sabato 3 ottobre 2026

La persona al primo posto

 

Suor Maria Atorino: 60 anni di vita religiosa. Oggi meritava proprio una bella festa! Così è toccato a me dire qualcosa sulla sua vocazione.

Di solito si dice che il carisma delle Francescane dei poveri è “sanare le ferite dell’umanità povera e sofferente”. Mi ha colpito ciò che qualche anno fa ha scritto la comunità delle suore Francescane di Pistoia. Forse non è una frase originale, forse è notissima tra le suore, ma mi ha colpito: «Madre Francesca non bada tanto al tipo di “piaga” da curare, ma alla persona da risanare interamente, nel corpo e nello spirito».

Qui l’accento non è tanto sulle ferite da sanare, ma proprio sull’umanità povera e sofferente. L’attenzione, l’amore, la cura, la premura è sulla persona piagata più che sulla piaga. Madre Francesca diceva anche con chiarezza chi sono queste persone, nella loro realtà più profonda: «Nei poveri e nei sofferenti riconosco il mio Divino Salvatore così chiaramente come se lo vedessi con gli occhi del corpo».

Papa Leone XIV nella sua lettera Enciclica Magnifica humanitas, offre tanti spunti per una attualizzazione di questa attenzione alla persona da “risanare interamente, nel corpo e nello spirito”. Alla fine dell’Enciclica suggerisce delle piste per far fiorire in pienezza l’umanità di ciascuno. Scelgo gli atteggiamenti più accessibili, più concreti, tutti espressione dell’amore.

Innanzitutto ricorda che non possiamo «assolutizzare una sola dimensione dell’essere umano», andando oltre l’intelligenza che sempre il massimo della persona umana. «L’intelligenza, se assolutizzata, finisce per oscurare altre dimensioni essenziali della vita: l’affetto, la volontà, la dedizione e la relazione» (113).

Quindi l’Enciclica passa a valorizzare ciò che davvero conta nel nostro vivere quotidiano: «La qualità di una civiltà si misura non dalla potenza dei suoi mezzi, ma dalla cura che sa offrire, dalla capacità di riconoscere l’altro come volto e non come funzione. La capacità di saperci prendere cura gli uni degli altri è una dimensione importante del nostro essere umani».

Ed ecco degli esempi alla portata di tutti: «Leggere le fiabe a un bambino, fare compagnia a una persona anziana, rendere accogliente uno spazio, sono gesti che si vivono in ambiente familiare, ma che ci aiutano ad apprendere e a interiorizzare l’importanza della cura a livello sociale e ci allenano a riconoscere l’altro come persona degna di attenzione» (114).

La storia, spiega ancora il Papa, la cambiano non solo i grandi, come «i martiri della fraternità e della giustizia come San Massimiliano Maria Kolbe, Sant’Oscar Romero e il Beato Enrique Angelelli, (…) il venerabile François-Xavier Nguyễn Văn Thuận», ma anche «e, soprattutto, i “martiri del quotidiano” che curano, educano, accompagnano, consolano senza clamore, come i genitori, gli infermieri, i medici, i volontari, le persone che restano accanto a un anziano o a un escluso. La loro testimonianza mostra che il bene non procede in automatico, ma richiede perseveranza, memoria, e una conversione che rende capaci di ricominciare anche dopo le sconfitte» (125).

È così che «giungiamo ad essere pienamente umani quando siamo più che umani, quando permettiamo a Dio di condurci al di là di noi stessi perché raggiungiamo il nostro essere più vero» (128). In effetti «è un amore che ci guida: quello che amiamo davvero, sia come singoli che come società, orienta la nostra vita e il nostro agire» (130). Essere umani per essere santi, essere santi per essere pienamente umani.

Però, continua il Papa, «si insinua una tentazione sottile: pensare che i problemi siano troppo grandi e noi troppo piccoli, e che dunque le nostre scelte non spostino nulla. (…) Eppure, nessuno è senza responsabilità. Ognuno dispone di un proprio ambito di azione, e lì – non altrove – è chiamato a scegliere se alimentare la logica della forza (anche solo con indifferenza, cinismo, menzogna, odio), oppure custodire la logica della pace (con verità, sobrietà, prossimità, cura)» (212).

Ogni piccolo gesto ha il suo valore: ognuno nella volontà di Dio lì, nel suo presente. Anche noi, come Madre Francesca, non badiamo tanto al tipo di “piaga” da curare, ma alla persona da risanare interamente, nel corpo e nello spirito.

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