lunedì 11 ottobre 2010

Alla scoperta dell'America... oblata!

Questa notte sono arrivato a San Antonio, nel Texas. Abito in via degli Oblati! Mi trovo in una cittadella oblata, dove vivono, fra gli altri, una cinquantina di Oblati. Incontro il papà di un oblato, il fratello di un altro… Per me è tutto da scoprire, un mondo che non avrei mai immaginato.

(nella foto la casa dove abito: sono nelle prime stanze a sinistra)
Di prima mattina passeggio per le strade deserte, in mezzo ai prati verdi, rasati alla perfezione, sui quali sono adagiate le case, rigorosamente distese a pianterreno e circondate da grandi alberi. Non ci sono come da noi muretti divisori tra casa e casa né ringhiere, tutto è aperto su grandi spazi, senza confini, icona del senso di libertà del popolo americano.
La messa mi porta in un mondo che mi ha richiamato certi servizi liturgici protestanti, come si vedono nei film: tutti che cantano gli inni con fervore, il coro, il pianoforte, il pieno coinvolgimento di ognuno. E tanti segni oblati, a cominciare dalla riproduzione esatta della Madonna che ha sorriso al fondatore, per finire alla gente attaccatissima agli Oblati, che mi saluta con un calore speciale.
Nel primo pomeriggio, aggirandomi per il campus mi imbatto in un gruppo di persone che entra nella “Marian Mission Hall”. Mi accodo e mi ritrovo alla celebrazione del 475 anniversario delle Orsoline. Imparo così tante cose sulle Orsoline, le prime, tra l’altro, ad aprire una scuola per ragazze in Texas, anche qui a San Antonio.
Poi per tutto il resto del pomeriggio a chiacchera con la mia nuova comunità, a cui si aggiunge una suora e un domenicano, amici di famiglia, con i quali prepariamo e consumiamo una cena frugale. Tutto così americano e fraterno. Domani inizia la settimana: mi riserverà certamente cose belle.

domenica 10 ottobre 2010

Inizia l’avventura americana

“Porremo la sua capanna nel mezzo dell’accampamento, cacceremo per lui, ne avremo cura e lo proteggeremo dagli assalti dei suoi nemici”. Così scriveva Victor, il capo indiano della tribù dei Flathaed, dell’America del Nord, a papa Gregorio XVI, preoccupato delle difficoltà e delle persecuzioni delle quali il papato e la Chiesa erano oggetto. E dopo la presa di Porta Pia nel 1870, un’altra tribù indiana mandava un messaggio a Pio IX: “Abbiamo un contingente di uomini non preparati alla guerra, ma in grado di mantenere l’ordine nel campo. Se questi possono essere di aiuto al papa, noi li offriamo volentieri ed essi si ritengono fortunati di poter versale il loro sangue e donare le loro vite per il nostro buon padre Pio IX”.

Queste cose non ci sono nei film del Far West, ma è quello che succedeva nel 1800. Ho appena letto questi episodi in aereo, in un bel libro sui Gesuiti fra gli indiani del West. Ora dovrò scoprire cosa hanno fatto gli Oblati, in quegli stessi anni, sempre con gli indiani americani.

Intanto sono arrivato ad Atlanta, negli USA, a mezzanotte ma qui siamo sette ore in anticipo. Il cielo, limpidissimo, mi regala un tramonto di fuoco, mentre appare l’esile falce della luna nuova. A mezzanotte di qui (le sette del mattino in Italia) arriverò a San Antonio ed inizierà un’altra avventura.

venerdì 8 ottobre 2010

Passeggiando per Roma… con Girolamo, Filippo, Ignazio

La chiesa di san Girolamo della Carità, a ridosso di Palazzo Farnese, è pressoché sconosciuta. Eppure è edificata sul luogo nel quale san Girolamo ha tradotto la Bibbia in latino. Qui è nato l’Oratorio di san Filippo Neri. Con la comunità di san Leolino oggi abbiamo visitato, oltre alla splendida chiesa e alla cappella Spada del Borromini, le stanze e la soffitta dove san Filippo incontrava i suoi giovani. Siamo poi passati nelle stanze di sant’Ignazio e nella chiesa del Gesù. E’ un incanto visitare la Roma dei santi e guardarla con i loro occhi. E poi vedere come fiorivano a grappolo: erano amici, nella Roma del 1500, san Filippo, sant’Ignazio, san Felice da Cantalice, san Carlo Borromeo, san Camillo de Lellis…

Ma anche oggi, i figli dei quei santi, sono amici. San Filippo Neri continua in un Alessandro Clemenzia e sant’Ignazio l’ho visitato vivo nelle stanze del Gesù in Paolo Bachelet. E siamo amici come lo erano allora quei santi.

giovedì 7 ottobre 2010

p. Louis Lougen

"Spero che comprenderemo sempre più che è la comunità, non l’individuo, il principale agente della missione"
(p. Louis Lougen, il nuovo Superiore generale degli OMi che questa sera, con la solenne celebrazione di ringraziamento, ha concluso il 35° Capitolo generale)

mercoledì 6 ottobre 2010

Blogheggiando

Oltre ai commenti ai singoli post arrivano tante e-mail a commento del blog. Solo alcune… (con tramonto romano, sempre dalla terrazza di casa!):


Vengo anch'io a farti visita nella nuova abitazione: grazie per la tua accoglienza sorridente su quella terrazza panoramica a trecento sessanta gradi, seconda per altezza solo alla cupola di San Pietro! Quanti segni del Duc in Altum! Grazie per il tuo blog dove ogni sera trovo la "buona notte": uno dei vantaggi di arrivare qualche ora piú tardi di voi all'appuntamento con il tramonto. (Peppino Palumbo, Uruguay)

Un affettuoso augurio per questa “nuova avventura” da parte dei tuoi lettori (sono sicura di interpretare tutti!). Buon lavoro, e grazie per questa condivisione che ci fa sentire più Chiesa. Saperti così vicino a San Pietro mi ha ricordato la settimana di maggio trascorsa a Roma con la mia famiglia, e la visita alla Basilica, alle tombe dei Papi, la salita sulla cupola. Scrissi a qualcuno: “… Ti sentivi nel cuore della Chiesa, più che mai uno, più che mai partecipe...”.

Ti seguo attraverso il Blog... che strumento meraviglioso, soprattutto quando c'è uno che sa far brillare e comunicare le cose che vive donandole a chissà quanta gente. Fine dei complimenti... ma fatti di cuore, sinceri. Buona avventura in casa madre. (Carmine Arice, Torino)

Grazie, Fabio, per la tua preziosa esperienza nella beatificazione de Chiara luce Badano (Rafael Guzmán)

Ho visto la tua immagine insieme a quella di Chiara Luce: un splendore, per davvero! E le parole che hai scritto un’esperienza formidabile. Io ho potuto seguire tutto. Un incanto, ogni passaggio, testimonianze, colori... danze... E soprattutto la convergenza delle esperienze, tutte sulla Volontà di Dio, sull’amore di Dio! La fiducia in Dio! Se una figlia è così, come sarà la Mamma? (Manuel Silva, Portogallo)

Oltre a farmi del bene, ti 'strumentalizzo' (mi perdoni?), copiando sempre qualcosa - sempre tra virgolette e citando l'autore - e incollando in mail per altri amici. (Pino Leoni, Brasile)

E grazie di tutte le cose che continui a raccontarci e di quella comunione d'anima così aperta. (José Damián, Spagna)

Ho appena letto il tuo scritto "Il combattimento spirituale" pubblicato su Nuova Umanità. Mi è piaciuta moltissimo la descrizione di Sant’Antonio quando esce dal deserto. Questa trasformazione avvenuta in lui, mi sembra che con Chiara noi facciamo un'esperienza simile quando amiamo Gesù Abbandonato, se lo abbracciamo veramente ne usciamo trasformati, Lui è il nostro deserto.

lunedì 4 ottobre 2010

Il biglietto del bus e l’albanese

Uomo d’auto devo ormai abituarmi ai mezzi pubblici. Così salgo sul bus con un altro Oblato, sicuro che avrebbe avuto il biglietto anche per me. Invece lui aveva l’abbonamento, naturale! Cerco disperatamente un biglietto nel portafoglio e finalmente ne trovo uno. La macchinetta non lo accetta; credo bene, l’avevo usato non so quanti mesi fa! Giro e rigiro imbarazzato il biglietto fuori uso. Mi si avvicina una signora e me ne porge uno nuovo di zecca. Faccio per pagarlo ma lei non ne vuol sapere. “Dobbiamo aiutarci”, mi dice con accento albanese.

domenica 3 ottobre 2010

Passeggiando per Roma… con Gregorio Magno

Accompagno p. Grzegorz (Gregorio) Ruranski, giovane Oblato polacco, a conoscere le tre cattedre di san Gregorio Magno, a san Gregorio al Celio, nella chiesa Stefano Rotondo e in quella dei santi Nereo e Achilleo.

Prefetto della città, una volta scelta la vita monastica, Gregorio trasformò la sua villa sul colle Celio in monastero, ora san Gregorio al Celio. A farci da cicerone nientemeno che Innocenzo Gargano, il professore Camaldolese che vive lì. Abbiamo visto la tavola sulla quale Gregorio serviva il pranzo a dodici poveri e dove un giorno ne apparve un tredicesimo, un angelo! Fino alla presa di Roma nel 1870 ogni anno, il giorno del Giovedì santo, i papi sono sempre venuti in questo luogo a servire a tavola 13 poveri (Da qui la superstizione di non essere il 13 a tavola; era nata per rispetto della tredicesima persona: chi poteva pretendere di prendere il posto di un angelo!). Nella cappella Salviati la bellissima Madonna che ha parlato a Gregorio. Lui le diceva “Ave Maria” e lei rispose “Ave Gregorio”.

Gregorio non esitò a lasciare il silenzio monastico per diventare Papa: “Non è possibile, scrisse, preferire la propria tranquillità al bene spirituale degli altri. Cristo, per giovare a tutti, è uscito dal seno del Padre per venire ad abitare in mezzo a noi”.

Ed eccoci allora, dopo aver visto la sua cattedra marmorea al Celio, a santo Stefano Rotondo a vedere un’altra cattedra, e poi una terza, monumentale, nella chiesa dei Santi Nereo e Achilleo.

Da queste cattedre Gregorio teneva alcuni dei suoi celebri sermoni, da vero dottore della Chiesa. “Cos’è la sacra Scrittura – si domanda – se non una lettera di Dio onnipotente alla sua creatura?”. Lui la spiegava “non per la via della fede, ma per quella dell’amore” e anche per l’unità che gli faceva il suo popolo: “Infatti tutti noi che, pieni di fede, osiamo parlare di Dio, siamo strumenti della Verità. E la Verità può fare sentire la sua voce tanto per mezzo mio ad un altro, quanto per mezzo d’un altro a me. Essa sta in mezzo a noi e ci tratta tutti con equità, anche se noi non sempre ci comportiamo con equità”.

Da queste cattedre la parola di Dio prendeva fuoco! “A che cosa dunque paragonerò la parola della sacra Scrittura, se non alla pietra in cui è nascosto il fuoco? La pietra focaia, se la si tiene in mano è fredda, ma percossa con un ferro, sprizza scintille; e questa pietra, che prima in mano era fredda, ora emette un fuoco che poi arde. Così, proprio così sono le parole della sacra Scrittura. Nel racconto della lettera rimangono fredde, ma se uno, con intelligenza attenta, ispirato dal Signore, le percuote, dai suoi sensi mistici vien fuori un fuoco tale che l’animo arde spiritualmente”.

Arrivava al punto di dire: “La contemplazione rende capaci non solo di comprendere la Scrittura che già è stata composta, ma addirittura di scriverla qualora non esistesse”.