L’invio è solenne, come quello che avveniva quando i missionari partivano per i villaggi e le città. Si
riunivano nella cappella della chiesa della Missione, pregavano insieme davanti
al Santissimo Sacramento esposto, baciavano la croce e ricevevano la
benedizione del superiore. Noi non partiamo per una missione, ma ci mettiamo
sui passi dei primi Missionari di Provenza per andare, come loro, a Barjol, un paese a una trentina
di chilometri da Aix, dove si recarono alla fine del 1818 per predicare una
missione rimasta memorabile. Naturalmente andavano a piedi, nel mezzo dell’inverno.
Ma prima St-Laurent du Verdon, un luogo particolarmente caro agli Oblati. Il castello nobiliare della famiglia de Mazenod ci attende. Quando nel settembre 1818 sant’Eugenio vi si recò con due dei suoi giovanissimi compagni, ad attenderlo c’era la mamma e la nipote. Qui scrisse il corpo principale della Regola. Noi vi torniamo in pellegrinaggio. Già il viaggio ci ambiente, tra le colline verdi di boschi, campi coltivati, greggi di pecore, villaggi adagiati sui crinali.
La Provenza, in questa primavera assolata e fresca, mostra il meglio di sé. Pare di vederlo sant’Eugenio sul calesse che confida a Moreau e Suzanne le pagine che tra poco si appresterà a scrivere, una Regola che riserverà delle sorprese…
Il castello è ormai diviso in una quindicina di appartamenti
dove vivono famiglie inglesi che passano l’estate in questo silenzioso sud
della Francia. Arriveranno tra qualche giorno. Adesso è tutto rigorosamente
chiuso. Mentre siamo lì nel giardino antistante a raccontarci le storie del
passato, arriva lentamente una macchina. Scende una giovane coppia. “Siete gli
Oblati? Volete visitare la stanza dove sant’Eugenio ha scritto la Regola?”. All’ingresso
del castello una foto ritrae un gruppo di Oblati venuti per i 200 anni della
fondazione e gli abitanti del palazzo: nella foto ci sono anch’io! Riconoscibilissimo
per il mio solito cappello… E faccio la foto della foto.
Gentilissimi, i due inglesi ci introducono nel loro
appartamento. Appesa al muro una stampa ritrae sant’Eugenio. Ce ne parlano con
passione. Ogni volta che sono andato a visitare il castello sono stato
introdotto in un appartamento diverso e ognuno dei proprietari giurava che
quella era la stanza di sant’Eugenio. In una stanza o nell’altra, ha vissuto
comunque in questo castello e ogni finestra si spalanca su una natura d’incanto.
Quindi nella chiesa del minuscolo paese, dove la messa si dice una volta all’anno e quando passano gli Oblati. Tocca a me, naturalmente, fare l’omelia sul senso delle Regole e su come dobbiamo accoglierle, viverle, farle “progredire”. Ma a presiedere la messa è James: oggi è il suo anniversario di ordinazione. La data di ordinazione era stata cancellata: 10 giorni prima la guerra aveva ucciso 200 persone e i militari avevano dichiarato il coprifuoco. Lo zio vescovo riuscì a fare comunque l’ordinazione, anche se tutto era circondato dall’esercito armato fino ai denti.
Ed eccoci a Barjol, una bella cittadina. Ancora più bella la
chiesa, dell’anno 1000. Quando i missionari arrivarono da Aix, trovarono la
chiesa e la piazza gremite. Forse i 4000 abitanti erano tutti lì, richiamati
dalla fama dei missionari. Subito Eugenio de Mazenod iniziò a parlare, prima in
francese poi in provenzale… e perse la voce! Ogni mattina la fila per le
confessioni cominciava a formarsi alle 3.00… Fu un successo, dal 10 novembre al
20 dicembre. Due missionari dovettero rimanere per un’altra settimana per
terminare le confessioni. Tra le conversioni più eclatanti quelle di
anticlericali incalliti che durante la Rivoluzione francese aveva distrutto
statue e altari nella chiesa. Uno di loro al termine della missione ricostruì
gli altari che aveva distrutto. Vollero appendere a una delle
volte il mantello di sant’Eugenio in segno di ricordo e vi rimase per anni.
La penombra avvolge la Chiesa e il racconto e la meditazione
si fanno preghiera…
Terminiamo alla croce di ferro piantata alla fine della missione all'emtrata della cittadina in quel 1818, ancora lì a ricordare l’essenza del cristianesimo.
Infine la grande basilica millenaria di san Massimino, che
il vescovo de Mazenod aveva fatto restaurare. Custodisce le reliquie di santa
Maria Maddalena. Di più non si può...









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