sabato 15 dicembre 2012

Quello che deve cambiare sono i rapporti


16 dicembre, III domenica di Avvento

“Che cosa dobbiamo fare?” (Lc 3 10-18)

“Che cosa dobbiamo fare?” La domanda nasce spontanea ogni qualvolta sentiamo l’appello alla conversione, a una vita nuova. Dobbiamo lasciare la casa e le consuete occupazioni per condividere col Battista la dura vita del deserto fatta di lunghe preghiere e penitenze? Sembrerebbe questa la via alla santità, ma è per pochi eletti… Forse occorre lasciare la monotonia dei rapporti, del luogo e degli impegni, e andare altrove per dedicarsi a qualcosa di nuovo, di più creativo?
La risposta di Giovanni il Battista è prettamente evangelica: che ognuno rimanga al suo posto, nel suo ambiente, al suo lavoro. Nessuna fuga, nessuna evasione, nell’illusione che cambiando luogo, persone, mansioni possa cambiare anche la vita. L’esattore delle tasse rimanga al suo tavolo, il soldato in caserma, la mamma e l’operaio al loro lavoro, lo studente sui banchi di scuola...
Ciò che deve cambiare è il modo di rapportarsi con gli altri, cominciando col riconoscere in essi la presenza di Gesù. Allora sarà tutto nuovo, perché tutto rinnovato dall’amore che avrà l’espressione del rispetto, della condivisione della “tunica” (i nostri beni…), del servizio, dell’ascolto… 

venerdì 14 dicembre 2012

Il Natale è già segnato dalla Croce


15 dicembre. Il Vangelo del giorno

Elìa è già venuto e non l’hanno riconosciuto” (Mt 17, 10-13)

La tradizione ebraica attendeva il ritorno del profeta Elia, rapito in cielo da un carro di fuoco; egli avrebbe preparato la venuta del Messia. Quando arriverà dunque Elia?, gli domandano i tre discepoli dopo aver visto Elia e Mosè sul monte, con il Signore. A questa domanda Gesù risponde che il profeta che prepara la via al Messia è già venuto, anche se il suo annuncio non è stato accolto: è Giovanni il Battista. Questi non lo ha testimoniato soltanto con la parola, quando al fiume Giordano lo aveva additato come l’Agnello di Dio, ma con la vita stessa, lasciandosi uccidere per la verità. Con la sua morte Giovanni ha profetizzato la morte stessa di Gesù. Il Messia atteso non avrebbe regnato nella gloria, ma soffrendo e morendo, perché il suo popolo avesse la vita. 
Il Natale è già segnato dalla Croce: quel Bambino che nasce per amore nostro ci amerà con l’amore più grande, quello che dà la vita per gli amici e tali egli ci considera! Accoglierlo è riconoscere il suo amore, con gratitudine, e contraccambiarlo con lo stesso amore, pronti a testimoniarlo con la parola e con la vita, come il Battista.

giovedì 13 dicembre 2012

“Piccoli” e “puri di cuore” per riconoscere la presenza di Dio nel mondo


14 dicembre. Il vangelo del giorno

Non ascoltano né Giovanni né il Figlio dell’uomo (Mt 11, 16-19)

Giovanni Battista continua ad essere presente in questo tempo di preparazione al Natale. Il suo appello alla conversione, rivolto in maniera austera, non è stato accolto, come non viene accolto il lieto annuncio di Gesù, mite e umile di cuore. La parabole dei ragazzi che giocano sulla piazza è eloquente, gli uni invitano i compagni a giocare alla festa di nozze, gli altri alle nenie funebri; in ogni caso, né gli uni né gli altri rispondono al gioco. Che Dio si rivolga a noi “con le buone o con le cattive”, il più delle volte rimane inascoltato: “non c’è più sordo di chi non vuol sentire”. Eppure il disegno di Dio – la sapienza –, che appare chiaramente dall’attività di Giovanni e da quella di Gesù, si realizza comunque, anche quando viene rifiutato.
Occorre essere “piccoli” e “puri di cuore” per riconoscere la presenza di Dio nel mondo. Egli ci parla in mille modi e, soprattutto attraverso le parole che Gesù ci ha lasciato nel Vangelo, ci invita personalmente ad attuare il suo progetto d’amore su di noi e sulla società nella quale viviamo. Occorre “stare al gioco” e fare bene la nostra parte, quella che egli ci affida attimo per attimo.

mercoledì 12 dicembre 2012

Accoglienza e conquista del Regno dei cieli


13 dicembre. Il Vangelo del giorno

“Il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono”. (Mt 11, 11-15)

Dopo la prima domenica di Avvento, ecco riapparire la figura di Giovanni il Battista, detto giustamente il Precursore: espressione ultima e piena dell’Antico Testamento, ha preparato la venuta di Gesù. Dopo di lui irrompe la novità del Vangelo, che entra nella storia con forza e “violenza”. Di quale violenza parla qui il Signore? Della capacità insita nel regno di Dio di avanzare nonostante ogni opposizione o della persecuzione che il male solleva contro di esso? Il testo è di difficile interpretazione. In ogni caso Gesù lancia un forte appello ai suoi ascoltatori perché si decidano a scelte radicali che impegnano tutta la persona.
Il regno di Dio, egli sembra dirci, va accolto come un dono gratuito, ma nello stesso tempo esso è esigente e domanda una lotta per essere conquistato. Più pardi dirà, paradossalmente, che egli non è venuto a portare la pace, ma la spada, a tagliare rapporti sbagliati e iniqui e a instaurare la giustizia e la verità; è venuto a portare fuoco sulla terra e vuol vedere i membri del suo regno ardere della sua stessa passione. Per la prepararne l’avvento Giovanni ha dato la sua stessa vita! È un invito alla coerenza e a una testimonianza coraggiosa, anche a carissimo prezzo.

martedì 11 dicembre 2012

La leggerezza della sequela


12 dicembre. Vangelo del giorno

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, (Mt 11, 28-30)

Basterebbe fermarsi sulla prima parola: “Venite a me”. È un invito che torna lungo tutto il Vangelo, da quando Gesù chiama i primi discepoli a seguirlo, fino a quando assicura il ladrone pentito che sarebbe stato con lui in paradiso. Neanche ai bambini si deve impedire di andare da lui: come non ricordare il passo evangelico in cui egli rimprovera i discepoli perché li allontano? Chiama tutti poiché sa che tutti hanno bisogno di trovare la pace del cuore.
Anche noi a volte siamo stanchi fisicamente, sfiduciati, scoraggiati. Anche a noi ripete, come una volta ai discepoli: “Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’”. Altre volte possono pesarci gli obblighi morali che, come al tempo di Gesù, alcuni “dottori della legge” ci impongono come un fardello pesante, alla maniera del giogo che si metteva una volta sulle bestie; allora ci fa capire che la sua legge è “dolce e leggera” perché tutta racchiusa nell’amore verso Dio e verso gli altri.
Davanti a qualsiasi difficoltà e stanchezza, lasciamo che riecheggi in noi la sua parola: “Venite a me”. Sappiamo d’essere accolti da un cuore che palpita per noi.

lunedì 10 dicembre 2012

Ci hanno portato via l’Immacolata!

Dopo sessant’anni che nella cappella della casa generalizia Maria, dalla sua nicchia, guarda ogni giorno con amore i suoi Oblati, la preziosa statua dell’Immacolata è stata portata via… ma solo per restaurarla e riportarla ancora più bella! È la statua che si trovava nella chiesa della Missione ad Aix, dove sono nati gli Oblati, la “Madonna del sorriso”, come è sempre stata chiamata. Perché questo nome. Occorre tornare al 15 agosto 1822, sei anni dopo la fondazione.
Era un momento nel quale la nuova piccola famiglia dei Missionari di Provenza stava attraversando grandi difficoltà. Sant’Eugenio avrebbe voluto trovare qualche vescovo che la sostenesse, “un vescovo quale ebbe la fortuna d'incontrare Cesare de Bus (Fondatore dei Dottrinari) a Aix e ad Avignone”, o un altro S. Carlo Borromeo, “compagno di S. Filippo Neri”. Così egli scriveva al suo primo, padre Tempier, il 15 agosto 1822. Allora non trovava questo vescovo, ma trovò ben di più: Maria Immacolata!
Quel giorno aveva parlato di lei, nella chiesa della Missione, e la gente era rimasta contentissima. Dopo la funzione era partita la processione, mentre lui rimaneva solo a pregare, scrivendo a quel primo compagno l’esperienza straordinaria vissuta davanti alla statua dell’Immacolata:
“Come vorrei comunicarvi la consolazione profonda goduta in questo giorno bellissimo consacrato a Maria, nostra Regina. Da molto tempo non provavo tanta gioia nel parlare delle sue grandezze, nell'invogliare i cristiani a riporre in lei ogni fiducia, com'è accaduto stamani durante l'istruzione data ai membri della Congregazione (della Gioventù Cristiana di Aix). Spero che mi abbiano capito, e stasera mi sono accorto che i frequentatori della nostra chiesa condividevano il fervore suscitato dalla vista della sua immagine e più ancora le grazie che lei ci otteneva dal suo divin Figliuolo, mentre noi ci rivolgevamo con tanto affetto a lei che è nostra Madre. Io personalmente credo di esserle debitore di un sentimento non dico mai provato finora, ma certo non come al solito. Non potrei esprimerlo con precisione perché è composto di vari elementi, ma tutti si riferiscono a un solo oggetto: la nostra cara Società. Mi pareva di vedere e toccar con mano che essa contiene in germe virtù altissime e potrebbe compiere un bene immenso. La trovavo una buona Società, e tutto in lei mi sembrava encomiabile: mi piacevano le sue Regole e i suoi Statuti, il suo ministero mi pareva sublime, com'è effettivamente. Trovavo in lei mezzi sicuri di salvezza, anzi infallibili per come li vedevo”.
Gli Oblati hanno sempre ritenuto questa come una esperienza mistica, che fece comprendere a sant’Eugenio che la sua opera veniva da Dio, nonostante tutte le difficoltà che stava attraversando. Maria Immacolata gli mostrava la bellezza della nuova famiglia che era nata ad Aix, fu come un suo sorriso, per questo si chiama “la Madonna del sorriso”.

11 dicembre. Il Vangelo del giorno
“Che neanche uno di questi piccoli si perda” (Mt 18, 12-14)
Ancora una volta il Vangelo ci spiega il senso del Natale: il Padre non vuole che nessuno si perda, per questo ha mandato Gesù, il Buon Pastore, a cercare chi era perduto. Nella parabola egli non dice che la pecora era fuggita dal gregge, o si era nascosta… si era semplicemente smarrita. Non pone un giudizio negativo, di tipo morale; constata un fatto, quasi volesse scusarla: è successo così.
È facile riconoscersi in quella pecora smarrita, come anche avvertire ogni assenza di giudizio di Dio su di noi, anzi il suo interesse, la premura nel cercarci per trarci in salvo. Per un Dio che è venuto in terra a cercare chi ha perduto la via non c’è peccato che non possa essere perdonato.
Ciò che solo ci è chiesto è credere nel suo amore e lasciarsi amare al punto da prendere con lui la via del ritorno. Se è questo che, più di ogni altra cosa, dà gioia a Dio, perché non arrendersi al suo amore?
Non è un caso se l’icona più rappresentata dai primi cristiani è il Buon pastore con sulle spalle la pecora ritrovata; immagine che più di ogni altra dice a tutti l’amore misericordioso di Gesù.

sabato 8 dicembre 2012

Preparate la via


9 dicembre, II domenica di Avvento

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccarìa, nel deserto… “Preparate la via del Signore”

Impressionano questa serie dettagliata di coordinate storiche e geografiche con cui Luca inquadra la predicazione di Giovanni il Battista, venuto in un tempo ben determinato, in un luogo ben preciso. Anche ognuno di noi può delineare le proprie coordinate storiche e geografiche e riscrivere questa pagina evangelica: ora e qui, nella mia famiglia, nel mio quartiere, nella mia città, Dio fa discendere anche su di me la sua parola, mi rivolge in particolare l’invito di Giovanni: “Preparate la via del Signore…”. È un appello personale alla conversione, perché niente possa ostacolare la venuta di Dio in noi.
Ma non basta aprire il cuore al Signore che viene; come il Battista, occorre preparare la strada perché egli possa arrivare agli uomini e alle donne di oggi, ed essi possano arrivare a lui. Spesso chi ci sta accanto non sa neppure che egli sta per venire, non sa nulla nemmeno di lui. Del Natale forse conosce soltanto i doni, la festa, l’albero, la settimana bianca. Ma il festeggiato, chi è? Preparare la via al Signore vuol dire annunciarlo, testimoniarlo, mostrare chi egli è per noi, comunicare il senso vero del Natale.