venerdì 14 giugno 2013

Artisti contemporanei nel Chiostro degli Oblati


Sabato e domenica grande esposizione di artisti contemporanei nel Chiostro degli Oblati e nella sala de Mazenod, così come in altri luoghi di Aix. Si attendono migliaia di visitatori da tutta la Francia.
Personalmente l’opera d’arte che più apprezzo è… il chiostro e la sala, opere del 1600!
La cosa più interessante è l’incontro con gli artisti che stanno allestendo la mostra.
Molto leggere e fini le opere della scultrice Pauline Ohrel, giunta da Parigi.
De Mazenod, a suo tempo, si sarebbe prestato a questo tipo di iniziative?
Forse no.
Ma oggi lo farebbe, fedele alla sua massima:
“A nuove esigenze la carità è chiamata a rispondere con iniziative nuove”.

Intanto, mentre gli artisti terminano la loro esposizione, possiamo lasciarci intrattenere da un duo musicale…:  http://youtu.be/jkpuy7Ed05w

giovedì 13 giugno 2013

La montagna della Sainte Victoire e la vita angelica

La montagna di Sainte Victoire domina la Provenza. Sulla cima, 1000 metri, si erge l’alta croce della Provenza. Le scritte sul basamento, in greco, latino, francese e provenzale, ricordano che dalla croce irradia la luce, sgorga il sangue di Cristo e si manifesta la misericordia di Dio Amore, e che la Provenza di prostra letteralmente ai suoi piedi.
Poche centinaia di metri più in basso l’antico monastero, arrampicato tra le rocce nude, sospeso tra cielo e terra. Già nel 1200 vi era una cappella, forse costruita su un tempio dei tempo dei Romani, con alcune grotte di eremiti. Nel 1600 fu costruita una nuova chiesa e un piccolo monastero.
Solo salito lassù con gli “Amici di Sainte Victoire”, una associazione che cura il restauro e la manutenzione dell’antico sito. Ogni giovedì vanno a lavorare (ma non bisogna dire questa parola! Vanno per… divertirsi). Oggi, tra una ventina di uomini e donne indaffarati con badili e picconi, c’era anche l’idraulico che si è portato a spalla attrezzi e materiale più vario per sistemare la presa d’acqua dalla cisterna. Alcuni di loro sono anche “Amici degli Oblati” e si prestano per tanti lavori nella loro casa di Aix.
L’altare della chiesa conserva le reliquie di sant’Eugenio. Una volta tornerò lassù per celebrare la messa.
Sulla cima rocciosa il vento è così forte che a stento si riesce a rimanere insieme. Tutto intorno la visione delle colline, dei monti, dei laghi della Provenza, un infinito orizzonte di verde sotto un cielo d’azzurro intenso.
La discesa che mi porta alla diga di Bimont è un tuffo nella macchia mediterranea, un effluvio di profumi forti di rosmarino, ginepro, pino mugo, assieme al bosso e agli arbusti fioriti.
Perché mai si saranno arrampicati lassù gli eremiti e i monaci di una volta, nella solitudine, tra rocce e dirupi? Giovanni Cassiano, che all’inizio del quinto secolo viveva poco lontano, nel monastero di San Vittore a Marsiglia, racconta l’esperienza di quell’antico monachesimo, fatto di intimità con Dio: «Liberi di vagare per immense solitudini, immersi in vasto silenzio, ci fu facile essere spesso rapiti in estasi; (...) io abbracciai con tutto l’ardore dell’anima i segreti della tranquilla solitudine, che è vita somigliante alla beatitudine degli angeli».

Sulla montagna della Sainte Victoire senti un po’ la beatitudine degli angeli…

mercoledì 12 giugno 2013

Petite Soeur Magdeleine a Le Tubet

“Mi ha preso per mano… e l’ho seguito ciecamente”.
Si chiude con queste parole il libro della vita della Piccola Sorella Maddalena di Gesù, che ho letto d’un soffio.
Mi ha condotto prima in Algeria, nel deserto, tra gli arabi e i beduini, luoghi dove ella avrebbe voluto passare tutta la vita. Poi, la svolta: gli orizzonti si allargano e proprio qui in Provence, il 26 luglio 1946, comprende che la Fraternità delle Piccole Sorelle di Gesù, fino ad allora consacrata esclusivamente all’Islam, avrebbe dovuto trasformarsi in “Fraternità universale, consacrata al mondo intero”. Così il libro mi ha condotto attraverso tutti i continenti dove la Piccola Sorella Maddalena si è recata per accendere “scintille d’amore” per incendiare il mondo intero, e dove ha lasciato centinaia di piccole fraternità di suore che vivono e lavorano con semplicità accanto alla gente semplice: sono loro le “scintille d’amore” che suor Maddalena ha lasciato ovunque è passata.
Ha viaggiato anche nell’Est europeo, in Cina, in Vietnam, attratta dai Paesi comunisti, lasciando anche lì “scintille d’amore”, presenze silenziose delle sue suore. Ma avrebbe voluto fare tanto di più questo mondo chiuso alla religione, e che continuava ad ergere barriere; era il suo sogno. Il muro di Berlino cadde il giorno dei suoi funerali! Aveva dato la vita perché il fuoco del Vangelo non conoscesse barriere.
Soprattutto il libro mi ha accompagnato lungo il cammino interiore di questa donna straordinaria, innamorata di Gesù, che avrebbe voluto fare innamorare tutti di lui, facendosi vicina alle persone più semplici, più emarginate, senza escludere nessuno, condividendo la vita di tutti: “Vivere immersa nella massa umana come lievito nella pasta”.
“Vorrei amare tutti le persone del mondo intero... Vi supplico, amate tutti… i ricchi e i poveri… i grandi e i piccoli. Abbiate un amore di predilezione per i più poveri… ma amate anche i ricchi… Amate i vostri fratelli, tutti i vostri fratelli, senza riserva e senza eccezione, con l’Amore di Cristo che soffre e muore sulla croce per tutti gli uomini”
Una donna che continuava a ripetere alle sue suore che, prima di essere religiose, avrebbero dovuto essere “perfettamente e interamente umane e cristiane”: “Siate un sorriso sul mondo…”
L’amore che ha ovunque diffuso aveva una chiara metà: l’unità: “Non bisogna accontentarsi di parlare d’amore fraterno. Occorre parlare d’unità nell’amore perché sempre più mi rendo conto che questo è lo spirito più puro del Vangelo, lo spirito più puro di Cristo, che nel suo ultimo messaggio prima di morire ha detto: Che siano uno come noi siamo uno, io in essi e tu in me perché siano consumati nell’unità”.
“Se mi si desse una sola parola per definire la missione della Fraternità, direi: unità”; così nel suo diario, il 31 agosto 1954.

Ho letto questo libro d’un fiato dopo aver visitato la famosa casa a Le Tubet, qui ad Aix-en-Provence, che la Piccola Sorella Maddalena aprì nel 1941 come luogo di formazione delle prime ragazze che volevano seguirla. Da allora questa casa è diventata un centro importante per tutte le Fraternità delle Piccole Sorelle di Gesù. Qui ha vissuto ed è morto René Voillaume, fondatore dei Piccoli Fratelli di Gesù.

Adesso vi sono molte suore anziane, tornate qui per gli ultimi alla della loro vita dai Paesi più lontani. Ho celebrato loro la messa. Nel Vangelo del giorno Gesù raccomandava di andare ovunque ad annunciare il suo Regno, con semplicità, povertà, leggerezza. Negli occhi di queste suore anziani ho visto brillare la semplicità e la gioia evangelica chiesta da Gesù ai suoi discepoli.

martedì 11 giugno 2013

Jazz nel Chiostro degli Oblati


Il Chiostro degli Oblati ad Aix è un’istituzione. Se in chiesa si tengono concerti, nel chiostro le manifestazioni si moltiplicano. L’altro ieri si è tenuta la conclusione di una impostante sessione di studio dell’università, oggi quella degli avvocati e dei notai della città, il cui presidente è un discendente dei de Mazenod. Ambedue le serate sono allietate da due band musicali.
Ma nel chiostro si tengono anche esposizioni e i più vari eventi culturali. Gli Oblati si rimboccano le mani e si prestano ad allestire il barbecue…
Un luogo d’incontro, il Chiostro degli Oblati, di dialogo, dove vengono persone che non verrebbero mai in chiesa. Un “cortile dei gentili”?
Un piccolo saggio del jazz che si suona questa sera:


lunedì 10 giugno 2013

La vendetta disarmata

Non si può tornare a casa da un viaggio senza un souvenir. Anche questa volta, lasciando la Corsica, ho cercato qualcosa di caratteristico. L’oggetto più comune sono i magnifici coltelli a serramanico, con scritto sulla lama “Vendetta corsa”, ricordo di antiche faide che incancrenivano i paesi isolati tra le montagne. I rancori si alimentavano con il pane che le mamme davano ai bambini: “Mangia e diventa grande, così potrai vendicare il papà ucciso”.
Storie di tempi andati, che oggi fanno parte del folclore. Me le hanno rievocate la gente del posto durante una visita ai luoghi dell’“Apostolo della Corsica”, il missionario Carlo Domenico Albini che, nella prima metà dell’Ottocento, passava per i villaggi ad annunciare il Vangelo e a disarmare le vendette. Si ricordano ancora gli epiteti coniati per alcuni villaggi: Canale-di-Verde, “paese sanguinario” (500 abitanti, al tempo di Albini, con venti morti ammazzati in quattro anni); Letia, “modello di notorie uccisioni”… Dopo il passaggio del santo le famiglie nemiche, rintanate per anni in casa, in stato di guerra civile, si vedevano insieme a passaggio per la via del paese.
Storie di altri tempi. Eppure la cronaca di casa nostra continua a mostrarci scene di vendetta che, con ferocia inaudita, si perpetrano sui marciapiedi di casa nostra. È una vendetta che desta l’esecrazione pubblica, mentre passa sotto silenzio, nella più assoluta indifferenza, un’altra non meno terribile vendetta strisciante, che si esprime in piccole ripicche, stalking, volgari diti medi innalzati minacciosi, e che si alimenta di sordi rancori, di voglia di farsi giustizia da soli, di “te la farò pagare”. Vendetta socialmente pericolosa come quella che spara o accoltella, perché inquina cuore e rapporti, ingenerando malessere e violenza diffusa.

“Padre ricunciliatore – ho sentito cantare in lingua corsa riferendosi al missionario dell’800 – / Ch’elle sianu finite / Oramai per favore / Fra noi corsi e lite / Dacci di Diu l’amore / E saranu suppillite”. Anche il 2000 invoca persone che portino di Dio l’amore, magari con piccoli gesti semplice, come  soprassedere agli sgarbi ricevuti, rispondere con un sorriso a un insulto... anche così si disinnesca il clima di odio e di vendetta.
(Foto del mio recente viaggio in Corsica)

domenica 9 giugno 2013

La preghiera che cambia il cuore dell’uomo

Una domenica come quella che vivono i preti “normali”: le messe con il popolo, l’intrattenersi con la gente dopo la messa sul sagrato della chiesa… La chiesa della Missione di Aix non è parrocchia, ma è molto frequentata.
La gente è contenta, mi dicono che le mie parole mettono gioia, danno speranza. Era facile, con n vangelo come quello di oggi: la resurrezione del figlio della vedova di Nain.
Il vangeli ci narrano altre due risurrezioni. Ma che differenza con quella di oggi. Conosciamo tutti i personaggi implicati nelle due risurrezioni. Giàiro è capo della sinagoga di Cafarnao, dove vive Gesù, Lazzaro è un amico, così come le sue sorelle. In ambedue i casi tutti pregano con insistenza, Gesù chiede la fede… Certo che Gesù doveva fare il miracolo. Ma questo ragazzo? Non sappiamo nulla né di lui né di sua madre. Gesù passa di lì per caso, nessuno gli rivolge né una parola né una preghiera, a nessuno domanda la fede necessaria al miracolo.
Gesù non ha bisogno della preghiera, né della fede. Compie il miracolo gratis, perché prova in sé il dolore di quella donna, è venuto tra noi per condividere tutto di noi. Com-patisce, avverti in sé la sofferenza e il dolore di lei, fino a sentirli come la sua sofferenza e il suo dolore. La donna non ha supplicato, ma il suo pianto è la più straziante delle suppliche e arriva dritto al cuore.
Anche noi spesso non sappiamo pregare, trovare le parole giuste con cui rivolgerci a Dio. Anche attorno a noi tanti non sanno pregare, anzi la disperazione può portare a bestemmiare e a maledirti. Eppure Dio non sei sordo al grido dei poveri, dei senza tetto, di chi subisce soprusi o è solo, disperato… Sì fa vicino, come quando toccò fisicamente la bara del ragazzo.
Tutti sono rimasti contenti delle parole semplici che ho loro rivolto. Una donna soltanto è rimasta un po’ sconcertata: “Ma allora non dobbiamo pregare?” Cerct che dobbiamo pregare, ma non per convertire Dio e attirarlo a noi, ma per convertire a lui il nostro cuore e lasciarci attirare a lui.

Il miracolo del CH e della Messa di Rossini

Anche oggi si è ripetuto il miracolo del collegamento mondiale tra i membri del Focolare. Da tutto il mondo e in tutto il mondo ribalzano esperienze positive, di bambini e di grandi, che fanno rinasce la speranza e mettono in cuore la voglia di ricominciare. Situazioni drammatiche come quella della Siria o della Terra Santa, che potrebbero deprimere, suscitano invece comportamenti profondamente evangelici. Questa volta l’ho seguito dal focolare di Marsiglia; una presenza piccola piccola, di 12 persone soltanto, ma è esperienza di Chiesa, di umanità nuova e ti dilata il cuore; niente di trionfalistico, ma il trionfo di Gesù in mezzo e della sua potenza che scende e si impossessa della nostra pochezza.
Dopo cena, nella chiesa della Missione di Aix, la Petite messe solennelle di Giacchino Rossini. La chiesa si presta per la sua sobria eleganza, la perfetta acustica, capace di trasformarsi d’incanto in una grande sala da concerto, senza nulla perdere della sua sacralità. Piano, fisarmonica, solisti, coro nutrito ed è tornato a risuonare l’incanto della musica di Rossini.

Buon ascolto e buona visione dell’Amen del Gloria: