giovedì 3 settembre 2026

Dinnammare, santuario tra cielo e terra

 

Dal mare salgo fino a 1150 metri, su per una strada dolce tra boschi e pinete, il Parco dei Peloritani. A metà strada nebbia fitta, che si condensa in gocce d’acqua. Sulla cima di Dinnammare fa freddo e non si vede a un palmo di naso. Addio panorama! Il nome Dinnammare deriverebbe dal termine latino “bimaris”, poiché dalla sua vetta si dovrebbe godere della visuale dei due mari, lo Jonio e il Tirreno.



Il santuario mariano è aperto (lo è sempre, giorno e notte) e non c’è anima viva. Entro e nella penombra posso pregare davanti alla bella immagine di Maria, anche se il quadro legato al santuario è giù a Messina; lo portano una volta all’anno con una processione notturna.


Nel tempo che trascorro nel piccolo santuario entra un ciclista, un uomo con un mazzo di fiori per la Madonna, una copia di mezza età…

Quando esco il vento ha spazzato via ogni nebbia e si apre uno spettacolo unico di monti e mare… in lontananza l’Etna.



La storia del santuario ha mille leggende, ma sono appunto leggende. Di reale c’è la pietà popolare che ha scelto il punto più alto e più bello, che domina lo stretto, per esprimere l’amore per la Madonna.



Sulla facciata le parole del canto composto da sant’Antonio Annibale di Francia al tempo della ricostruzione di Messa all’indomani del terremoto. Non è il massimo della poesia, ma è una bella testimonianza di affetto del santo messinese:



Salve del Ciel Regina
Stella che mai tramonti,
Rosa dei nostri morti
sempre fiorita.

Qui solitamente
tra i fiori e tra le nevi
ci accogli, ci ricevi
ci parli al core.

Qui spera ed ama e crede
lo stanco pellegrino.
Da questo picco alpino
A Dio s’innalza.

Da questo monte or mira,
Madre, la tua Messina,
che dalla sua rovina
leva la testa.

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