La prima metà del viaggio mi porta a
Nuwara Eliya, quella che chiamano la Svizzera dell’Est. Dopo una vita passata
in Svizzera posso dire che è tutta un’altra cosa, due bellezza incomparabili.
La città è a 2000 metri, sotto la più alta montagna dello Sri Lanka, Pidurutalagata,
2754 metri. Era il luogo di villeggiatura degli inglesi quando occupavano il
Paese; continua ad esserlo anche adesso, con gite sul bel lago, campi da golf, escursioni
con i cavalli. Qui i srilankesi possono finalmente sfoggiare un maglione, se
non addirittura una giacca a vento.
La strada fino a Nuwara Eliya passa
tra montane che sono un autentico giardino: terrazze lavorate con cura, piantagioni
intense, a piccoli fazzoletti, di verdure, coltivazione di fiori…
Accanto a quella della natura appare
così un’altra bellezza, quella della natura umana. Quante persone ho incontrato
oggi lungo il viaggio, soprattutto ai cigli delle strade: ragazzi con un mazzo
di fiori in mano, tutto il capitale che hanno da vendere; vecchi che chiedono
una foto in cambio di poche rupie; venditori di ortaggi e di frutta con le loro
capannucce di frasche; l’incantatore di cobra; il ristoratore con una pentola
sul fuoco… Un’umanità semplice e povera con la quale preghiamo ogni giorno: “Dacci
oggi il nostro pane quotidiano”. Laudato sii, o mi Signore, per tutte le sue
creature.
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