mercoledì 26 settembre 2012

Perché Padre Valentino faceva parte dei Focolari?


Oggi ricordiamo il trigesimo della morte di p. Valentino Ferrari, domenicano. Riporto stralci di una lettera che mi scrisse nel maggio del 2007 a testimonianza del suo incontro con il Movimento dei Focolari.

Ho conosciuto il Movimento quando avevo 24 anni non ancora compiuti. Fresco di ordinazione sacerdotale, ero un giovane domenicano, mentre oggi sono in procinto di compiere ottantun anni! Ma… “la farina della giara non venne meno e l’olio dell’orcio non calò” (cfr. 1 Re 17,16), caso mai crebbe il mio entusiasmo e la mia riconoscenza per il dono di Dio!
Mi dirai forse: “Ma che cosa hai ricevuto che già non avessi nel tuo Ordine? Avevi nelle sue ‘Costituzioni’ la sapienza di S. Domenico, nella sua teologia, la dottrina di S. Tommaso, nella sua letteratura ascetica, l’incanto e l’ardore di S. Caterina; avevi l’esempio di tanti confratelli e consorelle che la Chiesa venera come Santi e Beati… Che ti mancava?”
Ti dirò: lì per lì non capii; ero come affascinato dalla vista di una grande luce (…) Poi ho capito che Dio aveva predisposto per me quell’incontro, (…) per chiedermi il mio contributo a quel che, nel Credo, chiamiamo la ‘comunione dei Santi’. Quest’idea (che non è solo un’idea) della comunione dei Santi mi era parsa già qualche anno avanti, come una strada per andare a Dio, per andarci insieme, farsi santi insieme. (…) Quindi non ci saremmo salvati vivendo, ogni anima, ‘sola col Solo’, secondo un detto ascetico, male interpretato, ma inserendoci in questo popolo, qual “Corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte” (1 Cor 23,27).
Allora cominciarono a parermi stonate certe affermazioni che qua e là sentivo: “Noi abbiamo la nostra spiritualità, loro, la loro!”. (…) Ben presto però mi venne in mente quel tratto della prima lettera ai Corinzi ove Paolo dice: “Mi è stato segnalato che tra di voi ci sono divisioni  (…) c’è chi dice: io sono di Paolo; io invece, io Apollo; io, di Cefa… ed io di Cristo! Ma forse Cristo è diviso? O forse Paolo è stato crocifisso per voi o è nel nome di Paolo che siete stati battezzati? (1 Cor 1,10-11). E il paragone balzava chiaro: “Io sono di Basilio; io, invece, di Benedetto; e io di Domenico; io di Francesco; io di Ignazio; io, invece, dell’Ordine di S. Pietro (il sacerdote diocesano) .. ed io, della Chiesa universale di Cristo! (il laico secolare)”. “Mamma mi - mi dissi - e che ha di cristiano questo arcipelago di isole incantate, divise da un mare in navigabile? Non è un corpo, la Chiesa? E poi non ha detto il Signore: Uno solo è il vostro Maestro, il Cristo? (Mt 23,10) (…)”
L’unità dei discepoli non può restare un fatto ontico-sacramentale. Deve essere cosa visibile perché il mondo ‘conosca’. La rete di gallerie intercomunicanti deve essere illuminata, direbbe Chiara. (…)
Mi sono ritrovato attorno tanti fratelli e sorelle pronti ad aiutarmi, a dar la vita per me, come anch’io per loro (…). Chi ha visto noi religiosi dell’Opera nei nostri convegni internazionale, o nelle nostre ‘scuolette estive’ non ha potuto non accorgersi che “l’unità è una cosa vera”, come diceva il nostro Micor. Con quanta commozione osservavo, io, io volto luminoso di religiosi tedeschi e inglesi, francesi e spagnoli, oltre che italiani, di quelli venuti “dalle tante vie del mondo”. E quale sobbalzo nel vederli arrivare! E sentire che ovunque andavo, avrei trovato un amico, un fratello…!
Da principio, nelle prime Mariapoli dolomitiche, tenevamo i nostri abiti, e l’unità nella varietà incantava le pope. Poi tra di noi ce li togliemmo perché le nostre differenze non ci fossero di ostacolo ad incontrarci solo come anime a nudo, come semplici cristiani, tutti figli di un unico Padre. E chi di noi sapeva quale ufficio o quale ruolo svolgesse l’altro? Spesso fuori di qui ci si pensa distinguendoci per Ordine, per uffici, per ruoli; quel che conta, la persona, scompare come dietro a una maschera! Ma poi, scopertici fratelli, i carismi si sono ricomposti in armonia, apparsi tutti belli nel grande mosaico della nostra comune Chiesa, nel suo manto iridato dai riflessi d’oro! Da allora chi vuole viene liberamente col suo abito.
Siamo infatti divenuti un corpo solo, “una famiglia compose l’amore: è la famiglia che nutre Maria, mistico corpo del dolce Gesù”. (…)
Dio mi ha fatto conoscere l’Opera di Maria e io gli do lodo; nella mia “passione per la Chiesa”, in cui Caterina mi è sorella maggiore, al crepuscolo della mia vita, grido la mia gioia. Ringrazio Lui, Maria e la sua e nostra Chiara, madre, sorella e figlia nella comune vita.


1 commento:

  1. Debbo a P. Valentino e non solo io, ma anche una schiera di nostri amici ed amiche, il merito i una seconda nascita spirituale. Avevamo preso una brutta piega, lasciandoci irretire da un religioso missionario interno dell'Opera di Maria e promotore di una rivoluzione tra i laici, sulle orme del Movimento stesso, per di più alle prese con una coppia di laici argentini che reclamavano la loro unione col Cielo in quanto destinatari di una serie di visioni e di rivelazioni che in stato di trance ricevevano quasi ogni settimana, per diversi mesi. Il religioso missionario, che garantiva la loro origine celeste, si ergeva tra tutti noi laici come la voce del Padre celeste, che ci richiamava all'ordine, ci diceva cosa fare dei nostri beni, dei soldi in banca, delle scelte concrete, ed una certa inquietudine profonda serpeggiava tra noi. Finché un giorno, dopo aver fatto recapitare a Padre Valentino il contenuto delle Visioni e Rivelazioni della coppia argentina che il padre missionario ci elargiva via fax dall'Argentina dov'era stato mandato dai suoi superiori, decidemmo di andarci a parlare. Doveva essere uno dei primi giorni di novembre del 1991 e varcammo le scale del convento di S.Maria della Minerva a Roma con una grande apprensione. Nel colloquio con P. Valentino apprendemmo che il demonio può rivestirsi da abile falsificatore della volontà celeste e che quelle visioni e rivelazioni non erano altro che una sua trappola che ci legava a qualcosa di poco realistico e di incerto sviluppo. Ma la frase che ci colpì di più, oltre a quelle di commiserazione per il padre missionario e l'invito staccarsi da tali fenomeni, fu rivolta alla nostra predisposizione: "Non vergognatevi di essere dei semplici cristiani". Dopo due giorni, riunitici a casa mia, aggiornammo tutto il gruppo, tra cui diversi esponenti delle comunità laicali dell'Italia del Sud, della risposta risolutiva di Padre Valentino che ci liberava da ogni vincolo col padre missionario e dai veggenti argentini e tutti, meno uno, tirarono un sospiro di sollievo, compresa mia moglie a cui quel controllo ossessivo metteva ansia e malumore quotidiano. Altro che "filo diretto col Paradiso"! Ricominciammo a vivere il battesimo guardando alla nostra vocazione cristiana senza interferenze sensazionalistiche e ritrovammo una nuova libertà di essere e di agire ognuno per suo conto. Una profonda riconoscenza ci lega alla persona di Padre Valentino Ferrari e la coscienza che l'appartenenza al Corpo di Cristo che è la Chiesa si nutre degli strumenti che la Chiesa stessa ci mette a disposizione, con i Sacramenti e la Parola di Dio. Padre Valentino in questo senso è stato per noi un generatore di vita cristiana nuova, un "Padre" nel vero senso della Parola, un religioso semplice e sincero ed espressione di quella sapienza di S. Domenico che opera cose grandi nel cuore dei fedeli.

    RispondiElimina