venerdì 4 marzo 2011

A passeggio per Aix con sant'Eugenio de Mazenod

Aix: una città fatta per camminare. Le stradine prive di traffico sono sempre nuove anche se le percorri più volte. Alcune affollate e animate, altre deserte e silenziose. Le mura dei palazzi, con le pietre lisce color ocra, emettono calore e luce anche quando la giornata è fretta e grigia come oggi. I negozi si susseguono vivaci e fantasiosi. La gente è allegra, come fosse sempre festa.
L’ho spasseggiata in lungo e in largo per tutto il giorno in compagnia di sant’Eugenio. Sono stato sul bel corso a vedere il palazzo di famiglia, dove era servito e riverito da dodici servi; il palazzo della mamma dove ha abitato al ritorno dall’esilio, fino a quando l’ha lasciato per andare con la comunità a cui aveva dato vita. Ho visto la villa della sorella, dove veniva spesso da vescovo, ancora abitata dai discendenti, uno degli angoli più belli della città. Sono passato davanti al collegio dove ha studiato da bambino, al grande palazzo dove da giovane andava alle feste, al carcere dove si prendeva cura dei detenuti, il gioiello della cattedrale medievale dove ha predicato la grande missione del 1820...
Alla chiesa della Maddalena l’ho ascoltato mentre la mattina presto, in dialetto, spiegava alla gente semplice, alla servitù, agli artigiani, la loro grande dignità: «Venite ad imparare da noi cosa siete agli occhi della fede. Poveri di Gesù Cristo, afflitti, disgraziati, sofferenti, infermi, piagati..., voi tutti oppressi dalla miseria, fratelli miei, miei cari fratelli, miei rispettabili fratelli, ascoltatemi. Voi siete i figli di Dio, i fratelli di Gesù Cristo, i coeredi del suo Regno eterno, la porzione scelta della sua eredità; voi siete, come dice S. Pietro, la nazione santa, voi siete re, voi siete sacerdoti, voi siete, in qualche modo, dèi, figli dell’Altissimo».
Dopo essere stato una giornata con lui, forse domani potrà parlarne meglio alla sua gente di Aix.

La prima foto è il palazzo de Mazenod, l'ultima la chiesa della Maddalena

giovedì 3 marzo 2011

Ad Aix nella Chiesa della Missione

Non ero mai sceso su Marsiglia in aereo. L’arrivo della città è annunciato dal massiccio calcareo de Les Calanques, severo, asciutto, frastagliato, che scende al pare con gale e calanchi. Subito ti si spalanca il porto vecchio con il castello d’If e si intravede il santuario della Madonna della Guardia, la cattedrale. Un sole timido l’illumina e nubi tenui la ovattano. Mai Sant’Eugenio ha potuto dare un abbraccio così ampio alla sua città. Attraversata Marsiglia l’aero plana sull’aeroporto di Marignane. Già, Marignane! Chissà come sarà stata duecento anni fa, nel novembre 1816, quando sant’Eugenio vi predicava una delle sue prime missioni? Oggi ha 34.000 abitanti; allora ne aveva 1.600. Era la quarta missione della piccolissima comunità dei Missionari di Provenza. Sant’Eugenio tenne un accurato diario per tutto il mese, dandoci così modo di entrare nel vivo della missione. Cominciavano con la visita alle famiglie, una autentica novità, allora; visite «davvero non divertenti, ma sono importanti, perché avvicinano i missionari al popolo che vengono ad evangelizzare. Si mostrano ad esso in tutta l’affabilità di una carità che si fa tutto a tutti... Occorre avere cura di entrare in tutte le case, anche in quelle dove si prevede che si sarà accolti male».
Vedo stagliarsi all’orizzonte occidentale dell’aeroporto il costone di rocce bianche e attorno la pianura con i pini di mare contorti come olivi. Il breve viaggio verso Aix-en-Provence mi immerge nella natura ancora campestre di questa Provenza antica.
Torno ad Aix dopo una quindicina di anni e mi ritrovo subito a casa. La prima visita alla chiesa della missione. Mi basta entrare per avvertire la presenza di sant’Eugenio e lì, accanto a lui, quella di Francesco Saverio Tempier. Sì, sono proprio qui!
Prima della costruzione della chiesa in questo luogo vi era un mulino e un grande pino sotto il quale i protestanti predicavano e pregavano. Durante la prima guerra di religione nel 1545, il pino servì per impiccare i protestanti. Una ventina d’anni dopo il re, di passaggio, lo fece tagliare, come segno di riconciliazione. Poi sorse la chiesa, ad opera della Carmelitane, che costruirono anche il convento. Quando la rivoluzione mandò a casa le religiose, la chiesa divenne tempio della Dea Ragione! Quante storie di bontà e di malvagità in questo luogo… Ora è la “Chiesa della Missione” o la “Chiesa degli Oblati”.
Nella nicchia di destra, accanto all’altare, scorgo con sorpresa l’antica statua della Madonna delle grazie, portata ad Aix da san Bonaventura; la statua davanti alla quale i giovani di sant’Eugenio chiesero per lui la guarigione e l’ottennero! L’hanno portata qui perché la chiesa della Maddalena, dove si trovava da sempre, adesso è in restauro. Speriamo che la dimentichino qui, nella nostra chiesa oblata.

mercoledì 2 marzo 2011

Un dialogo “reale” tra le due sponde


La distanza tra la Libia e l’Italia è più breve di quella tra Milano e Verona. Le due sponde del Mediterraneo non sono mai state tanto vicine tra di loro come in questi giorni e forse mai così lontane. Guardiamo increduli e impotenti le tragedie che si stanno consumando a pochi chilometri da casa nostra, attorno al “Mare Nostrum”.
Mi ha colpito sentire rievocare dai media la Realpolitik che i nostri governi europei hanno intrattenuto con quelli del Medio Oriente e del Nord Africa, quella politica “realistica” o “concreta” che guarda agli interessi economici senza tener conto dei principi etici. Che razza di realismo è, mi sono chiesto, quello che per anni non ha saputo o voluto vedere la “reale” situazione di popolazioni intere sfruttate e oppresse da governanti che hanno gestito la cosa pubblica come un affare privato? Il dialogo tra Nord e Sud del Mediterraneo in questi decenni ha risentito di una mentalità ancora coloniale che va all’altro soltanto per il proprio interesse.
Il decimo anniversario della morte di padre Marcello Zago, missionario Oblato di Maria Immacolata, grande artefice del dialogo, stratega dello storico incontro tra i capi delle religioni tenutosi 25 anni fa ad Assisi, mi ha rammentato il giorno in cui lo accompagnai a Prato, dove tenne una lezione magistrale sul Ruolo delle religioni per la pace e la cooperazione. A sindaci lì radunati dalle più diverse città che si affacciano sul Mediterraneo, Medio Oriente, Nord Africa, Europa, ricordò con parole profetiche la necessità del dialogo e soprattutto dell’educazione al dialogo: «Rispetto, collaborazione, libertà, reciprocità sono esigenze del vivere comune; questi atteggiamenti e questi valori non si acquistano d’un tratto e una volta per sempre. Sono un cammino da percorrere, sono una cultura da promuovere. Il dialogo è una necessità nel mondo attuale globalizzato, pluralista e mobile. È una responsabilità di tutte le religioni. Il suo esercizio esige una educazione di massa che faccia superare i pregiudizi: esige anche il rispetto dei diritti umani, che si realizza sempre tra persone e gruppi concreti. Una formazione adeguata sull’esistenza e sulla natura delle altre religioni diventa una via obbligata…».
Non possiamo più delegare ai soli politici le relazioni tra i nostri popoli. Che la Realpolitik faccia il suo cammino, ma che non sia né l’unica né la principale via per i rapporti. Che non si scavalchi più la gente “reale” e che alla gente si dia la possibilità di conoscenza “reale” dell’altra gente. Non possiamo più stare a guardare. Soltanto così non si dirà più che il braccio di mare di 167 Km “divide” il Sud e Nord del Mediterraneo, ma che li unisce.

martedì 1 marzo 2011

Marcello Zago and the Assisi event of 1986 – Il video

Clicca qui per vedere: Video
March 1, 2011, was the tenth anniversary of the death of Archbishop Marcello ZAGO. In Italy, the celebrations of this event took place at Villorba, in the province of Treviso, his birthplace. The celebration was organized by his family, with the involvement of the parish, the diocese and the Missionary Oblates of Mary Immaculate.
On Saturday, February 26, the memorial took place in the parish. After projection of a video on the Day of Prayer for Peace held in Assisi on October 27, 1986, Fr. Fabio CIARDI, Director of Oblate Studies and Research, gave a conference on the role of Fr. Zago in the preparation and realization of that day. This year, in fact, is the 25th anniversary of an event that was a milestone in Interreligious dialogue, one that marked the path of the Church and religions around the world, “an image,” as Fr. Zago wrote, “and a portent of what religious persons should be for society: intercessors with God for peace, builders of peace among men,” icons of the unity among the children of God, of the real possibility of dialogue, of friendship and of communion among all.
On Sunday, February 27, the Eucharist was presided by Archbishop Gianfranco Agostino Gardin, of Treviso. Participating were the Superior General of the Oblates, Fr. Louis LOUGEN, together with many confreres and friends of Fr. Zago.
With the Assisi event, Fr. Marcello Zago took leave of the Pontifical Council for Interreligious Dialogue, having been recently elected Superior General of the Oblates. The results of Assisi would not end there. As he prophesied at that time, “For those who want to understand the nature and the path of interfaith dialogue in the Church and the world, the prayer meeting in Assisi on October 27, 1986, will remain a crucial step, and an even more important symbol.”
In that day, he saw above all a confirmation of ecumenical and interreligious dialogue. What the Council had stated in its documents, at Assisi was “expressed in a solemn way and understood by all, broadcast by the media. In Assisi, the welcoming of religious leaders and their presence at the prayer of different religions were in some way a recognition of religion and in particular of prayer, a recognition that religion and prayer have not only a social role, but also effectiveness with God.
(Fabio Ciardi, OMI)
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lunedì 28 febbraio 2011

L'autobiografia di Renata


Ieri, nell'anniversario della morte di Renata Borlone, si è conclusa la fase diocesana del processo di beatificazione.

Per l'occasione è stata presentata l'autobiografia, curata da Lida Ciccarelli e Fabio Ciardi. clicca qui
Renata non ha mai pensato di scrivere una autobiografia. Ha semplicemente risposto a un invito di Chiara che chiedeva a lei e a tutti i suoi primi compagni e compagne di raccontare gli inizi della loro storia. Renata, che era abituata a scrivere a Chiara, le ha semplicemente scritto una lettera un po’ più lunga del solito, narrandole dei primi anni della sua vita, di come è venuta in contatto con il Movimento nascente, di come a seguito Chiara. Quando, ho letto questo scritto di Renata, sono rimasto impressionato dalla bellezza del testo, ma soprattutto dalla limpidezza della sua vita. Ho capito che poteva essere un esempio per tanti, perché il suo cammino è stato “normale” e insieme travagliato, come lo è quello di tanti di noi, e insieme deciso. Non si è mai arresa e ha puntato con tutte le sue forze alla santità, sentendosi sempre sorretta dall’amore di Dio. Una santità possibile, la sua. Per questo ho pensato valesse la pena far conoscere a tanti questa meravigliosa storia.

domenica 27 febbraio 2011

La gioia della famiglia ritrovata

“Missionario del dialogo”: resterà la qualità distintiva del vescovo trevigiano Marcello Zago missionario oblato di Maria Immacolata… E sarà questo il carisma della sua santità, se sarà aperto – come sembra – il processo per la sua beatificazione… perché ha unito l’esperienza con la riflessione, la vita con la dottrina, la testimonianza con l’insegnamento… Amava e coltivava il contatto personale, ascoltava, condivideva, valorizzava il vissuto di ciascuno, la diversità delle esperienze, con squisita carità, umana e illuminante. Così oggi su “La voce del popolo”.

Abbiamo vissuto due giornate straordinarie a Villorba, il suo paese natale, non soltanto rievocando la sua figura e il suo messaggio a dieci anni dalla morte, ma anche sperimentato il senso della famiglia. Era presente tutta la famiglia di Zago, quella naturale, così affiatata e compatta, ma anche quella spirituale, con i suoi Oblati, i parenti degli Oblati del Veneto sparsi in tutto il mondo, gli amici degli Oblati, le famiglie nate degli Oblati come OMMI e COMI, religiosi di altre congregazioni, sacerdoti amici… E poi la parrocchia, il vescovo…
Ogni tanto c’è un’occasione per ritrovarti insieme, qui, a Roma, altrove, e anche se sono passati degli anni, ogni volta è come ci fossimo visti il giorno prima. È la grande famiglia di sant’Eugenio, unita dal legame profondo di quella carità che egli ci ha lasciato come suo testamento: “Tra voi la carità, la carità, la carità”.
Quella carità che è la “virtù fondamentale” di quel dialogo di cui p. Marcello era testimone e maestro, come ho ricordato ieri sera citandolo: “Ogni forma di dialogo esige rispetto e amore per l’altro. Ma per il cristiano la carità verso gli altri si innesta in quella di Dio, che condivide con noi il suo amore. È un amore divino che è entrato nel mondo e che si è incarnato nel Cristo... E il dialogo assume le qualità stesse della carità: è universale, graduale, premuroso, fervente e disinteressato, senza limiti e senza calcoli, comprensivo e adattato a tutti. Sono le qualità che mi sembra si rispecchino nella vita di p. Marcello e che siamo chiamati a far risplendere nella nostra vita.
Nel viaggio di ritorno a Roma, sull’Appennino la neve dell’ultimo inverno ci saluta festante.

venerdì 25 febbraio 2011

Zago e il dialogo tra le religioni: impegno di popolo


Il 1° marzo 2011 si celebra il decimo anniversario della morte di S.E. Mons. Marcello Zago, OMI. Sabato 26 febbraio, a Villorba, in provincia di Treviso, suo paese natale, terrò la commemorazione. Visto che quest’anno ricorre il 25° della giornata di preghiera per la pace ad Assisi, parlerò del ruolo che Zago svolse in quella occasione.
L’evento di Assisi, che vide i capi delle religioni attorno al Papa, ha posto una pietra miliare nel dialogo interreligioso, un punto fermo, che ha segnato il cammino della Chiesa e delle religioni di tutto il mondo; «un’immagine – come scrisse p. Zago – e un auspicio di ciò che le persone religiose dovrebbero essere per la società: intercessori presso Dio per la pace, costruttori tra gli uomini di pace», l’icona dell’unità dei figli di Dio, della reale possibilità di dialogo, di amicizia e di comunione tra tutti.
Con la giornata di Assisi padre Marcello Zago si congedava dal Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, essendo stato da poco nominato Superiore generale degli Oblati. L’effetto-Assisi non si sarebbe più fermato. Come allora aveva profetizzato, «Per chi vuole capire la natura e il cammino del dialogo interreligioso nella Chiesa e nel mondo, l’incontro di preghiera di Assisi del 27 ottobre 1986 resterà una tappa determinante, e più ancora il simbolo significativo».
In quella giornata egli vedeva innanzitutto una conferma del dialogo ecumenico e interreligioso. Ciò che il Concilio aveva sostenuto nei documenti, ad Assisi veniva «espresso in forma solenne e a tutti comprensibile, amplificato dai mezzi di comunicazione. Ad Assisi, l’accoglienza dei rappresentanti religiosi e l’assistenza alla preghiera delle diverse religioni sono state in qualche modo un riconoscimento delle religioni e in particolare della preghiera, un riconoscimento che religioni e preghiera hanno non solo un ruolo sociale, ma anche una efficacia presso Dio».
Nel suo diario, al termine di quella giornata memorabile, padre Zago ricorda che nel primo pomeriggio, partendo dai diversi luoghi di preghiera, i gruppi delle varie religioni si erano diretti verso san Francesco tra la folla che applaudiva. Poi una nota personale che sottolinea quanto fosse importante per lui il consenso del popolo cristiano: «A me che guidavo il corteo venne improvvisamente in mente il Concilio di Efeso. Allora, il popolo accolse tripudiante i padri conciliari che avevano riconosciuto Maria Madre di Dio, e così ratificò tale dichiarazione dogmatica. Qui ad Assisi mi sembrava che il popolo, in maggioranza cattolico e confluito da tante parti del mondo, non solo applaudisse i convenuti, ma approvasse il dialogo e l’ecumenismo promosso dalla Chiesa fin dal Concilio Vaticano II».
Non possiamo delegare ai capi quella costruzione dei rapporti tra persone di tutte le religioni; il dialogo e la comunione è un impegno di tutti.