“In tutti i tuoi passi pensa a lui ed egli appianerà i tuoi sentieri”.
Quanta sapienza nel libro dei Proverbi! Leggo questo passo nelle Lodi di oggi e mi riempie la giornata.
“In tutti i tuoi passi pensa a lui ed egli appianerà i tuoi sentieri”.
Quanta sapienza nel libro dei Proverbi! Leggo questo passo nelle Lodi di oggi e mi riempie la giornata.
La presentazione a Todi del libro "Lacrime e stelle" è stata introdotta dal sindaco. Le sue non sono state parole di circostanza, ma una autentica testimonianza e una lettura profonda del carisma di Chiara, che vale la pena leggere, anche se qui salto alcuni passaggi.
Questo libro non è semplicemente una biografia. È qualcosa
di più profondo: è una voce che torna a parlare. Padre Ciardi ha compiuto una
scelta che definirei quasi "radicale": lasciare che sia Chiara stessa
a raccontarsi, attraverso diari, lettere, appunti, interviste, molti dei quali
inediti. In questo modo il lettore non incontra solo una ricostruzione storica,
ma entra direttamente nell'intimo di una coscienza, nel cammino di una donna
che ha saputo trasformare un'esperienza personale in una proposta universale.
Il titolo del libro, Lacrime e stelle, è già di per sé un
programma spirituale e umano. È un'immagine potentissima: il dolore e la luce
insieme. Non prima la luce e poi il dolore, ma il dolore che diventa il luogo
da cui nasce la luce. Non è un caso che Chiara stessa, molti anni dopo, abbia
voluto invertire il titolo originario da "Stelle e lacrime" a Lacrime
e stelle. Quasi a dire che la speranza autentica non è quella che ignora la
sofferenza, ma quella che la attraversa. In quell'esperienza si radica una
convinzione che segnerà tutta la sua vita: che l'amore, anche quando passa
attraverso la prova, è la forza capace di trasformare la storia. Lo si avverte
con straordinaria intensità nelle parole che Chiara scrive nel gennaio del
1945: "Uno solo è il mio desiderio, la mia passione: che l'Amore sia
amato".
Questa frase, semplice e radicale allo stesso tempo,
contiene già in nuce tutto il cammino che porterà alla nascita del Movimento
dei Focolari e al riconoscimento ecclesiale che arriverà nel 1962.
Il termine "focolare" è infatti molto più di una
semplice denominazione organizzativa. Il focolare è, nella tradizione umana
prima ancora che religiosa, il luogo del fuoco domestico, il centro della casa,
il punto attorno al quale una comunità si ritrova, si riscalda, si riconosce.
Nel caso di Chiara Lubich, questa immagine assume un
significato ancora più forte: non nasce da una teoria o da un progetto
organizzativo, ma dall'esperienza concreta di un gruppo di giovani donne che
avevano scoperto la forza di vivere il Vangelo nella quotidianità. Chi si
avvicinava a quel gruppo percepiva qualcosa di vivo, quasi una energia
spirituale - quel "fuoco" dell'amore evangelico che la frase
richiama.
Per questo il nome "focolare" non fu scelto a
tavolino: fu riconosciuto dagli altri. Fu il modo con cui chi incontrava quella
comunità provò a descrivere ciò che vedeva: un luogo umano e spirituale dove
l'amore non era solo predicato, ma vissuto.
Ed è significativo che proprio il focolare diventi il cuore
del nascente Movimento dei Focolari, la sua struttura fondamentale. Non
un'organizzazione verticale, non un'istituzione costruita dall'alto, ma un
nucleo vivo di relazioni, capace di generare comunità.
Ma la figura di Chiara Lubich non appartiene soltanto alla
storia di un movimento spirituale. La sua esperienza ha una dimensione
culturale che parla anche a tutta la società contemporanea. Chiara è stata una
donna di grande autonomia intellettuale, animata fin da giovane da una ricerca
sincera della verità. In un tempo spesso segnato da contrapposizioni e
frammentazioni, la sua proposta spirituale si fonda su un'idea semplice ma
rivoluzionaria: vivere il Vangelo non come un ambito separato della vita, ma
come una forza capace di attraversare ogni dimensione dell'esistenza umana.
In questo senso, la sua riflessione supera uno dei dualismi
più profondi della modernità: quello tra sacro e profano. Per Chiara l'amore di
Dio e l'amore per il prossimo non sono due esperienze distinte, ma un'unica via
che conduce alla comunione, all'unità, alla fraternità.
Ed è forse proprio questo il punto che rende il suo
messaggio così attuale anche oggi. Viviamo tempi che a volte percepiamo come
duri e incerti. La guerra è tornata tragicamente a essere protagonista della
cronaca internazionale e delle nostre preoccupazioni quotidiane. E tuttavia, se
allarghiamo lo sguardo della storia, scopriamo anche un'altra verità: il mondo
continua ad andare avanti. La storia non è mai soltanto il racconto delle
crisi, ma anche la prova della straordinaria capacità dell'umanità di
rialzarsi, di ricostruire, di andare oltre.
È in questo orizzonte che la testimonianza di Chiara Lubich
appare ancora più significativa: perché ci ricorda che anche nei momenti più
oscuri può nascere una luce capace di cambiare il corso delle cose.
La storia di Chiara Lubich ci ricorda che le grandi
trasformazioni non nascono sempre dai grandi progetti, ma spesso da una
coscienza che decide di prendere sul serio una parola semplice: amore. E se è
vero che la storia degli uomini è spesso segnata da conflitti e divisioni,
allora la vita di Chiara Lubich ci ricorda una verità ancora più grande: che
anche una sola scintilla di amore autentico può accendere una luce capace di
attraversare il tempo, illuminare i popoli e indicare all'umanità la strada
dell'unità.
Todi, arroccata su un'altura che domina la Valle del Tevere con i profili dei suoi prestigiosi monumenti. Piazza del Popolo - tipicamente medievale - è una delle più belle d'Italia e insieme ad altri scorci e chiese favolose. Forse vi ero passato rapidamente una volta, ma ho un ricordo molto vago.
Un centro ricco di storia, di arte, di profonde tradizioni civili e religiose (sede di diocesi fin dal II secolo); città natale di Jacopone, poeta e mistico del XIII secolo che con appassionato accento lirico espresse il suo amore a Cristo dando un contributo di rilievo alla lingua e letteratura italiana. Ho visitato la tomba.
Oggi Todi mi è apparsa ancora più bella grazie a quanti mi hanno accolto con grande festa: un centinaio di persone, il popolo di Chiara Lubich, nel giorno anniversario per la sua partenza per il cielo. Ho presentato “Lacrime e stelle” nella sala di un antico palazzo…
Mi chiedono :“A cosa serve Dio?”. E io, rischiano l’accusa di eresia, rispondo: “A niente!”. Se Dio servisse a qualcosa sarebbe un oggetto utilitaristico che quando serve serve, quando non serve più si getta via.
Inizia così il primo dei miei podcast per Città Nuova. Se va continuiamo, se non va ci fermiamo (non è come per Dio… qui se serve serve, se non serve lo gettiamo via).
https://www.cittanuova.it/podcast-la-chiesa-e-i-miei-perche-1-a-che-serve-dio/
14 marzo. Giornata di spiritualità a Marino. Mi hanno chiesto di parlare della croce. Cosa dirò? Di solito lo so soltanto dopo aver parlato. Partirò comunque dal grido di Gesù in croce, quello che non è calcolato tra le “sette” parole di Gesù in croce. In effetti quel grido non è una parola, ma un grido inarticolato.
Peggio ancora! Non solo tre Oblati, non solo altri tre religiosi… ci sono anche le religiose in questa Assemblea! (e vi risparmio la foto di cardinale, vescovi e preti…). Il bello è che siamo bene mimetizzati tra tutti, insieme con 300 laici, tutti fratelli e sorelle.
A me sembra l’immagine della Chiesa popolo di Dio e di un autentico cammino sinodale.
Che ci fanno sei religiosi all’Assemblea dell’Opera di Maria? Va bene per i tre Oblati, ma un Conventuale, un Cappuccino olandese, un Vocazionista keniota?
C’era un corvo che ogni giorno vedeva arrivare tre canarini, un fringuello, un pappagallo, un passerotto. Si davano appuntamento attorno ad un grande recipiente di miglio. Beccavano a volontà e volavano via. Ogni giorno fedeli all’appuntamento. “Beccano tutti lo stesso meglio - si diceva il corvo - Vedrai che diventeranno miglio”.
Dopo un certo tempo il corvo constatò, con sua grande meraviglia, che più beccavano lo stesso miglio, più i canarini crescevano e si fortificavano rimanendo canarini. Lo stesso per il fringuello, il pappagallo, il passerotto.
Fu così che anche il corvo decise di entrare a far parte del Movimento dei Religiosi.
Che ci fanno tre Oblati all’Assemblea dell’Opera di Maria?
Non hanno già la loro vocazione?
Il pane inzuppato nel vino non perde le sue qualità, resta
sempre pane, ma ha un sapore più buono.
Tre Oblati che attingono vita dal Movimento dei Focolari non
perdono la loro identità, restano sempre Oblati, ma comprendono in maniera
nuova la loro vocazione.
Parimenti, il loro apporto al Movimento non snatura il Movimento, ma lo rende più sé stesso.
PS. Rafael mi scrive: Diceva Cervantes nel “Quixote della Mancha” “Con pane e vino si fa più cammino”.
Nel Vangelo di oggi abbiamo sentito Gesù che dice alla donna
samaritana: “Viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il
Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo
adorano». Poi gli apostoli chiedono a Gesù: «Che cosa cerchi?»
Il testo italiano dice che il Padre “vuole”,
ma il greco usa lo stesso verbo per il Padre come per Gesù: ambedue “cercano”. Il
Padre e Gesù hanno tutto… eppure sono in ricerca! Dio alla ricerca dell’uomo! Ci
cerca come nelle parabole del pastore e della donna di casa che cercano la
pecora e la moneta perdute, come un mercante insoddisfatto che cerca la perla
preziosa…
Mateusz nella sua omelia ha detto altre cose… La sua era proprio una bella omelia! Allora ho pensato di regalargli un’icona di Gesù con la donna samaritana che ho sul mio tavolo da più di vent’anni, dono del Presidente nazionale delle ACLI…
“Un uomo aveva due figli…” Basta questo inizio per portarci subito dentro la parabola del figlio perduto e del Padre misericordioso (è il Vangelo che abbiamo ascoltato oggi nella liturgia). Ce n’è un’altra altrettanto famosa, quella della pecora smarrita. Tutte e due ci parlano dell’amore del Padre del cielo.
Ma sono due storie molto diverse.
La prima. Quando la pecora si smarrisce, il
pastore parte subito alla sua ricerca e non si dà pace finché non la trova.
Quindi se la carica sulle spalle e la riporta a casa.
La seconda. Quando il figlio minore si
smarrisce, il padre non si muove, lascia che egli vada per la sua strada e faccia le
sue esperienze: vada come vada…
Mi sembra un po’ contraddittorio
questo agire di Dio. O forse sono due volti di Dio. Il volto materno, che si
preoccupa per chi si smarrisce, muove il primo passo, ama per primo, e fa di
tutto per riportarlo sulla strada giusta. Il volto paterno, che dà corda,
lascia libero il figlio di fare le sue scelte, in attesa che metta giudizio,
che faccia il primo passo, che sia lui ad amare…
Una mano materna e una mano paterna,
quelle di Dio, che ama fino a dare la vita e che vuole essere riamato nella
libertà, perché altrimenti non sarebbe amore, ma costrizione.
Il 26 aprile celebreremo la 63° Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. Per l’occasione sono stati preparati una locandina e un manifesto con una frase pronunciata da papa Leone a Tor Vergata, il 3 agosto 2025: «Aspirate a cose grandi, alla santità, ovunque siate».
Il manifesto presenta una carrellata di volti, storie di
persone nella quale la santità di Dio ha preso spazio e ha trasformato la loro
vita. Alcuni sono volti noti, altri meno; di tutti è possibile leggere una
biografia attraverso un link che diventa occasione di approfondimento e di
confronto.
Sorpresa: tra di loro c’è anche p. Mario Borzaga.
“Se sei unito a Dio, gli parli, gli racconti tutte le tue faccende, gli spieghi tutti i tuoi problemi. Quando soffri, gemi con lui; quando godi, godi con lui e gli dai tutto. Gli raccomandi le persone care, i progetti, ti assicuri. Tutto questo è spontaneo in un cuore che sente l'unione con Dio, perché si sente vicino ad un amico, vicino allo sposo dell'anima, vicino a un fratello, e parla”.
Così si prega all’Assemblea dell’Opera.I bambini in casa piangono sentendo i missili passare sopra
la testa. Il più piccolo, di 4 anni, dice agli altri, “Non abbiate paura, c’è
Dio con noi”. Ce lo raccontano quanto tra noi all’Assemblea dell’Opera vengono
da quelle regioni, assieme alle notizie che arrivano da casa di giorno in
giorno… Anche noi, qui all’Assemblea, viviamo col fiato sospeso per questa
guerra folle, per le troppe guerre. Ogni giorno preghiamo nominando i
principali Paesi in guerra: Medio Oriente, Ucraina, Russia, Sudan, Repubblica
Democratica del Congo, Etiopia, Myanmar e tutti i posti dove ancora si
combatte.
Non ci fanno vedere i morti, i mutilati, i bambini e i
vecchi soli… Vediamo solo missili, aerei, navi, fumo… Senza che ci sia
differenza tra la realtà e i video giochi. Tutto sembra così lontano, virtuale…
Quanti sono qui, proveniente dai Paesi in guerra, ci ricordano quanto sia reale
e tragica questa guerra. La nostra impotenza si fa preghiera…
Una vita, quella di p. Hans Schalk, redentorista della Baviera, segnata dalla morte della mamma quando aveva quattro anni e alla seconda guerra mondiale. Forse queste prove della vita l'hanno affinato dandogli una profonda sensibilità e comprensione degli altri.
Conobbe presto il Movimento dei Focolari la cui spiritualità lo ha sempre accompagnato. È stato maestro dei novizi, docente di catechesi, direttore spirituale delle Suore Missionarie del Santissimo Redentore, provinciale della provincia dei Redentoristi di Monaco, per poi dedicarsi all'accompagnamento spirituale. Come hanno scritto i suoi confratelli tedeschi, «Con la sua mitezza, la sua riflessività e la sua forza spirituale ha toccato molti cuori. Ciò che lo ha plasmato interiormente e ciò da cui ha tratto la sua forza lo ha comunicato anche in molti articoli di riviste e in alcuni libri che hanno trovato un vasto pubblico di lettori e che ora costituiscono la sua eredità».
Come non ricordati, p. Hans? Eri sempre presente a tutti i
nostri incontri di religiosi legati al Movimento. Hai sempre portato un’aria di
festa, di gioia. Ora che sei partito per il cielo salutaci tutti i nostri, da
Bruder Gabriel a p. Novo… Preparaci un posticino accanto a voi: arriviamo
presto.
Intanto leggiamo uno dei tuoi pensieri: sulla fedeltà.
Quando, più di 50 anni fa, conobbi più da vicino la vita religiosa, incontrai anche la preghiera "per la grazia della perseveranza". A chi devo essere fedele? Le difficoltà riguardo alla fedeltà sono connesse al rapporto con la persona o la realtà cui voglio essere fedele. Il problema della fedeltà in ultima analisi è un problema di rapporto.
Se nella scelta della vita religiosa o di qualunque altra
vocazione spirituale vediamo una risposta a Dio che chiama, è sempre importante
tornare a Dio che chiama. Se il rapporto con Dio che chiama per amore non è più
vivo, se davanti agli occhi si hanno ancora solo i doni di Dio, per es. la vita
religiosa, il sacerdozio, il matrimonio, e non il Datore dei doni, Dio stesso,
si può arrivare alla separazione della fede teorica dal comportamento pratico e
quindi all’incoerenza e praticamente all’infedeltà.
Cosa serve e aiuta a mantenere lo sguardo fedelmente rivolto
al Datore di ogni dono, a Colui che chiama, a Dio che ci ama infinitamente? Come
restare fedele?
Un “esercizio” profondamente ancorato nella tradizione della
vita religiosa che si dimostra di grande aiuto, è certamente la meditazione. In essa ricordiamo ciò che
del nostro Dio ci viene trasmesso dalle sacre scritture. Ricordiamo che Dio
vive in noi e cammina con noi. Ricordiamo tutto ciò che Dio ha fatto nella
nostra vita. Ricordiamo che Dio ci ama infinitamente, ciascuno in modo del
tutto personale, con la sua origine, la sua storia, i suoi limiti e i suoi
peccati.
Ricordando Colui che ha chiamato, si rende sempre più viva
la consapevolezza che si sta camminando sotto lo sguardo di Colui che chiama. La
preghiera per la grazia della
perseveranza acquista quindi il suo significato profondo quando, tenendo conto
della mia fragilità, mi affido continuamente a Colui che mi accompagna nel
cammino. Nel suo senso più profondo la preghiera è appunto rapporto personale
vivo e consapevole con Dio: col Padre, con Gesù, con lo Spirito Santo.
Le crisi nella vita di fede e di preghiera spesso sono un
appello a rivolgersi in modo sempre più profondo e radicale a Colui che chiama.
Un grande aiuto alla fedeltà viene poi dalla comunità. La
comunità è il luogo dove la fedeltà si realizza nel concreto! Posso essere cristiano solo in una comunità.
Da quando Gesù ha promesso ai suoi discepoli la sua presenza tra loro, Dio lo
trovo nella comunità di Gesù Cristo, nella Chiesa.
Essere fedeli non è un valore realizzato e compiuto, bensì
un percorso da compiere: un cammino all’interno di un rapporto, una strada da
riprendere ogni giorno e da percorrere con Gesù Crocifisso e Risorto, un
cammino da percorrere assieme in comunità.
Allora, p. Hans, se capisco bene, per essere fedeli non dobbiamo tanto guardare indietro alla chiamata di una volta. Dobbiamo prendere coscienza che oggi sono chiamato, e dire di sì a questa chiamata nell'attimo presente.
Sono all’Assemblea generale dell’Opera di Maria. E non sono
il solo religioso. Ci sono anche sacerdoti, religiose, vescovi, un cardinale. Ci
sono anche membri di sette diverse Chiese e di altre religioni. Ritrovo con
gioia il giovane buddista che al Genfest rese omaggio a Giovanni Paolo II
inginocchiandosi davanti a lui. Ci siamo poi incontrati in Thailandia… ed oggi
eccolo qui! Ma c’è anche la professoressa indù incontrata più volte in India… e chi rappresenta i musulmani...
Sono all’Assemblea generale dell’Opera di Maria. Addirittura
ho diritto di voto. Contribuirò dunque all’elezione della presidente, del
copresidente, dei membri del consiglio… Tutto il mondo è rappresentato. Mancano
solo quanti dovrebbero provenire dal Medio Oriente dove la guerra ha bloccato i
voli aerei. Ma come è possibile una rappresentanza così eterogenea e io che ho
diritto di voto?
È davvero un segno dell’ecclesialità e della grande apertura
del Movimento, che si presenta come un popolo dalle molte vocazioni,
poliedrico, ricco di tante espressioni. Specchio e profezia di Chiesa. Tanta
diversità e tanta unità.
La sfida è rimanere a quell’altezza anche quando i temi
saranno caldi e le opinioni diverse, le procedure pesanti… Ce la faremo? È
un’assemblea vera, con persone vere. Ognuno si mette in gioco, con sincerità. È
un rischio. Ce la faremo.
Maria Maddalena Frescobaldi Capponi ci ha nuovamente
riuniti, in tanti, a Castel di Sig.na, sulle nostro belle colline toscane.
Frescobaldi Capponi, nomi che richiamano la nobiltà fiorentina. Si è nobile la
nostra Maria Maddalena, ma va a lavare i piedi e ad assistere gli incurabili
dell’ospedale. È mamma e nonna e il suo profondo senso di maternità fa breccia
nelle povere ragazze di strada, e saranno proprio quattro di queste che
inizieranno la famiglia religiosa di cui Maria Maddalena sarà fondatrice. È una
donna che sa amare col cuore.
Venerdì, nella casa madre di Sieve, abbiamo presentato il libro della sua biografia. Molti i presenti, con in testa sindaco e vice sindaco. Ma non è il numero che colpisce è il clima di grandissima gioia, di festa da cui siamo tutti avvolti e coinvolti. L’accoglienza delle suore, la passione del coro che esegue canti ispirati, le relazioni, l’inaugurazione del dipinto con la fondatrice assieme alle prime quattro, l’ammirazione della statua di marmo, poter pregare sulla sua tomba... e ci mettiamo anche il buffet… Ma che pomeriggio, ma che serata. C’è ancora il bello, c’è ancora il buono.
Non è soltanto il ricordo di un glorioso passato, ma anche
la riconoscenza per un presente che continua a fare il bene alle donne più
provate, a formare le nuove generazioni, con coraggio, tenacia.
Il bene è sempre silenzioso e opera. C’è speranza.
«Come descriverò la felicità di questo matrimonio che
la Chiesa benedice —
si domandava Tertulliano, uno scrittore dei primi secoli, in una lettera alla
moglie —.
[…] I due sposi sono come fratelli l’uno per l’altro e si servono
reciprocamente; nessuna distinzione fra carne e spirito. Anzi sono veramente
due in una carne sola e dove la carne è una è uno anche lo spirito. Nessuno ha
segreti per l’altro, nessuno evita l’altro, nessuno è per l’altro di peso. […]
Contemplando questi focolari, Cristo si rallegra e invia la sua pace; dove sono
due, lì c'è anche Lui, e dove c'è Lui non può esserci alcun male».
«Chi sono i due o i tre riuniti in nome di Cristo, in mezzo
ai quali sta il Signore? - si chiedeva ancora - Non sono forse l’uomo, la donna
e il figlio dal momento che l’uomo e la donna sono uniti da Dio?».
Ho iniziato così oggi le mie conversazioni con le famiglie a
via Spinola, ed è sempre bello stare con gli sposati…
Il momento più bello di questa giornata è stato l’incontro
con il card. Reina, il vicario del Papa per la diocesi di Roma. Ci ha
raccontato la sua esperienza di vita, da ragazzo fino a oggi, con cuore
grande, tanta semplicità e profondità. Che grazia avere un pastore così!
1 marzo 2001. Sono passati 25
anni dalla morte di p. Marcello Zago. Per ricordarlo ecco alcune brevissime
note autobiografiche sull'inizio del suo interesse per il dialogo interreligioso
che lo porterà fino a diventare Segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione
dei popoli e ad organizzare la giornata di preghiera interreligiosa ad Assisi.
Nel dicembre 1959, arrivando a
Singapore dopo tre settimane di nave, la mia mente di giovane missionario
destinato all’Asia riandò al passato quando, più di quattro secoli prima,
sbarcò in queste zone san Francesco Saverio, il patrono delle missioni, che
iniziò vie e metodi nuovi nel cuore dell’Asia… Quella sera stessa mi recai al
Santuario di Maria posto sulla collina sovrastante la città. E la sorpresa fu enorme
quando mi resi conto che tra i numerosi pellegrini c’erano non solo dei
cattolici, ma anche i protestanti, degli indù, dei buddhisti e dei musulmani.
Tutti andavano da Maria per confidarle una pena, per chiedere una grazia, per
dire una preghiera, per trovare un po’ di pace. Questo primo incontro con l’Asia
fu per me anche la scoperta che Maria è
Ricordo la mia esperienza di
giovane missionario. Si visitavano i villaggi animisti per annunciare
Fin dagli inizi, mi ponevo una
domanda, che condividevo spesso con i confratelli. Perché
Con l’appoggio dei Superiori,
cercai di conoscere e accostare il Buddhismo nelle sue varie espressioni. E
così fin dal secondo anno dedicai ogni giorno due o tre ore ai contatti con fedeli
buddhisti: monaci, devoti regolari e saltuari, gente ordinaria. Prendevo nota
di tutto. In cinque anni scrissi circa diecimila schede sul buddhismo vissuto
del paese.
Sotto la spinta del Vaticano II,
nell’approfondimento della missionologia e, soprattutto, nello studio
sistematico del buddhismo in generale e del buddhismo laotiano in particolare,
nell’esame della nostra presenza e dei nostri metodi missionari, scoprivo che un altro tipo di
missione era necessario in ambiente buddhista. La nostra presenza doveva essere
diversa nelle sue modalità e nei suoi obiettivi: bisognava stare con loro per
imparare da loro, per incarnarci nella loro cultura e nei loro valori, per
essere un lievito nella pasta e far progredire dall’interno. In questa
prospettiva, iniziavo il Centro di ricerca e di dialogo con i buddhisti per
conto della Conferenza Episcopale di Laos e Cambogia.
Il tempo passa.
Ma dove va?
Nell’eterno presente.
Tutto resta, ben custodito,
nel cuore di Dio.
Anch’io che vivo nel tempo
resto con lui.
Che bello vedere questo sottobosco che tiene vivo il mondo! Lo Spirito Santo non si fa problemi e zitto zitto lavora...
Riunione dei professori dello Studium del Dicastero per la
vita consacrata. Prima del Covid le lezioni si tenevano nell’auditorium
Giovanni Paolo II dell’Università Urbaniana. Grazie al Covid le lezioni si
tengono on line e gli studenti seguono da tutto il mondo. Sono circa 400, con
traduzioni simultanee in inglese e spagnola. Che grande servizio alla vita
consacrata. Ogni tanto, in giro per il mondo, trovo studenti che hanno seguito
il mio corso…
Sì, continuo a parlare dei carismi, della presenza dello
Spirito Santo nella Chiesa di ieri, di oggi e di domani. Dello Spirito che
continua a soffiare e a portare avanti la sua Chiesa nonostante le nostre
debolezze e incorrispondenze, nonostante le nostre pretese di far nuove tutte
le cose: è un Altro che fa nuove tutte le cose, per fortuna.
In questi giorni, anche sul blog, ho ricordato le parole che
sant’Eugenio scrisse al termine della prima udienza avuta con il Papa: «O Leone
XII! (…) sarete considerato sempre da noi un benefattore e il padre della
nostra Società». Ma ogni volta che l'ho citato, con (…) ho sempre messo parole importanti: “anche se la mia
Regola non venisse approvata”! Per sant'Eugenio il papa è padre a prescindere…
Nella sua vita ha avuto sei papi. Con ognuno c’era qualcosa su cui non era d’accordo: sulla politica, la liturgia, gli studi… Ogni volta che veniva
a sapere che il Papa era di un’altra idea, abbandonava subito il suo punto di
vista, a volte anche in maniera eroica, perché obbedire al papa a volte gli è
costato lacrime… Eppure si è sempre allineato con il suo pensiero.
Ne spiega il perché: «La mia obbedienza a tutto ciò che la
Santa Sede prescrive è sempre scaturita da un sincero attaccamento, non meno
che da un principio di fede». Ci credeva!
Una volta sul blog avevo scritto: «Oggi si scagliano contro
Papa Francesco, inneggiando a Benedetto XVI, ma a suo tempo denigravano
Benedetto XVI a favore di Giovanni Paolo II, che hanno denigrato rimpiangendo
Pio XII, ma era meglio Pio X, anzi Pio IX, anzi Innocenzo III, o forse Gregorio
Magno, anzi Leone Magno, ma alla fine neanche Pietro si salva, anzi,
figuriamoci, Pietro, che ha tradito Gesù...».
Sì, il papa è sempre il Papa.
La Quaresima si apre con le tentazioni di Gesù nel deserto. Egli prende su di sé tutte le nostre tentazioni, riassunte in tre parole:
Piacere: ci sono piacere leciti, come mangiare un
frutto, ma non quello dell’albero proibito. È la ricerca di una vita facile e
comoda, del tornaconto personale, della ricerca di sé, del proprio compiacimento.
Plauso: l’attrazione per la notorietà, la brama di
tanti like sui social, di followers, di sentirsi importanti… vorremmo salite sempre più in alto, fin sulla cima del pinnacolo del tempio, per farci vedere da tutti.
Potere: l’ebbrezza del successo, l’arrivismo,
schiacciando gli altri…
Il diavolo pensa di trascinare giù Gesù, come fece all’inizio
dei tempi. Ma egli è il Verbo del Padre. Si nutre costantemente della sua
parola e la vive al punto da essere soltanto Parola di Dio. Colpito, da lui
sprizza la Parola di Verità che annienta la Menzogna.
E quando sopraggiunge anche per noi la tentazione e la
prova? C’è un modo solo per superarla e vincere: fare come Gesù, vivere il
Vangelo al punto da essere come lui soltanto Parola di Dio. Nutrirci anche noi “di
ogni parola che esce dalla bocca di Dio”, di ogni parola detta da Gesù. La Parola (Gesù) vincerà in noi.
La settimana di celebrazione dei 200 anni dell’approvazione pontificia si è conclusa questa mattina con l’incontro di Leone XIV con gli Oblati.
Tutto era iniziato con l’incontro con Leone XII, quando
affermò solennemente: «Erigiamo questa famiglia nella speranza che i suoi figli…
cerchino con tutte le forze e con l’esempio di portare nel seno della Madre di
misericordia gli uomini che Gesù Cristo sospeso sulla croce volle affidare a
lei come figli». Che missione solenne ci veniva offerta dalla Chiesa!
Oggi il suo successore, che porta lo stesso nome, ci
conferma quella missione, ricordando le parole evangeliche che hanno ispirato sant’Eugenio:
«“Mi ha
mandato ad evangelizzare i poveri” (cfr Is 61,1; Lc 4,18)
è il motto che Sant’Eugenio de Mazenod ha scelto per gli Oblati, da
lui fondati con grande coraggio in un momento in cui l’Europa era scossa da
vicende complesse e drammatiche, che acuivano l’impellenza dell’annuncio del
Vangelo agli ultimi. Sono forti le parole da lui spese e le azioni intraprese
in difesa della dignità di poveri, operai e contadini, sfruttati come risorse
produttive e ignorati nelle esigenze più profonde della loro umanità. Ed è
forte e provocatoria l’audacia con cui non ha esitato, già Vescovo di Marsiglia,
a rispondere alla richiesta di aiuto del Confratello nell’Episcopato Monsignor
Bourget, Arcivescovo di Montréal, inviando religiosi prima in Canada e poi in
altre parti del mondo: in Europa, Africa e Asia. Generosità che fu premiata, di
fatto, da un’impressionante fioritura missionaria e vocazionale; il che
testimonia come la docilità alle ispirazioni dello Spirito Santo e l’attenzione
alle urgenze della carità sono, per ogni fondazione, fonte di fecondità e
fermento di crescita».
Il Papa, dal passato, ha rivolto lo sguardo sul presente
della nostra Famiglia:
«Ancora oggi, con più di tremila religiosi sparsi in settanta paesi del mondo, voi continuate a svolgere il vostro ministero con la stessa apertura preferenziale agli ultimi, arricchiti dal dono prezioso di una estesa famiglia carismatica e di una crescente interculturalità. Accogliete questa vitalità come un dono e come un segno, che vi sproni a mantenere vivo e a rendere attuale lo spirito delle vostre origini».
Ci ha poi rilanciato, facendole proprie, le forti parole che
Francesco rivolse ai partecipanti al Capitolo Generale, il 3 ottobre 2022: «A
questa Chiesa, che il Fondatore vi ha insegnato ad amare come una madre,
offrite il vostro slancio missionario e la vostra vita, partecipando al suo
esodo verso le periferie del mondo amato da Dio, e vivendo un carisma che vi
porta verso i più lontani, i più poveri, coloro che nessuno raggiunge».
Ha infine richiamato il senso della famiglia voluto
fortemente da sant’Eugenio, indicandoci le fonti che possono alimentarlo: «Per
dei consacrati, per delle consacrate, e per dei laici cristiani veramente
impegnati, esso nasce prima di tutto dall’incontro con Dio, dall’Eucaristia,
dalla preghiera e dall’Adorazione, dall’ascolto della Parola e dalla
celebrazione dei Sacramenti. Da lì, dall’Altare e dal Tabernacolo, cresce nei
cuori riempiendoli di quei sentimenti di condivisione e di affetto, di cura e
di paziente vicinanza, che devono sempre caratterizzarci, e che ci rendono
specchio dell’amore di Dio nel mondo».
Si conclude qui questo grande incontro fraterno, che ha visto arrivare a Roma Oblati dal Camerun, Polonia, Italia, Uruguay, Basile, Congo, Stati Uniti, Australia, Paraguay, Ciad. Spagna, Francia, Danimarca, Bangladesh, Sud Africa, Pakistan, Messico, Namibia, Giappone, Perù, Cile.
Con noi questa mattina all’udienza con Papa c’erano anche le
altre persone della Famiglia carismatica che ci hanno accompagnato in questi
giorni: i nostri laici, le COMI, le OMMI…
Pronti a ricominciare… per altri 200 anni!