lunedì 11 giugno 2012

Gli orologi dei campanili si sono fermati alle 4.04


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Gli orologi dei campanili si sono fermati alle 4.04. Quello di Finale Emilia è rimasto tagliato a metà, insieme alla torre. Per giorni abbiamo vissuto in diretta la triste cronaca del terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna e le regioni limitrofe. Morti, feriti, sfollati… una tragedia che si ripete, alla quale non potremo mai assuefarci. Migliaia le aziende crollate o seriamente danneggiate, lasciando famiglie senza lavoro. Le urgenze e i primi interventi ruotano attorno a questi immediati effetti del sisma: assistere le persone e assicurare la loro sussistenza.
Da subito si dovrà tuttavia attivare anche il recupero del patrimonio artistico colpito in modo violento. Lo squarcio nel palazzo municipale di Sant'Agostino a Ferrara è divenuto un simbolo dei danni subiti. Sono crollate torri civiche, chiese e campanili; sono rimasti danneggiati palazzi storici e chiostri. Un bilancio, ancora provvisorio, recensisce 45 chiese gravemente colpite nella sola Arcidiocesi di Modena.
Perché oltre alle aziende e alle case i provvedimenti dovranno puntare più presto possibile al recupero dei monumenti storici? Perché l’uomo non vive di solo pane. Vive anche e soprattutto di aggregazione, di rapporti sociali, di appartenenza civile ed ecclesiale. Non basta la casa, non basta l’azienda, abbiamo bisogno anche della torre che offre un inconsapevole ma reale punto di orientamento, della piazza che con i suoi palazzi e monumenti diventa luogo d’incontro e salotto cittadino, della chiesa dove si va la domenica non soltanto per pregare ma per ricompattare il senso della comunità. Oppure lasceremo che i grandi centri commerciali, artificiali e anonimi, sostituiscano il cuore caldo e armonioso della città o del paese, per diventare espressione di un ammasso freddo e caotico di persone che si toccano senza incontrarsi, nel più assoluto individualismo?
Senza la condivisione di un comune spazio sociale, senza luoghi d’arte e di bellezza, senza edifici e spazi di riferimento affettivi, crescono paura e diffidenza, si alimenta la violenza, ci si chiude nel proprio gusto. Chiese piazze e torri sono frutto del concorso di popolo e per questo aggreganti. Dobbiamo continuare insieme a costruire – o ricostruire –, e salvaguardare la nostra città. 

In Canada un Corpus Domini polacco


È bastata un’ora di volo per tornare da Ottawa a Toronto, quanto basta per vedere dal cielo la grande città. Un immenso bosco, nel quale si sa che sono nascoste milioni di case. Qua e là, a gruppi, spuntano distanziati i grattacieli. Per noi sarebbe inconcepibile vivere in case che per chilometri e chilometri sono lontane da ogni negozio, di ogni piazza, da ogni centro sociale: si vive in assoluta dipendenza dalla macchina.
Mai vissuto un Corpus Domini così bello. Nella grande parrocchia polacca di Brampton, la gente è giunta con i costumi tipici delle diverse parte della Polonia da cui provengono. La processione, alle 12, sotto un bellissimo e caldo sole ormai quasi estivo, sfila per le vie del quartiere passando per Viale Polonia, via sant’Eugenio de Mazenod, via Cracovia, viale degli Oblati… I Cavalieri di Colombo, con spada sguainata, accompagnano il Santissimo portato sotto un baldacchino sorretto da uomini in costume. Le bambine, alcune piccolissime, in abito bianco o nei costumi coloratissimi, spandono petai di fuori sulla via; appena il panierino è vuoto viene subito riempito dalle mamme, dai papà, dalle suore che le accompagnano: camminiamo su un tappeto di fuori. Ogni tanto ci fermiamo su un altarino bel addobbato lungo la strada: canto del Vangelo, adorazione, benedizione, e la processione riparti tra canti, suono di campanelli, concorso di tantissimo gente. Un autentico inno a Gesù Eucaristia!
Al rientro la messa solenne. Il santuario di sant’Eugenio è gremito. Il coro e l’orchestra sono all’altezza della situazione. Sembra proprio d’essere in Polonia, non soltanto perché tutto è in lingua polacca, ma anche perché tante gente così in chiesa la trovi soltanto in Polonia, o in questa “polonia all’estero, dove tutti si inginocchiano, tutti cantano, tutti pregano…
Finite le funzioni è l’ora della festa campestre: barbecue, musica, danze e la gente a pic nic nella grande valle boschiva della parrocchia. Mi invitano a cantare “O sole mio”… e da buon italiano devo reggere la parte.

sabato 9 giugno 2012


Se attraversate l'Ontario vi consiglio
questo piccolo ristorante campestre...

Otto ore di viaggio attraverso l’Ontario, una Provincia grande tre volte l’Italia, con soli 13 milioni di abitanti, quasi tutti concentrati nell’area metropolitana di Toronto. Una volta lasciata la città e le città vicine si piomba nella vasta zone rurale, in un verde infinito, tra laghi, fiumi, paludi, foreste, campi coltivati, rare fattorie nascoste nei boschi… il grande Canada che subito mi aveva affascinato quando venni la prima volte nel 1980.
Ed eccomi a Ottawa per incontrare il vecchio Yvon Beaudoin di cui, in certo senso, ho preso l’eredità nell’ambito degli studi oblati (a Roma dimoro addirittura in quella che è stata la sua stanza). Sono venuto per portargli l’ultimo libro che ha scritto e di cui ho appena curato la pubblicazione. Era arrivato a Roma che aveva vent’anni ed è tornato a Ottawa dopo sessant’anni.

È tempo ormai di prepararsi alla festa del Corpus Domini:

Gesù è il pane disceso dal cielo. È dunque dono del Padre per noi. Non ci ha insegnato Gesù a chiedere ogni giorno al Padre che è nei cieli il pane quotidiano? Abbiamo bisogno del pane materiale, e con esso l’insieme delle realtà materiali necessarie per vivere, ma abbiamo bisogno anche di un altro cibo, di Gesù stesso che si fa nostro pane nell’Eucaristia e nella sua Parola. «L’Eucaristia – ha scritto sant’Agostino – è il nostro pane quotidiano... La virtù propria di questo nutrimento è quella di produrre l’unità, affinché, ridotti a essere il corpo di Cristo, divenuti sue membra, siamo ciò che riceviamo... Ma anche le letture che ascoltate ogni giorno in chiesa sono pane quotidiano».
La crisi finanziaria, con le sue conseguenze, acuisce, giustamente, lo sforzo per la sussistenza e la ricerca del benessere. Ma che non accada anche a noi, come alle folle del tempo di Gesù, di illuderci che basti il risanamento dei bilanci o l’abbondanza dei beni per vivere in pienezza e trovar felicità. Vita e gioia vengono dal “credere” in Gesù, dall’aderire a lui, dall’assimilare le sue parole e metterle in pratica, dal cercare la sua volontà e compierla ogni giorno. Egli vuole penetrarci, viverci e diventare, proprio come il pane, vita della nostra vita.

Toronto la bella


Il ritiro è terminato con la messa del nuovo sacerdote. Ognuno riparte, pronto a riprendere il suo posto, fedele al mandato di Gesù di portare ovunque il Vangelo. È presenza capillare della Chiesa nei posti più avanzati.
Torno a Toronto: disteso lungo il lago la città mi si apre in tutta la sua bellezza. Passeggio a lungo sui bordi del lago mentre la torre, la più alta del nord America, svetta sicuro punto di riferimento, attorniato dai palazzi modernissimi di vetro lucente.
Ogni città ha qui il suo primato. Pur essendo qui concentrato i due terzi della popolazione di tutto il Canada;  Toronto possiede il più grande numero di parchi e di verde di tutte le città del Nord America; una grandissima bella ricchezza! 

La Trinità è sempre presente con le lodi allo Spirito Santo

Illumini le menti
Dai vigore al volere
Il cuore infiammi e dilati
Tu il nostro ardimento
Creatività inventiva
Giovinezza e Novità
Difesa a Consolazione
Guida sicura
In te torniamo all’Unità
Che ci ha generati.

Gloria a Te, Padre, Figlio, Spirito Santo
Dio Uno, Santo, Immutabile ed Eterno
Trinità indivisa, sempre nuova nella tua danza infinita
L’Amante, l’Amato, l’Amore.

venerdì 8 giugno 2012

Gloria allo Spirito Santo



Oggi pomeriggio ordinazione sacerdotale di Marcin Serwin, un altro Oblato che inizia il suo lavoro missionario: un ulteriore motivo di festa nella festa di questi giorni. La gente fa corona, contenta e tutto il mondo polacco si colora: costumi tradizionali, i Cavalieri di Colombo, le bambine con il vestito della prima comunione, chierichetti e chierichette a sfare…

È proprio il caso di dar gloria allo Spirito Santo:

Amore che unisci e che distingui
Che apri e che chiudi
Dono del Padre al Figlio
Dono del Figlio al Padre
Che precedi e che procedi
Ambiente vitale e Intimità
Metti in luce e ti nascondi
Senza nome e senza volto
Che dai volto e doni il nome
Amicizia eterna e Vita condivisa

Soffio leggero e vento impetuoso
Tu fecondi la terra
E doni all’uomo il respiro
Sveli il mistero di Dio
Ed introduci in esso
Entrando nei cuori
Tu formi gli amici di Dio
E crei la comunione

giovedì 7 giugno 2012

Gloria al Figllio


La casa di ritiro Regina degli Apostoli
Al termine del parco una scala di legno, 160 gradini, porta giù lungo il ripido dirupo fino al fiume Credit. Seduto sul tronco di un albero che sporge sull’acqua ascolto il mormorio dello scorrere rapido del fiume. Prima che torni la pioggia godo lo sprazzo di sole che inondato la natura di una tepida primavera.
Il ritiro è in pieno svolgimento, contornato dai più vari motivi di festa: la celebrazione degli anniversari di ordinazione e della confessione comune, il barbecue alla canadese e il pranzo alla polacca, l’arrivo di p. Warren Brown e la visita del vecchio maestro dei novizi… “Com’è bello e gioioso quando i fratelli si trovano insieme”. La maggior parte sono polacchi, ma non mancano francesi, sud africani, indiani, tedeschi… Alcuni sono stati missionari in Camerun, in Madagascar, in Uruguay, negli Stati Uniti… Ci sono giovani, anziani… il grande mondo oblato.
Ognuno ha la sua bella storia da raccontare. Fr. Wojciech Wojtkowiak vive da vent’anni in una delle missioni più difficili, con gli indiani in Saskatchewan, “First Nations peoples” come qui vengono chiamati. Vive in una piccola parrocchia a Lestock. Zona agricola, un tempo qui la gente era numerosa, ora sono quasi tutti immigrati nelle grandi città. Oltre la parrocchia a p. Wojtkowiak sono affidate 13 riserve indiane, che visita regolarmente a rotazione. Le tribù sono varie, con nomi che a volte abbiamo sentito nei vecchi film americani di cow boys. Sono quasi tutte originarie del Canada, ma ce ne sono anche di quelle che sono venute dagli Stati Uniti dopo la battaglia del generale Custer; braccate dalla cavalleria americana e inseguite dagli stenti e dalla miseria, cercarono rifugio presso gli Oblati, guidati dal leggendario vescovo Taché. 
Ma oggi non c’è niente di epico: per i motivi più vari, quelli soliti di tutto il nostro mondo occidentale, la gente si allontana sempre più dalla Chiesa, eppure p. Wojtkowiak rimane loro accanto; ormai sembra proprio uno di loro: i capelli lunghi raccolti dietro la nuca, i baffi spioventi, la sacca del tabacco. Mi mostra le foto delle famiglie, le feste della prima comunione, dei battesimi… mai scoraggiarsi!

Intanto continua la lode della Santissima Trinità
Lode al Figlio:

Gesù, figlio di Davide
Gesù, figlio primogenito della Vergine Maria
Luce del mondo
Via che ci conduce al Padre
Verità che illumina le menti
Vita che dà vita alla nostra vita
Pastore buono e misericordioso
Compassionevole
In cerca della pecora smarrita
Medico dei corpi e delle anime
Che passi facendo del bene a tutti
Maestro
Parola di vita
Pane vivo disceso dal Cielo
Acqua viva
L’Amico
Sempre fedele
Il Fratello
Lo Sposo

Tu, il mio Salvatore
Amore più grande che dà la vita
Agnello di Dio
Che prendi su di te il peccato del mondo
Amore annichilito
Servo e Figlio obbediente
Sacerdote della nuova ed eterna alleanza
Signore Risorto
Signore mio e mio Dio.

mercoledì 6 giugno 2012

A Brampton una Basilica per Sant’Eugenio de Mazenod


Insieme (sono una cinquantina gli Oblati della provincia polacca in Canada ai quali sto dando il ritiro) siamo andati in città per pregare il rosario sulle tombe dei nostri fratelli. Fanno sempre parte della famiglia, ora più di prima!
Tutto il ritiro è un incontro di famiglia. È il quinto ritiro con gli Oblati che guido quest’anno, uno diverso dall’altro. Questo è tutto speciale. Si incontrano due volte all’anno e provengono da tutto il Canada, dopo lunghi viaggi, quindi non possono non fare festa insieme, raccontare la loro vita, il loro lavoro… è una festa!
Dopo la preghiera al cimitero visita veloce alla parrocchia di sant’Eugenio nella vicina città di Brampton. Quando al termine del 2000 p. Adam disse al papa che avrebbe costruito una chiesa per i polacchi questi gli rivolse questo invito: “Fare di quest’opera un progetto per il novo millennio polacco in Canada”. Cosa voleva dire? Certamente che non poteva essere una semplice chiesa. Ci sono voluti gli anni, ma adesso ecco sorta una autentica basilica, con attorno un bosco e due colline per la gente, un grande centro per anziani e duecento venti appartamenti per i polacchi della zona (la parrocchia conta 3000 famiglie polacche), un centro culturale polacco, banca, negozi… tutto per i polacchi. Contrariamente alle altre chiese, mimetizzate e invisibili, questa dice a tutti che c’è!
La conversione di sant'Eugenio
nel Venerdì santo del 1807
L’interno, solenne, può accogliere 3000 persone. La grande croce oblata dice subito di che chiesa si tratta. Un trittico in stile orientale ritrae sant’Eugenio con attorno scene della sua vita: un autentico capolavoro.

Continuano le lodi della Santissima Trinità
Lode al Figlio:

Figlio Unigenito del Padre
Pieno di grazia e di verità
Dio da Dio
Luce da Luce
L’Amato, il Prediletto
Immagine del Dio invisibile
Irradiazione della gloria ed impronta della sostanza del Padre
L’Alfa e l’Omega
Il Primo e l’Ultimo
Il Re dei Re e il Signore dei Signori

Emmanuele
Dio vicino
Dio in noi
Dio con noi
Dio tra noi
Il più bello tra i figli dell’uomo