Da cosa è dato il fascino di Assisi? È una città ormi un po’
artificiale, tutta turistica. Eppure custodisce il fascino intramontabile di
Francesco, cittadino del libero comune d’Assisi e figlio di un ricco
commerciante, che in piazza si spoglia dei suoi vestiti, delle sue ricchezze. È
nudo come Cristo in croce, libero da tutto per poterlo seguire, vivere come
lui, essere trasformato in lui, diventare un altro Cristo. «Non voleva che
alcuno lo superasse nella via di Cristo – scrive Giordano da Giano -, ma
piuttosto precederli tutti» (Cronaca, 10). La primitiva Regola
che darà ai suoi frati sarà semplicemente seguire «la vita del vangelo di Gesù
Cristo» (Regola non bollata, Titolo). Anche
Fatto dal Vangelo un altro Gesù, figlio nel Figlio, scopre
il Padre celeste: «Finora - dice rivolto al padre, Pietro di Bernardone, in
giorno in cui si spoglia dei suoi abiti - ho chiamato te, mio padre sulla terra:
d’ora in poi posso dire con tutta sicurezza: “Padre nostro che sei nei cieli”,
perché in lui ho riposto ogni mio tesoro e ho collocato tutta la mia fiducia e
la mia speranza» (Leggenda maggiore
2,4).
Riconoscendo Cristo incarnato come fratello e accogliendo la
paternità di Dio Francesco scopre presto la fratellanza universale. In ogni
uomo vede un fratello, in ogni donna una sorella. Anzi tutte le creature,
perché uscite dalla mano del Padre, ai suoi occhi appaiono come sorelle: «frate
vento, frate foco, sorella acqua...». La povertà, così caratteristica
nell’esperienza francescana, è lo strumento concreto per riordinare i rapporti
tra tutti nell’ottica della fraternità e non più del dominio, così da
sottolineare la gratuità dei rapporti. I suoi compagni li chiamerà “Frati
minori” per additarli come i fratelli più piccoli della grande famiglia che ha
Dio come Padre.
«Va, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina»,
si era sentito dire dal Crocifisso in san Damiano. Ma come fare a riparare la
casa di Dio? Altri, al suo tempo, e prima di lui e dopo di lui, hanno pensato
di rinnovare
Il suo esempio è contagioso e uomini e donne lo seguono e ne
condividono l’ideale. Sono frati, suore, laici… Oggi i francescani, nella
molteplicità degli ordini, sono la più grande famiglia religiosa nella Chiesa e
continuano a diffondere il messaggio di “pace e bene”, nella semplicità, nella
povertà, nella fraternità evangelica che ha caratterizzato san Francesco. E con
i frati le Clarisse, che continuano l’ideale di Francesco e Chiara, e le
centinaia di congregazioni francescane femminili. E con loro i laici
dell’Ordine Secolare Francescano e i giovani della Gioventù Francescana.
Insieme ricordano a tutti i cristiani che il Vangelo non basta leggerlo,
meditarlo: occorre viverlo!
Ma a Francesco non basta vivere il Vangelo per rinnovare la
Chiesa. Liberato dal Vangelo, è ora libero di annunciarlo, come gli apostoli,
«senza borsa né bisaccia...». Allora – racconta la prima biografia scritta da
Celano – Francesco radunò tutti insieme i suoi frati, «li divise in quattro
gruppi di due ciascuno, e disse loro: Andate, carissimi, a due a due per le
varie parti del mondo e annunciate agli uomini la pace e la penitenza in
remissione dei peccati… Rispondete con umiltà a chi vi interroga, benedite chi
vi perseguita, ringraziate chi vi ingiuria e vi calunnia, perché in cambio ci
viene preparato il regno eterno» (1
Celano, 29).
I suoi frati non staranno più nei monasteri come i monaci,
ma se ne andranno per le città e i villaggi, vivendo nello «spazioso chiostro
che è il mondo intero» (Giacomo da Vitry). La loro casa
sarà il “convento”, ossia il loro “convenire”, il loro stare insieme, la loro
fraternità. La loro “libertà” si manifesta anche nella loro missione. Si
lasciano guidare dallo Spirito che, come dice san Francesco, è il Ministro
generale dell’Ordine. Il frate minore che parte, aveva scritto nella regola, si
sente "ispirato da Dio" (Rb 12,1). Lui stesso pregava: Signore, dàcci
la grazia "di fare ciò che sappiamo che tu vuoi, e di volere sempre ciò
che a te piace".
Come Francesco i suoi frati, fatti liberi dal Vangelo sono
liberi di annunciarlo ovunque e comunque, con la creatività dello Spirito, con
la forza dell’unità che viene dalla loro fraternità.















































