domenica 9 gennaio 2011

For the women who attended the retreat in Oblate School of Theology

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Una bistecca texana

Un’altra “esperienza americana”, o meglio “texana”, da non mancare, è una bistecca alla cow boy, niente da invidiare alla fiorentina! La gente manga spesso fuori casa, i prezzi sono ragionevoli ed è un altro modo per incontrare le persone, per “socializzare”, come si dice da queste parti. Magari ti capita, come è accaduto a me questa sera, di incontrare una ragazza che è stata tre mesi a Prato! Il mondo è piccolo.

Comunque, se vi capita di passare da San Antonio, non mancate di fermarvi un attimo al caffè oblato…

sabato 8 gennaio 2011

Un party nella "Casa aperta"

Un’altra “American experience” da non mancare è essere invitati a un party, una di quelle feste che si vedono nei film. Sono entrato nel film! La “casa aperta” è quella di un vescovo anglicano amico. Entri e non importa se sei invitato o no, se sei conoscente o meno… Puoi indossare un vestito da sera, come la moglie del vescovo, o i jeans. Passi da una stanza all’altra, saluti chi incontri, sbocconcelli, vai in cucina, nelle stanze da letto con il caminetto acceso e il caffè bollente, nello studio dove sono disposti vassoi di dolci, nella libreria… L’unica accuratezza è quella di non aprire i cassetti, per il resto sei a casa tua, e che casa! Tipica villa d’inizio Novecento, con mobilia dell’Ottocento, un’infinità di soprammobili, quadri, libri, merletti, con quel piccolo tocco di trasandato che fa scic. È così che ci si conosce, si coltivano amicizie. La gente che non incontri nelle strade deserte, puoi finalmente trovarla qui. Comprendi un po’ di più il senso di libertà e insieme i legami sociali che caratterizzano la società americana.

venerdì 7 gennaio 2011

La graduation

Prima di lasciare gli Stati Uniti mi rivedo passare davanti agli occhi alcune delle scene più “americane”.  La graduation, ad esempio, un rito collettivo che, come nelle iniziazioni degli antichi popoli segnava  passaggi di età, oggi segna il passaggio da un ciclo di studi all’altro, fino alla laurea. La banda scozzese, studenti e professori in cappa e tocco, discorso di circostanza, diploma, la folla di parenti e amici. Vista tante volte nei film l’ho vissuta dal di dentro. L’America che ama celebrare, un volto pulito dell’America.

giovedì 6 gennaio 2011

Prima di disfare il presepe

Di ritorno a San Antonio trovo un bel sole tiepido che ci consente di stare a pranzo all’aperto. Trovo i vescovi del Texas nella casa degli Oblati per il loro ritiro annuale. E soprattutto trovo ancora il presepe, nel parco, vicino alla grotta di Lourdes. Prima che sia riposto in soffitta ho ancora il tempo di guardarlo per l’ultima volta. Maria e Giuseppe sono ancora lì, come lo sono i pastori. I Magi sono appena arrivati. Il Bambino se ne sta calmo nella culla, al centro della scena. Ma sono soprattutto tre personaggi che attirano la mia attenzione, un angelo e due bambini.
Sui loro volti l’incanto, trattenuto o espresso. Lo stesso che vorrei vedere sul volto di quanti incontro. Lo stesso che vorrei trasparisse dal mio, davanti al mistero.


mercoledì 5 gennaio 2011

Quando arrivano i lupi p. Ted Pfeifer non fugge

Quando sentì colpire la camionetta e si vide cadere in testa parte del soffitto, p. Ted non ebbe il tempo di rendersi conto di cosa stesse accadendo. Pensò soltanto che stava per saltare in aria. Quanto attorno tornò di nuovo il silenzio e si riebbe dal colpo, cominciò a tastarsi: era ancora tutto illeso. Credette che l’incidente fosse stato causato dallo scoppio di una gomma o che fosse accaduto chissà cosa alla macchina.
Ma quando, uscendo illeso dall’abitacolo, lo vide crivellato di proiettili, si rese immediatamente conto che le ripetute minacce dei trafficanti di droga non erano più soltanto parole ma pallottole. Il superiore provinciale, dagli Stati Uniti, gli telefonò appena gliene giunse notizia. “Non sarebbe prudente allontanarsi da lì? - gli domandò con evidente preoccupazione - Vuoi rientrare nel nostro Paese?”. “Non posso lasciare il villaggio dove lavoro da 12 anni. Sarebbe una contro testimonianza, la negazione di quanto ho vissuto e insegnato in tutto questo periodo. Torno al mio posto di lavoro, anche se so che potrei essere ucciso da un momento all’altro”.
Per continuare a leggere la storia chicca qui

martedì 4 gennaio 2011

La stella dei Magi e il GPS

Per l’editoriale di “Missioni OMI”, ho riscritto una pagina del blog che, in questi periodo di attesa dei Magi, può dirci ancora qualcosa.

Se i Magi, sempre alla ricerca del Re dei re, dovessero mettersi in viaggio oggi, forse lascerebbero a casa cammelli e dromedari e utilizzerebbero altri mezzi di locomozione. Comunque non si lascerebbero più guidare da una stella anomala e poco affidabile, che compare e scompare a suo piacimento, ma ricorrerebbero al più sicuro navigatore satellitare. Nel mio recente viaggio in Brasile, attraversando la grande città di San Paolo, per la prima volta ero guidato dal navigatore satellitare che, con voce stentorea, mi diceva tra quanti metri avrei dovuto girare a sinistra, a destra, se dovevo proseguire dritto e così via. Il traffico era così caotico e veloce che non sempre riuscivo a rispondere con prontezza ai comandi del navigatore il quale, imperterrito, operava immediatamente una variante per riportarmi sulla direzione giusta.
Quel che mi ha colpito è che… non si stancava mai di correggermi. Al suo posto io a un certo momento avrei detto: “Ma va dove ti pare!”. Lui invece non se l’è mai presa a male, non s’è mai arrabbiato né mai arreso. Non gli importava se seguivo o no le sue istruzioni: aveva una missione da compiere e faceva tutta la sua parte. Ho pensato che anche per il cammino della vita abbiamo bisogno di un navigatore. Gesù, mi sono detto, è la nostra strada - “Io sono la via” -, ma anche il nostro “navigatore”. È lui che ci suggerisce: vai di qua, vai di là, fa così, non fare cosà… E, proprio come il navigatore che avevo in Brasile, ogni volta che deviamo non si stanca di trovare una variante che ci riporta nella direzione giusta.
Accanto al navigatore “satellitare” per i piccoli viaggi sulle nostre strade, possiamo prestare attenzione al navigatore “celeste” per il grande viaggio della vita! Ma torniamo ai nostri Magi. Ammesso che avessero usato il navigatore, sarebbe stato facile per loro segnare il punto di partenza, ma come avrebbero fatto riguardo al punto di arrivo? Dove puntare? Il navigatore satellitare non funzione se non gli indichi dove vuoi arrivare. Lasciamo che il problema se lo risolvano da soli, noi ne abbiamo uno ben più grande da affrontare. Verso dove puntare la nostra vita? Non a caso ci domandiamo che “senso” essa può avere. Il senso glielo da proprio la “direzione”. Il valore di una vita dipende tutto dal punto di arrivo, dalla meta. Quanti momenti importanti in una famiglia: la nascita dei bambini, il battesimo, la prima comunione, la cresima, la laurea, il matrimonio… Ma non sono la meta ultima, sono piuttosto tappe per arrivare alla destinazione finale: l’incontro con Dio che finalmente ci spalancherà la porta del cielo e sarà paradiso! Ma per essere un po’ più concreti, pur pensando alla meta finale, occorrerà programmare delle tappe intermedie, di breve percorrenza, della durata… diciamo di una giornata, può bastare?
In questo mio ultimo editoriale di congedo dai lettori di “Missioni OMI”, mi permetto di consigliare una meta concreta per ogni giorno: puntare sulle persone che incontrerò oggi. Le persone per le quali preparo il pranzo o la lezione, quelle per le quali lavoro o che incontro per strada, con cui parlo al cellulare o a cui mando una e-mail, quelle di cui mi giungono cattive notizie attraverso la televisione o che andrò a visitare in ospedale, l’amico e il povero, la cassiera del supermercato e l’ufficiale postale, i soliti volti di casa e quelli sconosciuti che incontro per strada… Sono tutti sacramento di quel Dio che incontrerò a fine corsa, tappe sicure di un percorso dritto che mi conduce a lui. Non ci perderemo per strada e, come i Magi, troveremo anche noi il Salvatore. È questo il mio augurio per in nuovo anno.