domenica 8 luglio 2012

Scipione, Caronte, Minosse…: Ritroviamo il ritmo



«Ma quando finirà questo caldo?». «Alla fine dell’estate», rispondo senza esitazione. Ai primi dell’inverno sento immancabilmente ripetere l’analoga domanda, a volte con tono angosciato: «Ma quando finirà questo freddo?». Lo stesso per le piogge d’autunno…
Urbanizzati, abbiamo perduto il senso dell’alternarsi delle stagioni e la pazienza che asseconda la dovuta durata dei tempi. Non consideriamo più la pioggia come salutare fecondatrice della terra, ma come fastidioso impedimento a muoverci per strada. Non sappiamo più che il caldo è necessario per la maturazione delle messi e quindi per la nostra sopravvivenza. Non c’è più alcuna relazione tra il banco del supermercato e i ritmi della natura: c’è ancora la frutta di stagione? Si può comprare tutto, in ogni giorno dell’anno e il prodotto è del tutto slegato dal campo e dall’avvicendarsi dell’estate e dell’inverno. La globalizzazione è penetrata fin nei tempi stagionali.
L’omologazione colpisce spesso anche le stagioni della vita umana: bambini scaraventati nel mondo degli adulti, persone di “una certa età” che vogliono mostrarsi giovani ad ogni costo. E inevitabilmente un certo appiattimento raggiunge lo stesso ambito della vita cristiana: i tempi liturgici dell’Avvento, della Quaresima, della Pasqua, segnano davvero il cammino dell’anno? Abbiamo ancora la consapevolezza di essere chiamati ad un autentico cammino di vita spirituale, con le sue tappe, le sue “stagioni”, fatte di momenti di slancio, di prova, di fecondità, dalla durata non prevedibili? Anche senza una fede religiosa la persona umana necessita di un percorso di vita interiore con i tempi “invernali” di incubazione, quelli dubbiosi della “primavera” o creativi dell’“estate”.
Perché non approfittare della pausa estiva per riappropriarci dei tempi e dei ritmi? A cominciare da quelli propriamente stagionali (e godiamocelo il caldo!), da quelli che scandiscono la giornata dividendola tra notte e giorno, mattina e sera. Fino a ritmare i momenti del silenzio e della conversazione, della preghiera e del gioco, alla conquista di un’armonia di vita che dà equilibrio e senso al nostro cammino. 

venerdì 6 luglio 2012

L’altra metà del cielo



Il Cardinal Seunens, durante il Concilio, ricordò ai Padri che metà dell’umanità erano donne, mentre al Concilio di donne non se ne vedeva neanche una. Fu così chiamata Rosemary Goldie, australiana (che poi ho avuto la gioia di avere come professoressa al Laterano!), prima di altre 22 donne.
Riguardo al blog di ieri mi è stato fatto notare che ho messo soltanto foto di religiosi. In effetti la vita religiosa non è fatta, come l’umanità, metà di uomini e metà di donne: le donne sono tre volte gli uomini!  Sì, si meritavano una foto!

giovedì 5 luglio 2012

Eros, philia, agape nella nuova evangelizzazione


È appena uscito un libro curato da G. Sánchez Griese (Vita consacrata e nuova evangelizzazione. L’imprescindibile complementarietà, Edizioni Ares, Roma 2012) che riporta, tra gli altri, un mio contributo: La forza del carisma nella Nuova Evangelizzazione, p. 83-102.
Termino evocando i tre tipi di amore che stanno all’origine carisma e che devono essere sempre presenti per assicurarne la vitalità:

All’origine di ogni fondazione troviamo un eros, una passione, un’attrattiva irresistibile per un progetto evangelico e apostolico che lo Spirito fa brillare davanti al futuro fondatore o fondatrice. L’eros li strappa alla limitatezza della loro esistenza. La luce è talmente grande da non far loro considerare le difficoltà che potrebbero frapporsi alla realizzazione del sogno intravisto. Sperimentano una forza e un’audacia a cui nulla potrà resistere, nella convinzione che “Omnia vincit amor”. Senza questa passione non può nascere nessun progetto di nuova evangelizzazione.
Perché la spinta potente dell’eros possa concretizzarsi nell’opera a cui i fondatori sono chiamati, occorre che quell’amore si trasformi in philia. L’idea luminosa, la passione per attuare il progetto intravisto, deve essere comunicata e condivisa con altri. Accanto al detto di Virgilio potremmo citare quello altrettanto famoso di Aristotele: “Tra gli amici tutto è comune”. A differenza di un artista, mosso anch’egli dall’eros creativo, il fondatore non persegue da solo la propria intuizione, non crea la propria opera d’arte come espressione di genio solitario. Piuttosto sa coinvolgere altri, attorno a sé, infondendo in essi le medesime idealità; li fa vibrare all’unisono e con loro dà vita ad una nuova creazione. Senza questa condivisione, che si fa comunione fino alla ricerca comune, non prende corpo il progetto di una nuova evangelizzazione; essa è necessariamente espressione di un gruppo di amici, di compagni, di fratelli.
Mosso dall’eros e sostenuto dalla philia il fondatore, e con lui il suo progetto, non ha futuro se l’amore non trova la sua terza espressione, l’agape. Nell’impatto con la realtà cruda del mondo verso il quale il fondatore è attratto, nelle difficoltà che possono sorgere all’interno della comunità, nelle contrarietà sul versante sociale ed ecclesiale, l’eros iniziale può oscurarsi, la philia sembra venir meno. Perché il progetto vada avanti occorre adesso essere mossi dalla fede nella cose che più non si vedono, dalla volontà di donazione senza limiti alla causa: dall’agape, appunto. Dopo quello di Virgilio e di Aristotele, conviene ora citare Gesù stesso: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15, 13). L’amore, fatto agape, è pronto al sacrificio, al dono di sé.
È questa terza espressione dell’amore, l’agape, ad assicurare alla nuova evangelizzazione la sua riuscita.

mercoledì 4 luglio 2012

Il Castello esteriore di Chiara Lubich


L’Osservatore Romano ha pubblicato l’intervento di Bruno Moriconi alla presentazione del libro di Jesús Castellano, Il Castello esteriore (a cura di F. Ciardi). 
Per leggere l’articolo clicca qui

martedì 3 luglio 2012

I sentimenti di Gesù: la misericordia


“Dio è grande nell’amore e ricco di misericordia”, ci dicono i salmi.
Gesù, con il cuore d’uomo, ce lo ha fatto vedere.
Ha misericordia dei peccatori e dei malati, delle vedove in pianto, delle folle errante e affamate.
C sono due pagine soprattutto del vangelo che meglio di tante altre mostrano il cuore di Gesù:
La donna colta in adulterio. Gesù non le fa la predica, le dice soltanto: Nessuno di condanna? Neppure io. Che signore, il Signore!
Il ladrone: Oggi sarai con me in paradiso. Quanta fretta: oggi! Che dolce compagnia: con me. Che dono straordinario: il paradiso.
Si può essere può amore di così?

lunedì 2 luglio 2012

I sentimenti di Gesù: la “com-passione”


Il mese di giugno è terminato, ma non è mica finita la contemplazione del cuore di Gesù!
Tra i suoi sentimenti (sentimento, da “sentire”, percepire con i sensi, e Gesù era vero uomo, aveva i sensi con cui percepire!) uno dei più belli è la compassione, nel senso etimologico della parola: entrare nel mondo delle persone e della società, condividerne le ansie, i problemi, i bisogni, fino a “sentire” le stesse “passioni”, ad avere lo stesso “pathos”. Egli prova compassione davanti alle folle (Lc 4: 14-22), le percepisce stanche, sbandate, senza una guida. In altre pagine il Vangelo racconta che, mosso dalla compassione, Gesù vive la “com-mozione”, si “muove verso” di loro, risponde alle attese e si fa maestro per insegnare la verità, pastore per indicare la via, medico per risanare le malattie e pane per saziare la fame e donare la vita (cf. Mt 9: 35-38).
Ha un cuore per sentire quello che noi sentiamo (ci capisce! Quante volte ci lamentiamo del fatto che nessuno ci capisce fino in fondo) e per muoverlo verso di noi (ci viene accanto e vive con noi, fino a vivere con noi e ad aiutarci).
Proprio un cuore che batte all’unisono con noi.

domenica 1 luglio 2012

Tutti vogliamo essere amati


“Tutti vogliamo essere amati. Tutti, chi uccide per attirare l’attenzione, chi si dona in cambio di un ideale, chi si getta nella follia della passione. Chi incute paura pur di essere preso in considerazione, chi si massacra con la chirurgia plastica, chi si vanta: “io amo esser odiato”, come nella parole della canzonetta Cirano di Guccini.
Una bugia, per accettare l’inaccettabile, non essere amati abbastanza.
E non è mai abbastanza.”

Se le cose stanno così come scrive Maria Bettetini nel suo Quattro modi di amare, bisognerà darsi da fare non soltanto ad amare, ma ad amare al punto che l’altro senta di essere amato.