giovedì 7 aprile 2011

Ti sono piaciuta? / 2

Questa domanda: “Ti sono piaciuta?”… mi è proprio piaciuta! e mi ha fatto pensare ancora.
Denota una preoccupazione non per sé ma per l’Altro.
Porta a domandarci non se siamo bravi o meno (domanda per altro legittima),
che è sempre una forma di ripiegamento su se stessi,
ma se l’Altro è contento;
e questo è un autentico atto di amore.
Sì, far contento Dio!
Non è una bella prospettiva d’inizio giornata?

mercoledì 6 aprile 2011

Ti sono piaciuta?

Un nuovo, originale, semplice, efficace esame di coscienza.
Me lo ha insegnato Giulia.
A sera basta rivolgersi a Lui e domandarGli: “Oggi, ti sono piaciuta?”
Una domanda così mette già in rapporto… il resto viene da sé.

martedì 5 aprile 2011

Voglia di normalità

Siamo asserragliati da problemi di portata immane, che ci lasciano con il fiato sospeso: la guerra alle porte di casa, il disastro nipponico, le migrazioni, una inaudita tensione nella vita politica italiana… Problemi veri, drammatici, di cui non possiamo disinteressarci, ai quali ognuno di noi, in un modo o in un altro, deve contribuire per trovare una risposta. Tuttavia i media li esasperano e li martellano ogni giorno in maniera talmente ossessiva da correre il rischio di creare una psicosi, fino alla paralisi del terrore, al rifiuto, alla rimozione. L’esatto contrario di quello che tutti vogliamo.
In questo periodo, come cittadino romano, mi sono trovato a vivere momenti di serenità e di distensione, mille miglia lontani dalle allarmanti incognite nazionali e dalle tragedie mondiali.
Il 16 marzo ho passeggiato con migliaia di persone per le strade del centro, per una “notte bianca” ricca di eventi celebrativi del 150° dell’unità d’Italia. Incuranti di una pioggia che scrosciava a dirotto, abbiamo goduto della lettura di Dante, della banda dei carabinieri che ci suonava stranote marce patriottiche, dei musei aperti per farci ammirare Chagall e Lorenzo Lotto, della visita al Parlamento... Ma soprattutto quel camminare per il Corso o fermarsi ad applaudire alle foto della nostra storia proiettare sulle pareti dei palazzi, esprimeva in modo eloquente il bisogno di socialità, di riconoscersi nell’appartenenza a un popolo, la fierezza ritrovata al di là della solita nostra tendenza ad auto denigrarci.
Domenica 20 marzo sono di nuovo per le vie del centro per la maratona cittadina. A fianco della corsa agonistica, quella alternativa con un 100.000 persone che percorrono un itinerario più modesto, quanto basta per riappropriarsi della città. Sotto un sole ormai primaverile la folla si accende dei colori più svariati; vedi famiglie intere, con nonni e bambini in carrozzina, giovani innamorati che si tengono per mano e perdono il ritmo del cammino per un bacio fugace, ragazzini eccitatissimi che corrono avanti e indietro per poi issarsi sulle spalle dei genitori… Lungo l’itinerario una banda che suona l’inno di Mameli, le danze di un gruppo folcloristico regionale, l’orchestrina jazz…
Dove sono finiti i grandi problemi? Sono stati ingiustamente rimossi? Guardandomi attorno mi pare di capire che c’è una grande voglia di normalità, di ritrovare il gusto per una vita semplice, di stare insieme, di sentirsi solidali, un’inconsapevole ed esigente bisogno di unità. Soltanto partendo da una “sanità” di popolo, da una ritrovata fraternità, da una maggiore stima di sé anche come nazione, si possono affrontare prove personali, familiari, fino alle terribili tragedie dell’umanità.

lunedì 4 aprile 2011

Una spiritualità che entra nella società civile

La Mariapoli, la più tipica delle iniziative del Movimento dei focolari, quella che raccoglie insieme la gente, di tutti le estrazioni sociali, grandi, giovani, bambini, anziani, di fede religiosa o del mondo dell’indifferenza, di tutte le vocazioni ecclesiali, la gente appunto! Gente che si ritrova insieme per vivere nell’amore reciproco, nel dono di sé e della propria esperienza. Una convivenza che ti sbalordisce per la gioia che è capace di comunicare. Una società che rispecchia quella di ogni giorno eppure diversissima perché, per tre giorni, si muove con una inconsueta armonia. Il prototipo di quella società che sogniamo e che qui non è sogno ma realtà, profezia del mondo che verrà e che vogliamo costruire giorno per giorno. Anch’io, per tre giorni, sono stato cittadina di questa straordinaria città.
Un luogo d’incanto, Sacrofano, alle porte di Roma eppure nella pace di colline e campagne, sotto il primo sole primaverile, quasi che la natura volesse favorire l’originale convivenza e insieme ne rispecchiasse la bellezza. Lontano lontano si intravede la cupola di San Pietro.
Un paio di vescovi, qualche sacerdote e religioso, focolarine e focolarini, tutte persone che sanno stare al loro posto, accanto agli altri, a servizio di tutti, senza emergere. Chi porta avanti gli incontri e le iniziative sono le famiglie, i giovani. Sono loro che presentano, svolgono i temi, cantano, comunicano le esperienze, invitano il clero a condividere con tutti il vissuto. I due responsabili della Mariapoli salgono sul palco soltanto all’ultimo minuto, per ringraziare.
Vedo emergere un laicato maturo, capace di prendere in mano e di condurre il cammino di Chiesa. Nell’ascoltare le esperienze, sia in sala che nei piccoli gruppi, vedo splendere la santità del popolo di Dio, la bellezza della Chiesa viva.
Vedo un Vangelo incarnato nella vita familiare, in quella sociale, nella politica, nell’economia, con ricchezza di iniziative; una Chiesa che sa entrare nella società civile, assumerne i problemi, immettervi i germi di risurrezione.
Nei colloqui personali mi è donato di conoscere il dolore da cui nasce la vita e che costantemente la feconda, garanzia della radice evangelica, della conformità a Cristo che salva dalla croce.
Il progetto di Dio sull’umanità, di cui mi è stato chiesto di parlare il primo giorno, l’ho visto realizzato: tutto espressione d’amore, di dono, di comunione, come in cielo, così in terra.

domenica 3 aprile 2011

Manuale d'istruzione

Terzo giorno della Mariapoli, terza puntata della presentazione del progetto di Dio sull'umanità

Come sarà “fatta” questa volontà di Dio, così che il cielo sia in terra e la terra possa entrare in cielo? In mezzo, fra cielo e terra, c’è Gesù: è lui che porta il cielo sulla terra e la terra in cielo.
Gesù, che viene dal cielo, ci dice come si vive in cielo e qual è il progetto di Dio sulla nostra umanità. È lui che, lungo tutto il Vangelo, ci spiega cos’è l’amore e come si ama; ci spiega la “volontà di Dio”, che sappiamo essere: vivere nell’amore fino alla piena comunione, all’unità.
Per far funzionare bene un oggetto che comprimo, un’auto, un computer, una lavatrice, è intelligente leggere il manuale delle istruzioni; nessuno di noi pensa sia un attentato alla proprio libertà seguirne le indicazioni e attenersi ad esse; è piuttosto da stupidi non tenerne conto.
Per capire il progetto di Dio e sapere come attuarlo abbiamo un manuale, il Vangelo: le parole di Gesù e la vita di Gesù. Leggendolo sappiamo che, perché io come persona e la società intera funzioniamo, occorre fare all’altro quello che vorremmo fosse fatto a noi stessi, farsi tutto a tutti, perdonare, rimanere fedeli al legame matrimoniale, così come non mentire, non giudicare, non frodare… Ma anche avere fiducia nell’amore del Padre che ha cura di tutti noi, parlare con lui e pregarlo. È così che si forma e si affina la coscienza, liberandosi dalle tendenze egoistiche e negative che si sedimentano in noi a causa del nostro peccato. Si può anche dire: “Io faccio come mi pare, perché sono libero. Non seguo il manuale”; è il modo migliore per rompere l’ingranaggio. “A me piace mettere nel serbatoio della macchina lo champagne invece della benzina puzzolente…”: fai pure!
Ma il Vangelo è ben più di un manuale. Se lo vivo è Gesù che viene a vivere in me, ed egli mi trasforma in sé. In lui trovo la mia vera identità: io divento Gesù. Allora inizio a lasciar vivere Gesù in me: Gesù diventa me. Se agisco io-Gesù, se agisce Gesù-me, vivrò certamente nella pienezza dell’amore, nella pienezza della libertà: se il mio vero io è Gesù, quando obbedisco a lui obbedisco a me, che sono lui.
Occorre il coraggio di andare fino in fondo e vivere come Gesù ha vissuto: fino a dare la vita. Amare richiede il dono totale di sé all’altro; a Gesù, prima di tutto, pronti a far morire le tendenze egoistiche che sono in noi per essere lui, per essere il nostro vero io; agli altri, mettendoci sempre al loro servizio, senza mai servirsi degli altri.
Vivendo così si edifica la comunità umana che rispecchia quella della Trinità. Gesù abiterà non soltanto in me, ma tra noi e si porrà alla guida di tutto il suo popolo, si farà nostra Via, e ci introdurrà nei cieli nuovi e nella terra nuova. Così si compirà, in pienezza, il disegno di Dio sull’umanità e sulla creazione.

sabato 2 aprile 2011

La visione del mondo

Secondo giorno di Mariapoli, seconda puntata per spiegare il progetto di Dio sul mondo (che pretesa!) 

Qual è il seme che Dio ha gettato sulla terra e che vorrebbe veder fiorire e portare frutto? Per capirlo dovremmo entrare nel cuore di Dio, nel segreto della sua vita.
Gesù, che viene da lì, ci ha fatto conoscere che Dio è Amore, unità e rapporto tra Persone distinte, il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo. Lì si attua l’amore in una pienezza tale che ognuna delle Tre divine Persone vive per l’altra, nell’altra, dell’altra. Vi è reciprocità di donazione, di accoglienza, di appartenenza, di amore. Sì, Dio è Amore in sé stesso.
Quando pensiamo a Dio ci viene spontaneo ridurlo a nostra misura, rimpicciolirlo, cosificarlo. Se noi potessimo invece guardare in lui, comprendere davvero chi egli è – lui infinitamente più bello di ogni bellezza che conosciamo, più grande del grande infinito universo da lui contenuto e abbracciato, eppure più vicino e intimo a noi di noi stessi –, ne resteremmo così presi che vorremmo essere come lui, in lui.
Dio è Amore al punto tale che vuole proprio questo: partecipare tale amore ad altro da sé, perché questo altro – noi – possa essere amore come lui è Amore e abbracciare, come lui, l’universo intero, ed essere rivestiti della sua bellezza.
Dire “volontà di Dio” significa che Dio ci vuole come sé, altri dei, amore come lui è Amore, splendenti della sua indicibile bellezza, lanciati nell’infinito dove tutto ci appartiene.
uando Dio ha creato ha impresso in tutte le sue creature la stessa legge di libertà che “regola”, se così si può dire, e costituisce il suo stesso essere: l’amore, l’amore reciproco, l’amore trinitario. È evidente nel cosmo dove ogni particella, ogni forza è in rapporto d’armonia con l’altra – vorrei essere un fisico o un biologo per spiegarlo. È evidente nell’umanità dove ogni persona, creata a immagine e somiglianza di Dio, è tale nella misura in cui vive in rapporto con le altre persone. È evidente nel rapporto uomo-donna, in quello tra genitori e figli, in quello tra gruppi sociali, tra nazioni e stati: non si dovrebbe vivere anche qui il rapporto di mutuo dono e accoglienza, nell’uguaglianza e nel rispetto della diversità? – vorrei essere uno psicologo, un sociologo, un politologo, un giurista per spiegarlo.
Sono soltanto un teologo è so che, dalle particelle subatomiche alle galassie, dal rapporto d’amore tra due fidanzati alle relazioni internazionale, tutto da Dio è stato visto come un riflesso e una partecipazione del rapporto d’amore reciproco che c’è tra le Tre divine Persone.
È questo il progetto di Dio sulla storia e sulla creazione: che tutto sia espressione d’amore, di dono, di comunione. Come si vive in cielo così si viva in terra.
È questo che intendiamo quando ogni giorno nel Padre nostro preghiamo: “Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra”.

venerdì 1 aprile 2011

Stupire Dio

Sacrofano, sulle colline assolate attorno a Roma. In lontananza la cupola di son Pietro. Un grande complesso con numerosi edifici moderno disseminati nel parco. Questa la cornice della Mariapoli, un’esperienza che d’anno in anno si rinnova e alla quale questa volta anch’io posso finalmente partecipare.

Mi chiedono di parlare del disegno di Dio sull’umanità. Inizio con: Stupire Dio.

È eccitante, per me professore, il momento degli esami. Posso finalmente conoscere un po’ meglio gli studenti. Esamino con cura il libretto per vedere la provenienza (dai Paesi i più inimmaginabili), la data di nascita, i risultati ottenuti nelle altre materie… Poi comincio col chiedere qualcosa sulla loro presenza a Roma, sui motivi per la scelta della facoltà…
Segue l’esame, che in genere ha tre sbocchi: primo (per fortuna raramente), lo studente mostra di non aver studiato – per me è una delusione e mi attengo ai voti bassi; secondo, ha studiato benissimo e mi ripete esattamente tutto quanto ho spiegato a lezione – noioso da morire, ma si merita un 30; terzo, partendo da quello che ho spiegato mi offre una sua sintesi personale aprendo nuove prospettive – mi lascia stupido e contento, si merita la lode.

Penso sarà così anche all’esame finale. Sarò io lo studente. La materia d’esame (il “professore” ce l’ha già anticipata), sarà sull’amore: se avremo amato, ossia se avremo fatto la volontà di Dio, perché la volontà di Dio consiste nell’amare, visto che Dio è Amore. Anche qui tre sbocchi. Primo: non ho fatto la volontà di Dio – che delusione per Dio, merito la bocciatura (dio non voglia), o almeno un voto basso. Secondo: ho fatto la volontà di Dio ligio al dovere – Lui, ascoltandoci si annoierà da morire. È avvenuto proprio come quel servo a cui fu dato un talento; scrupoloso e meticoloso l’ha custodito proprio bene, senza un minimo di iniziativa; ce l’ho fatta, sono salvo! Terzo: ce l’ho messa tutta per far fruttare al meglio i talenti ricevuti; la lezione l’ho imparata ma, partendo da lì sono stato creativo e ho sviluppato una vita ricca e bella – Lui rimane sorpreso, incantato e mi dirà “Ma come hai fatto? Non pensavo venisse fuori una realizzazione così straordinaria. Mi hai stupito! Entra nel gaudio del tuo Signore!”

A volte ci si immagina la volontà di Dio come una imposizione: purtroppo bisogna fare così, perché Dio me lo chiede, ma se dipendesse da me…
Invece la volontà di Dio è un imput che Dio mette dentro ed ho tutta la libertà per svilupparlo, arricchirlo, lanciandomi nell’avventura della vita. Mi ha dato dei talenti, a me trafficarli.
Posso stupirlo negativamente e fargli dire: “Ma come, ti avevo offerto tante possibilità e non hai saputo sfruttarne nessuna”.
Posso stupirlo positivamente e fargli dire: “Che gioia mi dai nel vedere che della tua vita hai fatto un capolavoro!”
All’esame, vorrei stupirlo positivamente, fargli una stupefacente sorpresa.