martedì 31 marzo 2026

Due passi nel neolitico

Matera, 29 marzo. 

Sarebbe l’ora di ripartire da Roma. Ma come, così presto? Tornerò…

Prima, la messa in una bella chiesa degli anni ’50, dove era parroco don Gino, il prete che, assieme a don Mimì, ha portato l’Ideale a Matera: un po’ il padre di tutti. L’anno prossimo spero di tornare per la presentazione della sua biografia che sta scrivendo uno dei suoi fratelli.

Celebro la festa delle Palme… una festa.



Adesso però è proprio ora di partire. Non può comunque mancare l’ultima passeggiato per i sentieri del parco della Murgia. Ecco il villaggio neolitico, le grotte… Un mondo affascinante, che ha visto generazione e generazioni di uomini, monaci, pastori… siamo in uno dei più antichi insediamenti umani… ci si sente più uomini.

Ma cos’ho fatto per meritarmi tutto questo?






lunedì 30 marzo 2026

A spasso per Matera

28 marzo. Dalla Puglia alla Basilicata. Prima di entrare in Matera… Matera? Non avrei mai e poi mai pensato che un giorno sarei stato a Matera, luogo per me mitico, fuori di ogni area geografica, sospeso nell’infinito.

Matera! Eccola, come l’ho sempre vista nelle foto e nei filmati di Imma Tataranni, con i “sassi” e il campanile della cattedrale che la attira verso il cielo. Mi accompagna Cinzia, appassionata di cultura locale e camminatrice del CAI. Lasciamo la macchina e ci inoltriamo nei sentieri, di grotta in grotta, fino alla prima chiesa rupestre, la Madonna delle vergini. Insediamenti del neolitico, di monasteri e celle di monaci e eremiti, rifugi di pastori… Che mondo! Matera è lì davanti…

Dalla Madonna delle vergini alla Madonna della Palomba, di “appena” cinque secoli fa. Accanto una chiesa rupestre, interamente scavata nella roccia, ampliamento del santuario per accogliere i molti pellegrini, e annesso il refettorio dei pellegrini, con la cucina, il forno, la ghiacciaia… tutto rigorosamente scavato nella roccia.



La comunità focolarina è lì che mi aspetta. Celebro la messa nel santuario: la Madonna è sempre la Madonna. Si crea un clima profondo di preghiera… e di gioia.

Ultimo sito nel quale mi immergo letteralmente: la cava di tufo, trasformato in Parco della scultura la Palomella”, un paesaggio incantevole, d’un silenzio profondo, le forme artistiche che invitano alla meditazione.

Finalmente entro in città. Un freddo cane, un gelido vento forte, un cielo completamente coperto e minaccioso… una bellissima giornata, proprio adatta per camminare veloci su e già per le strade del centro. Eccoci sul piano alto, settecentesco tra palazzi, cattedrale e chiese con mille anni di storia, con sempre nuovi scorci su crete e visuali della città. Non poteva mancare uno sguardo al tribunale dove lavora Imma Tataranni (lei non c’è, impegnata a un sopralluogo per omicidio) e alla sua casa (adesso in vendita dopo la separazione dal marito… vedremo come va a finire).

All’ora di pranzo eccomi da Massimiliano, architetto, altro appassionato di Matera, tra gli artefici della nomina a Città europea della cultura nel 2019. Ancora piatti tipici… Ma subito Cenzia mi trascina di nuovo in città, quella bassa, quella dei sassi…

Si è fatta l’ora dell’evento! Via di corsa alla chiesa dei Battisti per la presentazione del libro. Anche su questo due parole sul blog:

https://fabiociardi.blogspot.com/2026/03/presentazione-matera.html

 

Una signora battista prende la parola e appare contentissima. Vorrebbe che andassi a cena da lei per continuare… Ma sono a cena a casa di Massimiliano dove, come a Taranto, si danno appuntamento alcuni della comunità, oltre naturalmente al mio nuovo collega, il pastore Nunzio!



domenica 29 marzo 2026

A spasso per Taranto

26 marzo: Frecciargento Roma Bari. Da Caserta a Foggia camminiamo a passo d’uomo, siamo fuori dal mondo. La natura è bella, tra vigneti, colline a distese di grano d’un verde tenue… A Foggia la Freccia torna a sfrecciare, con nuovi paesaggi. A Bari Mimmo e Rosa mi aspettano per accompagnarmi in macchina a Taranto, onde evitare un altro viaggio in treno da Far West. Eccomi finalmente, dopo 50 anni, di nuovo nel Quartiere Paolo VI. C’è ancora Marta ad attendermi! Venerdì mattina arriva anche Isa, così le figlie di Beppino ricostituiscono per me la famiglia tarantina, ma oggi ci sono anche i mariti, i figli, i nipoti… Sì il tempo passa e si cresce!

Sul blog ho già scritto del mio arrivo nel quartiere nel luglio 1975 e gli incontri con gli uomini della “comunità parrocchiale”.

https://fabiociardi.blogspot.com/2026/03/a-taranto-50-anni-dopo.html

Ricordo che la prima sera un operaio, capelli grigi e volto sorridente, intervenne spontaneo: «I nostri giovani vivono ogni giorno un passo del Vangelo, la "Parola di Vita". Perché‚ non proviamo anche noi? Io proporrei di ritrovarci domani sera, dopo la Messa, perché qualcuno ci spieghi cos’è questa Parola di Vita e come i giovani la vivono».

Nel mio diario di allora scrivevo: «Il giorno seguente uomini e donne sono alla scoperta della “Parola di Vita”. Quello che li affascina è la possibilità di vivere assieme lo stesso passo del Vangelo. “Pensa che bello, dice una mamma, se a casa mia, mio marito, i miei figli, viviamo assieme il Vangelo! Poi possiamo confrontarci, vedere come va”.

Un altro gruppo di operai li incontro il giorno seguente, sul sagrato della chiesa. Gli uomini infatti si dividono in turni. Tutto il quartiere è ritmato dal primo, dal secondo, dal terzo turno di lavoro alle acciaierie dell’Italsider. Un operaio mi spiega che è comunista e cristiano. “Sono entrato in questa comunità tre anni fa. Non è facile camminare dietro a Cristo, ma io non mi vergogno di nessuno. Giorni fa un ingegnere mi ha detto: Ma tu credi ancora a queste cose? Sì, gli ho risposto, anche se non ho tutta la sua cultura, io credo!”.

Antonio mi spiega che nel suo ambiente di lavoro regna una “alta cultura pornografica”. Lui, in mezzo a tutto un genere di riviste specializzate in materia, ha cominciato a portare nientemeno che Famiglia Cristiana. All’inizio i compagni di lavoro ci ridevano sopra. Non l’ha portata per qualche settimana e subito qualcuno si è lamentato: “Perché‚ non porti più Famiglia Cristiana?”. “In fondo, mi spiega, sono stufi di pornografia, e anche se mi deridono, quando nessuno li vede, sfogliano la rivista che porto io”. “Dopo un po’ di tempo - aggiunge - mi sono messo a studiare con impegno il Vangelo e perfino le vite dei santi... quelli sì che sono delle personalità!”.

Anche un altro operaio, che asserisce di essere sempre stato additato come la pecora nera della famiglia, mi confida che sta leggendo la Bibbia: “Ci vuole tempo, ma io leggo una pagina al giorno. Ho comprato la migliore edizione, in tre volumi”.

A causa dei turni di lavoro la comunità dei credenti non può mai trovarsi al completo. Tuttavia i vari nuclei camminano decisi e uniti. Anche i ragazzi si incontrano tra di loro, e così le ragazze e le mamme. Noto una gara tra i vari gruppi, un’emulazione vicendevole nella scoperta del cristianesimo e nell’impegno a viverlo.

Adesso, quando cammino per il quartiere mi sento salutare, mi vedo sorridere: è un tacito accordo tra noi cristiani. Quell’"ac-cordo" - un cuor solo - che rende salda e unita la comunità, pronta ad affrontare con coraggio il mondo che la circonda; quell’accordo che fa sì che i giovani si incontrino per pregare, che dà agli uomini il coraggio di andare a testa alta in fabbrica, dove tutti li sanno cristiani, che spinge le donne a trovare gli ammalati nelle loro case, per ridare speranza...

È una comunità giovane, che si irrobustisce nella difficile e gioiosa testimonianza della verità».

27 marzo: Messa nella chiesa degli Oblati… dal 1968 sono stati qui, per 50 anni. Adesso non ci sono più, ma la loro presenza è sempre viva. Sulla facciata della chiesa la grande statua di sant’Eugenio, presente anche all’interno, perfino sul fonte battesimale! Sono presenti soprattutto nell’AMMI, l’associazione di laici che si ispira al carisma di sant’Eugenio.

Celebro sull’altare sul quale celebrò Paolo VI la notte di Natale, quando venne nelle acciaierie.

E ora un tuffo nella Taranto vecchia, un mondo intatto, sempre lo stesso da secoli. Gaetano è nato e cresciuto in un vicolo accanto al duomo. Si rivedere a correre su e giù per queste stradette, con i ginocchi sbucciati, con bande di ragazzini.

Nel duomo si compendia e si spalanca la storia della città, non quella della Magna Grecia, ma quella cristiana, con la prima evangelizzazione di san Pietro e san Marco che passano per andare a Roma e la seconda evangelizzazione di san Cataldo che, di ritorno dalla Terra Santa verso l’Irlanda, si ferma in città, primo vescovo. La cappella – il “cappellone” – a lui dedicato è un’esplosione di marmi, statue, colori. Sobria e misteriosa la vasta cripta.

Tra tanti capolavori d’arte, le case e i palazzi minori della vita ordinaria, con le scritte sui muri, gli odori dei fritti, le scolaresche in gita…

Sorpresa! La casa del mio amico, il commissario Ricciardi, così come la casa dell’amata Enrica, il mercato nel quale Nelide fa la sua spesa quotidiana, la casa della “amica” del brigadiere Maione… non sono a Napoli, dove è ambientato lo sceneggiato, ma proprio qui nella Taranto vecchia, e vedo case e luoghi, ricostruendo le scene…

Ormai si è fatto ora di pranzo: nuova famiglia, nuovi amici, nuove specialità pugliesi…



Finalmente il perché sono qui: la presentazione del libro “Lacrime e stelle”, come da blog...

https://fabiociardi.blogspot.com/2026/03/presentazione-taranto.html

A sera nuova famiglia, dove si riunisce la “comunità” del Movimento per la cena in piedi: nuove amicizie, nuove specialità pugliesi…

Ma cos’ho fatto per meritarmi tutto questo?



sabato 28 marzo 2026

Presentazione a Matera

Questa volta la presentazione di Lacrime e stelle si è tenuta nella Chiesa battista con più di 80 persone. 

“Non sapevo se chiamarlo professore o don Fabio o padre Ciardi… ma adesso dopo averlo sentito parlare so come chiamarlo: Pastore Fabio”. Così alla fine il Pastore Nunzio entusiasta mi ha ingaggiato come suo collega aprendomi le porte della sua Chiesa. 

Un momento bello e partecipato, molto diverso da quello di ieri a Taranto. Le 30 copie del libro erano vendute prima di iniziare. Gli altri hanno dovuto contentarsi di ordinare. 

Ma ciò che mi convince in questa tournée è vedere ricomporsi le comunità e riprendere coraggio e fiducia. 

venerdì 27 marzo 2026

Presentazione a Taranto

Circa centoventi le persone alla presentazione del libro “Lacrime e stelle”. 

Tra esse il Vescovo, venuto solo per un saluto, poi doveva subito andare per impegni: è rimasto un’ora e mezza. Pastore e fedeli valdesi, membri della chiesa di Gesù e dei santi degli ultimi giorni, azione cattolica, responsabile della pastorale familiare, responsabile delle aggregazioni laicali, amici… 


Contenti

giovedì 26 marzo 2026

A Taranto, 50 anni dopo...

Arrivo al quartiere in una mattina afosa. Pensavo si trovasse a ridosso della città, invece occorre inoltrarsi alquanto nella periferia. Il bus mi scarica al centro dell’abitato, dopo averlo penetrato per una strada che mi è parsa un labirinto.

Quando Paolo VI, nel Natale del 1968, venne qui per incontrarsi con gli operai dell’Italsider, il quartiere, che avrebbe preso il suo nome, era composto da un primo lotto di casette bianche bifamiliari rigorosamente allineate, e da un secondo lotto, quattro grandi palazzi che guardano la piazza quadrata. Da allora si è rapidamente ingrandito: le persone sono salite a 7.000. Adesso sono appena spuntate le nuove case popolari, da una parte e dall’altra del quartiere: due enormi mani che sembra vogliano strangolarlo. Non sono ancora terminate e già vi abitano 4.000 persone.

Gli ulivi e i giovani alberi che circondano i palazzi nuovi e puliti dei primi due lotti danno un tono di signorilità al quartiere. Avrebbero dovuto essere molti di più. Nell’ultima “Giornata del verde”, organizzata con impegno, erano stati piantati 2.000 abeti e pini. A Natale hanno lasciato le aiuole per salire negli appartamenti e addobbarsi da albero di natale.

È in questo “quinto mondo” che scopro una Chiesa fragile e forte come nei primi tempi del cristianesimo. Ogni sera, dopo cena, nell’ampio cortile accanto alla chiesa, vedo arrivare alla spicciolata ragazzi e ragazze, papà e mamme, qualche nonna. Ognuno porta la sua sedia. Lentamente il cerchio si allarga: sono in venti, poi in trenta, quaranta, sessanta.

Beppino, un operaio sulla quarantina, mi presenta la comunità. È un uomo semplice. Mi racconta della lotta che deve ingaggiare ogni giorno per difendere la fede in un ambiente ostile, del coraggio di professarsi cristiano in fabbrica, dove lo deridono perché è onesto e crede nel Vangelo.

Era il luglio 1975, quando scrisse queste righe... Era la prima e unica volta che andavo a Taranto. Vi torno dopo più di 50 anni. Non c’è più Beppino ad attendermi, mi aspetta in Paradiso, ma ci sono le sue due figlie carissime…

mercoledì 25 marzo 2026

Evviva la missione di Marino!

Sindaco, vicesindaco, assessori, carabinieri, vigili urbani, vigili del fuoco, tutti insieme nella sala consiliare… Che bell’incontro per parlare della realtà della missione cittadina a Marino. E che sorpresa per tutti vedere che la cittadina si sta mobilitando.

La vicesindaco è meravigliata del cambiamento di paradigma: "Appena un mese fa con i carabinieri ci si era dati da fare per consigliare, soprattutto gli anziani, a non aprire la porta a sconosciuti… Ora invece tutte le porte aperte: visite alle famiglie, ai malati, agli anziani…".

Ciò che più sorprende sono i “centri di ascolto”, più di venti famiglie che aprono la loro casa per incontri con tante persone del vicinato, credenti e non credenti (per semplificare il linguaggio) per parlare insieme delle cose che interessano tutti.

E poi questa bella schiera di “missionari”, Oblati, religiose, laici, provenienti da varie parti d’Italia, ospiti nelle famiglie, che entrano nei vari ambienti. Alcuni hanno preso una settimana di ferie dal lavoro. 


La mamma di un nostro giovane Oblato adesso missionario in Uruguay, è venuta apposta dalla Calabria e oggi in comune ha dato la sua testimonianza di consigliera comunale nella sua città.

Dopo cena, in vari luoghi pubblici, adorazione all’aperto, con tanta partecipazione.

Un consigliere comunale ha detto. Mi sembra di vedere Gesù: non stava nel tempio, ma andava per le strade. Poi la Chiesa si è ritirata nelle chiese. Ora tornate nelle strade. E la vicesindaco: fin dall’inizio ho tenuto la porta aperta per ricevere la gente … ora ho capito che deve andare io dalla gente. Poi, riferendosi a quanto avevo detto sull’arte di amare: Bello, ma per niente facile…

Evviva la missione!



martedì 24 marzo 2026

Rilassati! Dio non sei tu

“Bisogna passarle tutte”, diceva padre Novo. Anche TV 2000! (benché non sia la prima) Io mi vergogno da matti ogni volta che devo andare in tv. Imbranatissimo.

Comunque sono stato contento di presentare “Lacrime e stelle”.

Quando poi arrivano messaggi benevoli, come questo ho sospiro di sollievo:

- È stata veramente coinvolgente la tua testimonianza in "Chiesa viva" con Chiara... "Lacrime e stelle" e altro. Complimenti Fabio!.

- È andata benissimo: hai comunicato gioia ed entusiasmo!

- Grazie per quanto hai testimoniato questa sera su tv2000. È stato un incontro ricco di sapienza da parte tua, grazie anche per la bella presentazione del tuo libro “lacrime e stelle”.

- Bellissima l’intervista di oggi! Grazie!!

https://www.play2000.it/detail/547








lunedì 23 marzo 2026

Fratelli

Mercoledì pomeriggio, nell’ambito della “missione di Marino”, incontrerò il consiglio comunale nella sala di palazzo Colonna. Mi sono annotato l’inizio della conversazione, il resto verrà da sé. Vediamo se funziona…

Oggi, 25 marzo, è il Dantedì, la Giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri, istituita dal Consiglio dei Ministri nel 2020. Perché proprio oggi la giornata dedicata a Dante? Perché il 25 marzo è la data di inizio del viaggio nell’aldilà della Divina Commedia. E perché Dante “nel mezzo del cammin di nostra vita”, inizia il suo viaggio proprio il 25 marzo 1300?

Perché il 25 marzo è considerata la data dell’incarnazione: l’angelo annuncia a Maria che diverrà madre di Dio, Maria dona il suo assenso e il Figlio di Dio si fa uomo nel suo grembo. Nove mesi più tardi, il 25 dicembre, nasce Gesù, è Natale. In Toscana, come in altre regioni, dal 1200 fino all’unità d’Italia, l’inizio d’anno non si celebrava il 1° gennaio, ma il 25 marzo. Così, da buon toscano, inizio con augurarvi a tutti buon anno! Qual è il mio augurio. Semplice: che ci riscopriamo tutti fratelli e sorelle.

A volte è un po’ ridicolo sentire il prete che dice: “Fratelli!”. Eppure questa parola: fratello, è scritta nel primo articolo della “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”: «Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti. Essi (…) devono agire gli uni gli altri in spirito di fratellanza». Non importa essere cristiani o religiosi per riconoscerci fratelli e sorelle, basta essere umani. Siamo la “famiglia umana”.

Eppure penso che ognuno di noi, una volta o l’altra ha detto o dice il “Padre nostro”. In questo caso la fraternità ha tutto un altro spessore. Il Padre nostro è la preghiera che ci ha insegnato Gesù. Ci autorizza a chiamare Dio come lo chiama lui: Padre. Così facendo si dichiara fratello nostro, accanto a noi, e ci aiuta a voltarci insieme verso il padre comune.

Dio è Padre, Dio è Madre e quand’è che i genitori sono più contenti? Quando vedono i figli che si vogliono bene, si aiutano, sono uniti. Quando litigano e non si parlano più è invece una tragedia. E noi siamo in guerre continue, divisi in fazioni opposte, litigiosi, arrabbiati… Per questo il Padre del cielo ma mandato in terra suo Figlio, per riaffratellarci. Per questo la preghiera che Gesù ci ha insegnato comincia con la parola Padre “nostro”.

Quando dico “Padre” prendo coscienza di quello che sono veramente, proprio figlio suo! Quando dico “nostro” prendo coscienza che ho il Padre in comune con gli uomini e le donne attorno a me, e quindi ho dei fratelli e delle sorelle. Siamo tutti figli di un unico Padre, tutti figli di Dio nel suo unico Figlio. «Non c’è più né giudeo né greco; non c’è più né schiavo né libero; non c’è più né uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (Gal 3, 28). Si instaura un rapporto nuovo nell’appartenenza reciproca e si riaccende il desiderio e la volontà di lavorare con tutte le nostre forze alla fratellanza universale.

Prima di essere di un partito o di un altro, siete fratelli e sorelle. La fraternità non è tra partiti e istituzioni, ma fra persone. Siete prima di tutto persone, umani, affratellati dal nostro essere umani, e per chi ci crede, dall’essere figli dello stesso Padre. Quando entriamo nel salone comunale prima di tutto ci riconosciamo persone, fratelli e sorelle. E come Gesù anche noi vogliamo affratellare i cittadini. Poi discutiamo su come fare. Le idee possono scontrarsi, noi come persone mai.

Come persone, fratelli e sorelle, abbiamo imparato a stimarci, a rispettarci, ad ascoltarci, a cercare di capire le ragioni gli uni degli altri. Non conosciamo gli insulti, le invettive, le calunnie, le bugie. Anche se abbiamo idee, programmi, strategie diversi, siamo umani, fratelli e sorelle.

Possiamo anche ricordarci alcune leggi elementari per vivere con sincerità questi rapporti. È l’arte di amare…

domenica 22 marzo 2026

L’ora della verità: da abbandonare o da mantenere?

Nel discorso ai membri dell’Assemblea del Movimento dei Focolari, Papa Leone ha invitato a «discernere insieme quali sono gli aspetti della vostra vita comune e del vostro apostolato che sono essenziali, e perciò vanno mantenuti, e quali sono invece gli strumenti e le pratiche che, benché in uso da tempo, non sono essenziali al carisma, o che hanno presentato aspetti problematici e che perciò sono da abbandonare».

Niente di nuovo sotto il sole. Lo aveva già chiesto 60 anni fa il Concilio Vaticano II agli Istituti religiosi: «si osservino fedelmente lo spirito e le finalità proprie dei fondatori, come pure le sane tradizioni, poiché tutto ciò costituisce il patrimonio di ciascun istituto» (Perfectae caritatis, 2); nello stesso tempo «le costituzioni, i “direttori”, i libri delle usanze, delle preghiere e delle cerimonie ed altre simili raccolte siano convenientemente riesaminati e soppresse le prescrizioni che non sono più attuali» (Perfectae caritatis, 3).

La richiesta del Papa è di «discernere insieme». E quali sono i criteri di discernimento? Tra i tanti ne indico uno soltanto: domandarsi non che cosa ha fatto il fondatore e neppure come lo ha fatto, ma perché lo ha fatto.

Un esempio concreto, a cui forse allude il Papa, è “l’ora della verità”: è un “aspetto essenziale della vita comune”, o “non è essenziale”, o “ha presentato aspetti problematici”? Quindi è da mantenere o da abbandonare? Non sta a me valutare o giudicare se questa “pratica” “ha presentato aspetti problematici”. Possiamo invece chiedere alla fondatrice non tanto “come” ha usato questo strumento, ma “perché” l’ha creato.

Nel 1970, riflettendo sul tema della “carità” alla luce della Scrittura e dell’insegnamento della Chiesa, scriveva in proposito: «Un modo di esercitare l’amore vicendevole, molto presente fra i primi cristiani, era l’ammonimento reciproco. Dice Paolo: “Ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza”. “Per il resto, fratelli, state lieti, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda”. Sta pure scritto: “Cerchiamo anche di stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone... esortandoci a vicenda”. Qui vorrei sottolineare come la correzione fraterna e la mutua edificazione siano sempre state essenziali, sin dall’inizio, per noi. Era la prima cosa che si faceva quando ci si incontrava: esse mantenevano l’unità viva fra di noi».

È dunque evidente il “perché” dell’ora della verità: una pratica ispirata alla Scrittura per l'esercizio dell’amore vicendevole attraverso ammonizione e incoraggiamento. Una pratica presente anche fin dall’inizio del monachesimo e codificata nelle Regole, pur in forme molto diverse.

Il “come” può certamente cambiare. Ne era pienamente cosciente la fondatrice stessa quando scriveva: «È necessario rimettere in rilievo e in pratica, dove già non si facesse, questo aspetto dell’amore reciproco [ammonizione e incoraggiamento]. Bisognerà vedere come questo modo di ammonirsi reciprocamente, che è un servire il fratello, possa essere applicato fra tutti i membri dell’Opera. Il Signore ci illuminerà».

Due annotazione fondamentali su quest’ultimo testo: 1. “Bisognerà vedere come questo modo… possa essere applicato” (per la fondatrice il come può quindi cambiare); 2. “Il Signore ci illuminerà” (il come lo si capirà di volta in volta insieme – come chiede il Papa – è frutto di discernimento comunitario sotto la guida dello Spirito). Il perché di questo strumento rimane chiaro e, a giudizio della fondatrice, fondamentale.

A me sembra si dovrebbe mantenere Per il come converrà seguire l’invito del Papa a «discernere insieme».

sabato 21 marzo 2026

Unità: segno evangelico e forza profetica

Mi dispiace per il Papa, ma oggi hanno fotografato più me che lui. Mi sono presentato infatti all’udienza con la mia veste oblata suscitando meraviglia e ammirazione…

Il discorso del Papa all’Assemblea dei Focolari è ormai pubblicato, e si moltiplicano analisi e commenti. Certo che per il Papa deve essere stata una gioiosa sorpresa vedere un’Assemblea così numerosa e composita. Quando mai tante vocazioni insieme, tante tradizioni religiose, tante culture… Alla fine del discorso ha sottolineato questa ricchezza. Ha parlato della «grande famiglia spirituale che è nata dal carisma di Chiara Lubich» e ha nominato i giovani, «che vedono con occhi limpidi la bellezza della chiamata ad essere strumenti di unità e di pace nel mondo», le famiglie, i vescovi, i sacerdoti, le tante focolarine e i tanti focolarini… 

Il Papa ha guardato anche noi consacrati che ha riconosciuto nella tipica appartenenza al Movimento: «hanno visto rinnovarsi il dono del loro ministero e della loro vita religiosa attraverso il contatto con il vostro Movimento e la vostra spiritualità». Credo che mai si stata affermata con tanta chiarezza la piena cittadinanza dei religiosi nell’Opera e il contributo dato loro dal carisma dell’unità. Come sono lontani i tempi della “doppia appartenenza”! «Tutti voi» - tutti! Anche i vescovi, anche i religiosi - «siete stati attratti dal carisma della Serva di Dio Chiara Lubich, che ha plasmato la vostra esistenza personale e lo stile della vostra vita comunitaria».

Ma il più bel riconoscimento del valore dell’Opera e di Chiara è stato il ringraziamento «per gli innumerevoli frutti di santità, conosciuti o ignoti, che il ritorno al Vangelo, da voi promosso, ha portato alla Chiesa in tutti questi anni». Non poteva esserci attestato più alto e autorevole: l’albero si riconosce dai frutti. Il Papa ha messo in evidenza anche altri frutti: evangelizzazione, opere sociali, culturali, artistiche, economiche, dialogo ecumenico e interreligioso... Ma cosa c’è di più grande della santità, a cui tutte queste devono portare?

È stato dunque conseguente e coerente l’invito a «tenere vivo il carisma del vostro Movimento», una responsabilità di tutti e di ogni singola persona, chiamata a mettere ogni sua capacità a servizio dell’unità, il grande ideale di Gesù e di Chiara, «segno evangelico che è forza profetica per il mondo».

In questo grande quadro il Papa ha chiesto anche qualche passo per vivere in maniera sempre nuova il carisma… ma di questo ne riparliamo domani.