venerdì 14 agosto 2026
Lascia parlare il cuore
giovedì 13 agosto 2026
Una casa in cielo... accanto all'Assunta
La nostra bella “banda”
di religiosi, qui a Verona, continua imperterrita il suo incontro, e anch’io ripeto con disinvoltura
le solite cose…
C’è comunque sempre
qualcosa di nuovo, ad esempio l’antico affresco di Maria che campeggia nella
cappella dove ogni giorno ci troviamo a pregare. Chissà da quale chiesa o palazzo
è stato staccato. Lo vedo la mattina alle lodi, a mezzogiorno alla messa, a
sera al vespro… ed è sempre nuovo.
È la “Mater
Misericordiae”, nell’atteggiamento classico di raccogliere a protezione sotto
il suo manto uomini e donne. Il volto, dolce, è rassicurante: sotto quel manto
siamo protetti. Va di pari passo con l’altra invocazione: “Refugium peccatorum”;
gli uomini le donne che accoglie sotto il suo manto sono tutti peccatori e
pieni di fiducia.
Ne era convinto anche sant’Eugenio de Mazenod che afferma con sicurezza di avere aperto una sua nuova comunità per gli Oblati in cielo, dicendo di averla collocata proprio vicina alla Madonna. Quando la fondò, nel 1828, era composta da appena quattro Oblati, oggi sono migliaia... Speriamo nel trasferimento!
Comunque come Oblati siamo accoglienti. Ad esempio, è appena partito per il cielo Romano Bisignano, il fratello di P. Santino che tante volte lo accoglieva a Vermicino. Vuoi che adesso non lo accolga con sé il cielo?
La Madre di Misericordia è salita lassù prima
di tutti (siamo ormai alla vigilia dell’Assunta) per farci casa… a tutti!
mercoledì 12 agosto 2026
Kala Acharya ci accompagna
Anche Kala Acharya ci ha lasciato. C’era una profonda stima
reciproca e posso dire che ci volevamo bene. All’università Somaiya di Mumbai aveva
fondato e diretto la facoltà di sanscrito e di cultura indiana. Fedele
all’insegnamento di Krishna diceva che ormai vedeva tutti gli esseri, senza
esclusione, nello spirito, e dunque in Dio.
Ci eravamo conosciuti a Roma durante un colloquio
interreligioso indù-cristiano. Successivamente, nel 2006, in una lettera
inviata a Chiara nel giugno 2006, chiedeva la partecipazione di due membri
della Scuola Abbà al Seminario internazionale che il Somaiya College di Mumbai
organizza annualmente. Ricordando la collaborazione che Chiara aveva iniziato
con questo Istituto, dove, durante le sue storiche visite del gennaio 2001 e
del gennaio 2003, era stata accolta non solo come ospite onorata, ma come
“sorella amatissima”, Kala le scriveva: “Tu sei rimasta fonte di ispirazione
per il nostro Istituto ed è sempre vivo in noi il ricordo della tua persona
così piena di luce e del tuo carisma spirituale.” Da qui il desiderio di
continuare la collaborazione. Così, dal 2 al 12 dicembre, sono stato a Mumbai
assieme ad Anna Pelli per condividere la visione della mistica indù e
cristiana. È in quella circostanza che Kala definì Chiara “una mistica
vivente”.
Un incontro ancora più
profondo avvenne a dicembre 2011, durante un simposio sulle Scritture indù e
cristiane. La dottoressa Kala Acharia mi chiese di parlare della “lectio
divina”. Ricordai i vari momenti, dalla lectio alla meditatio, dalla oratio
alla contemplatio, fino alla traduzione in vita, fino alla condivisione con gli
altri il cammino della lectio. Quest’ultimo punto fu colto come un’autentica
novità, suscitando un grandissimo interesse: comunicare, donare… Kala Acharya,
rispose dicendo che Vangelo l’aiutava a comprendere in maniera più profonda le
proprie Scritture e a farle diventare vita. Tra l’altro “traduceva” per gli
indù la “parola di vita” del mese, scoprendo le analogie delle Scritture indù
con il Vangelo. Poi, in italiano, disse a tutti: “Sono innamorata di Chiara”.
Indimenticabile il simposio del 2016, a cui partecipai con Judith Povilus. Kala ci accolse con l’amabilità di sempre, ci introdusse nel suo ufficio, sfogliammo insieme gli album con le foto dei tanti incontri interreligiosi, quelle in cui era ritratta con Giovanni Paolo II, Benedetto XVI… Fu in quella occasione che ricevetti il mio nuovo nome hindu: Fabio Tyaga!
Quanta strada abbiamo fatto in questi anni nel dialogo con gli Indù! "All’inizio - dicevano - avevamo un po’ di paura reciproca, ognuno attento a cosa dire e come dire, nel timore di offendere l’altro o di non essere capiti. In questo incontro (Mumbai 2016) c’è stato uno scatto, un rapporto fraterno profondo, un rispetto sincero, che ci ha resi capaci di godere il bello dell’altro e di lasciarci arricchire reciprocamente. “Nessun tentativo di conversione, ma un amore sincero, che ci porterà dove Dio vuole”.
A Mumbai 2016 non eravamo seduti davanti a una cattedra dalla quale si tenevano conferenze su diversi aspetti dell’induismo e del cristianesimo messi a confronto. Neppure si condividevano esperienze di vita. Questa volta eravamo seduti in cerchio. Nessuna conferenza. Leggevamo assieme i testi mistici di Chiara, il Paradiso ’49, e ci lasciavamo ispirare da essi in una comunione profonda tra tutti, a partire dalla propria visione religiosa e culturale. In questo modo quei testi acquistavano una risonanza nuova: letti con differente sensibilità, dicevano cose che altrimenti non avrebbero detto.
Quante volte ci siamo
trovati insieme, in Italia, in India, in Tailandia… L’ultima volta Kala faceva
difficoltà a camminare e si appoggiava al mio braccio. Adesso spero che sia
lei, dal Cielo, ad accompagnarmi e sostenermi nel santo viaggio.
martedì 11 agosto 2026
Soltanto un rapporto d'amore
Festeggiare santa Chiara d’Assisi dalle Clarisse non è di
tutti i giorni, e con il vescovo di Verona! Tra noi abbiamo festeggiato anche
l’altra Chiara, quella di Trento. Il suo onomastico sarebbe stato il 3
novembre, santa Silvia, la madre di san Gregorio Magno, ma ha sempre
festeggiato il suo nome di elezione. Perché Chiara? Perché si racconta che alla
domanda di Francesco che se la vide davanti dopo che era scappata da casa: “Cosa
cerchi?”, lei avrebbe risposto: “Dio”? Anche per Chiara di Trento l’ideale era
Dio. Ma la scelta del nome Chiara è legata soprattutto alla parola evangelica “Claritas”,
la luce che Gesù ha ricevuto dal Padre e che egli dà a noi… Adesso è anche il
nostro nome: “Claritas”, Luce, Chiara…
Così ai religiosi di qui ho cercando di fare da specchio,
per riflettere un po’ di quella luce. Un raggio di quella luce: “Tutta la mia
vita deve essere soltanto un rapporto d’amore con lo Sposo mio… per cui non mi
debbo preoccupare d’altro che di amarlo”.
lunedì 10 agosto 2026
Ripartiamo da Cristo
Tutto è iniziato dall’incontro personale con Cristo. Da lì dobbiamo sempre ripartire. «Sì, bisogna ripartire da Cristo, perché da Lui sono partiti i primi discepoli in Galilea; da Lui, lungo la storia della Chiesa, sono partiti uomini e donne di ogni condizione e cultura che, consacrati dallo Spirito in forza della chiamata, per Lui hanno lasciato famiglia e patria e Lo hanno seguito incondizionatamente, rendendosi disponibili per l’annuncio del Regno e per fare del bene a tutti (cfr. At 10, 38)» Così l’Istruzione Ripartire da Cristo.
Siamo qui a San Fidenzio, appena sopra Verona, per
ripartire. Siamo una quarantina, con un’età media molto elevata, segno che la
nostra Galilea è lontana: siamo stati chiamati tanti anni fa. Ci ritroviamo,
amici di vecchia data, fedeli nel cammino dietro a Gesù.
Gli inizi sono stati luminosi, generosi, radicali. Ci siamo
incontrati agli inizi degli anni Settanta nel Trentino a Susà di Pergine, a
Enego, poi in Svizzera a St-Maurice… Quanti momenti di gioia da allora, in
intimità con Gesù, di unità tra di noi, di donazione generosa, di edificazione
della Chiesa in Italia, in Germania, in Angola, in Camerun, in Paraguay… C’è
stata forse tanta ingenuità all’inizio, ma anche tanta sincerità… Lungo il
cammino forse sono subentrati i distinguo, gli adattamenti, i compromessi,
assieme alle delusioni. Non saranno mancate le difficoltà, le prove, la presa
di coscienza della propria debolezza e fragilità, i fallimenti… e siamo ancora
insieme!
«Tornare in Galilea – spiega papa Francesco nell’omelia
della Veglia pasquale del 2014 – significa custodire nel cuore la memoria viva
di questa chiamata, quando Gesù è passato sulla mia strada, mi ha guardato con
misericordia, mi ha chiesto di seguirlo; tornare in Galilea significa
recuperare la memoria di quel momento in cui i suoi occhi si sono incrociati
con i miei, il momento in cui mi ha fatto sentire che mi amava. (…) Si tratta
di fare memoria, andare indietro col ricordo. Dov’è la mia Galilea? La
ricordo? L’ho dimenticata? Cercala e la troverai! Lì ti aspetta il Signore.
Sono andato per strade e sentieri che me l’hanno fatta dimenticare. Signore,
aiutami: dimmi qual è la mia Galilea; sai, io voglio ritornare là per
incontrarti e lasciarmi abbracciare dalla tua misericordia. Non abbiate paura,
non temete, tornate in Galilea! (…). Non è un ritorno indietro, non è una
nostalgia. È ritornare al primo amore, per ricevere il fuoco che Gesù ha
acceso nel mondo, e portarlo a tutti, sino ai confini della terra. Tornare in
Galilea senza paura».
domenica 9 agosto 2026
Sulle colline veronesi
Cambio di scena. Eccomi nella casa diocesana degli esercizi spirituali sul colle di “San Fidenzio” a Verona. La casa è stata voluta e inaugurata nel 1962 dal vescovo Giuseppe Carraro per rilanciare l’opera diocesana di esercizi spirituali. Da allora ha mantenuto le finalità precisate dal Vescovo il giorno dell’inaugurazione: «La casa “San Fidenzio” è dono del Signore offerto a tutte le anime assetate di luce e di pace, bramose di riordino o di orientamento alla propria vita. Aperta ai richiami più generosi di Dio e alle vette della cristiana perfezione… È cenacolo santo per sacerdoti e laici, dove lo spirito del Signore effonderà con larghezza i doni più preziosi…».
Accanto alla casa, il monastero delle Clarisse Sacramentine, un altro luogo
di preghiera, meditazione, silenzio...
sabato 8 agosto 2026
Armonia per un concerto di mezz’estate
Flauto e chitarra, impegnati in pezzi classici e contemporanei, nella cornice di Villa Doria Pamphili, a due passi da casa.
Mentre ascolto la musica ammiro il geco che si muove rapido, a scatti, in caccia perpetua sul muro rustico alle spalle dei due musicisti. Non
una distrazione, un accompagnamento. Così come è piacevole la compagnia degli
amici…
Per comporre un’armonia occorrono tanti elementi: le note
degli strumenti musicali, la natura, l’amicizia…
venerdì 7 agosto 2026
Un nuovo emeritato
Ieri il Santo Padre ha provveduto alla nomina di nuovi Consultori del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica. La nomina principale è naturalmente quella di p. Maurizio Bevilacqua, il nostro Preside del Claretianum. Auguri p. Maurizio, ti meritavi questo compito (e altro... ma c'è tempo)!
Ci sono altre persone che conosco, come il Rettore dell’Università
del Laterano e il Vice Rettore dell’Università Salesiana.
Personalmente, con data 18 giugno, mi era giunta dal
Vaticano la lettera del Segretario di Stato che, a nome del Santo Padre, mi ha comunicato
il termine del mio mandato come Consultore presso questo Dicastero: un altro
emeritato! L’età avanza...
Ero stato nominato Consultore più di 30 anni fa! Forse sono
il più vecchio per nomina e per età (dopo Ghirlanda, naturalmente! Ma lui
adesso è cardinale…)
Nella lettera il Cardinal Parolin mi trasmette la
benedizione apostolica del Papa, “a lei e ai suoi cari”. Siccome di “cari” ne
ho tanti e non posso raggiungerli ognuno personalmente, lo dico a tutti qui sul
blog. Ed ecco la lettera:
Reverendo Padre,
in conformità alle norme stabilite dalla Costituzione
Apostolica Praedicate Evangelium (cfr. n. 17 § 1), il mandato a lei affidato
presso la Curia Romana, in qualità di Consultore per gli Istituti di Vita
Consacrata e le Società di Vita Apostolica, sta giungendo al termine. Il Beatissimo
Padre non può che rivolgere il Suo animo affettuoso e riconoscente a lei, che
ha condiviso la Sua sollecitudine per la Chiesa universale.
Mosso quindi da un grato ricordo nei suoi confronti, il
Romano Pontefice, per mio tramite, le porge sinceramente i Suoi più sentiti
ringraziamenti per il ministero da lei svolto, e le impartisce volentieri la
Sua Benedizione Apostolica, a lei e ai suoi cari.
Nel comunicarLe queste cose, è con il dovuto rispetto che mi
compiaccio di dichiararmi suo devotissimo servitore.
Pietro Card. Parolini, Segretario di Stato
giovedì 6 agosto 2026
Il Cantico dei Cantici di san Bonaventrura
Casualmente questi giorni ho conosciuto p. Vincenzo
Battaglia, gran professore di cristologia, ora emerito. Mi ha regalato un suo
libro recente: Il Cantico dei Cantico nella interpretazione di Bonaventura
da Bagnoregio.
Bonaventura non ha mai scritto un commento al Cantico, ma il
prof. Battaglia va alla ricerca delle citazioni che il dottore della Chiesa
sparge in tutte le sue opere. Questa profusione di riferimenti dà ad ogni
scritto un timbro di affetto, sapienziale, contemplativo. Gesù appare sempre
come lo Sposo e quindi il rapporto con lui, anche quello dello studio più
speculativo, è sempre un rapporto amoroso, di grande intimità, proprio come
quello che descrive il Cantico dei Cantici tra sposo e sposa: “Il mio diletto è
mio e io sono sua”.
Tra i luoghi nei quali il Cantico appare nei commenti
evangelici mi hanno colpito soprattutto la scena del vecchio Simeone e la
perdita di Gesù nel tempio.
«Ecco, la devozione del vecchio che prende in braccio il
bambino, con essa ha esposto tutto sé stesso a Cristo, per poter dire come la
sposa nel Cantico dei Cantici capitolo primo: “Sacchetto di mirra è il mio
diletto, si riposerà sul mio seno”. Voleva infatti adempiere ciò che si legge
nel Cantico ultimo capitolo: “Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo
sopra il tuo braccio”; anzi sulle due braccia: due, per mostrare che deve
essere tenuto in braccio fortemente; Cantico dei Cantici capitolo terzo: “Trovai
colui che l'anima mia ama e non lo lascerò” ecc.
Maria e Giuseppe, dopo lo smarrimento di Gesù «Ritornarono,
dice, a cercarlo; secondo il passo del Cantico dei Cantici capitolo terzo: “Mi
alzerò, girerò per la città e cercherò colui che l'anima mia ama”, così diceva
la vergine Maria, e inoltre Cantico dei Cantici capitolo quinto: “Lo cercai, ma
non lo trovai, lo chiamai, ma non mi rispose”. “Io vi scongiuro, figlie di
Gerusalemme, se incontrerete il mio diletto, ditegli ch'io languisco d'amore”».
Vorrei essere come Simeone, come Maria e Giuseppe…
mercoledì 5 agosto 2026
Le lettere di santa Gemma
Dopo aver letto la prima biografia e il diario, ecco che ho
terminato di leggere le 131 lettere che santa Gemma Galgani ha scritto al suo
direttore spirituale, p. Germano Ruoppolo. Lettura monotona, perché ripete
sempre le stesse cose. Lettura seducente, perché nell’estrema semplicità e
sincerità, svela un rapporto straordinario con Gesù.
Ha una intimità tutta sua con Gabriele dell’Addolorata, con
gli angeli, con Maria. Ma con Gesù è unica. «Ma possibile che Gesù voglia me,
me, la più indegna di tutte le creature?... Padre, Padre – scrive al direttore –,
non posso più reggere… a pensare che Gesù si fa sentire all’ultima sua creatura,
che gli si manifesti con tutti gli splendori del suo Cuore, nella prodigiosa espansione
del suo amore paterno… chi sono io?... E Gesù buono, troppo buono, vuole che
vada con Lui e gli parli con tutta confidenza, e mi dice: “Figlia, tra me e te
ci sarà tutto comune: non più né tu né io...”. A queste parole, babbo mio, mi
venne subito in mente Lei e dissi: “Ο Gesù, se io faccio come mi dite, il Padre
mi grida forte, perché non vuole che vi dia tanta confidenza”. E Gesù: “Digli,
figlia, che la confidenza la creo da me in coloro che amo”. Così arriva a dire:
“Io sono te, tu sei me”. Fino alla piena trasformazione in Cristo crocifisso…
Sono contento che le monache passioniste di Lucca mi abbiano
fatto avere, di loro iniziativa, una reliquia del corpo di santa Gemma…
martedì 4 agosto 2026
O bella mia Speranza
Festa della Madonna della neve: con questo caldo si addice!
Nella notte tra il 4 e il 5 agosto 352 nevicò sul colle a segnare il luogo dove
edificare a Roma la prima chiesa dedicata a Maria.
Ho appena letto uno studio sulle canzoni popolari di sant’Alfonso
Maria de Liguori. Tra queste una che non conoscevo e che mi sembra vale la pena ascoltare e recitare:
https://www.youtube.com/watch?v=w2RCSfVfwNI
O bella mia Speranza,
Dolce Amor mio, Maria,
Tu sei la Vita mia,
La Pace mia sei Tu.
Quando ti chiamo, o penso
A Te, Maria, mi sento
Tal gaudio e tal contento,
Che mi rapisce il cor.
Se mai pensier molesto
Viene a turbar la mente,
Sen fugge allor che sente
Il Nome tuo chiamar.
In questo mar del mondo
Tu sei l'amica Stella,
Che puoi la navicella
Dell'alma mia salvar.
Sotto del tuo bel manto,
Amata mia Signora,
Vivere voglio, e ancora
Spero morire un di.
Che se mi tocca in sorte
Finir la vita mia
Amando Te, Maria,
Mi tocca il Cielo ancor.
Stendi le tue catene
E m'incatena il core,
Che prigionier d'amore
Fedele a Te sarò.
Sicché il mio cor, Maria,
È tuo, non è più mio;
Prendilo e dallo a Dio,
Ch'io non lo voglio più.
lunedì 3 agosto 2026
Piccola famiglia
È terminata l’Assemblea delle COMI che ha eletto la nuova presidente e il nuovo consiglio. È una famiglia piccola, ma sprizza gioia. Una famiglia piccola, ma unita, bella. E cosa vogliamo di più?
Un degno virgulto dell’albero piantato da sant’Eugenio.
domenica 2 agosto 2026
Perdon di Assisi
2 agosto, il perdono di Assisi. Dove andare per l’indulgenza? Casualmente mi trovo nel luogo adatto, Santa Maria in Navicella. Una chiesa dedicata alla Madonna, che campeggia nel bellissimo mosaico della prima metà del IX secolo, il primo ad essere dedicato alla Madonna. Anche il perdono di Assisi è legato a una chiesa dedicata alla Madonna, la Porziuncola.
La chiesa è attigua all’ospizio nel quale san Giovanni di Matha accoglieva ammalati e pellegrini. Sembra che qui sia stato ospitato anche san Francesco, pellegrino giunto da Assisi… Poteva non essere stato, san Francesco, a far visita alla Madonna della chiesa accanto? Chissà che non si possa ritenere luogo francescano anche Santa Maria in Navicella.Sì, il luogo più adatto (anche perché oggi per me non ce n’erano altri!) per il perdon di Assisi, un dono dal cielo, a prescindere dal luogo.sabato 1 agosto 2026
Alla sua presenza
Apa Pafnunzio avrebbe voluto stare in silenzio, ad ascoltare
l’anziano ammalato, perché se avesse saputo ascoltarlo e accoglierlo
in sé, l’altro avrebbe trovato da solo quello che cercava. Restò a lungo in
silenzio, ma l’altro era ancora nel buio. Apa Pafnunzio avrebbe voluto…, ma era
incapace di quel vuoto profondo che fa rinascere l’altro. Non sapeva accompagnare le persone. Allora si affidò alla
sua povera parola, nella speranza che fosse quella che l’altro attendeva:
“Forse basta stare alla presenza di Dio. Stare alla presenza
di Dio vuol dire essere consapevoli che noi siamo presenti a lui. Si pensa a
lui perché lui pensa a noi. Sono pensato da Dio, da lui amato. E lui mi pensa anche
quando io non penso a lui. Lui c’è, è lì, con me, in me, attorno a me, e io
sono in lui.
Stare alla sua presenza è saperlo riconoscere nelle persone,
nelle cose, negli avvenimenti attorno a noi.
Stare alla sua presenza è parlare con lui, confidarsi,
ascoltarlo, stare con lui in silenzio, senza parlare, stare soltanto.
Quando sparisce, non lo sentiamo, ci sentiamo soli, allora
possiamo lamentarci, arrabbiarci con lui, gridare… è sempre un modo per essere
in rapporto con lui.
Forse basta questo per continuare a sperare”.
Non era quello che l’altro attendeva. Ripartì senza risposta.
Ne fu triste apa Pafnunzio. Scoprì che erano le parole che il Signore aveva detto a lui. Riprese a parlare con lui.

























