Termina così questa settimana di immersione nel carisma, che
ha dato luce anche all’oggi.
Come conclusione, forse un po’ prosaica confrontata con la
sublimità di quanto abbiamo meditato, è stata semplicissima: davanti a ogni
negativo, a ogni persona problematica, ad ogni situazione ecclesiale o sociale
critica, il primo atteggiamento non è quello della condanna, ma della
misericordia. Sono chiamato a riconoscere quel negativo, senza mascherarlo; ad
assumerlo come mio, perché l’altro è mio; a entrare io nella “Verità”, sanando
in me quella frattura, santificando me per l’altro, come Gesù: “Pro eis
sanctifico me ipsum”.
Scendiamo a valle… come nell’esperienza del Tabor. “È bello per noi stare qui”, dicevano i tre
discepoli. Per noi, ma per gli altri? Gesù li invitava a discendere e ad affrontare
la passione: la trasfigurazione è anche per
gli altri..., “Amore discendente”.
Anche noi andremo per il mondo carcandolo in tutte le
persone che incontreremo…


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