Indimenticabili le
mie ascensioni sulle Dolomiti di tanti anni fa: Civetta, Pelmo, Tofane,
Marmolada, l'Alta Via numero 2… Quando arrivi sulle cime sei ricompensato da ogni stanchezza. L’orizzonte
non ha confini e provi un’ebbrezza unica.
Ieri al funerale del
generale Romano Bisignano erano presenti tanti alpini. Chissà quante cime!
La cima più alta? È irraggiungibile: il Cielo! Uno solo ha compiuto quell’ascensione, uno che veniva da quelle cime, Gesù. Nessun altro è stato capace di salire così in alto, neppure Maria. Per quanto santo, nessuno può presumere di salire al Cielo. Gesù è “asceso” al Cielo, è salito da solo; Maria è stata “assunta” in Cielo, da sola non poteva giungere tanto in alto, ce l’ha portata Gesù.
E noi? Potremo
salire come Maria, con Maria, per pura grazia, per puro amore di Dio. È lassù che
ci aspetta… Intanto è arrivato Romano.
La testimonianza del figlio:
«Mio padre, Romano, il gen. Bisignano, ha raramente avuto bisogno di
alzare la voce, sia come comandante militare che come padre. Ha comandato con
la coerenza della sua vita: nel modo di lavorare, di tacere, di reagire, di
amare. La sua disciplina non è stata una regola imposta, ma un cammino
mostrato; la sua lealtà non è stata una parola, ma una presenza costante.
Con noi figli e
stato sempre presente, e con i nipoti ha saputo essere nonno con la stessa
fermezza dolce con cui era stato padre. Ci ha insegnato che la vera autorità
non grida, ma cammina davanti, e che la luce più vera non acceca, ma orienta.
Accanto a lui, la mamma ha condiviso ogni passo, sostenendolo con la forza
silenziosa di chi sa cosa significa costruire una famiglia giorno dopo giorno.
E mia sorella, Monica, con me, ha camminato su questa stessa strada, ricevendo
come me l'eredita più preziosa: l'esempio di un uomo che ha vissuto ciò in cui
credeva...».






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