martedì 5 giugno 2012

Gloria al Padre


A Mississauga, a 24 chilometri da Toronto, il centro di rinnovamento “Regina degli Apostoli”, la più antica casa di ritiro della regione, iniziata dagli Oblati nel 1963. Scorro il dépliant con il programma dell’anno, ricchissimo di incontri e ritiri: per gruppi di lingua portoghese, vietnamita, polacca, per fidanzati, sposati, vedovi, Anglicani, operatori parrocchiali, studenti, donne… Ce n’è per tutti i gusti. Passano da qui circa 10.000 persone l’anno. La comunità è composta da un Oblato polacco, uno indiano, uno tedesco! Rispecchia il mondo canadese…
Sono 9 i centri di ritiro e di rinnovamento guidati dagli Oblati nel Nord America: Canada, USA, Messico, e sono uniti tra di loro in una associazione per l’aiuto reciproco.
Il cielo è sempre coperto e fa freddo… dalla finestra della stanza mi diverto a vedere gli scoiattoli che schizzano di ramo in ramo, un piccolo coniglio selvatico che sembra perso, il colibrì che vola nervoso di fiore in fiore, l’uccello cardinale che si nasconde tra le foglie, altri uccelli dal petto color ruggine che beccano beati e tranquilli…

A dispetto del tempo la Santissima Trinità continua la sua festa.
Gloria al Padre:

Tu, Padre del Signore nostro Gesù Cristo
Tu, Padre di mio padre
Tu, Padre del padre di mio padre
Tu, Padre di mia madre
Tu, Padre della madre di mia madre
Tu, Padre di chi mi stai accanto
Tu, Padre di chi mi è lontano
Tu, Padre di che mi è amico
Tu, Padre del malvagio e dell’ingiusto
Tu, Padre nostro che sei nei Cieli

Non cade foglia che Tu non lo voglia
La mia vita pongo fiducioso nella tua mano
E Tu segni il mio cammino
Tu guidi i miei piccoli passi
E segui la storia delle nazioni
Nel tuo disegno d’amore
Da Te vengo a Te torno
Mio sicuro avvolgente orizzonte

lunedì 4 giugno 2012

In Canada con i Polacchi


Mississauga
Poche miglia e da Toronto passo nella città Mississauga, 700.000 abitanti, e mi ritrovo… in Polonia! Nella parrocchia di san Massimiliano Kolbe, si celebra il 25° del parroco Oblato. La parrocchia è interamente polacca, la più grande parrocchia polacca fuori della Polonia. Chiesa gremita, una quarantina i concelebranti, le ragazze vestono i tradizionali costumi coloratissimi, le bambine hanno ghirlande di fiori sulla testa. Presente il sindaco della città, una signora anglicana 92enne vestita di bianco; una volta campionessa olimpionica di hockey, è sindaco da più di 40 anni, sempre rieletta senza che debba più fare campagna elettorale tanto è amata e popolare. La messa è interamente in polacco, con la banda che accompagna i canti. Questa è una delle 15 parrocchie per gli immigrati polacchi servite dagli Oblati, da qui fino a Ottawa, Edmonton, Vancouver. Simpatici questi Oblati polacchi! Per loro oggi inizia il ritiro, che sono stato a chiamato a guidare.

La Santissima Trinità continua la sua festa:

Tu dici e tutto è fatto
Ed ogni cosa fatta è buona
Grande nell’amore e ricco di misericordia
Giudice giusto
che giustifichi il peccatore
Tutto Tu puoi
Nella tua infinita bontà
Tutto viene da Te
Tutti aspettiamo da Te
Madre premurosa e attenta
Hai cura di ognuno
Il fiore lo vesti
Gli uccelli li nutri
Custodisci l’umano
Apri la tua mano
E sazi ogni vivente
Su buoni e su cattivi fai sorgere il sole
A tutti doni la pioggia
Senza alcuna distinzione di persone
Perché tutti siamo tuoi figli.

domenica 3 giugno 2012

Nel cielo della Trinità



La casa provincializia degli OMI a Toronto
Toronto mi accoglie sotto il cielo grigio e la pioggia fredda. Una settimana fa ero sei ore avanti rispetto all’Italia, adesso sei ore più tardi: mistero dei fusi orari!
Mi trovo nel cuore della città vecchia, vicino ai viali del lungo lago, in uno dei magici quartieri con le villette dai portici sorretti con colonne dalle fogge più diverse, mentre le ampie finestre delle sale di soggiorno si protendono sui giardini in disegni eleganti. Immerse in un parco senza fine, adagiate su tappeti d’erba rasata, se ne stanno quiete, avvolte nel silenzio, col fruscio delle foglie degli aceri e degli ontani mosse dal vento.
Le Filippine mi hanno donato la lussureggiante esplosione di una natura tropicale libera così come Dio l’ha creata, il Canada mi mostrano il paziente e tenace lavoro dell’uomo che interagisce nel plasmare questa solenne e austera natura nordica. Tutto rimane dono di Dio.
Di Dio Trinità. Sento suonare a festa campane di una chiesa vicina che invitano alla lode del Dio Uno e Trino, che tutti e tutto avvolge con il suo immenso amore.

Tu, il Silenzio e la Parola
Tu, il Solo e il Fecondo
Tu, il Santo dei santi
Tu, nascosto e presente
Incomprensibile
Indicibile
L’Altissimo
Avvolto di maestà e bellezza
Fuoco e Luce
Lontano e vicino
L’Unico, con qualunque nome ti si chiami
Dio di tutti i credenti
Dio di chi dubita o non crede
Tu Sei
Sorgente e radice d’ogni esistenza
Roccia salta e sicura
Tu, il Buono
Tu, il Bene, tutto il Bene, il sommo Bene
Tu, l’Amore forte come un padre
Tu, l’Amore tenero come una madre
Tu, l’Amore sincero come l’amico
Tu, l’Amore di fuoco come l’amante.

sabato 2 giugno 2012

Quando un fondatore è santo


I due giorni di seminario sulla santità mi hanno dato modo di riflettere sulla santità dei fondatori e delle fondatrici delle comunità carismatiche. Essi tra l’altro, costituiscono il più gran numero dei santi canonizzati. Chi è dunque un fondatore santo?

1.     Un maestro da ascoltare e da seguire
Il fondatore esercita un magistero di tipo sapienziale che, attraverso la regola, si esprime anche in un magistero di tipo giuridico (pur derivando la regola il suo valore canonico dall’approvazione episcopale o pontificia). Il carisma è infatti un particolare tipo di interpretazione del Vangelo che apre una via evangelica di santità. È superfluo ricordare che lo Spirito guida i fondatori a vivere e a comprendere la Parola di Dio dal di dentro, conducendoli ad operare quel particolare tipo di esegesi di cui parla la Costituzione dogmatica Dei Verbum quando afferma che il progredire dell’intelligenza della fede, oltre che con la riflessione, lo studio dei teologi e l’insegnamento del Magistero, avviene «con l’esperienza data da una più profonda intelligenza delle cose spirituali» (n. 8). Sotto la guida dello Spirito essi compiono una esegesi vivente. Le parole del Vangelo si incarnano in loro e in loro si fanno vita generando un’opera. In questo senso il fondatore è un maestro da ascoltare (ricordiamo che nella Scrittura ascoltare ed obbedire sono sinonimi), a cui dare fiducia; la via da lui tracciata domanda di essere seguita.

2.     Un padre da amare
Nel dar vita ad una famiglia carismatica fondatori e fondatrici sono e si sentono strumenti dello Spirito, al punto da ripetere che il fondatore non sono loro, ma Dio, Gesù, Maria… Nello stesso tempo sentono di trasmettere ad altri qualcosa di proprio e spesso, al pari dell’apostolo Paolo, affermano di essere padri o madri, generando in Cristo figli e figlie con i loro stessi lineamenti, ai quali possono ripetere: «Sono io che vi ho generato in Cristo Gesù, mediante il vangelo. Vi esorto dunque, fatevi miei imitatori!» (1 Cor 4, 15-16); «Fatevi miei imitatori, come lo sono di Cristo» (1 Cor 11, 1; cf. Fil 3, 17; 1 Tess 1, 6). Si tratta di una relazione che ingenera la relazione di fraternità tra i membri dell’istituto. Questo rapporto di paternità e maternità non si esaurisce con la morte, come ricordava sant’Angela Merici quando affermava che sarebbe stata madre da viva e da morta. Il Fondatore è presente ai membri della famiglia in modo nuovo e tutto particolare perché è presso Dio. Continua ad amare e attende in risposta non solo un amore fraterno tra i membri della famiglia, ma anche un amore filiale nei suoi confronti.

3. Un santo da imitare
Se il fondatore e la fondatrice raggiunge la santità, a questi due tipi di rapporto, ascolto e amore filiale, se ne aggiungono altri due. Innanzitutto l’imitazione. Parlando della sua generazione in Cristo, Paolo domanda ai cristiani di farsi suoi imitatori come lui lo è di Cristo (citazione di cui sopra). Un fondatore non è canonizzato perché fondatore o per aver fatto cose straordinarie, ma perché ha vissuto in modo esemplare da discepolo di Cristo secondo la sua vocazione e la via evangelica a lui manifestata dallo Spirito. È divenuto santo progressivamente, mosso dalla grazia a cui ha corrisposto con generosità. Per questo è proposto a tutta la Chiesa e in particolare alla sua famiglia religiosa, come modello da imitare.

4. Un intercessore da invocare
L’ulteriore rapporto con il fondatore e la fondatrice, una volta che questi hanno raggiunto la santità, è quello di rivolgersi a loro come a persone che possono esercitare una particolare intercessione presso Dio. Da quando il Signore li chiama a sé essi non trasmettono più nuove consegne, non reagiscono verbalmente alle nuove situazioni e alle nuove scelte che occorre prendere costantemente. Ma nel loro amore di padre e di madre e in qualità di santi possono intercedere per la loro famiglia presso il Signore. Le grazie e i miracoli accordati per loro intercessione sono un esempio della loro disponibilità.

Chiara d'Assisi e Chiara Lubich

giovedì 31 maggio 2012

Visitazione ed evangeizzazione


Perché si mise subito in viaggio? L’evangelista non lo dice. Il testo sembra suggerire che il segno dato dall’angelo – Dio aveva reso feconda la sterilità di Elisabetta – doveva essere verificato. Mi piace tuttavia assecondare la lettura tradizionale che vede Maria spinta dalla carità e dalla volontà di servizio verso la parente anziana. Maria, scrive Ambrogio di Milano, «si avviò in fretta verso la montagna, non perché fosse incredula della profezia o incerta dell’annuncio o dubitasse della prova, ma perché era lieta della promessa e desiderosa di compiere devotamente un servizio, con lo slancio che le veniva dall’intima gioia». Lo stesso Paolo VI, nell’enciclica Marialis cultus, accoglie questa interpretazione quando scrive che la festa della Visitazione «ricorda la beata vergine Maria, che porta in grembo il Figlio e si reca da Elisabetta per porgerle l’aiuto della sua carità e per proclamare la misericordia di Dio salvatore» (n. 7). Il primo intento è il servizio, la conseguenza è la proclamazione di quanto Dio ha operato. «Maria va per fare il bene – scrive Enzo Bianchi – e finisce per portare Cristo».
La Vergine nella Visitazione assurge a icona di quel dialogo e di quell’annuncio a cui tutta la Chiesa è chiamata. Non possiamo tenere per noi stessi la Parola che in noi si è fatta vita, abbiamo detto in queste pagine; siamo chiamati a partecipare il dono ricevuto. Il Vangelo è uno scrigno prezioso che racchiude inestimabili tesori di luce: da esso non soltanto possiamo attingere costantemente per la nostra vita, ma possiamo anche distribuirne a tutti le inesauribili ricchezze, a mani piene. Anche noi subito in piedi, con l’urgenza, la sollecitudine, la premura di farci prossimi, di servire, di condividere la Parola di Dio ricevuta e l’esperienza di fede che ne è nata.

martedì 29 maggio 2012

La santità, progetto concreto


Sto partecipando a un seminario sulla santità. Cosa di più bello? Sembra una raltà lontana, per pochi eletti. No, non è un optional, tutti siamo davvero chiamati a vivere in pienezza la vita cristiana.
Ho richiamato gli elementi essenziali, a cominciare dal “Santo”, il nome per eccellenza di Dio. Questa parola, in ebraico come in greco, suggerisce l'idea di separazione. Indica l'intensità dell’esistenza di Dio, il suo essere inaccessibile, la sua trascendenza. Egli è il totalmente altro da tutto quello che possiamo conoscere: «Chi è come te tra gli dèi, Signore? Chi è come te, maestoso in santità, operatore di prodigi?» (Es 15,11). «Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria» (Is 6,3). Questo uso triplicato del termine «santo», secondo la grammatica ebraica, è come un superlativo straordinario, di un'intensità incomparabile.
La santità appartiene propriamente a Dio solo è la sua perfezione, ma egli può comunicarla ad altri esseri separandoli dalla circostante sfera profana e introducendoli nella sua sfera. Così è dei luoghi in cui JHWH si manifesta: il roveto ardente, il cielo, il tempio, Gerusalemme, ma soprattutto il suo popolo. Il suo piano è fare del suo popolo una nazione santa: «Voi sarete per me la proprietà tra tutti i popoli… Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa» (Es 19, 3-6).
Israele deve rispondere a questa chiamata santificandosi: «Siate santi, perché io, JHWH, Dio vostro, sono santo» (Lv 19, 2); concretamente attraverso la separazione: “Sarete santi per me, poiché io, il Signore, sono santo e vi ho separati dagli altri popoli, perché siate miei” (Lv 20, 26).
In Gesù il tre volte Santo di Isaia si manifesta come Dio Uni Trinitario: Gesù è il Santo di Dio, prega il Padre Santo e dona lo Spirito Santo. Il Dio Santo, inconoscibile, totalmente altro, si fa vicino a noi, Emmanuele, anzi si fa uno di noi, viene a vivere in mezzo a noi e mostra la natura più intima della sua santità: perché tre volte Santo Dio, vive nella reciprocità del dono, dell’accoglienza, della mutua immanenza, è Amore.
Gesù non soltanto mostra la santità di Dio, ma la comunica in virtù della sua immolazione sulla croce: «siamo stati santificati mediante l'offerta del corpo di Gesù Cristo, fatta una volta per sempre» (Eb 10, 10). Egli, nel dono dello Spirito, è la nostra santificazione: (Cor 1, 30); «siete stati santificati, nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio» (1 Cor 6, 11).
Si tratta di una partecipazione vera, reale, alla santità di Dio e alla sua vita intratrinitaria: «Siamo figli di Dio, e lo siamo realmente!» (1 Gv 3, 1); un «germe divino dimora» in noi (1 Gv 3, 9); siamo “partecipi della natura divina» (1 Pt 1, 4), della vita di Dio Trinità e Amore.
La santificazione operata da Gesù mediante lo Spirito consiste nella creazione di un popolo santo: «Voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato» (1 Pt 2, 9-10). Cristo infatti «ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa» (Ef 5,25-27). È una santità collettiva: «Dio ha voluto santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra di loro, ma volle costituire di loro un popolo che lo riconoscesse nella verità e fedelmente lo servisse» (LG 9).
I cristiani quindi sono giustamente chiamati «santi»; questa la designazione ordinaria dei membri della comunità primitiva, prima in Palestina e poi in tutte le altre Chiese come appare nelle lettere paoline.
Tele santità ontologica o oggettiva domanda di essere tradotta in santità morale o soggettiva. I verbi da indicativi si fanno imperativi: «Dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente e rivestire l'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera» (Ef 4, 17.20-24). «I fedeli devono, con l'aiuto di Dio, mantenere e perfezionare, vivendola, la santità che hanno ricevuta» (LG 40).
Se l’amore è la natura di Dio, la sua santità, è nell'amore e nel dono di sé che si può diventare quello che si è oggettivamente: santi. La santità è la pienezza, la perfezione dell'amore: «Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui» (1 Gv 4,16).
La santità di risposta implica una crescita costante verso la perfezione.
Nel Vangelo, Gesù parla a due riprese di perfezione: alla fine del discorso della montagna: «Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5, 48); al giovane ricco: «Se vuoi essere perfetto, va', vendi…, poi vieni e seguimi» (Mt 19, 21; cf. Mc 10, 21; Lc 18, 22).
Anche Paolo adopera l'espressione «perfetto», «perfezione » per indicare una certa pienezza di vita cristiana: «Non che io abbia già conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre… corro verso la mèta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù. Quanti dunque siamo perfetti, dobbiamo avere questi sentimenti» (Fil 3, 12-15). Egli mette sullo stesso piano «raggiungere la mèta» e essere perfetti, che giungono al pieno sviluppo della vita e del pensiero cristiano, alla maturità spirituale (cf. 1 Ts 5, 23; 1 Cor 2, 6; 14, 20; 2 Cor 13, 9-11; Ef 4, 13; Eb 5, 14).