giovedì 8 gennaio 2026

Il contributo degli Oblati alla Missiologia

Gli Oblati, “Close to the people”. È una delle più belle definizioni, assieme ad altre altrettanto famose: “Audacieux pour l’Évangile”, “Nihil linquendum inausum”, “Usque ad internecionem”, “Specialisti delle missioni più difficili”… Tutti titoli che rimandano al nostro lavoro missionario, sul campo.

«Gli Oblati di Maria Immacolata - scriveva M. Bernad nell'introduzione alla raccolta bibliografica dei primi centro anni della Congregazione - hanno ricevuto, come gli apostoli, la missione di non scrivere, ma di predicare: Evangelizare pauperibus misit me. Sono rimasti fedeli ad essa. Il numero di missioni e ritiri che hanno predicato supera di gran lunga il numero di libri pubblicati».

L’Oblato per sant’Eugenio de Mazenod è prima di tutto un missionario, un predicatore. Ma non si può confondere il missionario del popolo con una persona senza cultura. Occorre parlare la lingua del popolo ed essere comprensibili anche dagli ultimi, ma questo richiede grande preparazione. Per essere un missionario lo studio è fondamentale. Fin dall’inizio, faceva parte integrante del progetto missionario.

Per questo, accanto ai grandi missionari che hanno fatto la storia, e a quelli più umili e nascosti che ugualmente hanno fatto la storia, fin dalle origini ne ve sono stati altri che si sono distinti per un loro contributo nel campo della ricerca e degli studi, dalla teologia all’etnologia, dall’archeologia alla filosofia, dalla psicologia alla paleontologia.

Non basta infatti “fare missione”, occorre “pensare la missione”, riflettere sull’operato: valutare i risultati, i fallimenti, le sfide; ritrovare le motivazioni profonde; ripensare costantemente la missione nei nuovi contesti culturali e geografici. Non basta ripetere contenuti e metodi del passato anche perché essi rischiano di avere poca incidenza. Un’evangelizzazione che non è pensata e pianificata non ha futuro, è destinata al fallimento. Lo studio permette di rinnovarsi. È un autentico servizio al Vangelo e alla missione.

Uno dei campi nel quale gli Oblati si sono maggiormente distinti è quello della missiologia… Ed è su questo argomento - Il contributo degli Oblati
alla Missiologia
– che ho preparato il mio ultimo libretto…

mercoledì 7 gennaio 2026

Cosa rimane d'una vita?

Casualmente mi trovo tra le mani una copia dell’ultima edizione della Regola edita da sant’Eugenio nel 1853. Nel risvolto di copertina con una scritta a mano Eugenio Baffie annota:

“Oggi (19 febbraio 1877) ho ricevuto questo libro, in uso del mio amatissimo fratello [Julius-Marcelin] Tourel, deceduto il 30 [31] dicembre 1876, quattordici mesi dopo la sua professione. Lo ricevo assieme alla croce di quel carissimo fratello che, con la sua modestia, profonda umiltà, mitezza e pazienza, si è posto come esempio e, sebbene sia stato strappato alla vita nel fiore degli anni, ha compiuto un’esistenza pienissima, per cui speriamo che, sebbene sia stato chiamato improvvisamente alla morte, la sua morte sia stata comunque preziosa agli occhi del Signore. Possa il benignissimo Gesù concedermi questa stessa grazia, attraverso le preghiere di questo carissimo fratello”.

Eugène Baffie testimonia un’antica usanza, quella di prendere, al momento dei voti, la croce di un Oblato defunto, quasi per continuarne la memoria. Non sempre è possibile, ma avviene sovente anche oggi. Eugène Baffie prende in eredità anche il libro delle Regole.

Eugène Baffie (1855-1920), un grande Oblato, professore, rettore del seminario di Fréjus, vicario generale… tra l’altro ha scritto il primo libro sulla nostra spiritualità: Esprit et vertus de mons. Eugène de Mazenod.

Ma Julius-Marcelin Tourel? Cosa rimane di questo giovane Oblato morto a 23 anni? Solo il foglio dei suoi voti… e la bella testimonianza di Baffie: “modestia, profonda umiltà, mitezza e pazienza… ha compiuto un’esistenza pienissima”.

martedì 6 gennaio 2026

Il dono dei tre Magi

 

Oggi, in casa nostra, tre “magi” si sono presentati davanti a Gesù Bambino, ma non avevano in dono né oro né incenso né mirra…

I nostri tre giovani studenti si sono semplicemente donati, con i loro voti.



Intanto mi giungono riscontri dell’audio con il racconto dei Magi, quelli veri!

Un’astronoma mi scrive: “Grazie per questa 'intervista' ai miei colleghi Magi!!”.

 Una mamma: “L’abbiamo ascoltato in famiglia durante la colazione! Un momento sacro!!!”.

"Che bella storia!!! Quella di Artaban non la conoscevo ed è il dono più grande. Liberarsi dai propri peccati e scegliere una nuova strada da percorrere: la strada che ci porta alla santità".

“Bellissima questa storia dei 4 Magi! Gesù non a paura di noi, i nostri limiti, peccati ! Ma che bello che sempre saremo gradevoli per Lui ! Un anno ci aspetta…"

“Nel cuore gioia e Speranza, dopo la lettura della leggenda”.

“Bellissimo questo racconto, che è diventato meditazione! Che la Stella illumini sempre il mio cammino e non mi faccia scoraggiare dal proseguire e uscire dal mio "buio", quello che spesso sembra farmi smarrire. E non importa il tempo che ci metterò e se per dono a Gesù avrò anche tanti peccati. Lui è venuto proprio per me”.



domenica 4 gennaio 2026

La ricerca appassionata dei Magi

I Magi: persone in ricerca, che scrutano i segni nel cielo (“i segni dei tempi” diremmo oggi), pronti a tutto, anche a intraprendere lunghi viaggi, per giungere alla verità, alla pienezza della luce. Sono aperti alle indicazioni che vengono loro offerte, anche quando provengono da un uomo malvagio come Erode. Sono sinceri. Non si lasciano fermare neppure quando la piccola luce che li guida si eclissa.

Sono la personificazione di tanti uomini e donne di “buona volontà”, di ieri e di oggi, che cercano la verità: cercano Gesù, forse senza saperlo. Come stella, l’annuncio del Vangelo brilla tra i popoli, di secolo in secolo, e attira a Gesù uomini e donne d’ogni nazione. Il desiderio di incontrarlo si accende in maniera misteriosa nel cuore di sempre nuovi credenti, come si accese in maniera misteriosa nei Magi d’Oriente

Alla fine i Magi vengono appagati: dopo incertezze e momenti di buio, rividero la stella e «provarono una grandissima gioia». Trovarono quello che cercavano, certamente molto di più di quello che si sarebbero immaginati, se finirono per adorare il bambino.

È una parabola che ci insegna a cercare sempre, anche quando le certezze che ci guidano - la stella - si eclissano, a non esitare a chiedere aiuto quando siamo in difficoltà, a non desistere anche quando si è circondati da persone cattive come Erode. Nessuno è “arrivato”, siamo sempre in pellegrinaggio, come loro, verso la pienezza della luce. Anche se siamo già nella luce, dovremmo continuare a “camminare” nella luce, sperimentando con sempre maggiore intensità l’amore rivelato e comunicato.

sabato 3 gennaio 2026

Il panettone

Una volta il panettone si mangiava soltanto a Natale, mentre il panforte era asserbato per l’Epifania. Il pandoro ancora non si conosceva. Per il restante periodo natalizio avevamo i cavallucci, dolci poveri all’anice, che ora sono rari. Non c’era il problema di dover reciclare, con elaborate ricette, i panettoni avanzati.

Finché non arrivava il fatidico 3 febbraio, quando il babbo tornava a casa con due panettoni! Il giorno di san Biagio negozi di alimentari e pasticcerie li vendevano al prezzo di uno. Quel giorno il panettone era più buono che a Natale, forse perché non veniva dopo un pranzo solenne, oppure perché semplicemente aveva il gusto del quotidiano.

Chissà se nel tempo dell’abbondanza e dello spreco alimentare si potranno ritrovare i gusti genuini della sobrietà e del mangiare una fetta di panettone al solo scopo di fare festa insieme. 

venerdì 2 gennaio 2026

Rimani con noi

Nella chiesa di Gesù Divin Lavoratore mi sono fermato davanti al tabernacolo. Bello nella sua maestà.

Bella soprattutto la preghiera dei due discepoli di Emmaus: “Mane nobiscum”. 

Una preghiera per tutto il nuovo anno.

giovedì 1 gennaio 2026

Pagina bianca

Volto pagina al mio diario. Cosa scriverò quest’anno? Che è scoppiata la pace in Medio Oriente e in Ucraina? Che è scoppiata la guerra totale? Scriverò del programma a cui Papa Leone darò il via con il prossimo concistoro? Noi Oblati celebreremo i 200 anni dall’approvazione delle nostre Regole: porterà frutti? Dovrei partecipare all’Assemblea dell’Opera di Maria: sarà un soffio nuovo dello Spirito? Riceverò una nuova destinazione: per dove? Il calendario comincia già ad essere pieno di appuntamenti…

Intanto volto pagina… e trovo una pagina bianca. Cosa scriverò? Perché non lasciare che sia Dio a scriverla, dando a lui piena libertà? Potrei scrivere sotto dettatura, o semplicemente fare da cronista, annotando giorno dopo giorno quello che va compiendo…