lunedì 12 gennaio 2026

Gruppo carismi

 

È un gruppo che non ha nome, perché è un gruppo informale, nato da contatti personali. Possiamo chiamarlo “gruppo carismi”? L’importante è che ci ritroviamo ogni tanto per mettere in comune esperienze, sogni, progetti, pubblicazioni… Siamo più di una ventina, anche se non sempre possiamo essere tutti presenti, accomunati dallo studio e dal lavoro di animazione e di diffusione della conoscenza dei fondatori e della storia dei nostri Istituti: postulatori, professori, dottorandi... Ogni volta siamo accolti a casa di uno dei diversi membri, così da conoscere archivi, luoghi “carismatici”, biblioteche... È bello vedere la passione da cui ognuno è animato.

Oggi siamo stati accolti al Focolare Point di Roma così che al termine del nostro incontro di lavoro abbiamo potuto visitare la mostra “Se guardo questa Roma” su Chiara Lubich.

Nel giugno 1949 ella, arrivando nella capitale, scriveva: «Roma non è come altre città. […] Se accanto alle bellissime chiese, ai monumenti gloriosi, ai palazzi, agli alberghi, i pellegrini trovassero sparsi qua e là come fiamme, i veri cristiani, distinti dagli altri soltanto perché si amano ed amano, cuori aperti come quello di Gesù, […] se ognuno vivrà questo fuoco incendierà a sua volta molti e molti altri. […] Quando è Dio che lavora (e lavora se Lo lasciamo lavorare) opera miracoli».



domenica 11 gennaio 2026

L'identità dell'Oblato

In occasione dei 200 anni dall’approvazione delle nostre regole ho terminato un commento ai primi 10 articoli. Credo sia un buon sussidio… Termino con le parole del nostro grande p. Fernand Jetté, che si domanda quale profilo dell’Oblato emerge da questi primi fondamentali articoli:

L’Oblato è un uomo semplice e flessibile, che ama la gente, che sa riconoscere tutto il bene presente in essa e che è pronto a collaborare con tutti gli uomini di buona volontà per stabilire il Regno di Dio.

L’Oblato è un uomo di comunità, che è solidale con i propri fratelli e che ha il senso della missione ricevuta.

L’Oblato è un uomo profondamente radicato nella Chiesa e aperto a tutta la terra.

L’Oblato è un apostolo e un testimone, sull’esempio dei Dodici.

L’Oblato è un profeta dell’assoluto di Dio e del mondo nuovo nato dalla risurrezione di Gesù.

L’Oblato è, alla radice di tutto, un appassionato di Cristo e dei poveri e, in più, un vero figlio di Maria. Vive in intimità con Lei e da Lei riceve il suo sostegno e la sua ispirazione.

Nell’Oblato si trovano tutti questi tratti, in gradi diversi, secondo il temperamento di ognuno, la grazia di Dio e le circostanze concrete in cui il Signore l’ha posto.

sabato 10 gennaio 2026

Il vero attestato di battesimo

La disobbedienza di Adamo aveva chiuso i cieli. Ora Gesù nel battesimo, con la sua obbedienza – “conviene che adempiamo ogni giustizia” –li apre di nuovo: lo Spirito torna sulla terra e la voce del Padre risuona in mezzo a noi.

Lo Spirito che all’inizio dei tempi si librava sulle acque per ordinare il caos primordiale in cosmo, ora scende nuovamente per dare inizio ad una nuova creazione. Gesù è la nuova creazione: col suo battesimo inizia la storia del mondo nuovo.

Il simbolo della colomba rimanda al racconto del diluvio, quando essa annunciava la pace e la salvezza. Col battesimo di Gesù splende un nuovo arcobaleno a segnare la nuova alleanza messianica, da cui nasce la nuova umanità.

Ed ecco la voce del Padre. Il Vangelo di Matteo, a differenza di Marco e Luca, riporta le parole del Padre in terza persona: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”. Non si rivolge direttamente a Gesù, ma a noi. È l’invito a riconoscerlo come Figlio di Dio, ad accoglierlo, a lasciarlo penetrare nella nostra vita, così che possa annegare nelle acque del battesimo il nostro “uomo vecchio” e farci rinascere a vita nuova, creazione nuova.

Grazie al battesimo di Gesù anche nel nostro battesimo si aprono i cieli, anche su di noi scende lo Spirito e il Padre ci proclama figli suoi.

Oggi è il giorno del battesimo di Gesù e anche del nostro battesimo. Riprendo in mano con gioia la copia dell’atto del mio battesimo, così dettagliato, con l’ora della nascita, i nomi dei genitori, dei nonni, dei padrini… È un attestato veritiero. Ma il vero attestato ce lo dà lo Spirito Santo: «Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l'adozione a figli. E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: “Abbà! Padre!”. Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio» (Gal 4, 4-7).

È dunque vero che Gesù ci dà il suo Dio e il suo Padre: “Dio mio e Dio vostro, Padre mio e Padre vostro”. Allora anche di me il Padre oggi dice: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”. E posso lasciare che lo Spirito gridi in me: “Abbà”.

venerdì 9 gennaio 2026

Sulle orme degli apostoli

Il noviziato segnò la sco­perta di Eugenio de Mazenod, allora non ancora proclamato beato. Leg­gere la sua vita e i suoi scritti fu una autentica rivelazione. Trovavo con lui una partico­lare consonanza, mi sentivo espresso da lui. A mano a mano che leggevo i suoi testi li tra­scrivevo e traducevo i passi che più mi colpivano, fino a comporre una piccola antologia. Quando questa raccolta cadde sotto gli occhi del provinciale la fece subito pubblicare. Fu così che, ancora novizio, curai il mio primo scritto su Eugenio: "Sulle orme degli apostoli".

Sto vedendo se è possibile mettere su internet tutti i miei libri… dovrei cominciare da questo! Nella presentazione si legge:

«Fin dall'inizio del noviziato abbiamo sentito il desiderio di penetrare in profondità nel pensiero e nell'anima del nostro Fondatore. Accanto allo studio della sua vita vedevamo necessario un contatto diretto con i suoi scritti: è nata così questa piccola antologia! Abbiamo poi pensato che potesse essere utile anche a tutti gli Oblati aver tra mano una raccolta di scritti del Fondatore che aiuti a tener sempre vivo lo spirito della nostra vocazione, a far capire più a fondo le nuove regole, e ad avere una base sicura per il rinnovamento necessario. La presentiamo come spunti di meditazione. Crediamo possa essere utile anche ai nostri amici, a tutti quelli che ci aiutano, perché sempre più ci unisca l'amore alla Chiesa e lo zelo per le anime. (…)».


giovedì 8 gennaio 2026

Il contributo degli Oblati alla Missiologia

Gli Oblati, “Close to the people”. È una delle più belle definizioni, assieme ad altre altrettanto famose: “Audacieux pour l’Évangile”, “Nihil linquendum inausum”, “Usque ad internecionem”, “Specialisti delle missioni più difficili”… Tutti titoli che rimandano al nostro lavoro missionario, sul campo.

«Gli Oblati di Maria Immacolata - scriveva M. Bernad nell'introduzione alla raccolta bibliografica dei primi centro anni della Congregazione - hanno ricevuto, come gli apostoli, la missione di non scrivere, ma di predicare: Evangelizare pauperibus misit me. Sono rimasti fedeli ad essa. Il numero di missioni e ritiri che hanno predicato supera di gran lunga il numero di libri pubblicati».

L’Oblato per sant’Eugenio de Mazenod è prima di tutto un missionario, un predicatore. Ma non si può confondere il missionario del popolo con una persona senza cultura. Occorre parlare la lingua del popolo ed essere comprensibili anche dagli ultimi, ma questo richiede grande preparazione. Per essere un missionario lo studio è fondamentale. Fin dall’inizio, faceva parte integrante del progetto missionario.

Per questo, accanto ai grandi missionari che hanno fatto la storia, e a quelli più umili e nascosti che ugualmente hanno fatto la storia, fin dalle origini ne ve sono stati altri che si sono distinti per un loro contributo nel campo della ricerca e degli studi, dalla teologia all’etnologia, dall’archeologia alla filosofia, dalla psicologia alla paleontologia.

Non basta infatti “fare missione”, occorre “pensare la missione”, riflettere sull’operato: valutare i risultati, i fallimenti, le sfide; ritrovare le motivazioni profonde; ripensare costantemente la missione nei nuovi contesti culturali e geografici. Non basta ripetere contenuti e metodi del passato anche perché essi rischiano di avere poca incidenza. Un’evangelizzazione che non è pensata e pianificata non ha futuro, è destinata al fallimento. Lo studio permette di rinnovarsi. È un autentico servizio al Vangelo e alla missione.

Uno dei campi nel quale gli Oblati si sono maggiormente distinti è quello della missiologia… Ed è su questo argomento - Il contributo degli Oblati
alla Missiologia
– che ho preparato il mio ultimo libretto…

mercoledì 7 gennaio 2026

Cosa rimane d'una vita?

Casualmente mi trovo tra le mani una copia dell’ultima edizione della Regola edita da sant’Eugenio nel 1853. Nel risvolto di copertina con una scritta a mano Eugenio Baffie annota:

“Oggi (19 febbraio 1877) ho ricevuto questo libro, in uso del mio amatissimo fratello [Julius-Marcelin] Tourel, deceduto il 30 [31] dicembre 1876, quattordici mesi dopo la sua professione. Lo ricevo assieme alla croce di quel carissimo fratello che, con la sua modestia, profonda umiltà, mitezza e pazienza, si è posto come esempio e, sebbene sia stato strappato alla vita nel fiore degli anni, ha compiuto un’esistenza pienissima, per cui speriamo che, sebbene sia stato chiamato improvvisamente alla morte, la sua morte sia stata comunque preziosa agli occhi del Signore. Possa il benignissimo Gesù concedermi questa stessa grazia, attraverso le preghiere di questo carissimo fratello”.

Eugène Baffie testimonia un’antica usanza, quella di prendere, al momento dei voti, la croce di un Oblato defunto, quasi per continuarne la memoria. Non sempre è possibile, ma avviene sovente anche oggi. Eugène Baffie prende in eredità anche il libro delle Regole.

Eugène Baffie (1855-1920), un grande Oblato, professore, rettore del seminario di Fréjus, vicario generale… tra l’altro ha scritto il primo libro sulla nostra spiritualità: Esprit et vertus de mons. Eugène de Mazenod.

Ma Julius-Marcelin Tourel? Cosa rimane di questo giovane Oblato morto a 23 anni? Solo il foglio dei suoi voti… e la bella testimonianza di Baffie: “modestia, profonda umiltà, mitezza e pazienza… ha compiuto un’esistenza pienissima”.

martedì 6 gennaio 2026

Il dono dei tre Magi

 

Oggi, in casa nostra, tre “magi” si sono presentati davanti a Gesù Bambino, ma non avevano in dono né oro né incenso né mirra…

I nostri tre giovani studenti si sono semplicemente donati, con i loro voti.



Intanto mi giungono riscontri dell’audio con il racconto dei Magi, quelli veri!

Un’astronoma mi scrive: “Grazie per questa 'intervista' ai miei colleghi Magi!!”.

 Una mamma: “L’abbiamo ascoltato in famiglia durante la colazione! Un momento sacro!!!”.

"Che bella storia!!! Quella di Artaban non la conoscevo ed è il dono più grande. Liberarsi dai propri peccati e scegliere una nuova strada da percorrere: la strada che ci porta alla santità".

“Bellissima questa storia dei 4 Magi! Gesù non a paura di noi, i nostri limiti, peccati ! Ma che bello che sempre saremo gradevoli per Lui ! Un anno ci aspetta…"

“Nel cuore gioia e Speranza, dopo la lettura della leggenda”.

“Bellissimo questo racconto, che è diventato meditazione! Che la Stella illumini sempre il mio cammino e non mi faccia scoraggiare dal proseguire e uscire dal mio "buio", quello che spesso sembra farmi smarrire. E non importa il tempo che ci metterò e se per dono a Gesù avrò anche tanti peccati. Lui è venuto proprio per me”.