mercoledì 18 marzo 2026

Mai rassegnati

Alcuni anni fa ho provato un dolore grandissimo durante la messa. Celebravo e avevo accanto a me Callan, un prete anglicano. Non so se lui mi considera amico perché tante volte non ricordo il suo nome (fatto comune per me) o peggio lo chiamo con un altro nome, Declan, Brendan… che figuraccia.

Comunque siamo amici da lunga data, ma in quel momento ho provato, come mai prima di allora, la disunità delle nostre chiese. Perché non possiamo comunicare alla stessa eucaristica? L’Unità mi è sembrata lontana lontana, non ci arriveremo mai. Morirò senza vedere l’unità delle chiese, senza poter concelebrare con Callan.
Ed ecco un’idea semplice semplice: non ci arriveremo mai… l’importante è camminare nelle stessa direzione. L’Unità ci aspetta alla meta. 

Questo ricordo riemerge quando mi trovo davanti a questioni che sembra non abbiano una soluzione o troppo ardue. Avanti nel cammino anche quando non si vede la meta. Mai rassegnarsi. Si arriverà comunque. Dio sa come e quando.

martedì 17 marzo 2026

Per dilatare il cuore

 


Forse, dopo l’alba su San Pietro ieri mattina dalla mia finestra a Roma, oggi basta il tramonto sul mare lontano da Castelgandolfo. Basta per dilatare il cuore.

lunedì 16 marzo 2026

in tutti i tuoi passi pensa a lui

“In tutti i tuoi passi pensa a lui ed egli appianerà i tuoi sentieri”.

Quanta sapienza nel libro dei Proverbi! Leggo questo passo nelle Lodi di oggi e mi riempie la giornata.

domenica 15 marzo 2026

"Lacrime e stelle": una voce che torna a parlare

La presentazione a Todi del libro "Lacrime e stelle" è stata introdotta dal sindaco. Le sue non sono state parole di circostanza, ma una autentica testimonianza e una lettura profonda del carisma di Chiara, che vale la pena leggere, anche se qui salto alcuni passaggi.

Questo libro non è semplicemente una biografia. È qualcosa di più profondo: è una voce che torna a parlare. Padre Ciardi ha compiuto una scelta che definirei quasi "radicale": lasciare che sia Chiara stessa a raccontarsi, attraverso diari, lettere, appunti, interviste, molti dei quali inediti. In questo modo il lettore non incontra solo una ricostruzione storica, ma entra direttamente nell'intimo di una coscienza, nel cammino di una donna che ha saputo trasformare un'esperienza personale in una proposta universale.

Il titolo del libro, Lacrime e stelle, è già di per sé un programma spirituale e umano. È un'immagine potentissima: il dolore e la luce insieme. Non prima la luce e poi il dolore, ma il dolore che diventa il luogo da cui nasce la luce. Non è un caso che Chiara stessa, molti anni dopo, abbia voluto invertire il titolo originario da "Stelle e lacrime" a Lacrime e stelle. Quasi a dire che la speranza autentica non è quella che ignora la sofferenza, ma quella che la attraversa. In quell'esperienza si radica una convinzione che segnerà tutta la sua vita: che l'amore, anche quando passa attraverso la prova, è la forza capace di trasformare la storia. Lo si avverte con straordinaria intensità nelle parole che Chiara scrive nel gennaio del 1945: "Uno solo è il mio desiderio, la mia passione: che l'Amore sia amato".

Questa frase, semplice e radicale allo stesso tempo, contiene già in nuce tutto il cammino che porterà alla nascita del Movimento dei Focolari e al riconoscimento ecclesiale che arriverà nel 1962.

Il termine "focolare" è infatti molto più di una semplice denominazione organizzativa. Il focolare è, nella tradizione umana prima ancora che religiosa, il luogo del fuoco domestico, il centro della casa, il punto attorno al quale una comunità si ritrova, si riscalda, si riconosce.

Nel caso di Chiara Lubich, questa immagine assume un significato ancora più forte: non nasce da una teoria o da un progetto organizzativo, ma dall'esperienza concreta di un gruppo di giovani donne che avevano scoperto la forza di vivere il Vangelo nella quotidianità. Chi si avvicinava a quel gruppo percepiva qualcosa di vivo, quasi una energia spirituale - quel "fuoco" dell'amore evangelico che la frase richiama.

Per questo il nome "focolare" non fu scelto a tavolino: fu riconosciuto dagli altri. Fu il modo con cui chi incontrava quella comunità provò a descrivere ciò che vedeva: un luogo umano e spirituale dove l'amore non era solo predicato, ma vissuto.

Ed è significativo che proprio il focolare diventi il cuore del nascente Movimento dei Focolari, la sua struttura fondamentale. Non un'organizzazione verticale, non un'istituzione costruita dall'alto, ma un nucleo vivo di relazioni, capace di generare comunità.

Ma la figura di Chiara Lubich non appartiene soltanto alla storia di un movimento spirituale. La sua esperienza ha una dimensione culturale che parla anche a tutta la società contemporanea. Chiara è stata una donna di grande autonomia intellettuale, animata fin da giovane da una ricerca sincera della verità. In un tempo spesso segnato da contrapposizioni e frammentazioni, la sua proposta spirituale si fonda su un'idea semplice ma rivoluzionaria: vivere il Vangelo non come un ambito separato della vita, ma come una forza capace di attraversare ogni dimensione dell'esistenza umana.

In questo senso, la sua riflessione supera uno dei dualismi più profondi della modernità: quello tra sacro e profano. Per Chiara l'amore di Dio e l'amore per il prossimo non sono due esperienze distinte, ma un'unica via che conduce alla comunione, all'unità, alla fraternità.

Ed è forse proprio questo il punto che rende il suo messaggio così attuale anche oggi. Viviamo tempi che a volte percepiamo come duri e incerti. La guerra è tornata tragicamente a essere protagonista della cronaca internazionale e delle nostre preoccupazioni quotidiane. E tuttavia, se allarghiamo lo sguardo della storia, scopriamo anche un'altra verità: il mondo continua ad andare avanti. La storia non è mai soltanto il racconto delle crisi, ma anche la prova della straordinaria capacità dell'umanità di rialzarsi, di ricostruire, di andare oltre.

È in questo orizzonte che la testimonianza di Chiara Lubich appare ancora più significativa: perché ci ricorda che anche nei momenti più oscuri può nascere una luce capace di cambiare il corso delle cose.

La storia di Chiara Lubich ci ricorda che le grandi trasformazioni non nascono sempre dai grandi progetti, ma spesso da una coscienza che decide di prendere sul serio una parola semplice: amore. E se è vero che la storia degli uomini è spesso segnata da conflitti e divisioni, allora la vita di Chiara Lubich ci ricorda una verità ancora più grande: che anche una sola scintilla di amore autentico può accendere una luce capace di attraversare il tempo, illuminare i popoli e indicare all'umanità la strada dell'unità. 


sabato 14 marzo 2026

Todi

Todi, arroccata su un'altura che domina la Valle del Tevere con i profili dei suoi prestigiosi monumenti. Piazza del Popolo - tipicamente medievale - è una delle più belle d'Italia e insieme ad altri scorci e chiese favolose. Forse vi ero passato rapidamente una volta, ma ho un ricordo molto vago. 

Un centro ricco di storia, di arte, di profonde tradizioni civili e religiose (sede di diocesi fin dal II secolo); città natale di Jacopone, poeta e mistico del XIII secolo che con appassionato accento lirico espresse il suo amore a Cristo dando un contributo di rilievo alla lingua e letteratura italiana. Ho visitato la tomba.

Oggi Todi mi è apparsa ancora più bella grazie a quanti mi hanno accolto con grande festa: un centinaio di persone, il popolo di Chiara Lubich, nel giorno anniversario per la sua partenza per il cielo. Ho presentato “Lacrime e stelle” nella sala di un antico palazzo…




venerdì 13 marzo 2026

A cosa serve Dio? A niente



Mi chiedono :“A cosa serve Dio?”. E io, rischiano l’accusa di eresia, rispondo: “A niente!”. Se Dio servisse a qualcosa sarebbe un oggetto utilitaristico che quando serve serve, quando non serve più si getta via.

Inizia così il primo dei miei podcast per Città Nuova. Se va continuiamo, se non va ci fermiamo (non è come per Dio… qui se serve serve, se non serve lo gettiamo via).

https://www.cittanuova.it/podcast-la-chiesa-e-i-miei-perche-1-a-che-serve-dio/

giovedì 12 marzo 2026

Il grido

14 marzo. Giornata di spiritualità a Marino. Mi hanno chiesto di parlare della croce. Cosa dirò? Di solito lo so soltanto dopo aver parlato. Partirò comunque dal grido di Gesù in croce, quello che non è calcolato tra le “sette” parole di Gesù in croce. In effetti quel grido non è una parola, ma un grido inarticolato. 

Lo riportano sia Matteo sia Marco. Un grido improvviso, terribile, inatteso, forte: «Gesù di nuo­vo gridò a gran voce ed emise lo spirito» (Mt 27, 50); «Gesù, dan­do un forte grido, spirò» (Mc 15, 37). Un gridare vuo­to, incomprensibile, senza articolare parola, un semplice grido di dolore. Gesù muore in maniera drammatica. Non  con una parola di sa­pienza, ma con un grido, con tutto il fiato che gli rimane, l’ultimo. Poi il grande silenzio, senza risposta. Quest’urlo, più di tutte le altre parole, lascia intuire quanto Gesù può aver vissuto. Ha fatto sua ogni angoscia, ogni disperazione, ogni grido.
Il Verbo, la Parola di Dio, non ha più parola. È il Non Verbo, la Non Parola. Ora il Verbo è tutto e solo Amore, le sue parole non sono più proclamate, sono attuate. Niente più bello di quel grido, parola non detta: la parola dell’amore più grande, la parola della nostra salvezza.

mercoledì 11 marzo 2026

Con tutti

Peggio ancora! Non solo tre Oblati, non solo altri tre religiosi… ci sono anche le religiose in questa Assemblea! (e vi risparmio la foto di cardinale, vescovi e preti…). Il bello è che siamo bene mimetizzati tra tutti, insieme con 300 laici, tutti fratelli e sorelle.

A me sembra l’immagine della Chiesa popolo di Dio e di un autentico cammino sinodale.




martedì 10 marzo 2026

Beccano lo stesso miglio

Che ci fanno sei religiosi all’Assemblea dell’Opera di Maria? Va bene per i tre Oblati, ma un Conventuale, un Cappuccino olandese, un Vocazionista keniota?

C’era un corvo che ogni giorno vedeva arrivare tre canarini, un fringuello, un pappagallo, un passerotto. Si davano appuntamento attorno ad un grande recipiente di miglio. Beccavano a volontà e volavano via. Ogni giorno fedeli all’appuntamento. “Beccano tutti lo stesso meglio - si diceva il corvo - Vedrai che diventeranno miglio”.

Dopo un certo tempo il corvo constatò, con sua grande meraviglia, che più beccavano lo stesso miglio, più i canarini crescevano e si fortificavano rimanendo canarini. Lo stesso per il fringuello, il pappagallo, il passerotto.

Fu così che anche il corvo decise di entrare a far parte del Movimento dei Religiosi.

lunedì 9 marzo 2026

Inzuppati nel vino

Che ci fanno tre Oblati all’Assemblea dell’Opera di Maria? Non hanno già la loro vocazione?

Il pane inzuppato nel vino non perde le sue qualità, resta sempre pane, ma ha un sapore più buono.

Tre Oblati che attingono vita dal Movimento dei Focolari non perdono la loro identità, restano sempre Oblati, ma comprendono in maniera nuova la loro vocazione.

Parimenti, il loro apporto al Movimento non snatura il Movimento, ma lo rende più sé stesso.

PS. Rafael mi scrive: Diceva Cervantes nel “Quixote della Mancha” “Con pane e vino si fa più cammino”.

domenica 8 marzo 2026

Un Dio in ricerca

Nel Vangelo di oggi abbiamo sentito Gesù che dice alla donna samaritana: “Viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano». Poi gli apostoli chiedono a Gesù: «Che cosa cerchi?»

Il testo italiano dice che il Padre “vuole”, ma il greco usa lo stesso verbo per il Padre come per Gesù: ambedue “cercano”. Il Padre e Gesù hanno tutto… eppure sono in ricerca! Dio alla ricerca dell’uomo! Ci cerca come nelle parabole del pastore e della donna di casa che cercano la pecora e la moneta perdute, come un mercante insoddisfatto che cerca la perla preziosa…

Mateusz nella sua omelia ha detto altre cose… La sua era proprio una bella omelia! Allora ho pensato di regalargli un’icona di Gesù con la donna samaritana che ho sul mio tavolo da più di vent’anni, dono del Presidente nazionale delle ACLI…



sabato 7 marzo 2026

L’incoerenza di Dio

“Un uomo aveva due figli…” Basta questo inizio per portarci subito dentro la parabola del figlio perduto e del Padre misericordioso (è il Vangelo che abbiamo ascoltato oggi nella liturgia). Ce n’è un’altra altrettanto famosa, quella della pecora smarrita. Tutte e due ci parlano dell’amore del Padre del cielo.

Ma sono due storie molto diverse.

La prima. Quando la pecora si smarrisce, il pastore parte subito alla sua ricerca e non si dà pace finché non la trova. Quindi se la carica sulle spalle e la riporta a casa.

La seconda. Quando il figlio minore si smarrisce, il padre non si muove, lascia che  egli vada per la sua strada e faccia le sue esperienze: vada come vada…

Mi sembra un po’ contraddittorio questo agire di Dio. O forse sono due volti di Dio. Il volto materno, che si preoccupa per chi si smarrisce, muove il primo passo, ama per primo, e fa di tutto per riportarlo sulla strada giusta. Il volto paterno, che dà corda, lascia libero il figlio di fare le sue scelte, in attesa che metta giudizio, che faccia il primo passo, che sia lui ad amare…

Una mano materna e una mano paterna, quelle di Dio, che ama fino a dare la vita e che vuole essere riamato nella libertà, perché altrimenti non sarebbe amore, ma costrizione.

venerdì 6 marzo 2026

Ancora p. Mario Borzaga

Il 26 aprile celebreremo la 63° Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. Per l’occasione sono stati preparati una locandina e un manifesto con una frase pronunciata da papa Leone a Tor Vergata, il 3 agosto 2025: «Aspirate a cose grandi, alla santità, ovunque siate».

Il manifesto presenta una carrellata di volti, storie di persone nella quale la santità di Dio ha preso spazio e ha trasformato la loro vita. Alcuni sono volti noti, altri meno; di tutti è possibile leggere una biografia attraverso un link che diventa occasione di approfondimento e di confronto.

Sorpresa: tra di loro c’è anche p. Mario Borzaga.

giovedì 5 marzo 2026

Così si prega all’Assemblea dell’Opera

“Se sei unito a Dio, gli parli, gli racconti tutte le tue faccende, gli spieghi tutti i tuoi problemi. Quando soffri, gemi con lui; quando godi, godi con lui e gli dai tutto. Gli raccomandi le persone care, i progetti, ti assicuri. Tutto questo è spontaneo in un cuore che sente l'unione con Dio, perché si sente vicino ad un amico, vicino allo sposo dell'anima, vicino a un fratello, e parla”.

Così si prega all’Assemblea dell’Opera.

mercoledì 4 marzo 2026

La guerra vera

I bambini in casa piangono sentendo i missili passare sopra la testa. Il più piccolo, di 4 anni, dice agli altri, “Non abbiate paura, c’è Dio con noi”. Ce lo raccontano quanto tra noi all’Assemblea dell’Opera vengono da quelle regioni, assieme alle notizie che arrivano da casa di giorno in giorno… Anche noi, qui all’Assemblea, viviamo col fiato sospeso per questa guerra folle, per le troppe guerre. Ogni giorno preghiamo nominando i principali Paesi in guerra: Medio Oriente, Ucraina, Russia, Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Myanmar e tutti i posti dove ancora si combatte.

Non ci fanno vedere i morti, i mutilati, i bambini e i vecchi soli… Vediamo solo missili, aerei, navi, fumo… Senza che ci sia differenza tra la realtà e i video giochi. Tutto sembra così lontano, virtuale… Quanti sono qui, proveniente dai Paesi in guerra, ci ricordano quanto sia reale e tragica questa guerra. La nostra impotenza si fa preghiera…

https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2026-03/israele-palestina-terra-santa-guerra-iran-usa-israele-faltas.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

martedì 3 marzo 2026

Hans Schalk: Come essere fedeli?

Una vita, quella di p. Hans Schalk, redentorista della Baviera, segnata dalla morte della mamma quando aveva quattro anni e alla seconda guerra mondiale. Forse queste prove della vita l'hanno affinato dandogli una profonda sensibilità e comprensione degli altri.

Conobbe presto il Movimento dei Focolari la cui spiritualità lo ha sempre accompagnato. È stato maestro dei novizi, docente di catechesi, direttore spirituale delle Suore Missionarie del Santissimo Redentore, provinciale della provincia dei Redentoristi di Monaco, per poi dedicarsi all'accompagnamento spirituale. Come hanno scritto i suoi confratelli tedeschi, «Con la sua mitezza, la sua riflessività e la sua forza spirituale ha toccato molti cuori. Ciò che lo ha plasmato interiormente e ciò da cui ha tratto la sua forza lo ha comunicato anche in molti articoli di riviste e in alcuni libri che hanno trovato un vasto pubblico di lettori e che ora costituiscono la sua eredità».

Come non ricordati, p. Hans? Eri sempre presente a tutti i nostri incontri di religiosi legati al Movimento. Hai sempre portato un’aria di festa, di gioia. Ora che sei partito per il cielo salutaci tutti i nostri, da Bruder Gabriel a p. Novo… Preparaci un posticino accanto a voi: arriviamo presto.

Intanto leggiamo uno dei tuoi pensieri: sulla fedeltà.

Quando, più di 50 anni fa, conobbi più da vicino la vita religiosa, incontrai anche la preghiera "per la grazia della perseveranza". A chi devo essere fedele? Le difficoltà riguardo alla fedeltà sono connesse al rapporto con la persona o la realtà cui voglio essere fedele. Il problema della fedeltà in ultima analisi è un problema di rapporto.

Se nella scelta della vita religiosa o di qualunque altra vocazione spirituale vediamo una risposta a Dio che chiama, è sempre importante tornare a Dio che chiama. Se il rapporto con Dio che chiama per amore non è più vivo, se davanti agli occhi si hanno ancora solo i doni di Dio, per es. la vita religiosa, il sacerdozio, il matrimonio, e non il Datore dei doni, Dio stesso, si può arrivare alla separazione della fede teorica dal comportamento pratico e quindi all’incoerenza e praticamente all’infedeltà.

Cosa serve e aiuta a mantenere lo sguardo fedelmente rivolto al Datore di ogni dono, a Colui che chiama, a Dio che ci ama infinitamente? Come restare fedele?

Un “esercizio” profondamente ancorato nella tradizione della vita religiosa che si dimostra di grande aiuto, è certamente la meditazione. In essa ricordiamo ciò che del nostro Dio ci viene trasmesso dalle sacre scritture. Ricordiamo che Dio vive in noi e cammina con noi. Ricordiamo tutto ciò che Dio ha fatto nella nostra vita. Ricordiamo che Dio ci ama infinitamente, ciascuno in modo del tutto personale, con la sua origine, la sua storia, i suoi limiti e i suoi peccati.

Ricordando Colui che ha chiamato, si rende sempre più viva la consapevolezza che si sta camminando sotto lo sguardo di Colui che chiama. La preghiera per la grazia della perseveranza acquista quindi il suo significato profondo quando, tenendo conto della mia fragilità, mi affido continuamente a Colui che mi accompagna nel cammino. Nel suo senso più profondo la preghiera è appunto rapporto personale vivo e consapevole con Dio: col Padre, con Gesù, con lo Spirito Santo.

Le crisi nella vita di fede e di preghiera spesso sono un appello a rivolgersi in modo sempre più profondo e radicale a Colui che chiama.

Un grande aiuto alla fedeltà viene poi dalla comunità. La comunità è il luogo dove la fedeltà si realizza nel concreto! Posso essere cristiano solo in una comunità. Da quando Gesù ha promesso ai suoi discepoli la sua presenza tra loro, Dio lo trovo nella comunità di Gesù Cristo, nella Chiesa.

Essere fedeli non è un valore realizzato e compiuto, bensì un percorso da compiere: un cammino all’interno di un rapporto, una strada da riprendere ogni giorno e da percorrere con Gesù Crocifisso e Risorto, un cammino da percorrere assieme in comunità.

Allora, p. Hans, se capisco bene, per essere fedeli non dobbiamo tanto guardare indietro alla chiamata di una volta. Dobbiamo prendere coscienza che oggi sono chiamato, e dire di sì a questa chiamata nell'attimo presente.

lunedì 2 marzo 2026

All'Assemblea dell'Opera di Maria

Sono all’Assemblea generale dell’Opera di Maria. E non sono il solo religioso. Ci sono anche sacerdoti, religiose, vescovi, un cardinale. Ci sono anche membri di sette diverse Chiese e di altre religioni. Ritrovo con gioia il giovane buddista che al Genfest rese omaggio a Giovanni Paolo II inginocchiandosi davanti a lui. Ci siamo poi incontrati in Thailandia… ed oggi eccolo qui! Ma c’è anche la professoressa indù incontrata più volte in India… e chi rappresenta i musulmani...

Sono all’Assemblea generale dell’Opera di Maria. Addirittura ho diritto di voto. Contribuirò dunque all’elezione della presidente, del copresidente, dei membri del consiglio… Tutto il mondo è rappresentato. Mancano solo quanti dovrebbero provenire dal Medio Oriente dove la guerra ha bloccato i voli aerei. Ma come è possibile una rappresentanza così eterogenea e io che ho diritto di voto?

È davvero un segno dell’ecclesialità e della grande apertura del Movimento, che si presenta come un popolo dalle molte vocazioni, poliedrico, ricco di tante espressioni. Specchio e profezia di Chiesa. Tanta diversità e tanta unità.

La sfida è rimanere a quell’altezza anche quando i temi saranno caldi e le opinioni diverse, le procedure pesanti… Ce la faremo? È un’assemblea vera, con persone vere. Ognuno si mette in gioco, con sincerità. È un rischio. Ce la faremo.

domenica 1 marzo 2026

A Signa da Maria Maddalena Frescobaldi Capponi

Maria Maddalena Frescobaldi Capponi ci ha nuovamente riuniti, in tanti, a Castel di Sig.na, sulle nostro belle colline toscane. Frescobaldi Capponi, nomi che richiamano la nobiltà fiorentina. Si è nobile la nostra Maria Maddalena, ma va a lavare i piedi e ad assistere gli incurabili dell’ospedale. È mamma e nonna e il suo profondo senso di maternità fa breccia nelle povere ragazze di strada, e saranno proprio quattro di queste che inizieranno la famiglia religiosa di cui Maria Maddalena sarà fondatrice. È una donna che sa amare col cuore.

Venerdì, nella casa madre di Sieve, abbiamo presentato il libro della sua biografia. Molti i presenti, con in testa sindaco e vice sindaco. Ma non è il numero che colpisce è il clima di grandissima gioia, di festa da cui siamo tutti avvolti e coinvolti. L’accoglienza delle suore, la passione del coro che esegue canti ispirati, le relazioni, l’inaugurazione del dipinto con la fondatrice assieme alle prime quattro, l’ammirazione della statua di marmo, poter pregare sulla sua tomba... e ci mettiamo anche il buffet… Ma che pomeriggio, ma che serata. C’è ancora il bello, c’è ancora il buono.


Non è soltanto il ricordo di un glorioso passato, ma anche la riconoscenza per un presente che continua a fare il bene alle donne più provate, a formare le nuove generazioni, con coraggio, tenacia.

Il bene è sempre silenzioso e opera. C’è speranza.