martedì 10 febbraio 2026

A 200 anni dall'approvazione

Il 17 febbraio 1826 papa Leone XII approvava la Congregazione insieme alle sue Costituzioni e Regole. In occasione di questi 200 anni ci saranno qui a Roma grandi celebrazioni, a cominciare dal 15 febbraio, anniversario del giorno in cui la commissione cardinalizia esaminò le Regole e formulò il suo giudizio positivo.

Ho preparato un piccolo opuscolo per ricordare l’evento e offrire un omaggio a Leone XII cui dobbiamo l’approvazione.

Per chi fosse interessato posso inviarne copia pdf

lunedì 9 febbraio 2026

Vostra mamma per sempre

Dopo il post di ieri, una mamma mi scrive:

“Ieri sera, dopo le preghiere con i bambini, con il cuore pieno di gioia, mi sono uscite queste parole: "Sarò la vostra mamma per sempre" e loro si sono addormentati serenamente. Pensavo a Chiara che Gesù ha fatto "nostra mamma"!


domenica 8 febbraio 2026

Maternità

Ho guidato un ritiro in un focolare di Roma mostrando la missione che Dio ha affidato a Chiara per “fondare” un’opera sua: «Il Signore mi ha chiamata a fondare un'Opera che sia l'otre nuovo in cui si raccolga il vino nuovo» (cpv 1590), vissuta come maternità: «Il Signore mi ha fatto mamma di anime… E quanto costa ogni maternità!»; «Io vi dico che Gesù mi fece “vostra mamma”».

venerdì 6 febbraio 2026

O Leone XII ! (Sì, proprio XII...)

«O Leone XII! (…) sarete considerato sempre da noi un benefattore e il padre della nostra Società». Così scriveva sant’Eugenio de Mazenod il 22 dicembre 1825, al termine della prima udienza avuta con il Papa.

Fra pochi giorni cominceremo le celebrazione dei 200 anni da quanto Papa Leone XII approvò la Congregazione e le Regole degli Oblati. Bello che dopo 200 anni abbiamo un altro Papa Leone!

Agli Oblati questo nome, “Leone”, è particolarmente caro proprio perché approvato la nostra Famiglia religiosa: «il padre di famiglia ha voluto spalancare [agli Oblati] le porte della S. Chiesa» (25 marzo 1826).

Fino alla fine della vita sant’Eugenio mostrerà gratitudine e affetto per questo Papa: «protettore immortale, benefattore e padre» (30 luglio 1847); «il grande Papa Leone XII» (28 novembre 1854); «Il Nostro Santo Padre Papa Leone XII, nostro insigne benefattore» (15 agosto 1859). Fino a dire che la Congregazione «è stata fondata da Papa Leone XII» (14 settembre 1833).

Anche il Papa, da parte sua lo apprezzava molto. Avrebbe voluto tenerlo a Roma per condurlo fino al cardinalato. Il Papa stava infatti pensando di convocare un concilio romano e, data la mancanza di teologi qualificati nel Sacro Collegio e nell'organico episcopale degli Stati Pontifici, si sarebbero dovuti aggiungere teologi tedeschi, francesi e spagnoli, poi creati cardinali. Sarebbero stati scelti, come scrive il cardinal Pacca, tra quelli «che, durante le disastrose rivoluzioni avvenute, si sono più distinti per la costanza, la dottrina, il sincero attaccamento alla Cattedra di Pietro». Eugenio era tra questi! Ma aveva ben altri progetto: «Mi sono forse lasciato sedurre da questa prospettiva che avrebbe potuto abbagliare qualcun altro? No, grazie a Dio». Così se ne tornò in Francia e riprendere in mano la missione della sua piccola famiglia.

giovedì 5 febbraio 2026

In profondità nel rapporto con Dio


Dicono che è un bel discorsetto...
Ma io non oso guardare i miei video...
Non ricordo neppure di averlo regitrato.

Comunque mi fido...

https://youtube.com/watch?v=vAAvujCGEnU&feature=shared


mercoledì 4 febbraio 2026

Fai questo e vivrai

Su richiesta della Provincia Mediterranea, in occasione dei 200 anni dall’approvazione pontificia della Regola, offro alcuni spunti di meditazione a partire dai primi 10 articoli che hanno come titolo “La missione della Congregazione” e costituiscono il primo capitolo della prima parte: “Il carisma oblato”.

Come è noto, i temi di questi 10 articoli sono il frutto del “Congresso sul carisma del Fondatore oggi”, che si tenne alla casa generalizia nel 1976, proprio in vista della nuova elaborazione delle Costituzioni e Regole da parte del Capitolo generale del 1980. Essi sintetizzano gli elementi fondanti la nostra vocazione.

Offro anche ulteriori punti di riflessione che esulano dal commento diretto alle prime 10 Costituzioni, ma che mi sembrano opportuni nell’ambito di una serie di testi per il ritiro: dall’oblazione all’orazione fino alla Via Crucis con i martiri del Laos.

Sono il frutto della mia meditazione e di incontri tenuti con gli Oblati o altri membri della Famiglia carismatica.

Se qualcuno desidera l’opuscolo, poco più di 200 pagine, posso inviare il pdf.

martedì 3 febbraio 2026

L'incantesimo dei panorami


 

Roma-Pescara. Poco più di due ore all’andata e altrettante al ritorno.

Basta per lasciarsi incantare dai panorami, tra Lazio e Abruzzo.




lunedì 2 febbraio 2026

Un libro che dilata il cuore

È andata bene, sia con il gruppo “Appassionati di Città Nuova” (100 punti collegati), sia a Pescara. Le impressioni che mi giungono sulla presentazione del libro “Lacrime e stelle” sono innumerevoli. Qualche eco soltanto:

La presentazione del libro ieri sera ci ha ridato la voglia di ritrovarci come comunità.

Ha dilatato il cuore.

Commovente e meraviglioso: una nuova conversione al dono del Carisma.

Ho tanta gioia nel cuore, tanti pensieri da elaborare e tanta gratitudine per Chiara.

Forse l’emozione ,forse il ricordo di Chiara, non so, ma ne ho letto l’anima oltre alla bellezza e al fascino che sempre sprigiona questo pezzo di mondo che pare essere il centro dell’universo...

Questi incontri sono davvero preziosi per fare rete, per tenerci aggiornati, per darci coraggio e soprattutto per assicurarci sempre la presenza del vero Autore. Noi siamo strumenti, ma anche gli strumenti hanno bisogno di cura per funzionare bene...

Ho già letto il libro anche abbastanza velocemente nonostante la profondità delle pagine, ma sentirlo commentare da Padre Fabio mi ha aiutato a mettere a fuoco alcuni punti su cui non mi ero soffermata. Sicuramente merita una rilettura più attenta anche alla luce di quello che abbiamo ascoltato stasera e sono assolutamente d'accordo che tutti i membri dell'Opera lo dovrebbero conoscere per capire da dove siamo nati.

Ieri sera è stata una gioia rivederti e riascoltarti. Ho comprato e fatto comprare alle volontarie del nucleo svariate copie e tutte le persone man mano che lo leggevano sono state "prese" o "riprese" dal Carisma. L'esperienza più bella è quella che sto facendo con un'aderente anziana cui ho regalato il libro prima di Natale: continua a ringraziare ogni volta che ci sentiamo. Questo è quanto mi ripete: "La sera prima di dormire rileggo una paginetta del libro, nell'anima mi entra tanta pace e riesco ad addormentarmi serena". Ha incontrato l'Ideale negli anni '60 e  questo libro l'ha aiutata a rivivere la gioia di quel primo incontro, il rapporto con il Focolare, il Santo viaggio compiuto con alcune di noi, il suo continuo Grazie a Chiara.

domenica 1 febbraio 2026

Gli Oblati di Aligi Sassu al Concilio Vaticano II

Sulla spiaggia, lungo il mare, in questa domenica fredda, con le nuvole che corrono in un cielo cangiante. Giungo fino ai trabocchi, ricordi di un tempo quando da quei casotti si pescava in un tratto di mare oggi insabbiato. Lontano domina il nuovo ponte pedonale che collega le due sponde del fiume Pescara.

Borghi di pescatori, una volta, quando vi giunsero gli Oblati agli inizi del 1940, prima alla destra del fiume, Porta Nuova, dopo più tardi costruirono il santuario del Cuore Immacolato di Maria, e subito dopo sul lato sinistro, in quello che era il Borgo Marina, dove ora vive la comunità con la bella e moderna chiesa di sant’Andrea.

Cominciarono a frequentare Borgo Marina nell’aprile del 1942, in una cappella improvvisata, nella sala del palazzo d'un certo Di Francesco Antonio. Ma ecco la guerra con le sue devastazioni. Il 31 agosto 1943 un terribile bombardamento aereo distrusse la metà del palazzo, compresa la parte dove ormai abitavano gli Oblati, che per fortuna erano fuori a fare due passi, dopo il pranzo… I padri sfollarono sulla collina della città come la maggior parte della popolazione, tra grandi disagi, a pane e acqua...

Il 13 giugno 1944 le truppe alleate entrarono a Pescara e tutto poté ricominciare. Una chiesetta… e poi la costruzione della grande chiesa di sant’Andrea. Quante storie belle raccontano le nostre comunità sparse per l’Italia…

Nella chiesa di Sant'Andrea una cappella interamente dedicata al Concilio Ecumenico Vaticano II. Un grande dipinto che copre tutte e tre le pareti, opera del pittore Aligi Sassu, eseguita nel 1964, prima ancora che in Concilio terminasse! Gli Oblati avevano ben compreso il valore e l’attualità del Concilio.

Al centro del dipinto S. Pietro in Cattedra con a fianco i due Papi del Concilio: Giovanni XXIII e Paolo VI, a conferma della Romanità della Chiesa. Sulle quattro pareti laterali, cinque ordini di bancate occupate dai Padri del Concilio: Cardinali, Vescovi, Superiori di Ordini religiosi, tra i quali il Superiore generale degli Oblati, p. Léo Deschâtelet, tutti ritratti in atteggiamenti vivi e vivaci, sorpresi in una pausa tra una discussione e l’altra; c'è chi riflette, chi sorride, chi confida al vicino una sua idea… Sono autentici ritratti, alcuni riconoscibilissimi, come Siri, Ottaviani, Lercaro… Ci sono anche i due vescovi Oblati italiani presenti al Concilio, Mons. Blanchet di Aosta e mons. Berti di Louang Prabang nel Laos.




Sorpresa!

Seduti sui banchi del Concilio ci sono anche gli Oblati di Pescara, vestiti da cardinali o da vescovi, uno con la mitra in testa! E adesso fa scandalo che la Meloni sia stata ritratta nella chiesa di san Lorenzo in Lucina, al punto che deve intervenire la Sovrintendenza, il Vicariato… Da più di 60 anni quattro Oblati clandestini se ne stanno tranquillamente dipinti nella chiesa di sant’Andrea a Pescara:

- Padre Candeloro
- Padre Paglione
- Padre Moretta
- Padre Bovenzi.

Papa Leone XIV ha iniziato le sue catechesi del mercoledì sul Concilio Vaticano II. Evviva! Gli Oblati sono fedeli al Concilio dagli inizi…





sabato 31 gennaio 2026

Ripartire: da dove? per dove?

 

Da dove si parte? Si “ripartire” da dove è partita ogni esperienza di vita consacrata, dalla “Galilea”, ossia da una sequela sempre nuova di Cristo. E dove ci porta Gesù? Là da dove egli proviene e dove egli e diretto: il Padre. Ma egli, nello stesso tempo, per tutto ricapitolare e consegnare al Padre verso il quale e proteso, va incontro alle folle, percorrendo città e villaggi nell’annuncio del Regno e “facendo del bene a tutti”. Cosi, nel nostro cammino di sequela, siamo chiamati alla vicinanza e alla condivisione con le “folle”, nell’inserimento nel tessuto sociale, espressione della “Chiesa in uscita”…

Detto così non è un granché, ma questa mattina l’ho spiegato bene ai religiosi e alle religiose presenti nel salone della nostra parrocchia a Pescara… ed è stato bello…

venerdì 30 gennaio 2026

Lacrime e stelle a Pescara

È appena terminata la presentazione via zoom del libro “Lacrime e stelle”. Tutto organizzato dal gruppo “Appassionati di Città Nuova”, con alla guida l’inarrestabile Anna Maria di Parma. Un centinaio le persone connesse.

Domani ancora una presentazione, questa volta in diretta qui a Pescara e proprio nel salone della parrocchia degli Oblati: gioco in casa!



giovedì 29 gennaio 2026

Grande apa Pafnunzio

Ricevo e rilancio:

Carissimo Padre Fabio, ti scrivo per ringraziarti del libro: il Cielo dentro di me.

Leggendo queste pagine ho avuto l’impressione di essere condotto, insieme ad apa Pafnunzio, nella sua laura, là dove il silenzio diventa dimora e il cuore osa il colloquio con il Padre e con Gesù. Il libro mi ha aiutato a ritornare all’essenziale, a scegliere l’essere e a lasciare cadere tutto ciò che non è Lui.

Mi ha colpito in modo particolare il suo rapporto con la Madonna: Madre, sorella, compagna di viaggio. Una presenza discreta che non trattiene su di sé lo sguardo, ma lo apre a Gesù, e che ci prende per mano per continuare, nella fedeltà, il Santo viaggio.



mercoledì 28 gennaio 2026

martedì 27 gennaio 2026

Ai poveri il lieto annuncio

È il vangelo che abbiamo letto oggi con i senza tetto, persone disadattate, che vivono nella violenza della strada, provenienti da tutto il mondo. Una bella serata di preghiera, di dialogo… con torta finale per festeggiare il compleanno di Vanessa.

Come ho spiegato la missione di Gesù, che Gesù proclama a Nazaret? Qual è il suo lieto annuncio? Che tutti abbiamo un Padre che ci conosce per nome… tutto il resto viene dietro. Ci conosce per nome, tra miliardi e miliardi… Ognuno di noi è unico.


Così, tra di noi, ci siamo chiamati per nome, per non essere massa anonima.

lunedì 26 gennaio 2026

La Parola di Dio con i senza fissa dimora

Questa volta lascio la parola a suor Elaine:

Cari amici, domenica scorsa 25 gennaio la chiesa ha celebrato la Domenica della Parola di Dio. Istituita da Papa Francesco, questa giornata ci invita a riscoprire la centralità della Sacra Scrittura e la bellezza dell’ascolto e della meditazione comunitaria della Bibbia. Per vivere pienamente questo spirito, siamo felici di invitarvi anche questo mese alla Lectio Divina per la Strada che condividiamo con i nostri fratelli senza dimora. Tema: “La Parola che si compie, l’amore che libera” (Lc 4,16-21).

Martedì, 27 gennaio, alle ore 20.

Porticato di Piazza Pio XII (Lato Libreria Ancora)

Questi momenti non sono soltanto occasioni di preghiera, ma diventano esperienze di autentica umanità, in cui la luce delle Scritture si intreccia con le storie e i volti di chi vive per strada. Vi aspettiamo con cuore aperto. Sarà un tempo prezioso di crescita e arricchimento per tutti.

A me il compito di leggere e spiegare il Vangelo...

domenica 25 gennaio 2026

Nel "chiesino" di san Paolo

Mi hanno chiesto di venire a Prato per celebrare la messa nell’anniversario dell’istituzione dell’adorazione eucaristica nel “chiesino”

Sono particolarmente legato al “chiesino”. Quando ero bambino era semplicemente la chiesa di san Paolo, voluta da mio nonno. “Chiesino” allora era chiamata la precedente antica piccola chiesa, poi divenuta sacrestia.

Avevo pochi anni – l’ho ormai raccontato tante volte – quando la domenica seguivo la messa stando accanto agli uomini sul presbiterio, oltre la balaustra. Del momento dell’elevazione, ricordo il suono del campanellino, il silenzio profondo che scendeva sull’assemblea e il babbo che, piegato su di me, mi insegnava a pregare: “Signore mio e mio Dio”. Un momento “mistico” che mi ha segnato e che è forse all’origine della mia vocazione sacerdotale. E qui ho celebrato la mia prima messa, proprio 50 anni fa.

Sono contento che questa chiesa sia divenuto luogo dell’adorazione eucaristica permanente, che è come la continuazione, lungo tutta la giornata, di quella celebrazione eucaristica che qui ha segnato la mia vita come penso quella di tanti. Sono grato in modo particolare a don Guglielmo Pozzi per questa iniziativa che continua ormai da 18 anni. Ci accomuna una lunga consuetudine: eravamo in seminario insieme, anche se io ero un ragazzo e lui una “vocazione adulta”. Siamo rimasti legati


soprattutto quando egli è divenuto rettore del seminario, poi parroco nella mia parrocchia di san Paolo… Ha cambiato destinazioni e impegni, ma è sempre rimasto un testimone fedele e appassionato dell’Eucaristia.



sabato 24 gennaio 2026

Ancora su “Lacrime e stelle”

Mi giungono ulteriori impressioni sul libro:

- Ho incominciato a leggere "Lacrime e stelle" e devo dirti che non riesco ad avanzare nel leggere perché ogni pagina è talmente profonda che mi viene da soffermarmi e poi vado a vedere le citazioni e mi viene da leggere il suo Diario... insomma se volevi scrivere un libro su Chiara attuale e toccante, ci sei riuscito.

Ho letto il tuo libro:" Lacrime e Stelle" , mi sono commossa varie volte , ha fatto un bene grande alla mia anima e mi ha aiutata molto nella vita quotidiana. Chiara è la mamma che ci ha dato e ci dà continuamente la Vita. 

Appuntamento per la prossima presentazione a Pescara, 31 gennaio...

Mentre il 30 gennaio ci sarà una presentazione on line:

https://us02web.zoom.us/j/84827624006?pwd=UaxTtlAJsw1jB9QY5lO0053Bjrb1Ts.1



venerdì 23 gennaio 2026

VIVAT per i nostri 210 anni

25 gennaio 1816. Sono ormai 210 anni dalla nascita degli Oblati, e sono ancora vivi! Alcuni di noi rappresentano tutta la Congregazione in diversi organismi delle Nazioni Unite tramite “VIVAT International”, un consorzio di congregazioni religiose che si sono unite per poter lavorare in quegli ambiti.

“VIVAT International” è una rete di 12 congregazioni religiose le cui competenze ed esperienze su questioni relative alla giustizia sociale, allo sviluppo, alla pace e all'ecologia, rappresentano un contributo importante alle deliberazioni dell'ONU. Sono: Missionari del Verbo Divino (SVD), Suore Missionarie Serve dello Spirito Santo (SSpS), Congregazione dello Spirito Santo (CSSp), Adoratrici del Sangue di Cristo (ASC), Suore Missionarie del Santo Rosario (MSHR), Suore Comboniane (CMS), Missionari Comboni del Cuore di Gesù (MCCJ), Piccole Suore dell’Assunzione (LSA), Suore Missionari di san Carlo Borromeo (Scalabriniane) (MSCS), Suore della Santa Croce (CSC), Congregazione di Gesù e Maria (JMJ) e naturalmente Oblati di Maria Immacolata (OMI).

Oggi i superiori e le superiore generali di tutte queste congregazioni si sono incontrati tra di loro a casa nostra! Un momento bello di condivisione e di festa…

 

giovedì 22 gennaio 2026

Il realismo dell'Incarnazione

 

Lezione semestrale al Claretianum. Oggetto: Dilexi te. Una leziona magistrale che ha mostrato l'unità radicale dell’amore per Dio e per il prossimo: amare Dio "nel" prossimo. È la verità dell’incarnazione! Una presenza di Cristo concreta e affermata ripetutamente nel Vangelo di Matteo con parole equivalenti: "lo sono con voi tutti i giorni" (Mt 28,20); "I poveri li avete sempre con voi" (Mt 26,11); “Quello che avete fatto al minimo l’avete fatto a me” (Mt 25, 40).

Il prossimo non è dunque un “distratore”, è il Sacramento di Dio. L'apertura a Dio si realizza nell'incontro concreto con l’altro, soprattutto il povero, colui che soffre, l’ultimo: la carne di Cristo. La santità è dunque vivere la profondità della relazione con l'altro.

mercoledì 21 gennaio 2026

La “perfetta letizia” di Maria Chiara Damato

«Perché una ragazza bella, alta, occhi azzurri, con i suoi capelli lunghi annodati con le trecce, vivace, simpatica così la ricordano a Barletta dove era nata l'11 novembre 1909, che sa conquistarsi le amiche e i bambini, decide un giorno di andare a chiudersi in un monastero? Sarà stata la lettura della Storia di un'anima, l'autobiografia di Teresa di Gesù Bambino appena canonizzata da Pio XI? Sarà stato il clima di fervore della Barletta di inizio secolo, da cui partirono una quarantina di giovani e ragazze per consacrarsi a Dio? Saranno stati i colloqui silenziosi e prolungati con Gesù eucaristia nella chiesa della parrocchia? Forse tutto questo, ma ogni vocazione rimane sempre un mistero della grazia di Dio, che sceglie come vuole e indirizza dove vuole».

Inizia così un libriccino che ho scritto anni fa, nel 1999: La “perfetta letizia” di Maria Chiara Damato. Ho dovuto rileggerlo perché stanno provvedendo a una ristampa. 

Precedentemente avevo scritto la biografia di questa “serva di Dio Maria”: Il fascino del chiostro. Maria Chiara Damato, Città Nuova, Roma 1998.

https://fabiociardi.blogspot.com/2018/04/santita-nascosta-maria-chiara-damato.html

Rileggere questo opuscolo - La “perfetta letizia” di Maria Chiara Damato - è stato un sobbalzo di gioia: che testimonianza bella, quella di suor Maria Chiara! Ma anche che testimonianza bella quella delle Clarisse di Albano. Il libretto si conclude infatti con il racconto che scrivono della loro vocazione: «Oggi noi sperimentiamo la vita in clausura, come un modo privilegiato dell'incontro e dell'ascolto della Parola di Dio. La clausura esprime infatti il bisogno di ritirarsi in disparte per parlare con il Padre, rispondendo all'invito di Gesù: “Quando vuoi pregare, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo che sta nel segreto...”. Essa è anche il ricordo vivo di Gesù che di notte si ritirava in disparte in preghiera. Nello stesso tempo la vita in clausura spalanca la nostra vita su orizzonti impensati perché ci consente di leggere e di interpretare con maggiore oggettività, proprio alla luce della preghiera, la realtà dell'umanità e della vita contemporanea. Questo ci aiuta a far diventare l'intera nostra esistenza un'intercessione per il mondo presso il Padre. «La vostra vocazione è l'Amore – ci ha detto Giovanni Paolo II una volta che è venuto a trovarci nel nostro monastero di Albano –; non un amore che imprigiona nelle strette mura della clausura, ma che allarga il cuore sino ai confini del mondo...».

martedì 20 gennaio 2026

È una agiografia sì o no?

Dalla rivista “Città Nuova” mi è stata girata la domanda di un lettore riguardo al libro Lacrime e stelle: «Sono rimasto perplesso leggendo “la confessione” di Ciardi in CN 10. Di solito le agiografie si fanno per i santi definiti tali dalla Chiesa… o no?. Gino». Ed ecco la mia risposta:

“Confesso il peccato: ho scritto un’agiografia”. Così iniziava la mia pagina su “Città Nuova” di ottobre 2025. Spero si sia colto il taglio ironico. È stata una battura in reazione a un profilo di Chiara Lubich ad opera di una grande scrittrice, bellissimo, ma che inizia poco felicemente con: “di Chiara si scrivono soltanto agiografie”. Non ho scritto una “agiografia”. Volevo solo dire che forse il mio libro lo chiameranno così quanti dicono che di lei si scrivono solo agiografie. Da parte mia ho voluto fosse una “autobiografia” e tale definisco il libro. In esso non le do mai il titolo di santa, anche se credo che lo sia. Non sono andato contro il decreto del 1642 di Urbano VIII. Anche alla fine del breve articolo, quando ho affermato che “scrivere col cuore” può essere una risorsa in più per giungere al cuore del santo (non della “santa”!) mi riferivo semplicemente al noto “canone della consonanza ermeneutica”, secondo il quale per capire qualcosa fino in fondo, occorre entrare in sintonia con essa.

È un modello di vita? Non occorre essere proclamati ufficialmente santi per esserlo. Lo sono già tanti, fino all’ambasciatore Luca Attanasio… Non può esserlo Chiara Lubich? Benedetto XVI l’ha definita: «generosa testimone di Cristo, che si è spesa senza riserve per la diffusione del messaggio evangelico in ogni ambito della società contemporanea, sempre attenta ai “segni dei tempi”… donna di intrepida fede, mite messaggera di speranza e di pace». Una persona così può essere di modello, almeno per alcuni. 

lunedì 19 gennaio 2026

Maria Maddalena Frescobaldi Capponi: chi era costei?


Sono stato alla presentazione del libro su Maria Maddalena Frescobaldi Capponi che si è tenuta nella sede dell'editore, a Roma. Maria Maddalena Frescobaldi Capponi: chi era costei? Mai sentita nominare, vero?.

Adesso, grazie alla biografia scritta da Sr. Daniela Merlo - Maria Maddalena Frescobaldi Capponi. Alle origini delle Suore Passioniste di San Paolo della Croce (1771-1839). Presentazioni di Fabio Ciardi OMI e Massimo Borghesi, Marcianum Press, Roma 2026 -  si scopre una donna di una completezza straordinaria: una perfetta donna di casa, attiva, che sa muoversi con destrezza anche nelle situazioni più difficili e complesse, con uno spiccato senso dell’humor, di temperamento gioioso, attratta dal bello e dal vero... Ma anche una donna di profonda interiorità, che si lascia guidare dallo Spirito Santo, sa scoprire le piaghe della società del suo tempo e sa soccorrerle con generosità e creatività. Una donna a tutto tondo: sposa, madre, nonna, bisnonna… 

Il libro innanzitutto ci guida in un periodo storico e in un ambiente geografico di grande interesse, ricostruiti con accuratezza, mettendo a frutto una ricca bibliografia e fonti inedite, senza perdersi in erudizione pedante. La Firenze e la Toscana dei Lorena rivivono attraverso pagine brillanti che introducono in un mondo affascinante, fatto di glorie e di miserie, nel quale la famiglia Capponi si muove con disinvoltura. È il ritratto di un’epoca che fa da cornica alla vicenda della nostra protagonista. È più di una cornice, è la realtà che ha forgiato il suo carattere, le scelte, la sua stessa santità. Dai salotti brillanti e dalle corti imperiali di Firenze e di Vienna, si passa alle povertà croniche, al degrado morale, alla mendicità impensabili in una Toscana di appena ieri. Non soltanto i primi capitoli, ma tutto il libro tiene conto accuratamente dell’ambiente di vita di Maddalena Capponi. Ed è essenziale perché ogni carisma per esprimersi ha bisogno di una storia e di una geografia, se ne fa interprete e ad è capace di offrire proposte di vita nuova.

Particolarmente vivace – perché rilevatrice del carattere di questa donna – la descrizione dell’occupazione del palazzo Cappone da parte degli ufficiali e soldati napoleonici, rozzi, vandalici, ladri. Bastonano il cuoco, fanno violenza ai domestici, sciupano i mobili, ordinano e non pagano, rompono i cristalli, stracciano le tende e le coperte, rubarono candelieri, la raccolta di armi antiche e ogni sorta di beni, impongono il prestito forzato e la contribuzione di guerra. Maddalena, giovane donna, sola perché il marito è in esilio a Vienna, mostra la sua forza d’animo. Accogli i soldati con generosità e gentilezza, signorilità; silenziosa, fa preparare i letti perché tutti dormano comodamente… “Ci sono stati 20 giorni - scrive al marito - e vi giuro che avevano ridotto la casa che pareva quella del diavolo, sempre grida, bestemmie, urli che nessuno ne poteva più”. Nonostante tutto, essa non ha perduto il sorriso e il suo humour. Hanno razziato i cavalli? Nessun problema: “Ho fatto ripulire bene la stalla - scrive sempre al marito lontano - e penso di andarci a pranzo una mattina”. Affronta con lo stesso coraggio e determinazione le rivolte contadine del ”Viva Maria”. Con serenità e fede afferma: “Siamo alla crisi: Dio è misericordioso”.

Le testimonianza dell’epoca la ritraggono “amabile compagna” del marito Pier Roberto, sempre vicina nella buona e nella cattiva sorte, capace di rendere il suo matrimonio un ambito di comunione e di fede, “una reale e reciproca felicità”. Quando la giovane sposa del figlio Gino (sì, proprio Gino Capponi, quello di “Voi sonerete le vostre trombe, noi soneremo le nostre campane!”) muore di parto, fa da mamma alle sue due figlioline. 

Lo studio, naturalmente, si incentra sulla protagonista, ricostruendo l’ambiente familiare di Maddalena, delineandone il carattere e seguendola nel suo percorso, che si muove tra la famiglia, le opere di carità, la fondazione. Colpisce l’armonia con la quale sa mantenere unite queste componenti della sua vita, senza trascurarne alcuna. Dimostra un cuore grande, capace di contenere marito, figli, nipoti, giovani donne violate e abbandonate, amiche che condividono la sua opera di servizio.

Nel 1806 – Maddalena ha 35 anni – la frequentazione del gruppo delle Amicizie cristiane, le aveva aperto un mondo di dolore immaginabile, che diventerà il luogo dove donarsi interamente. (Lo studio di Sr. Daniela Merlo ha anche il merito di aver ricostruito l’affascinante esperienza di questa importante associazione, le Amicizie cristiane). L’inizio – c’è sempre un inizio semplice all’origine di ogni carisma – è il servizio di volontariato alla donne malate nell’Ospedale Bonifazio, detto degli Incurabili, in via San Gallo. Tante altre Amiche di quella associazione andavano a prestare lo stesso servizio, ma Maddalena si muove in risposta a un’ispirazione, a un’attrazione che coinvolge gradatamente tutta la sua vita e farà nascere le Suore Passioniste di San Paolo della Croce. È l’inizio di un carisma... Nascono le “Ancille della Passione del nostro Signor Gesù Cristo e di Maria SS. Addolorata per il Ritiro sotto il titolo di Santa Maria Maddalena”. 

Negli ultimi anni, libera da impegni e doveri familiari, può dedicarsi a tempo pieno alla sua opera di carità, alle sue giovani “convertite”. La gran parte del libro dedicata alla vita di Maddalena in famiglia, aiuta a capire la vicinanza, l’approccio umano fermo e dolce, la capacità di empatia, la fine pedagogia, le attenzioni materne verso tante donne sole e abbandonate, che forse non avevano mai conosciuto il tepore e il calore di una vera madre.

Autentico esempio per ogni sposa, ogni mamma, ogni persona consacrata che intende vivere con pienezza la propria vocazione nel rapporto con Dio e nel servizio degli altri, in piena donazione.

domenica 18 gennaio 2026

Domenico Mangano: dalla parte degli ultimi

 

“La politica è una via alla santità”. Così affermava Domenico Mangano. Ancora una parola su di lui.

Mi piaceva la rubrica che curava su “Città Nuova”: “La giusta mercede”. Rispondeva in maniera tecnica a domande che i lettori gli ponevano su questioni fiscali, contrattuali, pensionistiche… Niente di mistico! O forse sì! Sono l’attestazione di un amore concreto verso le persone che si dibattevano nelle più complesse situazioni burocratiche. Era il frutto del suo lavoro competente e paziente vissuto negli uffici pensionistici e nell’amministrazione del comune di Viterbo, e nello stesso tempo frutto di uno sguardo di fede che sapeva riconoscere Gesù in ogni persona bisognosa di un consiglio…

I brevi articoli che apparivano sui giornali locali presentavano una visione evangelica della politica. “L’essenza del fare politica è servire la società” e chiede di “restituire all’elettorato la dignità di essere protagonista”, di “riscoprire la dignità di ogni singolo cittadino”, il “ripudio a gestire il potere per il potere, ripudio alle lotte personali, ripudio agli arrivismi, ripudio ad usare il bene comune come un bene proprio”. Costante è l’invito ai partiti a ritrovare la propria idealità e a lavorare insieme per i progetti comuni, invocando uno “spirito di unità”, che non è spartizione di potere ma “un ricominciare a far politica insieme, maggioranza e minoranza, tentando di far prevalere i contenuti sulla tattica”.

Nel suo ultimo articolo su “Città Nuova” (1996, n. 6), scriveva: «Una schiera di donne e uomini “del dialogo”: di questo oggi c’è bisogno (…) Di politici “del dialogo”, certamente. Ma anche e soprattutto di comuni cittadini, giovani, adulti e anziani che smessi i panni dei guelfi e ghibellini, sappiano indossare l’abito della tolleranza per riuscire ad ascoltare le ragioni dell’altro pur nella convinzione delle proprie idee. In questa schiera di cittadini anonimi, i cristiani dovrebbero essere in prima fila. (…) Credere nella democrazia, e lavorare, tutti insieme, perché essa diventi più compiuta; adoperarsi per favorire il bene comune, gli interessi generali, il senso dello stato; avere nel governo della cosa pubblica, a livello locale, nazionale e internazionale un occhio “preferenziale” per i poveri, i meno abbienti…: questi valori non sono né di destra né di sinistra, sono valori e basta e sono valori profondamente cristiani e profondamente laici. Richiedono di essere ricompresi e rivissuti da tutti i cittadini con più forte volontà e, forse, con un supplemento d’anima. Prima ancor di far valere le ragioni delle proprie scelte partitiche, c’è bisogno oggi di una numerosa schiera di semplici cittadini, comuni, proiettati verso un’autentica, lunga stagione di dialogo, nel proprio e nell’opposto schieramento, per immettervi germi di tolleranza: ne siamo sicuri, anche i “politici” saranno contagiati”».