sabato 2 maggio 2026

Strettamente uniti nei vincoli di una stessa carità

Ho terminato la settimana di lezioni. Davanti a un gruppo così varie per provenienze, culture e lingue, ho lasciato l’ultima parola a uno dei nostri superiori generali, Théodore Léon Labouré, che nel 1932 scriveva in una lettera circolare a tutta la Congregazione:

«Lo spirito oblato non si traduce soltanto all’esterno, con l’unione delle forze e delle volontà nel campo dell’apostolato; si traduce anche nel bisogno che sentiamo di conoscerci meglio e di restare strettamente uniti nei vincoli di una stessa carità. (…)

Nel passato come nel presente la nostra famiglia si è composta di uomini venuti “ex omni tribu, et lingua, et populo, et natione”; e tuttavia il lavoro di evangelizzazione è stato compiuto con successo, perché fatto “more Oblatorum”. Non ci si preoccupava allora di canalizzare i nostri sforzi secondo la nazionalità: un Oblato andava ovunque lo chiamasse l’obbedienza e si donava totalmente all’opera di Dio e della Chiesa, all’evangelizzazione dei poveri, senza chiedersi se i suoi compagni fossero o no del suo stesso paese. Erano Oblati: questo bastava! E l’unione dei cuori faceva l’unione delle forze. (…)

Ecco la gloriosa tradizione della nostra famiglia religiosa; è qui, in questa dedizione di ognuno all’opera comune, che bisogna andare a cercare il vero bene che ci unirà tutti».

venerdì 1 maggio 2026

Stavo guardando Cristo sulla croce...

Questa mattina, nella sala de Mazenod della casa della missione a Aix, Aurèle de Fouay ha inaugurato la sua mostra personale di ritratti. Tra questi anche quello di sant’Eugenio.

Accanto ad ogni quadro c’è una sua lettura. Quello di sant’Eugenio:

Stavo guardando Cristo sulla croce:
Vedete, mostra a Maria tutti i poveri della terra e dice: «Ecco tuo Figlio».
Cosa significa? Significa: «Madre, ti dono tutti questi poveri, tutti questi bambini!».
Ho pensato tra me e me: anch'io voglio partecipare a questa follia d'amore! Voglio riportare questi figli tra le braccia di Maria. Ma questi poveri sono così numerosi, in tutto il mondo: come posso farlo?
E ho trovato la risposta: dobbiamo essere in tanti, dobbiamo essere un'intera comunità missionaria! 

Saremo servitori dei poveri, diremo loro: Gesù vi ​​ama! Offriremo loro il dono, l’oblazione di noi stessi. E porteremo questa croce come titolo della nostra missione: «Ci ha mandato ad evangelizzare i poveri».
Intorno a noi, l'amore di Dio è rosso e blu:
Il rosso del sangue appassionato di suo Figlio
Il tenero blu di Maria.
Con un solo gesto, come vedi, ti offro Cristo.
E ti tocco il braccio: Perché ho bisogno di te.

Vieni con me!



Venite con me!

giovedì 30 aprile 2026

Sui luoghi carismatici

L’invio è solenne, come quello che avveniva quando i missionari partivano per i villaggi e le città. Si riunivano nella cappella della chiesa della Missione, pregavano insieme davanti al Santissimo Sacramento esposto, baciavano la croce e ricevevano la benedizione del superiore. Noi non partiamo per una missione, ma ci mettiamo sui passi dei primi Missionari di Provenza per andare, come loro, a Barjol, un paese a una trentina di chilometri da Aix, dove si recarono alla fine del 1818 per predicare una missione rimasta memorabile. Naturalmente andavano a piedi, nel mezzo dell’inverno.

Ma prima St-Laurent du Verdon, un luogo particolarmente caro agli Oblati. Il castello nobiliare della famiglia de Mazenod ci attende. Quando nel settembre 1818 sant’Eugenio vi si recò con due dei suoi giovanissimi compagni, ad attenderlo c’era la mamma e la nipote. Qui scrisse il corpo principale della Regola. Noi vi torniamo in pellegrinaggio. Già il viaggio ci ambiente, tra le colline verdi di boschi, campi coltivati, greggi di pecore, villaggi adagiati sui crinali. 

La Provenza, in questa primavera assolata e fresca, mostra il meglio di sé. Pare di vederlo sant’Eugenio sul calesse che confida a Moreau e Suzanne le pagine che tra poco si appresterà a scrivere, una Regola che riserverà delle sorprese…

Il castello è ormai diviso in una quindicina di appartamenti dove vivono famiglie inglesi che passano l’estate in questo silenzioso sud della Francia. Arriveranno tra qualche giorno. Adesso è tutto rigorosamente chiuso. Mentre siamo lì nel giardino antistante a raccontarci le storie del passato, arriva lentamente una macchina. Scende una giovane coppia. “Siete gli Oblati? Volete visitare la stanza dove sant’Eugenio ha scritto la Regola?”. All’ingresso del castello una foto ritrae un gruppo di Oblati venuti per i 200 anni della fondazione e gli abitanti del palazzo: nella foto ci sono anch’io! Riconoscibilissimo per il mio solito cappello… E faccio la foto della foto.

Gentilissimi, i due inglesi ci introducono nel loro appartamento. Appesa al muro una stampa ritrae sant’Eugenio. Ce ne parlano con passione. Ogni volta che sono andato a visitare il castello sono stato introdotto in un appartamento diverso e ognuno dei proprietari giurava che quella era la stanza di sant’Eugenio. In una stanza o nell’altra, ha vissuto comunque in questo castello e ogni finestra si spalanca su una natura d’incanto.

Quindi nella chiesa del minuscolo paese, dove la messa si dice una volta all’anno e quando passano gli Oblati. Tocca a me, naturalmente, fare l’omelia sul senso delle Regole e su come dobbiamo accoglierle, viverle, farle “progredire”. Ma a presiedere la messa è James: oggi è il suo anniversario di ordinazione. La data di ordinazione era stata cancellata: 10 giorni prima la guerra aveva ucciso 200 persone e i militari avevano dichiarato il coprifuoco. Lo zio vescovo riuscì a fare comunque l’ordinazione, anche se tutto era circondato dall’esercito armato fino ai denti.

Ed eccoci a Barjol, una bella cittadina. Ancora più bella la chiesa, dell’anno 1000. Quando i missionari arrivarono da Aix, trovarono la chiesa e la piazza gremite. Forse i 4000 abitanti erano tutti lì, richiamati dalla fama dei missionari. Subito Eugenio de Mazenod iniziò a parlare, prima in francese poi in provenzale… e perse la voce! Ogni mattina la fila per le confessioni cominciava a formarsi alle 3.00… Fu un successo, dal 10 novembre al 20 dicembre. Due missionari dovettero rimanere per un’altra settimana per terminare le confessioni. Tra le conversioni più eclatanti quelle di anticlericali incalliti che durante la Rivoluzione francese aveva distrutto statue e altari nella chiesa. Uno di loro al termine della missione ricostruì gli altari che aveva distrutto. Vollero appendere a una delle volte il mantello di sant’Eugenio in segno di ricordo e vi rimase per anni.

La penombra avvolge la Chiesa e il racconto e la meditazione si fanno preghiera…

Terminiamo alla croce di ferro piantata alla fine della missione all'emtrata della cittadina in quel 1818, ancora lì a ricordare l’essenza del cristianesimo.

Infine la grande basilica millenaria di san Massimino, che il vescovo de Mazenod aveva fatto restaurare. Custodisce le reliquie di santa Maria Maddalena. Di più non si può...



mercoledì 29 aprile 2026

Un carisma vivo

Sono 17 gli Oblati che qui ad Aix stanno facendo i due mesi di immersione nel carisma e di revisione della loro vita. Provengono da Ucraina, Polonia, India, Sri Lanka, Bangladesh, Filippine, Indonesia, Nigeria. Io li accompagno per una settimana soltanto, ma è un’esperienza bella. 

Ai loro occhi sono molto vecchio (e lo sono!), soprattutto mi chiamano “The Legend”! Invece che fare delle lezioni racconto, racconto, racconto… e sono contenti. E io sono contento di farli contenti. Sant’Eugenio torna ad essere vivo e continua a parlare…

Naturalmente ho preparato uno dei miei soliti libretti con le principali conversazioni... La lingua? L'inglese, che poi non è la lingua di nessuno di noi! Ma noi andiamo avanti felici e contenti.

martedì 28 aprile 2026

Così dovremmo essere

 

“Appassionato di Gesù Cristo e totalmente fedele alla Chiesa”. Così Paolo VI definì sant’Eugenio il giorno della beatificazione.

Oggi, parlando della Regola, leggo per la prima volta il decreto con il quale Pio XI approva la nuova edizione del 1826 e trovo una definizione simile, estesa, questa volta, a tutti gli Oblati degli inizi: “l'epoca del Fondatore e dei suoi compagni ha lasciato ai suoi successori un esempio da seguire: un amore ardente per Gesù, una piena obbedienza alla Chiesa”.

Si vede che è proprio una caratteristica oblata. È quanto dovremmo vivere anche noi e lasciarlo come esempio a quando ci seguiranno.

lunedì 27 aprile 2026

La libertà del cuore

Tra la torre della cattedrale e la casa della sorella di sant’Eugenio, ho iniziato il corso di spiritualità con due temi sul discernimento. Sembrerebbe una cosa un po’ astratta, invece è un soggetto interessantissimo perché aiuta a seguire la via per giungere alla volontà di Dio.

Gli esempi sono quelli di sant’Eugenio: come ha vissuto questa ricerca appassionata e sofferta, passando attraverso autentiche notti. E dopo ogni notte una nuova scelta di Dio, un passo avanti, una grande libertà interiore.

La strada che percorre è in tre tappe:

1. Sincerità: conoscere se stessi, le reali attitudini e possibilità, senza mascherare gli sbagli… Senza però fermarsi a guardare sé stessi: ci sarebbe il pericolo della depressione! Subito alzare lo sguardo. Ed ecco il secondo punto:

2. Fede: riconoscere l’amore di Dio, la sua presenza nella nostra vita. Eugenio ricorda con precisione tanti momenti: quella messa, quella comunione, quella lettura del Vangelo… E avanti, fidandosi di Dio!

3. Generosità: conoscere i bisogni dell’umanità perché per essa viviamo, saper leggere i segni dei tempi e rispondere con generosità a quello che Dio chiede per il bene degli altri.

Una delle sue esperienze più forti è stata quando si è sentito abbandonato dal Papa. È un tunnel buio e lungo… Alla fine ne esce fuori un uomo nuovo, che sperimenta la libertà dello Spirito: “È questo Spirito divino che d’ora in poi deve essere il Maestro assoluto della mia anima, l’unica guida dei miei pensieri, dei miei desideri, dei miei affetti, di tutta la mia volontà”.

domenica 26 aprile 2026

La Madonna di Montenero

Montenero, era detto anche Monte del diavolo, un monte tenebroso. La collina che sovrasta Livorno incuteva timore più che per la natura selvaggia, perché c’erano covi di briganti e di corsari. Ma da quando nel 1300 un pastore vi portò la Madonna delle grazie è diventato un monte luminoso!

Suor Benedetta sa che quel santuario è legato a un evento particolare: il salvataggio di mio padre dal naufragio… Una storia che ho raccontato tante volte e che è particolarmente cara a tutta la mia famiglia. Così, prima della mia partenza, mi ha messa in mano una busta con dentro… una bella immagine della Madonna di Montenero… perché protegga anche me come ha protetto mio padre.

sabato 25 aprile 2026

Un carisma ed io


 

Mi sono abbonato a “Passa parola”: quattro libri all’anno. Ieri è arrivato il secondo di quest’anno: Michele Genisio, Un carisma e io. L’ho messo nella borsa e questa mattina, prima in aereo poi in bus, l’ho divorato: lettura ininterrotta dalla prima all’ultima pagina. Divertente, drammatico, commovente fino a farmi piangere. Mi ha fatto rivivere pagine della mia vita. Le storie vere sono sempre le più belle.

venerdì 24 aprile 2026

L’Incompiuta di Schubert e la mia

Una leggenda romantica narra che Schubert avrebbe interrotto la composizione della sinfonia, poi intitolata Incompiuta, perché non trovava più ispirazione per continuare all’altezza dei primi due movimenti. Sembra invece che l’abbia abbandonato perché l’aveva dimenticata in un cassetto o per più basse ragioni economiche, dedicandosi a un’opera più redditizia… Fatto sta che è rimasta incompiuta, anche se alcuni hanno tentato di completarla; ultimo il compositore Lucas Cantor, nel 2019, usando l’intelligenza artificiale!

Non sono Schubert, ma di cose incompiute me ne trovo tante e sempre per motivi banali… Anche quando morirò lascerò qualcosa di incompiuto. Siamo fatti così…

Mi torna alla mente quello che il vescovo Pietro Fiordelli mi ha detto al termine della consacrazione sacerdotale, con la solenne formula liturgica: “Dio che ha iniziato in te la sua opera, la porti a compimento”. Che bello pensare che la mia Incompiuta sarà completata dall’amore di Dio!


giovedì 23 aprile 2026

Tre lingue per un commento



Alla versione inglese si sono ora aggiunte quella francese e spagnola! Possiamo continuare a celebrare i 200 anni dell’approvazione delle nostre Regole. Questo commento alle attuali Costituzioni e Regole, scritto a tante mani, è uno strumento utilissimo per la loro comprensione e attualizzazione. Un bel lavoro del nostro Servizio generale degli studi oblati!

mercoledì 22 aprile 2026

Come conoscere la volontà di Dio?

I vangeli di Giovanni che leggiamo questi giorni sono di una ricchezza straordinaria. Oggi: «Sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno».

A parte il fatto di saperci oggetto di tanto amore, mi sono chiesto: Quando, come Gesù ha compreso che questa era la volontà del Padre su di lui?

Mi pare di intuire che sono due i momenti fondamentali:

- quando inizia la sua missione si trova in mezzo alle folle e le vede sbandate, come pecore senza pastore. Allora sente compassione per loro;

- quando la sera si trova solo con il Padre, a pregare: gli parla di come ha trovato le folle, della compassione che ha sentito, e comprende che per esse il Padre l’ha mandato…

Così anche noi, quando e come capiremo la volontà di Dio su di noi? Stando in mezzo alla gente, con una vicinanza vera e affettiva, sentendo e condividendo quanto vive, e stando in preghiera, in un dialogo sincero e profondo con Dio.

lunedì 20 aprile 2026

Con gli Oblati a Cosenza

La posizione della casa degli Oblati è davvero strategica: alla confluenza della città vecchia e la città nuova. La chiesa di san Domenico è uno dei gioielli più belli della città. Alessandro mi ha da cicerone. L’ho già visitata più volte ma è sempre una scoperta nuova, nella sequenza di stili che vanno dal 1200 al 1800, uno accanto all’altro nel rispetto reciproco.



Alessandro non è soltanto una guida artistica. Aiuta a ripercorrere anche il cammino spirituale di quelle antiche mura, che si innesta sul cammino culturale dei Domenicani. Qui tra l’altro ha vissuto e lavorato Tommaso Campanella!

Il cammino secolare continua oggi con il timbro missionario della comunità oblata: una comunità aperta, che accoglie tante persone, a cominciare dai giovani, e che si rende presente nell’intera regione con mille iniziative apostoliche. La chiesa loro affidata ha il vantaggio di non essere una parrocchia e quindi è di tutti e c’è sempre chi è lì per ascoltare la tua confessione o semplicemente una condivisione.

Senti un respiro, un soffio di speranza…



domenica 19 aprile 2026

I calabresi vogliono essere parlati

Prima di partire da Reggio Calabria l’ultima passeggiata a mare, a sud della città. Un murale lungo un chilometro racconta la storia della città. Tra l’altro c’è un riquadro con una frase di uno scrittore locale, Corrado Alvaro, che dice: “I calabresi vogliono essere parlati”. Allora  ne parla ancora un po’.

Da Reggio a Cosenza attraverso l’Aspromonte, con i boschi d’un verde fresco, primaverile, punteggiato da piccoli centri arroccati sulle montagne. Verrebbe voglia di inerpicarsi e perdersi tra quelle macchie misteriose…

Cosenza. Un’altra presentazione del libro. Questa volta nella sala degli stemmi, in palazzo vescovile. Un centinaio i presenti. L’arcivescovo resta tutto il tempo. Alla fine prende la parola… e per la prima volta confida d’essere stato un gen 3!

Due ore fuggono in un lampo e si resta a lungo, nella piazza antistante. Un buon gruppo rimane per una pizza, secondo un’antica tradizione. Anche qui si conferma che ci sono due ere: AC e DC, ossia, ante Covid e dopo Covid. Da dopo il Covid non ci si era più ritrovati per la pizza, così come non si è più fatta una Mariapoli… Ancora una volta la presentazione del libro è stata l'occasione per rimettere tutti in moto - anche per la preparazione - e far nascere nuovamente la voglia di incontrarsi, di persona!

Mentre autografo i libri ognuno ha una storia da raccontarmi, un’impressione da comunicarmi, un grazie, un affidamento… Mi è giunto anche un messaggio WhatsApp: «Ho iniziato a leggere il libro: una bomba! Sembra proprio il diario di Chiara, la sua vita nel quotidiano e, stupendamente, la sua anima, i suoi pensieri, le sue reazioni. Un dono immenso, inimmaginabile, prezioso, da tenere con sé, stretto. Una guida sicura per il nostro Santo Viaggio».



sabato 18 aprile 2026

La tournée continua: Cosenza




con tanto di arcivescovo…
Ho autografato più di 40 copie…






venerdì 17 aprile 2026

A Reggio sulle orme di Paolo

 

Gli Atti degli apostoli narrano che l’apostolo Paolo nel suo viaggio verso Roma sbarcò a Siracusa dove rimase tre giorni. Da lì passò a Reggio Calabria dove rimase un giorno e una notte soltanto prima di salpare per Pozzuoli. Ma bastarono un giorno e una notte per fondare la Chiesa e per la consacrare il vescovo santo Stefano di Nicea. 

Secondo la tradizione l’approdo a Reggio avvenne sulla spiaggia antistante il Lungomare, all'altezza del "Cippo", nel giorno in cui vi si svolgeva la festa in onore di Diana Fascelide. San Paolo ottenne di parlare alla folla festante, lì radunata, fino a che fosse durata la fiamma di una lucerna posta su una colonna, ma, prodigio meraviglioso, consumatasi la fiamma, iniziò ad ardere la colonna di pietra, che con la sua luce consenti che la predicazione di Paolo si protraesse fino al mattino.

Questa mattina sono stato nella cattedrale dove si conserva un pezzo della colonna che andò in fiamme. 
Sono stato anche sulla tomba del caro arcivescovo Sorrentino il cui nipote si è fatto Oblato e che abbiamo sempre chiamato arcinipote. Trovo vari ricordo del vescovo Sorrentino a cominciare da un grande quadro che lo ritrae assieme a Giovanni Paolo II che naturalmente è stato anche a Reggio e ben due volte. 




Poi Reggio mi stende davanti il suo stupendo lungomare e mi apre le porte al grande museo delle antichità, mi mostra il suo castello…



Ma soprattutto mi consente di approfondire i rapporti con tanta della nostra bella gente: con alcuni ci conosciamo da vecchia data, altri ho la gioia di conoscerli per la prima volta. Naturalmente trovo anche qualche antico studente e qualche mio lettore. Il mondo è piccolo eppure sempre 

Mi dicono dell’incontro di ieri: un’occasione per rinsaldare i rapporti tra tutti. Anche per incontrare persone che mai avevano sentito parlare di Chiara Lubich. Tutti sono rimasti fino alla fine, per due ore! Anche chi aveva annunciato che non si sarebbero potuto trattenere a lungo. Il Pastore valdese ha chiesto di approfondire la mistica di Chiara
Persone che non conoscevano Chiara Lubich. C’era anche tanta commozione…