mercoledì 9 settembre 2020

Charles de Foucauld e gli Oblati


  
Il caerd. Guibert nella cripta di Montmartre
In un articolo citato dalla Capinello leggo che Charles de Foucauld, dopo la conversione, nel 1889 si consacrò al Sacro Cuore e «entrò in relazione con un cappellano d Montmartre, padre Yenveux, fondatore dei padri apostoli del Sacro Cuore».
In una nota leggo ancora: «Il 9 marzo 1902, stabilitosi a Beni-Abbès, de Foucauld costituisce una confraternita del Sacro Cuore legata a Montmartre, e il successivo 16 aprile entra nell’associazione dei preti-apostoli del Sacro Cuore Alfred Yenveux».

Pochi mesi più tardi il Bollettino di Montmartre pubblica “L’Atto di consacrazione della missione del Sahara francese al Sacro Cuore di Gesù, compiuto nella festa di San Giuseppe ... il 19 marzo 1902, a Ghardaïa du Mzab”.
In un altro articolo (che confonde gli Oblati di Maria Immacolata con gli Oblati del Sacro Cuore) leggo che l’8 gennaio 1903 Foucauld scrive nel suo diario: “Ho ricevuto ieri un’importante lettera di padre Yenveux, dai cappellani di Montmartre. Annuncia il Congresso dei Sacerdoti Apostoli a Montmartre il 14 gennaio e in quella occasione intende parlare a favore del Marocco; mi chiede una lettera dettagliata su questo argomento. (…) Inizio dei rapporti con Montmartre su Margherita [Maria Alacoque]” (Quaderni di Beni Abbès, pagina 52).
Come Fratel Carlo invia a padre Yenveux un appello di sette pagine a favore della conversione del Marocco attraverso la preghiera e la penitenza, attraverso la venuta di missionari e suore”.



P. Alfred Yenveux
Mons. Guibert, Oblato, divenuto nel 1871 arcivescovo di Parigi, aveva fatto propria l’iniziativa del governo di erigere un santuario al Sacro Cuore, sulla collina di Montmartre, e il 16 giugno 1875 ne pose la prima pietra. L’anno successivo chiamò gli Oblati a prenderne la direzione.
Il primo superiore della comunità fu p. Rey, accompagnato da altre due Oblati, tra cui p. Alfred Yenveux, che divenne l’apostolo del Sacro Cuore. P. Yenveux, tra le sue molte opere, scrisse Le Règne du Cœur de Jésus ou la doctrine complète de la B. Marguerite-Marie sur la dévotion au Sacré-Cœur, in 4 volumi, presto tradotti in varie lingue, compreso l’italiano.
È questo quell’Yenveux con cui Charles de Foucauld era entrato in contatto.
Noto anche per il suo commento alle Regole che ci ha consegnato una selva di fonti di sant’Eugenio, era stato il primo e anche l’ultimo Oblato di Montmartre. Quando nel 1902 il governo francese decretò l’espulsione di tutti gli ordini religiosi, anche gli Oblati dovettero lasciare il santuario. Rimase soltanto lui, ormai vecchio: morirà poco dopo, il 1° ottobre 1903.

Tra gli i molti Oblati che hanno avuto un rapporto con Charles de Foucauld possiamo ricordare anche padre Mario Borzaga. Nel suo Diario di quando è ancora a san Giorgio si legge: “21 marzo 1957: È il primo giorno di primavera: ma chi ci pensava? A me cosa importa? E un giorno passato. Ho pensa­to: perché la Madonna non vuole che io sia santo come de Foucauld, austero e mortificato come questo ultimo dei Padri del deserto? E se, un bel giorno, a una data ora, mi fulminasse con la sua Grazia? E se mi avesse fulminato oggi e io non ho sentito nulla? Una cosa è certa: che devo impegnarmi molto di più, credere all’amore di Gesù per me, e lanciarmi a peso mor­to nella divina avventura cui sono stato chiamato”.

Anche nel Laos continua a leggere de Foucauld: “31 maggio 1958 - sabato - Non mi sono mosso dalla mia stanza dove ho meditato l’Amore di Gesù nello Spirito del P. Carlo de Foucauld. Come è bello essere santi! o meglio come dovrebbe essere bello! Fratel Carlo parlava il Tuareg meglio dei Tuareg: e sono sicuro che si è santificato...
1 giugno 1958. Sto meditando sullo Spirito dei Piccoli Fratelli di Gesù del de Foucauld. Mi piace e spero di trarre profitto da questa lettura”.

martedì 8 settembre 2020

Il sabato e la stella


Ogni giorno mi giunge una email con il vangelo della liturgia e un breve commento di un padre della Chiesa o di un santo.
A volte si tratta di commenti molto distanti da quelli degli esegeti moderni, eppure hanno un loro fascino, come quelli di sabato scorso e dell’8 settembre.

Sabato abbiamo letto il Vangelo di Gesù che si dichiara padrone del sabato.
Ed ecco l’originale interpretazione di Macario l’Egiziano (IV secolo):

“Dio prescriveva a tutti di riposarsi e di non svolgere alcun lavoro il giorno del sabato. Ma quel giorno era un simbolo e un'ombra del vero sabato, che è concesso all'anima dal Signore. (...)
Il Signore, infatti, chiama l’uomo al riposo dicendogli: «Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò» (Mt 11,28). E a tutte le anime che si fidano di lui e si avvicinano a lui, dà il riposo, liberandole da pensieri fastidiosi, opprimenti e impuri. Così, esse cessano completamente di essere in balìa del male e celebrano un vero sabato, delizioso e santo, una festa dello Spirito, con indicibile gioia e felicità. Rendono a Dio un culto puro, a lui gradito poiché procede da un cuore puro. Questo è il sabato vero e santo.
Anche noi, allora, supplichiamo Dio di farci entrare in questo riposo, di tralasciare i pensieri vergognosi, cattivi e vani, affinché possiamo servire Dio con cuore puro e celebrare la festa dello Spirito Santo. Beati coloro che entrano in questo riposo”.

Per la natività di Maria ecco un testo di Amedeo di Losanna (siamo nel XII secolo) che interpreta il nome di Maria come “stella del mare”. Maria di per sé significa “signora”, ma Girolamo pensava che la sua etimologia fosse “stilla del mare”, goccia di mare. Qualche copista ha poi trascritto “stella del mare” e così questo nome è passato alla pietà popolare.
Amedeo di Losanna, partendo da questa etimologia scrive:  

“Fu chiamata Maria per un disegno della Provvidenza divina, cioè stella del mare, per dichiarare col suo nome ciò che mostra più chiaramente nella realtà. (...)
Rivestita di bellezza, ella è anche rivestita di forza, si è cinta per calmare con un gesto le grandi onde del mare. Quelli che navigano nel mare del mondo e quelli che l’invocano con piena fiducia, lei li sottrae alla tempesta e al furore degli uragani, li conduce vittoriosi alla riva della beata patria. Non si può dire, miei carissimi, quante volte gli uni avrebbero sbattuto sulle rocce, rischiando di soccombere, gli altri si sarebbero incagliati sugli scogli per non più tornare (...) se la stella del mare, Maria sempre vergine, non si fosse messa di mezzo col suo potentissimo aiuto e se non li avesse riportati, il timone già spaccato e la barca fracassata, privi di ogni soccorso umano, per dirigerli, sotto la sua guida celeste, verso il porto della pace interiore”.

Insomma, Gesù da una parte, Maria dall’altra, fanno di tutto per aiutarci a superare le difficoltà, le tentazioni, le prove e portarci nella pace interiore del sabato, in un porto sicuro…

lunedì 7 settembre 2020

Buon compleanno, Maria!


8 settembre.

Auguri, Maria!
Forse per oggi basta così.
… e dal duomo di Prato continua a benedirci con la sua cintura.
Che ci doni il suo cuore 
per amare il Padre come lei lo ama,
il Figlio come lei lo ama,
lo Spirito Santo come lei lo ama,
e tutti, con il suo amore di madre.

domenica 6 settembre 2020

Dopo 50 anni Marino c’è ancora



Cinquant’anni fa, alla fine di settembre, a Marino terminava il primo corso di noviziato degli Oblati. Chiuso due anni prima a Ripalimosani per mancanza di vocazioni, il noviziato della Provincia italiana riapriva il 28 settembre 1969.
Da allora la vita continua.
Oggi quattro giovani entrano in noviziato, dopo domani altri quattro lo termineranno con i primi voti. Altri giovani li seguono al centro giovanile…
Ieri sono stato a salutarli: ho trovato la gioia e la freschezza dei primi tempi.


sabato 5 settembre 2020

... lì sono io in mezzo a loro


Emmanuele, Dio con voi.
So ascoltarti quando mi parli nel Vangelo.
So trovarti nel fondo del mio cuore quando mi raccolgo in preghiera 
per parlare con te.
So adorarti nel silenzio del tabernacolo.
So riconoscerti nel volto dei fratelli che cerco di servire ogni giorno.
Aprimi ora gli occhi perché sappia vederti in mezzo a noi
e possa sentire la tua presenza
promessa a quanti sono radunati nel tuo nome.

Posso averti con me ogni volta che mi incontro con gli altri.
Con essi posso dilatare lo spazio della cappella a tutti i luoghi della vita ordinaria
ed averti lì luce, forza, ardimento, libertà, gioia.

Tu solo, presente in mezzo a noi puoi illuminare le nostre menti,
come quanto ti facesti presente in mezzo ai “due” in cammino verso Emmaus, spiegarci il senso delle Scritture,
farci ardere il cuore nella penetrazione amorosa del mistero,
comunicarci la forza per intraprendere il cammino della.
Tu solo, il Santo in mezzo a noi, puoi essere la nostra santità.

venerdì 4 settembre 2020

Libri d'estate: Quel Vangelo che crea scompiglio


In un recente studio su Charles de Foucauld apparso su “Claretianum” Mariella Carpinello ricorda gli ottimi studi pubblicati su di lui, soprattutto in occasione del centenario della morte (1916).
Poi continua: “Senza fare un confronto sul piano del valore documentario, storico o spirituale, si può dire che la biografia per eccellenza resta la prima, quella a firma di René Bazin”. Fu il libro che lo fece conoscere al mondo intero e che attirò subito quei discepoli che in vita aveva atteso invano. La stessa sr. Magdalein Hutin, subito dopo la lettura della biografia, si trasferì nel Sahara e fondò le Piccole Sorelle di Gesù.

È un libro che, pubblicato ad appena cinque anni dalla morte di de Foucauld, deve avere avuto innumerevoli edizioni (in italiano è stato edito dalle Paoline nel 2005). 
Dall’alienazione della biblioteca ho salvato anche quest’opera, nella ristampa del 1925. Un’opera dal valore commerciale irrilevante, ma averla tra mano mi ha invitato subito a leggerla, e si legge d’un fiato, come un romanzo sia per la forma – Bazin è un grande scrittore, sia soprattutto per la storia – de Foucauld è un grande santo.
La sto leggendo con a fianco un’altra opera, un album di fotografie, pubblicato nel 1957, edito dalle Èditions du Chalet, la casa editrice degli Oblati francesi; un libro curato da padre Servel. Vi sono ritratti luoghi e persone del mondo di de Foucauld. Così il libro di Bazin si popola di immagini che rendono più vivo e reale il racconto.

Ci sono voluti molti anni prima che fosse riconosciuta dalla Chiesa la santità di Charles de Foucauld, perché la sua vita è troppo originale. Ma neanche tanto, è semplicemente evangelica. Il fatto è che il Vangelo è sempre originale e la sua attuazione alla lettera crea sempre scompiglio…

giovedì 3 settembre 2020

Charles-Eugène de Mazenod e Charles-Eugène de Foucauld


Oltre al nome comune e al nobiliare “de” del cognome, cos’hanno in comune questi due santi? Apparentemente niente.
Il secondo nasceva (1858) quando il primo moriva (1861).
Il secondo ha scelto di imitare Gesù nel silenzio e nel nascondimento dei trent’anni a Nazaret, il secondo nei tre anni della sua vita pubblica.
Il primo è morto attorniato da una famiglia numerosa alla quale aveva saputo dare vita, il secondo nella più profonda solitudine.
Eppure hanno in comune la santità.
Si sono convertiti tutte e due pressappoco alla stessa età, 26 anni de Mazenod, 28 anni de Foucauld.
Ambedue raccontano una esperienza analoga che precede la conversione:
de Mazenod: durante le feste: «mi sento stringere il cuore e prendere dalla tristezza, mi apparto da quella gente che mi pare impazzita e mi abbandono a pensieri malinconici, fin quasi alle lacrime...»;
de Foucauld: la tristezza mi lascia «muto e avvilito durante quelle che si chiamano feste».
Per entrambi la conversione coincide con la decisione di donarsi interamente a Dio, dopo che ambedue hanno fatto un discernimento con un gesuita...
Per ambedue l’amore porta all’imitazione e alla conformità con l’essere amato: Gesù.
Chissà in quante cose si troveranno somiglianti ora che in cielo si guardano negli occhi.