Dopo aver letto la prima biografia e il diario, ecco che ho
terminato di leggere le 131 lettere che santa Gemma Galgani ha scritto al suo
direttore spirituale, p. Germano Ruoppolo. Lettura monotona, perché ripete
sempre le stesse cose. Lettura seducente, perché nell’estrema semplicità e
sincerità, svela un rapporto straordinario con Gesù.
Ha una intimità tutta sua con Gabriele dell’Addolorata, con
gli angeli, con Maria. Ma con Gesù è unica. «Ma possibile che Gesù voglia me,
me, la più indegna di tutte le creature?... Padre, Padre – scrive al direttore –,
non posso più reggere… a pensare che Gesù si fa sentire all’ultima sua creatura,
che gli si manifesti con tutti gli splendori del suo Cuore, nella prodigiosa espansione
del suo amore paterno… chi sono io?... E Gesù buono, troppo buono, vuole che
vada con Lui e gli parli con tutta confidenza, e mi dice: “Figlia, tra me e te
ci sarà tutto comune: non più né tu né io...”. A queste parole, babbo mio, mi
venne subito in mente Lei e dissi: “Ο Gesù, se io faccio come mi dite, il Padre
mi grida forte, perché non vuole che vi dia tanta confidenza”. E Gesù: “Digli,
figlia, che la confidenza la creo da me in coloro che amo”. Così arriva a dire:
“Io sono te, tu sei me”. Fino alla piena trasformazione in Cristo crocifisso…
Sono contento che le monache passioniste di Lucca mi abbiano
fatto avere, di loro iniziativa, una reliquia del corpo di santa Gemma…

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