato dai Vangeli. Un cammino nel quale ella vuole essere accompagnata, per condividere con noi, ad uno ad uno, i suoi misteri. Un cammino – quello da lei percorso – che ricalca quello di Gesù, fino a identificare la Madre col Figlio. Un cammino che, se vissuto assieme a lei, porterà anche noi a identificarci prima con Maria poi, come lei, con Gesù, fino… fino al momento nel quale anche noi saremo assunti in cielo, ad occupare il posto che Gesù è andato a preparare per noi.

Un percorso semplice e graduale, quello che p. Nicola ci propone. Un percorso nel quale Maria ci prende per mano, proprio come una mamma, per condurci, passo dopo passo, alla meta.

mercoledì 6 ottobre 2021

I misteri della luce

Nella festa della Madonna del Rosario potremmo meditare i misteri della luce.

Il battesimo di Gesù

Confuso tra la folla Gesù si presenta a Giovanni per essere battezzato come uno dei tanti  peccatori. È «l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo» (Gv 1, 29. 36).

Quando esce dall’acqua «vede aprirsi i cieli». La disobbedienza di Adamo li aveva chiusi, irrimediabilmente. Ora l’obbedienza di Gesù li riapre (cf Lc 3, 21): lo Spirito può tornare sulla terra e la voce di Dio risuonare in mezzo a noi: «lo Spirito discende su di lui come una colomba»; «E si sentì una voce dal cielo: Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto».

Grazie al battesimo di Gesù anche nel nostro battesimo si aprono i cieli, scende lo Spirito e il Padre ci rende figli suoi: «Tutti voi infatti siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù – ci assicura l’apostolo Paolo –, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo» (Gal 3,26-27). Anche noi, in Gesù, grazie allo Spirito mandato nei nostri cuori, possiamo rivolgerci a Dio e chiamarlo Abba, Padre, quali veri figli (cf Gal 4, 6).



Le nozze di Cana

Maria si rivolge al figlio: “Non hanno più vino”. Queste semplici parole riflettono la sua sollecitudine materna che la rende pronta nell’andare incontro alle necessità degli uomini.

Consapevole di questa sua prerogativa materna, Maria dice ai servi: “Fate quello che vi dirà”. Sono le ultime parole che i Vangeli riportano di Maria. Con esse la Vergine addita il Figlio suo e lei si mette da parte, si fa silenzio, nella rinuncia di sé. E Gesù compie il miracolo atteso: cambia l’acqua in vino, segno di un miracolo ben più grande che opererà con la sua morte in croce e risurrezione: la trasformazione della nostra umanità in realtà divina. Egli ci ha resi «partecipi della natura divina» (1 Pietro 1, 4).


La predicazione del Regno di Dio e della conversione

Il terzo mistero della luce ci porta con Gesù lungo le strade della Galilea. La sua predicazione, «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino», è introdotta dal Vangelo di Matteo con le parole del profeta Isaia: «il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce; su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte una luce si è levata» (3, 16-17).

L’annuncio della vicinanza del Regno di Dio è un “eu-angelo”, ossia un lieto annuncio: Dio entra nella nostra vita, nella nostra storia e la trasforma interamente. Nelle sue parole, nelle sue parabole, nei suoi miracoli, nei suoi gesti d’amore Gesù rivela il vero volto di Dio, un Padre misericordioso.

Di qui l’esigenza della conversione: “Convertitevi e credete nel Vangelo”. Se Dio si manifesta come un Padre che ama, essere figli suoi richiede di imitare l’amore senza limiti del Padre, che dà la pioggia e il sole ai buoni come ai cattivi.


La trasfigurazione

La luce divina di Gesù, che rimaneva velata dalla sua umanità, nel giorno della trasfigurazione sprigiona tutto il suo bagliore. La luce del Verbo – la sua divinità – penetra di sé, assume in sé e si manifesta anche nella carne di Gesù: “il suo volto brillò come sole” (Mt 17,2). Anche le vesti sono bagnate nel divino e lo irraggiano: “divennero candide come luce”!

Pietro, Giacomo, Giovani si sentirono come rapiti dal suo fulgore. Gesù appariva loro come il «più bello tra i figli dell’uomo» (Salmo 45, 3), «immagine del Dio invisibile» (Colossesi 1, 15), irradiazione della gloria del Padre (cf Ebrei 1, 3).

Nella trasfigurazione ci è data la certezza che tutto di noi, salvato dalla croce, sarà immerso nel divino. Anche la nostra umanità sarà trasfigurata, divinizzata.


L’istituzione dell’Eucaristia

L’ultimo grande mistero di luce che siamo invitati a contemplare è quello dell’ultima cena, quando Gesù dà il pane e il vino ai suoi discepoli e in essi dona il suo corpo e il suo sangue: l’Eucaristia.

Ma dov’è la luce in questo mistero? Questo quinto mistero potrebbe forse essere letto come il passaggio della luce da Gesù a noi. Egli quasi si spegne nel pane e nel vino per accendere noi: «ora siete luce nel Signore» (Ef 5, 8).

Gesù si “spegne” nell’Eucaristia perché lì anticipa la sua offerta in croce: si dà tutto, senza riserve. Avendo amato i suoi, dice l’evangelista Giovanni, li amò “fino alla fine”, fino all’estremo (13, 1). Lì si fa mangiare, entra in noi, nelle nostre carni, ci rende “concorporei”, “consanguinei” con lui, come affermano i Padri della Chiesa. Ci fa l’unico Corpo di Cristo. Con l’Eucaristia inizia l’umanità nuova. Grazie ad essa la comunità cristiana, in seno ad una civiltà piena di contrasti, diventa germe potente di fraternità.

Conclusione

I misteri della luce ci ricordano che siamo chiamati a passare dalle tenebre alla luce, a vivere da figli della luce. Non soltanto individualmente, ma come Chiesa: «Se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri» (1 Gv 1, 7). La luce che splende sul volto di Cristo è chiamata a spendere sul volto della Chiesa che gli fa da specchio. Egli, presente in mezzo, a noi continua ad essere luce che illumina ogni uomo che viene nel mondo. La missione di Gesù – annunciare il Vangelo a ogni creatura e fare di tutti uno come lui e il Padre sono uno – diventa la nostra missione.

martedì 5 ottobre 2021

Un cimitero vivo

 


In questi giorni vissuti a Loppiano sono passato e ripassato tante volte al cimitero. È così bello, luminoso, adagiato sulla collina, discorso da tutto ma “con vista” sulla chiesa di san Vito che rallegra i morti con le sue campane sempre a festa.

Passo da una tomba all’altra, come in un pellegrinaggio, per incontrare i “santi”.

È un incontro di famiglia: trovo tanti conoscenti, alcuni che non sapevo neppure se e quando fossero morti. Trovo anche amici. Che gioia vederli, parlare con loro, ricordare i momenti vissuti insieme…



È una rilettura del Vangelo: sotto il nome di ognuno la “Parola di Vita” che ha accompagnato e illuminato il loro cammino terreno e che ora brilla splendente in cielo. Un Vangelo vissuto e vivo.

lunedì 4 ottobre 2021

La formula di oblazione / 12


“Così Dio mi aiuti. Amen”. Sono le parole con cui termina la “formula di oblazione”. Sono così essenziali, densi e impegnativi i suoi singoli enunciati che per la loro attuazione ci vuole proprio l’assistenza di Dio. Proprio come pregava Paolo: «Colui che ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù» (Fil 1, 6).

Una “formula”, da “forma”, norma, regola, è costituita da parole stabilite dalla legge o dalla consuetudine per la validità di un atto solenne. Per noi Oblati esprime una sua sacralità, pone in continuità con migliaia di padri e fratelli che l’hanno pronunciata quando sono entrati a far parte della famiglia e l’hanno ripetuta fin sul letto di morte.

Possiamo ripeterla ancora una volta:

Nel nome di Nostro Signore Gesù Cristo, alla presenza della Santissima Trinità, della beata Vergine Maria, di tutti gli angeli e i santi, di tutti i miei fratelli qui riuniti, prometto a Dio, faccio professione e voto di castità, povertà e obbedienza per tutta la vita.

Parimenti faccio voto di perseverare fino alla morte nel Santo Istituto e nella Società dei Missionari Oblati della Santissima e Immacolata Vergine Maria. Così Dio mi aiuti. AMEN.

domenica 3 ottobre 2021

La formula di oblazione / 11


 

“Parimenti faccio voto di perseverare fino alla morte nel santo Istituto e nella Società dei Missionari Oblati di Maria Immacolata”.

Agli inizi sant’Eugenio non pensava di emettere nessun voto: “Non saremo legati da voti – scriveva ai primi compagni – ma soltanto dal vincolo della carità”. Nel giro di pochi anni ne spuntano addirittura quattro! Una storia interessante che varrebbe la pena narrare. Ma restiamo alla nostra “formula”, con un voto che vincola, “fino alla morte”, agli Oblati.



Si parla di Istituto e di Società. Il primo termine si riferisce piuttosto all’istituzione in quanto tale, una realtà ecclesiale stabile. Il secondo alle persone che costituiscono una Società, ossia un insieme di “soci”, termine latino (socius) che significa compagno, amico, alleato, persone che si organizzano tra di loro per perseguire un obiettivo comune. Questa istituzione ecclesiale, questa alleanza tra amici che vogliono lavorare insieme come missionari, ha un nome straordinario: Oblati di Maria Immacolata. Anche su questo nome varrebbe la pena fermarsi perché è tutto un programma: quando sant’Eugenio ci pensava si incantava…

Ma la parola più bella in questa "formula" mi sembra “santo”: “perseverare fino alla morte nel santo Istituto e nella Società…”. Ogni mattina, pronunciando la “formula”, penso a quanto noi Oblati siamo fragili, peccatori, “una specie di Gesuiti di campagna”, come li definiva il dizionario Larousse. Tante volte a sant’Eugenio, guardando i suoi compagni, cascavano le braccia! Che frana… Proprio una “Parva Congregatio”, una povera piccola congregazione, come la chiamava. È come quando guardiamo la Chiesa: è una Chiesa di peccatore, ma una delle sue note caratteristiche è quella di essere Santa, perché in essa c’è il Santo, è il corpo di Cristo, il tempio dello Spirito!

Così gli Oblati. Più uno ci sta dentro più ne scopre le debolezze e povertà. Ugualmente, più uno ci sta dentro più scopre la bellezza di questa vocazione. È una famiglia santa: se la sono formata il Salvatore e Maria Immacolata. Allora vale la pena perseverare, fino alla morte, in questa famiglia, così com’è e così come Dio l’ha pensata e amata.

sabato 2 ottobre 2021

All'inizio non era così...

 


Sto scrivendo la biografia di Giovanni Santolini. O meglio, sto dando l’occasione a Giovanni Santolini di raccontare la sua vita: è un libro suo.
Leggendo il vangelo di questa domenica sulla indissolubilità del matrimonio, ho subito pensato a una pagina di Giovanni. Non è assolutamente un commento al Vangelo: il Vangelo è il Vangelo! Ed è bello vedere come Gesù riporta tutto al disegno di Dio. Comunque la pagina di Giovanni – una lettera a una sua sorella – è interessante:

12 gennaio 1987 - Ho appena finito di leggere un romando di R. Bach intitolato Il ponte sull’eternità  lo stesso autore del Gabbiano Jonathan un libro che vale la pena di leggere. Si tratta di trovare la propria “anima gemella” diremmo noi cristiani, colui che Dio dall’eternità ha pensato per te, anche se tante volte si tratta di tirarla fuori dall’armatura o dal guscio che tutti ci mettiamo addosso per difenderci. Ecco, nessuno trova il prossimo bello pronto a volerci bene, dobbiamo creare le condizioni per crescere insieme!

Per quanto riguarda i rapporti sessuali extra-matrimoniali. Bisogna dire che il rapporto tra due persone è vero se c’è amore, altrimenti si tratta di semplice “ginnastica sessuale”. Non si fa l’amore, la maggior parte delle volte le persone fanno del sesso. Per fare l’amore in senso completo si suppone una fiducia illimitata l’uno nell’altro, la capacità di capirsi, di sapersi stimare, e direi saper entrare nell’animo dell’altro. Se manca questo, il rapporto resta semplicemente un fatto fisico, che finisce nel momento in cui si interrompe il contatto fisico. Amore suppone la capacità di essere “intimi” l’uno con l’altro, cioè saper entrare a capire le attese, l’animo, il bello, la poesia, il capolavoro che c’è nell’altro, se non sei capace di vibrare con chi vibra accanto a te, se non sei capace di commuoverti quando lui o lei si sommuove, non sarai neanche capace di “fare del sesso”. Saper vibrare assieme però suppone la capacità di condividere tutto il mondo che ci portiamo dentro, per questo occorre una profonda conoscenza, occorre sapersi dedicare completamente ed esclusivamente ad una persona. Fiducia, fedeltà, crescita assieme ecco le ragioni perché è assurdo “fare l’amore” con la prima persona che incontri … si tratta di una contraddizione.


venerdì 1 ottobre 2021

La formula di oblazione / 10

 


“Parimenti faccio voto di perseverare fino alla morte nel santo Istituto…”.

Perseverare: non è la corsa dei 100 metri con scatto veloce, ma il camminare sicuro e costante del maratoneta, che si misura sulle lunghe distanze. Nella sua etimologia c’è un per, che significa “a lungo”, e un severus, che significa “rigoroso”: è una decisione che deve essere lucida e ben ponderata, alla quale occorre essere coerenti, perché dobbiamo andare lontano.

Lontano quanto? Fino alla morte! Suona diversamente dal “per tutta la vita”. È la stessa cosa, ma qui c’è il senso della morte, quasi a dire che occorre andare avanti costi quello che costi. Non si scherza… eppure è una scelta gioiosa! Che bello dedicarsi per qualcosa per cui vale la pena vivere… e morire, perseverando con fermo rigore.

Come si è visto dalla ripetuta foto della quercia che campeggia davanti al Centro Internazionale di spiritualità “Claritas”, questi giorni sono stato a Loppiano per dare un corso di teologia spirituale a 24 giovani focolarini e focolarine in formazione: un’esperienza entusiasmante e arricchente…